L’inconsapevole autoinganno di Fanny Price

Un nuovo articolo tradotto dalla rivista “Persuasions On-Line” della “Jane Austen Society of America” (JASNA). Stavolta l’argomento è la protagonista di Mansfield Park (del quale ricordiamo che l’anno prossimo cadrà il bicentenario della prima edizione) e in particolare quello che l’autore chiama il suo “inconsapevole autoinganno” (“The Unconscious Self-Deception”), del quale vengono messe in luce le motivazioni e le conseguenze, in un’analisi che, sia pure limitata a uno degli aspetti dell’eroina del romanzo, propone delle tesi interpretative sicuramente interessanti.

* * *

logo_jasna_persuasions

“L’immaginazione completò quello che lo sguardo non riusciva a distinguere”: l’inconsapevole autoinganno di Fanny Price in Mansfield Park
di Kelly Hagen
Persuasions On-Line, V.32, NO.1 (Winter 2011)

Sigmund Freud

Sigmund Freud

Sigmund Freud, che si rivolse alla letteratura per sviluppare molti punti della sua teoria psicologica, scrisse una volta: “Le illusioni presentano il vantaggio di risparmiarci sentimenti dolorosi e di permetterci di provare invece sentimenti di soddisfazione. Perciò dobbiamo badare che esse non vengano, un giorno, a cozzare con la realtà, e la cosa migliore che possiamo fare è di accettare la loro distruzione senza lamenti né recriminazioni.” [Freud, ebook]. Mansfield Park di Jane Austen contiene un’incarnazione della prima metà di questa riflessione, visto che l’esame dei pensieri e delle azioni di Fanny Price rivela una ragazza che rimodella continuamente il mondo che la circonda allo scopo di immaginare per se stessa un ambiente sociale più accettabile e più tenero nei suoi confronti. Mentre lei non riesce a riconoscere i propri errori di percezione della realtà, le sottili rivelazione di Austen sui conflitti tra la percezione dell’eroina e il mondo oggettivo che la circonda incoraggiano il lettore a esplorare le possibili motivazioni di questo suo inconsapevole autoinganno. Facendo queste riflessioni, il lettore deve anche considerare quali conseguenze ci sarebbero se la realtà percepita da Fanny fosse davvero “ridotta in pezzi” dall’assenza dell’autoinganno. Un tale esame rivela la natura tragica della vita di Fanny Price, un vita talmente dominata dal disprezzo e dalla noncuranza nei suoi confronti, che l’autoinganno inconsapevole diventa l’unico mezzo attraverso il quale lei riesce a resistere alla disperazione e a sentirsi, in qualche modo, felice.

L’inconsapevole autoinganno di Fanny Price appare del tutto palese nella rimozione del suo amore per il cugino Edmund. Quando vede Edmund insegnare a Mary come andare a cavallo, la gelosia la spinge a meravigliarsi “che Edmund l’avesse dimenticata, e avvertì un fitta di dolore.” [Mansfield Park, cap. 7]. Fanny crede persino che Edmund “abbia preso” la mano di Mary, ma la spiegazione di Austen che “l’immaginazione completò quello che lo sguardo non riusciva a distinguere” punta il dito sull’influenza della sua mente inconsapevole nel favorire la sua gelosia. [MP, cap. 7]. Tuttavia, quando questa gelosia comincia a emergere, lei respinge prontamente quel sentimento e conclude le sue riflessioni proiettando la sua gelosia sul cavallo, lamentando che “se lei era stata dimenticata ci si doveva almeno ricordare della povera cavalla.” [MP, cap. 7].

L’inconsapevole tendenza a distorcere le sue interpretazioni altera anche la concezione che ha delle proprie motivazioni. Fanny si presenta come una persona religiosa e con principi morali, indossando una croce al ballo e disapprovando il desiderio dei suo compagni di recitare una commedia scandalosa. Tuttavia, esibisce raramente qualsiasi tipo di processo mentale rivolto alla moralità, e le sue azioni apparentemente virtuose sono motivate più dalla paura che dai ragionamenti morali. Quando è in dubbio se agire o meno, prende le sue decisioni soppesando la paura di opporsi al gruppo che recita e la paura di deludere Edmund, quando si chiede, “E il giudizio di Edmund, la sua convinzione circa la disapprovazione di Sir Thomas per il progetto in generale, era sufficiente a giustificarla in un rifiuto così deciso a dispetto di tutto il resto?” [MP, cap. 16]. Inoltre, si dà per vinta quando Edmund glielo chiede, rafforzando l’idea che il suo comportamento sia dettato dalla paura di perdere la stima del cugino e non dal suo senso della moralità.

L’autoinganno di Fanny è talmente sviluppato che le fa distorcere inconsapevolmente i ricordi per adeguarli alle sue interpretazioni idealizzate. Quando apprende che presto andrà in visita alla famiglia a Portsmouth, aspetta con impazienza di essere “al centro di quella cerchia, amata da così tanti, più amata da tutti di quanto fosse mai stata, provare affetto senza timori o restrizioni” [MP, cap.37]. Tuttavia, quando arriva a Portsmouth, il ricordo idealizzato di una famiglia affettuosa e accogliente si scontra con la realtà quando nessuno di loro esprime calore o comprensione. Invece di ammettere l’errore nei suoi ricordi di Portsmouth, Fanny crea inconsciamente una percezione idealizzata di Mansfield Park, desiderando i suoi “cari, cari parenti!” e immaginando che lì sarebbe stata trattata con rispetto, che “ci sarebbe stata […] un’attenzione verso tutti che qui [a Portsmouth] non c’era.” [MP, cap.38], nonostante fosse stata sempre trattata male dalla maggioranza degli abitanti di Mansfield Park. Questa tendenza del suo inconscio a distorcere i ricordi indica la sua incapacità di affrontare a viso aperto la carenza di affetto intorno a lei, e il bisogno di sostituire la realtà delle sue esperienze con creazioni idealizzate.

Ma perché in Fanny c’è così tanto di questo inconsapevole autoinganno sulle sue emozioni, le sue motivazioni e i suoi ricordi? Quando si considera sua situazione reale, si comprende come l’unico mezzo attraverso il quale lei riesca a convivere con la sua realtà concreta e terribile sia distorcere i contorni di quella realtà. Se Fanny avesse ammesso l’amore per Edmund, si sarebbe messa in competizione con Mary Crawford. Dato che è certa del romantico attaccamento di Edmund per Mary, non ha alcuna speranza che il cugino possa invece amare lei. E così, dal suo punto di vista, ammettere l’amore per Edmund non si tradurrebbe in un’unione d’amore, ma nella sofferenza di un amore non corrisposto. Più importante ancora, Fanny crede che amare Edmund sarebbe un’ingratitudine nei confronti della famiglia Bertram, e, visto che è così condizionata dalla paura di apparire ingrata, l’idea di lasciarsi andare a un’emozione del genere le appare spregevole.

Infine, l’amore per Edmund sembra avere un sottofondo incestuoso. Sebbene il matrimonio tra cugini non fosse a quei tempi necessariamente inappropriato, nel corso del romanzo il loro rapporto è descritto come quello che c’è tra fratello e sorella, e Edmund descrive spesso il suo amore per la cugina come un amore fraterno.
Il sottofondo incestuoso può anche essere visto nella somiglianza tra il suo amore per il fratello William e quello per Edmund, visto che Fanny unisce la croce del fratello con la catenina del cugino, e ritiene, così facendo, di riunire “quei simboli delle due persone più care al suo cuore, quei carissimi pegni così fatti l’uno per l’altro sia nella realtà che nell’immaginazione” [MP, cap. 27]. Ammettere esplicitamente l’amore per Edmund, che implicherebbe il riconoscimento non solo della sua potenziale inadeguatezza in confronto a Mary Crawford ma anche l’esistenza di mancanza di gratitudine e di sentimenti incestuosi, le appare troppo doloroso per poterlo affrontare consciamente, e l’inconsapevole cancellazione di quell’amore le serve come mezzo per proteggere la mente dalla pericolosa realtà del suo desiderio sessuale.

Allo stesso modo, Fanny di sforza di mostrarsi motivata da una morale conservatrice che favorisce il riserbo e la sottomissione rispetto alla passione e all’indipendenza, poiché riconoscere che le sue vere motivazioni risiedono nella paura, invece che in una rigida moralità, significherebbe guardare in faccia le molte realtà di una situazione che lei ha ragione di temere. Ammettere la sua paura di deludere Edmund significherebbe anche riconoscere l’amore per lui, qualcosa che, per i motivi descritti in precedenza, sarebbe traumatico. Inoltre, la sua paura di sembrare ingrata appare anche connessa con il bisogno di sentirsi circondata dall’affetto, dato che i Bertram e la zia Norris le hanno insegnato che la gratitudine da parte sua è indispensabile per restare in casa loro. Per Fanny ammettere la sua paura di apparire ingrata sarebbe come riconoscere il timore di restare isolata, un timore fondato sulla realtà della sua esistenza, dato che si ritrova sballottata da una casa all’altra, mai pienamente accettata da entrambe le famiglie. Questo timore dell’isolamento appare anche connesso con la distorsione dei suoi ricordi, dato che lei si crea immagini di una famiglia unita, nella quale è apprezzata e amata, allo scopo di nascondere la realtà, ovvero che nessuna delle due famiglie dimostra molto affetto per lei. In questo modo inganna se stessa, così come le sue motivazioni e i suoi ricordi, allo scopo di crearsi sentimenti di amore e di affetto assenti da tutte le esperienze familiari che ha sperimentato.

Mansfield Park non si conclude dandoci la sensazione che l’eroina abbia raggiunto una maggiore conoscenza di se stessa, visto che Austen continua nell’esame dell’autoinganno in relazione alla disparità tra la percezione che Fanny ha del proprio futuro e previsioni più obiettive circa il suo destino. Anche se Fanny e Edmund si sposano, lei non ammette mai direttamente l’amore per lui, e i problemi di ingratitudine e di incesto restano celati sullo sfondo. A conclusione del romanzo, Austen spiega: “Con tanto vero merito e vero amore, e senza mancanza di mezzi e amici, la felicità dei coniugi-cugini deve apparirci certa come può esserlo la felicità su questa terra.” [MP, cap. 48], tratteggiando l’immagine di superficie di un finale fiabesco. Tuttavia, uno sguardo più ravvicinato alla realtà del matrimonio induce il lettore a riconoscere che in Edmund non c’era stata nessuna avvisaglia di amore romantico, che la coppia vivrà con entrate relativamente modeste e che i due avranno in effetti ben pochi amici, visto che alla fine del romanzo la maggior parte dei personaggi sono caduti in disgrazia per colpe proprie e si mostrano poco propensi a restare in relazione con gli altri. La conclusione positiva della vicenda non sembra ancorata alla realtà effettiva, ma piuttosto alla percezione di Fanny del matrimonio e del proprio futuro, una percezione che, come dimostrato nel corso del romanzo, è probabilmente il risultato del suo inconsapevole autoinganno.

Inoltre, nelle parole finali del libro, Fanny si rallegra di essere ormai in grado di guardare alla canonica come qualcosa di “tanto perfetto […] quanto lo era stato a lungo tutto ciò che era all’interno del panorama e del patronato di Mansfield Park.” [MP, cap. 48]. Il ricordo impreciso riguardante Mansfield Park sottolinea ulteriormente, a conclusione della vicenda, la sua continua pratica dell’autoinganno. Visto che tutti i personaggi che abitano a Mansfield Park ingannano se stessi in un modo o nell’altro, non c’è speranza che dopo la conclusione dell’azione vi sia qualcuno che possa educarla circa il suo autoinganno. Per cui Fanny sposa Edmund, e si prevede che la sua vita proseguirà avvalendosi ancora della collusione con l’inconscio, senza che, come suggerisce Freud, tutti i piaceri siano “ridotti in pezzi”.

Attraverso la giustapposizione delle percezioni di Fanny con il mondo obiettivo che le sta intorno, Austen rivela la sua inquietante tendenza all’autoinganno inconsapevole. Tuttavia, uno sguardo ulteriore alle motivazioni della disparità tra le percezioni di Fanny e la realtà rivela una verità ancora più inquietante. L’autoinganno sembra essere l’unico mezzo attraverso il quale lei è in grado di creare per se stessa relazioni d’amore e d’affetto. Da questo punto di vista, si resta in dubbio se sia da ritenere desiderabile una sua presa di coscienza di quell’autoinganno, visto che, in effetti, per lei è di gran lunga preferibile ingannarsi e ignorare la realtà del mondo che la circonda. Riconoscere la necessità dell’autoinganno metterebbe in piena luce la deprimente realtà della sua vita. Con la sua esplorazione dell’abilità umana nel coltivare l’autoinganno, Austen rivela la tragedia della felicità di Fanny Price e, più che criticare la tendenza della sua eroina all’autoinganno, simpatizza con il suo bisogno di affetto e di amore.

Opere citate

  • Austen, Jane. Mansfield Park. Ed. John Wiltshire. Cambridge: CUP, 2005 [Jane Austen, Mansfield Park, traduzione di Giuseppe Ierolli, nel sito jausten.it].
  • Freud, Sigmund. Reflections on War and Death. Trans. A. A. Brill and Alfred B. Kuttner. New York: Moffat, 1918. [Sigmund Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e sulla morte, traduzione di Cecilia Calassi e Jean Jenders, in Opere 1886-1921, Newton Compton, Roma, 2013, ebook].

© Jane Austen Society of North America, Inc. All rights reserved. Contributors retain their individual copyrights.
Link all’articolo originale:
http://www.jasna.org/persuasions/on-line/vol32no1/hagen.html
Traduzione e pubblicazione on-line autorizzata da “JASNA-Persuasions on-line”, che non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Commenta con Facebook

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*