Vestirsi per un ballo

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 6 (ottobre 2016), pp. 44-51. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.

Emma fu accompagnata in una stanza molto confortevole, e non appena le cortesie di Mrs. Edwards la lasciarono da sola, le gioiose incombenze, le gioie preliminari di un ballo, ebbero inizio. Le ragazze, vestendosi in qualche misura insieme, fecero inevitabilmente meglio conoscenza[1].

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I balli pubblici e le regole delle Assembly Rooms

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 3 (ottobre 2015), pp. 25-30. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.

«Benissimo. Questa risposta può andare, per il momento. Forse tra un po’ io potrei osservare che i balli privati sono molto più piacevoli di quelli pubblici. Ma ora possiamo restare in silenzio» [1].

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Derivati austeniani: le scelte delle case editrici italiane

Derivati austeniani: le scelte delle case editrici italiane

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 12 (2020), pagg. 18-31. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.

È una verità universalmente riconosciuta che qualsiasi appassionato di Jane Austen si sia fatto tentare almeno una volta a leggere uno dei cosiddetti derivati austeniani, per potersi ritrovare in compagnia dei personaggi creati da lei, in un sequel o un retelling [1], o di Jane Austen medesima, in una biografia romanzata più o meno attendibile, perché spesso basata su diari e lettere inventati dall’autore.

È altrettanto vero che di derivati austeniani ne esistano ormai migliaia, e che ne vengano sfornati di nuovi ogni giorno, spesso auto-pubblicati, per cui le case editrici italiane, che devono pagare dei diritti di traduzione, preferiscono selezionare solo i prodotti più validi, magari quelli che hanno alle spalle delle case editrici importanti e un piccolo successo di vendite in lingua originale.

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Dopo la parola fine: l’eredità di Jane Austen nei sequel

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 8 (giugno 2017), pagg. 46-54. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.

«Che altre penne si soffermino su colpe e miserie. Io abbandono questi odiosi argomenti non appena posso, impaziente di riportare tutti quelli non troppo colpevoli a un tollerabile grado di benessere, e di farla finita con tutto il resto»[1].

Quando Jane Austen aprì l’ultimo capitolo di Mansfield Park con questa dichiarazione, intendeva dire di non avere alcuna intenzione di continuare a parlare di eventi che non fossero lieti; di sicuro le altre penne si sarebbero dovute soffermare su colpe e miserie in altri romanzi, non certo nei suoi. Non sapeva di aver dato in questo modo quasi un’autorizzazione a immaginare – e arrivare persino a scrivere – un prosieguo alle sue storie.

Perché è un dato di fatto che chiunque la ammiri, senta di avere un legame stretto con i suoi personaggi. Come dice il critico letterario Bill Deresiewicz,

«Jane Austen ha un’insuperabile capacità di farci sentire di conoscere i suoi personaggi proprio come conosciamo le persone che fanno parte della nostra vita. Sono nostri amici; non c’è da meravigliarsi, dunque, se vogliamo continuare a spettegolare su di loro»[2].

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Il ballo de I Watson

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 9 (ottobre 2017), pagg. 17-25. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.

«Un ballo in una città di provincia; alcune coppie che si incontrano e si tengono per mano in una sala dove si mangia e si beve un po’; e, come ‘catastrofe’, un ragazzo che viene umiliato da una signorina e trattato con bontà da un’altra. Nessuna tragedia, nessun eroismo. Eppure, per qualche motivo, la scenetta ci commuove in modo del tutto sproporzionato all’apparente banalità. Il comportamento di Emma nella sala da ballo ci ha permesso di capire quanto riguardosa, tenera e spinta da sentimenti sinceri si sarebbe rivelata nelle crisi più gravi della vita che inevitabilmente, mentre la seguiamo, si dispiegano ai nostri occhi. Jane Austen padroneggia un’emozione molto più profonda di quanto non emerga in superficie. Ci stimola a fornire quel che manca. Lei pare offrire solo un’inezia che però si espande nella mente del lettore arricchendo certe scene a prima vista insignificanti di una vitalità quanto mai duratura»[1].

Il frammento di circa 17.500 parole che Jane Austen cominciò a scrivere nel 1803, forse incoraggiata dall’accettazione per la pubblicazione di Susan (che poi invece sarebbe stato pubblicato solo postumo col titolo di Northanger Abbey) contiene proprio all’inizio una scena perfetta di un ballo pubblico, un ballo che serve a presentare l’eroina – Emma Watson, appena ritornata in casa del padre in Surrey dopo aver vissuto piuttosto agiatamente nello Shropshire, quasi adottata da una zia – alla comunità da cui è mancata per buona parte della sua vita, dal momento che ha vissuto nello Shropshire per ben quattordici anni. Diventata vedova, la zia ha pensato bene di risposarsi e il nuovo marito, forse preoccupato che la moglie volesse destinare una parte delle sue ricchezze a Emma, ha preferito rimandarla dal padre.

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Una statua di Jane Austen a Winchester per il 2025

Come tutti sappiamo, il 2025 sarà un anno importantissimo per gli estimatori di Jane Austen. Il 16 dicembre 2025, infatti, ricorrerà il 250° anniversario dalla nascita della più grande scrittrice inglese di tutti i tempi.

Naturalmente, in Inghilterra si stanno già preparando le adeguate celebrazioni, dal momento che questo importantissimo anniversario sarà un’opportunità significativa per dare maggior lustro al suo lascito. Numerosissimi saranno gli eventi, soprattutto in Hampshire, dove Jane Austen è nata e ha trascorso buona parte della sua vita, e in particolar modo a Winchester, dove la scrittrice è morta e nella cui cattedrale è sepolta.

La cattedrale di Winchester sta collaborando con numerosi partner, tra cui il Consiglio Municipale della città e il Consiglio della Contea dello Hampshire per celebrare degnamente questo anniversario con una speciale funzione nella cattedrale, rappresentazioni teatrali, itinerari di particolare interesse e la presentazione di una statua in bronzo di Jane Austen.

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