Sanditon

Sanditon-Lady-Susan-the-History-of-England-Hardcover-P9781907360053Il 27 gennaio del 1817, nonostante le sofferenze dovute alla sua malattia, Jane Austen iniziò a lavorare a una nuova storia. In poche settimane scrisse circa 24000 parole, divise in dodici capitoli, che lasciano intravvedere un soggetto interessante e gustoso: il racconto – comico – delle vicende del curioso gruppetto di residenti di Sanditon, che ambiscono a trasformare il loro piccolo villaggio sul mare in un resort alla moda. L’autrice ebbe il tempo di introdurre sulla scena un gran numero di personaggi, e di abbozzare una “rottura dell’equilibrio iniziale” (per usare la definizione di Propp); il 18 marzo, però, ella dovette posare per sempre la penna, e la storia rimase incompiuta. Il manoscritto fu tramandato all’interno della famiglia (alcuni estratti sono citati nel Memoir del nipote, Edward Austen Leigh) e fu pubblicato interamente solo nel 1925 con il titolo Fragment of a Novel.

Il racconto inizia nell’estate del 1816. Mr. Thomas Parker, trentacinque anni, uno dei principali proprietari terrieri della parrocchia di Sanditon sulla costa del Sussex, è in viaggio in compagnia della moglie verso il confine con il Kent, con l’intenzione di reclutare un medico che si occupi dei futuri ospiti delle sue case-vacanza sul mare. A causa di un incidente che fa rovesciare la carrozza, Mr. Parker riporta una distorsione alla caviglia; in suo aiuto accorre un tale Mr. Heywood, notabile del paese, che invita la coppia a soggiornare nella sua dimora finché il viaggiatore non si sarà ristabilito. Gli Heywood sono sposati da trent’anni e hanno quattordici figli; in cambio della loro ospitalità i Parker chiedono a Charlotte, la figlia nubile più anziana, di tornare insieme a loro a Sanditon, così da poter godere in prima persona delle sue bellezze. Come Mr. Parker è ben lieto di affermare, infatti, Sanditon offre aria purissima, sabbia eccellente, acque profonde a poca distanza dalla costa, niente fango e niente alghe; e come se non bastasse dista da Londra un miglio in meno rispetto a Eastbourne.

pump room ellen hill

La Pump Room di Bath nell’illustrazione di Ellen Hill (in Jane Austen: i luoghi e gli amici)

È interessante notare come Jane Austen dimostri una sorta di predilezione per le località turistiche nella scelta delle ambientazioni di parti (anche consistenti) dei suoi romanzi. L’epoca in cui visse, che la storiografia del turismo definisce “prima fase” o “fase di sviluppo del turismo moderno” (dal XVIII secolo fino al primo trentennio dell’Ottocento), fu caratterizzata da un tipo di turismo ancora limitato all’aristocrazia o comunque agli strati più elevati della società, per cui il viaggio costituiva uno status symbol che significava potere, denaro e possibilità di avere del tempo libero. Per questa ragione, proprio in quel periodo si assistette a un graduale cambiamento degli scopi del viaggiare: se precedentemente si partiva soprattutto in nome di una ricerca di conoscenze o di un’esigenza educativa e formativa, ora l’obiettivo era essenzialmente quello della soddisfazione di un piacere. Ecco che allora località come Bath o Brighton (o, sul Continente, Baden-Baden, Karlsbad, Spa, o Vichy) acquistarono, come dimostrano proprio i romanzi di Jane Austen, grande fama e una fortissima valenza sociale, accresciuta dalla costruzione di stabilimenti balneari e termali, lussuose strutture di accoglienza e ristorative e rinomate case da gioco. Proprio in virtù di quest’ultimo aspetto a tali città fu presto assegnata dall’opinione comune una reputazione di scarsa rispettabilità, di decadimento morale, di pericolo. E in effetti è a Brighton che Lydia Bennet cade nella rete di Wickham; ed è a Bath che Catherine incontra il suo potenziale seduttore, John Thorpe. Un turismo più “sicuro” appare invece, nella narrativa austeniana, quello diretto fuori dalle tentazioni delle località balneari e dentro la natura: la vacanza che Elizabeth intraprende insieme agli zii Gardiner nel Derbyshire, oltre a consentirle di godere della bellezza di un paesaggio ancora rigoglioso e incontaminato dalla corruzione dei costumi, le dà accesso diretto – tramite il rinnovato incontro e la “nuova” amicizia con Mr. Darcy – alla realizzazione dei suoi desideri (grazie all’amore) e al successo sociale (grazie a un matrimonio ben al di sopra delle sue possibilità).

Ma torniamo a Sanditon. La famiglia del signor Parker vive in una casa chiamata Trafalgar House in cima alla scogliera; il resto del villaggio è composto da Sanditon Manor (l’originale dimora signorile), la chiesa, i cottage dei pescatori e Sanditon House, residenza di Lady Denham, che sostiene attivamente Mr. Parker nell’ideazione del futuro resort. C’è poi un hotel (con, naturalmente, una sala da biliardo) e si contano infine una linea di case affacciate sul mare, una merceria che espone in vetrina pizzi e cappelli di paglia, e una biblioteca dove è anche possibile acquistare ombrellini parasole, guanti, gioielleria e souvenir. Le premesse per il successo di una località turistica sembrano esserci tutte.

sanditon sequelNel momento in cui il frammento si chiude abbiamo dedotto che Charlotte Heywood era intesa come l’eroina della storia, e che forse Sidney, uno dei fratelli di Mr. Parker, avrebbe potuto essere il protagonista maschile; purtroppo, però, non abbiamo indicazioni precise rispetto allo sviluppo del racconto. Alcuni autori, come prevedibile (e come avvenuto per The Watsons), hanno tentato di ampliare le premesse narrative poste dall’autrice. Il primo tentativo fu quello di Anne Lefroy, Jane Austen’s Sanditon: a Continuation, a sua volta incompiuto. In anni recenti sono stati poi pubblicati A Return to Sanditon di Anne Toledo (2011), Sanditon: Jane Austen’s Unfinished Masterpiece Completed di Juliette Shapiro (2009), Jane Austen’s Charlotte: Her Fragment of a Last Novel di Julia Barrett (2002), Sanditon: Continued and Completed by Another Lady di Marie Dobbs (1975) nonché Jane Austen’s Worthing: The Real Sanditon di Antony Edmonds (2014). Quest’ultimo libro, a differenza degli altri, non è un “sequel”, ma un saggio storico che tenta di rivelare i parallelismi esistenti tra Sanditon e la reale cittadina di Worthing, sulla costa del Sussex, che l’autrice visitò nel 1805 (come testimoniano i diari e le lettere di Fanny Knight).

In conclusione, per tornare al Sanditon originale, possiamo senz’altro affermare che la delineazione così accurata dell’ambiente e le prime bozze di un numero così elevato di personaggi sono tanto allettanti da permetterci di godere della lettura anche senza sapere come Jane Austen ne intendesse la prosecuzione e la fine. Per raggiungere la quale, come sempre, possiamo anche affidarci alla nostra immaginazione, che dopo tante ore trascorse sulle pagine austeniane… beh, è ben allenata.

 

Fonti:
D. Le Faye, Jane Austen: The World of Her Novels, Frances Lincoln 2003
http://austenprose.com/2014/09/18/jane-austens-worthing-the-real-sanditon-by-antony-edmonds-a-review/
Per leggere Sanditon in italiano:
http://www.jausten.it/jaaosanditon.html

 

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3 pensieri su “Sanditon

  1. Concordo in pieno sulla chiusura dell’articolo!
    Tuttavia, mi chiedevo, qualcuno ha letto i prosegui di Sandition scritti dagli altri autori? come vi sono sembrati? ce n’è qualcuno che avete trovato particolarmente azzeccato?
    la cosa mi incuriosisce molto!!

    • Io ho letto quello di Marie Dobbs e l’ho trovato delizioso. Quasi non si sente la mano diversa, anche perché sia la trama che i personaggi, pur essendo originali, richiamano alla memoria delle caratteristiche spiccatamente austeniane. Ne ho altri due e mi riprometto di leggerli presto, ma temo – in base alle recensioni lette in rete – che siano meno validi di quello della Dobbs. 🙂

      • Grazie per la tua risposta. Sarei molto felice di leggerlo ma non so se in inglese sarebbe più il piacere o la fatica! il senso generale lo capirei ma conoscendomi andrei a ricercare ogni parola che non mi fosse del tutto chiara e la lettura perderebbe in scorrevolezza e diventerebbe infinita.
        Chissà che qualcuno non si metta in mente di tradurlo…

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