Le poesie di Jane Austen (prima parte)

Un articolo che riguarda un angolo poco frequentato dell’opera austeniana; le sue poesie. Versi per lo più d’occasione, che permettono di scoprire momenti quasi sempre privati visti con l’occhio ironico e disincantato di un’autrice che riusciva a cogliere il lato giocoso di fatti anche minimi e banali. Per ogni poesia sono ricostruite brevemente le circostanze che diedero origine ai versi. In questa prima parte vengono prese in esame le poesie scritte dal 1792 al 1809.

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Pubblicazioni: Annuario JASIT 2020

Come di consueto, abbiamo raccolto gli articoli pubblicati l’anno scorso in un PDF, scaricabile gratuitamente dalla nostra pagina “Pubblicazioni JASIT”. Nella stessa sezione potete scaricare i file PDF di tutti gli Annuari a partire dal 2013.

Vi ricordiamo che nella stessa pagina sono elencate tutte le nostre pubblicazioni, sia quelle in formato cartaceo da acquistare, sia quelle scaricabili gratuitamente in formato PDF.

Buona lettura!

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Cambridge vs Oxford: punto o virgola?

Le edizioni critiche dell’opera completa di Jane Austen sono due: una pubblicata dalla Oxford University Press nel 1923 (The Novels) e nel 1954 (Minor Works), curata da R. W. Chapman, e l’altra dalla Cambridge University Press, pubblicata negli anni 2005-2008, a cura di Janet Todd (General Editor) e con curatori diversi per i singoli volumi.
Tra le due ci sono alcune differenze formali, mai però macroscopiche e più che altro dovute a scelte tra piccole differenze rilevabili tra le prime edizioni delle opere delle quali non esistono manoscritti, o da letture leggermente diverse dei manoscritti rimasti.
Una però è abbastanza significativa, e trae origine da una correzione proposta da uno storico e uomo politico inglese, nonché appassionato lettore austeniano: Thomas Babington Macaulay (1800-1859), che tra l’altro è famoso in ambito austeniano per essere stato il primo ad avvicinare Austen a Shakespeare (vedi Thomas Babington Macaulay on Jane Austen).

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Sanditon: una novità e un ritorno

L’articolo prende in esame Sanditon, l’ultima e incompiuta opera austeniana, con informazioni essenziali sulla stesura del manoscritto e sulle vicende biografiche che caratterizzarono i circa tre mesi intercorsi tra l’inizio e l’abbandono della composizione. Nella seconda parte l’attenzione è rivolta sia alla novità di un argomento come la speculazione immobiliare legata allo sviluppo di una località balneare, un tema piuttosto inusuale nella narrativa austeniana, sia, in particolare, al ritorno a uno stile parodico che sembrava essersi fatto più sfumato nel tempo, tanto da permettere di trovare alcune analogie con le opere giovanili, i cosiddetti Juvenilia, e con il romanzo che per primo conobbe una stesura definitiva: Northanger Abbey.

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Si chiamerà Jenny…

La biografia di Jane Austen è ormai ampiamente documentata, anche se esistono ancora numerosi vuoti, in particolare nelle lettere, non tutti eliminati dalla documentazione via via emersa nel corso degli anni. Uno degli strumenti utilizzati dai biografi per colmare molti di quei vuoti è stato un libro pubblicato privatamente nel 1942 da Richard Arthur Austen-Leigh (pronipote della scrittrice): Austen Papers 1704-1856, che contiene una ricca documentazione, in gran parte lettere, riguardante la storia famigliare degli Austen e dei Leigh (la famiglia di Mrs. Austen). I brani che ho scelto, limitati agli anni 1773-1797, riguardano direttamente Jane Austen, dalla nascita alla prima giovinezza, ma anche alcuni squarci sulla vita di quel tempo. La loro veste di testimonianze dirette provenienti dalla sua cerchia familiare ci permette di gettare uno sguardo concreto, per quanto parziale e non certo esaustivo, sia sulla sua persona negli anni di formazione, sia su quel mondo ritratto in maniera così magistrale nei suoi romanzi.

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 5 (2016), pagg. 12-19. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.


Dell’infanzia e dell’adolescenza di Jane Austen non sappiamo molto, anche se le sue opere giovanili, scritte a partire dal 1787, quando aveva appena dodici anni, ci permettono di tracciare, indirettamente e a grandi linee, il ritratto di una ragazzina piena di amore per la lettura e pronta non a imitare ma a prendere in giro i libri che amava, dei quali riusciva a cogliere, con uno spirito precocissimo, le esagerazioni e i lati ridicoli.

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Emma in italiano

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 4 (2016), pagg. 41-47. Per sapere come richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.


(La prima edizione italiana, tradotta da Vittoria
Tedeschi, La Caravella, Roma 1945)

Il 1945 fu un anno particolare per la diffusione dei romanzi di Jane Austen in Italia, visto che proprio in quell’anno apparvero per la prima volta nel nostro paese tre dei sei romanzi canonici: Sense and Sensibility (con il titolo Sensibilità e buon senso, traduzione di Evelina Levi), Persuasion (Persuasione, traduzione di Mario Casalino) e due edizioni di Emma, una tradotta da Mario Casalino e l’altra da Vittoria Tedeschi.
Il primo romanzo di Jane Austen pubblicato in italiano era apparso tredici anni prima; si trattava di Pride and Prejudice, tradotto nel 1932 da Giulio Caprin con il titolo Orgoglio e prevenzione, mentre per Northanger Abbey e Mansfield Park, l’attesa del lettore italiano fu ancora più lunga, visto che le traduzioni comparvero rispettivamente nel 1959 (L’abbazia di Northanger, traduzione di Teresa Pintacuda) e nel 1961 (Mansfield Park, traduzione di Ester Bonacossa della Valle di Casanova e Diana Agujari Bonacossa).

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