Le lettere di Jane Austen

Le lettere di Jane Austen sono talvolta considerate una sorta di “parenti povere” delle sue opere, in particolare dei sei romanzi cosiddetti “canonici”. In realtà, anche se quello che resta è una porzione minima del suo vasto epistolario, le lettere sono dei documenti molto preziosi per addentrarci nelle vicende della sua vita, nonché per approfondire quel rapporto biografia/opere che, senza voler a ogni costo fare dei riferimenti diretti tra le vicende e i personaggi delle sue opere e la vita reale della scrittrice, ha nel suo caso un’importanza particolare, visto che lei stessa ha sempre scritto di aver raccontato solo ciò che conosceva direttamente, limitando il campo d’azione dei suoi romanzi agli strati sociali che appartenevano al mondo che ruotava intorno a lei e alla sua famiglia.
Pubblichiamo quindi l’Introduzione di Giuseppe Ierolli alla raccolta completa delle lettere di Jane Austen (in traduzione italiana con testo a fronte nel sito da lui curato), ricca di spunti e di citazioni che mostrano la ricchezza e l’importanza dell’epistolario austeniano.

* * *

Delle tantissime lettere scritte da Jane Austen (1) ci restano solo le 161 trascritte nell’edizione curata da Deirdre Le Faye nel 1995, nominalmente la terza edizione di quella curata da Chapman (la prima è del 1932, la seconda del 1952) ma in realtà del tutto rinnovata, con l’aggiunta di diverse lettere e con una numerazione in gran parte rivista (nel 2011 è stata pubblicata la quarta edizione, sempre a cura di Le Faye, con un apparato accresciuto ma senza modifiche nel testo e nel numero delle lettere).
Sull’interesse che queste lettere rivestono per lo studioso e per il lettore delle opere di JA, le parole più convincenti sono quelle dell’Introduzione di Chapman alla sua prima edizione:

Le edizioni Chapman (II-1952) e Le Faye (IV-2011)

Le edizioni Chapman (II-1952) e Le Faye (IV-2011)

Queste lettere sono in realtà prive di interesse? Io non credo. Persino se Jane Austen non avesse altro per cui essere ricordata, le sue lettere sarebbero degne di essere conosciute. Lette con attenzione, forniscono un ritratto della vita della classe medio-alta di quel tempo che è sicuramente senza rivali, e non descrivono solo modi di vivere, ma anche persone. La stessa famiglia di Jane Austen, con le sue ramificazioni attraverso i matrimoni, è in se stessa un argomento più esteso – direi quasi, più ambizioso – di qualsiasi altro trattato nei suoi romanzi. E anche se la caratterizzazione è secondaria, e quasi mai deliberata, è della stessa mano che ha creato Lady Bertram e Mrs. Norris. Intorno alla famiglia è raggruppata una galleria di personaggi secondari, tutti – a parte quelli solo nominati – dotati di una qualche individualità. È difficile persino non ricordare Mr. Robert Mascall, sebbene di lui non conosciamo nulla di più del fatto che “mangia una gran quantità di burro”.

Per quanto riguarda la distruzione di moltissime lettere da parte della sorella Cassandra, abbiamo la testimonianza della nipote Caroline, la figlia di James, che scrive:

Le sue lettere alla Zia Cassandra (perché talvolta erano separate) credo proprio che fossero aperte e confidenziali. Mia Zia le controllò e ne bruciò la maggior parte (così mi disse) 2 o 3 anni prima della propria morte. Ne lasciò, o ne diede alcune come ricordo alle Nipoti, ma di quelle che ho visto io diverse avevano parti tagliate. (2)

Ovviamente il reale impatto di questa perdita è solo materia di ipotesi. Possiamo dire con certezza di aver perso molti particolari della vita di JA, soprattutto particolari visti con i suoi occhi, ma forse non ci avremmo trovato molto di più di quello che abbiamo, perché, sempre citando Chapman:

Senza dubbio questa distruzione ci è costata molto, ma possiamo presumere che un materiale più ricco non avrebbe sostanzialmente mutato l’impressione che abbiamo da ciò che resta. Le due sorelle vissero insieme per gran parte della loro vita, e in condizioni di stretta intimità. Di tanto in tanto si separavano per lunghe visite, e si scrivevano regolarmente. Ma lo scopo di queste lettere era di scambiarsi informazioni non solo tra di loro, ma tra due rami di una famiglia molto ampia. Ci sono segnali che indicano come queste lettere e altre simili fossero lette, o fatte leggere, a diverse persone. Ma anche se non fosse stato così, non sarebbe stato coerente con il carattere delle sorelle, o con le loro abitudini di vita, scambiarsi lettere contenenti sentimenti intimi o disquisizioni sui massimi sistemi. Non sarebbe stato confacente al buonsenso di Jane Austen far spendere alla sorella sei pence (o giù di lì) per opinioni su religione o politica, su vita o letteratura, che erano già ampiamente conosciute, o tenute per sé. Ma le notizie non potevano aspettare, e le novità danno sempre soddisfazione. Credo che solo in casi rari e imprevisti si interrompesse l’ordinario flusso di notizie.
Devo aggiungere, anche se con riluttanza, di avere l’impressione che Cassandra Austen non fosse la corrispondente migliore per far emergere il meglio della sorella. Le lettere alle nipoti mostrano un grado maggiore di fantasia, meno attenzione alle notizie minute. E le due lettere, scoperte recentemente, ad amiche al di fuori della famiglia, sono notevolmente superiori quanto a varietà e vigore. (3)

Forse dovremmo allora rammaricarci di più della perdita delle lettere inviate a persone diverse da Cassandra, delle quali abbiamo una sparuta rappresentanza. La mancanza più grave è però probabilmente quella di interi pezzi della vita di JA: la prima lettera è del gennaio 1796, quando aveva appena compiuto vent’anni, poi abbiamo lettere dal 1798 al 1801, quasi nulla degli anni di Bath, dato che, con l’eccezione di una lettera del 1804 da Lyme Regis, l’elenco ricomincia dal 1805; poi una sola lettera nel 1806, nulla nel 1807, diverse lettere nel 1808 e 1809, nulla nel 1810, per ripartire dal 1811 fino alla morte nel 1817, con molte più lettere nell’ultimo periodo (1813-1817).
Nonostante questi “buchi”, ormai difficilmente colmabili da nuove acquisizioni, la lettura approfondita di queste lettere ci racconta moltissimo della vita di JA e, indirettamente, anche della sua opera, sempre così vicina all’ambiente in cui è vissuta, come lei stessa afferma in due lettere del 1814 alla nipote Anna, che stava scrivendo un romanzo e lo faceva leggere via via alla zia:

Lascia che i Portman vadano in Irlanda, ma dato che tu non sai nulla delle Usanze di laggiù, faresti meglio a non andare con loro. Correresti il pericolo di fare descrizioni inesatte. Resta fedele a Bath e ai Forrester. Là sarai a casa tua.
(Lettera 104, 10-18 agosto 1814)

Ora stai radunando i tuoi Personaggi in modo delizioso, mettendoli esattamente in un posto che è la delizia della mia vita; – 3 o 4 Famiglie in un Villaggio di Campagna è la cosa migliore per lavorarci su – e spero che scriverai ancora moltissimo, e li sfrutterai pienamente ora che sono sistemati in modo così favorevole.
(L107, 9-18 settembre 1814)

Non è facile dire in breve che cosa c’è dentro queste lettere, e per saperlo la cosa più semplice è leggerle. Ma visto che qui siamo in una introduzione, che dovrebbe avere il compito di descrivere al lettore ciò che troverà lungo la strada, ma anche di invogliarlo a percorrerla informandolo preventivamente dei luoghi più interessanti che gli passeranno via via sotto gli occhi, converrà forse, magari prendendo in prestito la metafora gastronomica che Henry Fielding mette all’inizio del suo Tom Jones, (4) fornire al lettore dubbioso un piccolo assaggio delle vivande che troverà in queste pagine, scegliendo qualcuno dei tanti menu possibili.

La famiglia:

Il nostro caro Padre ha concluso la sua vita virtuosa e felice, con una morte quasi priva di sofferenze quale i suoi Figli avrebbero desiderato.
(Il padre, L40, 21 gennaio 1805)

La Mamma prosegue bene, appetito e sonno sono ottimi, ma gli Intestini non sono ancora completamente a posto, e talvolta si lamenta dell’Asma, dell’Idropisia, di Acqua nei Polmoni e di Disturbi al fegato.
(La madre, L14, 18-19 dicembre 1798)

Sono dispiaciuta e arrabbiata che le sue visite non mi diano più nessun piacere; la compagnia di un Uomo così buono e intelligente dovrebbe essere gratificante di per sé; – ma le sue Parole sembrano sempre forzate, le sue Opinioni su molte cose troppo ricalcate su quelle della Moglie, e mi sembra che passi il suo tempo qui girando per Casa e sbattendo le Porte, oppure suonando il Campanello per un bicchiere d’Acqua.
(James, L50, 8-9 febbraio 1807)

non conosco nessuno più meritevole di una felicità senza macchia di quanto lo sia Edward.
(Edward, L15, 24-26 dicembre 1798

Se posso esprimermi così, il suo non è un Animo fatto per il dolore. È troppo Occupato, troppo attivo, troppo ottimista.
(Henry, L86, 3-6 luglio 1813)

La lettera che ho ricevuto da te in questo momento mi ha divertita oltremisura. Potevo morire dal ridere, come si diceva a scuola. Sei davvero la migliore scrittrice comica dei nostri giorni.
(Cassandra, L4, 1 settmbre 1796)

La tua Professione ha dolcezze che vanno a compensare alcune delle sue Privazioni; – per una Mente indagatrice e osservatrice come la tua, queste dolcezze devono essere considerevoli.
(Frank, L86, 3-6 luglio 1813)

Lui è il cocco della mamma.
(Charles, L18, 21-23 gennaio 1799)

Sei un Modello di tutto ciò che è Sciocco e Assennato, banale ed eccentrico, Triste e Vivace, Irritante e Coinvolgente. – Chi può tenere il passo con le oscillazione della tua Fantasia, con i Capricci dei tuoi Gusti, con le Contraddizioni dei tuoi Sentimenti? – Sei così strana! – e allo stesso tempo, così perfettamente naturale – così originale, eppure così simile a tutti gli altri!
(La nipote Fanny, figlia di Edward, L151, 20-21 febbraio 1817)

lei aveva un aspetto così grazioso, è stato un tale piacere vederla, così giovane, così in fiore, così innocente, come se non avesse mai avuto un Pensiero cattivo in Vita sua – eppure qualche ragione per supporre che l’abbia avuto c’è, se crediamo nella Dottrina del Peccato Originale, o se rammentiamo gli episodi di quando era una ragazzina.
(La nipote Anna, figlia di James, L151, 20-21 febbraio 1817)

La Zia ha una gran premura di ricompensarmi per il Cappellino, ma non ha cuore di darmi denaro sonante.
(La zia Jane, moglie del fratello della madre, L44, 21-23 aprile 1805)

Il breve flirt con Tom Lefroy:

Mi fai tanti di quei rimproveri nella bella e lunga lettera che ho ricevuto in questo momento, che ho quasi paura di dirti come ci siamo comportati io e il mio amico irlandese. Immaginati le cose più dissolute e scandalose nel modo di ballare e di sederci vicini.
(L1, 9-10 gennaio 1796)

Un giovanotto piacevole, attraente e con modi davvero signorili, te l’assicuro. Ma sul fatto di esserci mai incontrati, salvo che negli ultimi tre balli, non posso dire molto; perché ad Ashe è talmente preso in giro a causa mia, che si vergogna di venire a Steventon.
(L1, 9-10 gennaio 1796)

Alla fine è arrivato il Giorno in cui flirterò per l’ultima volta con Tom Lefroy, e quando riceverai questa lettera sarà passato – Mentre scrivo sgorgano le lacrime, a questa malinconica idea.
(L2, 14-15 gennaio 1796)

I giudizi tranchant, come quello ricordato da Chapman a proposito di Mr. Mascall:

Ieri Mrs Hall, di Sherbourn, ha partorito un bimbo morto, qualche settimana prima del tempo, a causa di uno spavento. – Immagino che involontariamente le sia capitato di gettare lo sguardo sul marito.
(L10, 27-28 ottobre 1798)

Il ballo è stato tenuto su principalmente dai Jervoise e dai Terry, i primi dei quali erano inclini alla volgarità, i secondi al rumore.
(L18, 21-23 gennaio 1799)

abbiamo incontrato un Signore in Calesse, che a un minuzioso esame è risultato essere il Dr. Hall – e un Dr. Hall in lutto così stretto che sua Madre, sua Moglie, o lui stesso devono essere morti.
(L19, 17 maggio 1799)

La prima pagina della lettera 19 del 17 maggio 1799 (clic per ingrandire)

La prima pagina della lettera 19 del 17 maggio 1799 (clic per ingrandire)

Mrs John Lyford è talmente soddisfatta della sua vedovanza che si sta preparando a diventare di nuovo vedova; – sta per sposare un certo Mr Fendall, un banchiere di Gloucester.
(L30, 8-9 gennaio 1801)

Mr Dyson appariva come al solito selvatico, e Mrs Dyson come al solito incinta.
(L34, 11 febbraio 1801)

Mr Bendish non sembra nulla di più di un Giovanotto alto.
(L44, 21-23 aprile 1805)

Povera Mrs Stent! è il suo destino trovarsi sempre tra i piedi; ma dobbiamo essere clementi, perché forse col tempo potremmo noi stesse diventare delle Mrs Stent, inadeguate a tutto e invise a tutti.
(L44, 21-23 aprile 1805)

il tipo di donna che mi dà l’idea di essere determinata a non stare mai bene – e alla quale gli spasmi, gli attacchi di nervi e l’importanza che le danno, piacciono più di qualunque altra cosa.
(L90, 25 settembre 1813)

La passione per il ballo:

Ci sono stati venti Balli, e io li ho ballati tutti, e senza nessuna fatica. – Sono stata contenta di scoprirmi capace di ballare così tanto e con così tanta soddisfazione; – dal mio scarso divertimento ai Balli di Ashford, (dato l’Assembramento per ballare) non avrei mai pensato di essere in grado di farlo, ma con il fresco e con poche coppie immagino che potrei ballare per una settimana di fila come se fosse mezzora.
(L15, 24-26 dicembre 1798)

Io ho ballato nove balli su dieci, cinque con Stephen Terry, T. Chute e James Digweed e quattro con Catherine. – In genere c’era sempre una coppia di donne che ballavano tra loro, ma non di frequente una così amabile come noi due.
(L24, 1 novembre 1800)

Le piccole cose quotidiane:

la prossima settimana darò il via agli interventi sul mio cappello, dai quali sai che dipendono le mie principali speranze di felicità.
(L10, 27-28 ottobre 1798)

mi vergogno talmente di metà del mio guardaroba attuale che arrossisco al solo guardare l’armadio che lo contiene.
(L15, 24-26 dicembre 1798)

Sedere senza far niente davanti a un bel fuoco in una stanza ben proporzionata è una sensazione voluttuosa.
(L25, 8-9 novembre 1800)

Sono molto contenta che la nuova Cuoca cominci così bene. Delle buone torte di mele sono una parte considerevole della nostra felicità domestica.
(L121, 17-18 ottobre 1815)

Leggere, scrivere, guadagnare:

Avrebbe potuto risparmiarsi questa ostentazione con la nostra famiglia, dove ci sono grandi lettori di Romanzi che non si vergognano di esserlo;
(L14, 18-19 dicembre 1798)

Mi angosci crudelmente con la tua richiesta circa i Libri; non riesco a pensarne nessuno da portare con me, né ho il minimo sospetto che ne avremo bisogno. Vengo da te per chiacchierare, non per leggere o sentir leggere. Questo posso farlo a casa;
(L26, 12-13 novembre 1800)

ma sembra davvero ammirare Elizabeth. Devo confessare che io la ritengo la creatura più deliziosa mai apparsa a stampa, e come farò a tollerare quelli a cui non piacerà almeno lei, non lo so proprio.
(L79, 29 gennaio 1813)

Che Devereux Forester vada in rovina a causa della sua Vanità va benissimo; ma vorrei che non lo facessi precipitare in un “vortice di Dissipazione”. Non ho obiezioni sulla Cosa in sé, ma l’espressione non la sopporto; – è talmente in gergo romanzesco – e così vecchia, che immagino che Adamo vi si sia imbattuto nel primo romanzo che ha aperto.
(L108, 28 settembre 1814)

Walter Scott non ha il diritto di scrivere romanzi, specialmente belli. – Non è giusto. – Ha abbastanza Fama e Profitti come Poeta, e non dovrebbe togliere il pane di bocca agli altri.
(L108, 28 settembre 1814)

Sono molto avida e voglio ricavarci il più possibile; – ma dato che tu sei così al di sopra dei problemi di soldi, non ti annoierò con i particolari.
(L109, 18-20 novembre 1814)

La gente è più propensa a prendere in prestito ed elogiare, che a comprare – cosa che non mi meraviglia; – ma anche se mi piacciono gli elogi come a tutti, mi piace anche quello che Edward chiama la Grana.
(L114, 30 novembre 1814)

Che cosa me ne farei dei tuoi Abbozzi robusti, virili, ardenti, pieni di Varietà e di Fuoco? – Come potrei abbinarli al pezzettino di Avorio (largo due Pollici) sul quale lavoro con un Pennello talmente fine, che produce un effetto minimo dopo tanta fatica?
(L146, 16-17 dicembre 1816)

Io ho appena ricevuto quasi venti sterline per la 2ª Ediz. di S&S- il che mi ispira questo fine impeto di Ardore Letterario.
(L154, 14 marzo 1817)

i ritratti della perfezione come sai mi danno la nausea e mi rendono perfida.
(L155, 23-25 marzo 1817)

Mi fermo qui, anche se durante la traduzione i brani che ho evidenziato erano di gran lunga più numerosi; ma è giusto che ciascuno trovi i propri man mano che procede nella lettura.

Ma come le dobbiamo leggere queste lettere? come informazioni di prima mano sulla vita di JA? con l’occhio attento ai particolari, per cogliere nei personaggi che vengono descritti analogie con quelli dei suoi romanzi? come un prezioso documento della vita di una classe sociale specifica nell’Inghilterra a cavallo tra Sette e Ottocento? Sì, ma anche, e soprattutto, come le parole di una delle più grandi voci della letteratura, capace, esattamente come nelle sue opere di fantasia, di farci entrare nel suo mondo, non importa se reale o inventato, facendo emergere dalla loro apparente futilità anche le minuzie della vita quotidiana, con l’acutezza, l’ironia e l’intelligenza che le sono proprie.
È vero, in queste lettere non ci sono disquisizioni sui massimi sistemi, riferimenti, se non occasionali, alla travagliata storia dell’Inghilterra di quegli anni, ponderose riflessioni sulla letteratura; sono scritte con un “pennello fine” su un “pezzettino di avorio largo due pollici”, forse con meno fatica delle sue opere, ma sicuramente con un effetto altrettanto lontano da quello così “minimo” dichiarato dall’autrice.
E un’altra riflessione emerge dalla loro lettura. JA è unanimemente riconosciuta come maestra del discorso diretto, le conversazioni dei suoi romanzi hanno il dono dell’assoluta semplicità e naturalezza, unita alla capacità di mettere a nudo i sentimenti più veri e profondi di chi parla, di chi ascolta, di chi risponde. Nelle lettere non ci sono conversazioni, ma solo apparentemente, perché in realtà tutto l’epistolario è una lunga conversazione con i destinatari. Ce lo dice la stessa JA, quando scrive alla sorella:

Ormai ho acquisito la vera arte epistolare, che come ci hanno sempre detto, consiste nell’esprimere su carta esattamente ciò che si direbbe alla stessa persona a voce; ho chiacchierato con te quasi alla mia velocità abituale per tutta questa lettera.
(L29, 3-5 gennaio 1801)

I have now attained the true art of letter-writing, which we are always told, is to express on paper exactly what one would say to the same person by word of mouth; I have been talking to you almost as fast as I could the whole of this letter.

I have now attained the true art of letter-writing, which we are always told, is to express on paper exactly what one would say to the same person by word of mouth; I have been talking to you almost as fast as I could the whole of this letter.

Forse perciò, paradossalmente, è nelle sue lettere, in questa “chiacchierata” che, pur nella sua frammentarietà, si snoda nell’arco di più di vent’anni, che possiamo trovare i suoi maggiori pezzi di bravura.

Termino come ho cominciato, citando la conclusione dell’Introduzione di Chapman:

Dato che ho concluso la mia discontinua occupazione degli ultimi anni, durante i quali mi sono concesso l’innocua curiosità di osservare nascite, matrimoni e morte di persone senza importanza, dettagli di viaggi e conduzione economica di case di campagna, non posso fare a meno di richiamare alla memoria la frase finale di The Last Chronicle of Barset:

Ma per me il Barset è stato una vera contea, e il suo capoluogo un vero capoluogo, e le guglie e le torri sono state davanti ai miei occhi, e le voci delle persone sono familiari alle mie orecchie, e i marciapiedi delle strade della città noti ai miei passi. (5)

Che Godmersham e Chawton fossero e sono luoghi reali, come Barset e Mansfield non sono, non fa, credo, molta differenza. Il miracolo della comunicazione è lo stesso.

e Deirdre Le Faye, che gli fa eco nella conclusione della sua “Prefazione alla terza edizione”:

Il Dr Chapman aveva ricordato The Last Chronicle of Barset, e la curatrice di questa edizione si è ricordata del commento ai romanzi di Trollope da parte di Nathaniel Hawthorne, ovvero che essi erano «reali proprio come se qualche gigante avesse estratto un grosso pezzo dalla terra e l’avesse messo sotto una campana di vetro, con tutti i suoi abitanti che se ne vanno in giro impegnati nelle faccende quotidiane, senza sospettare di essere stati trasformati in protagonisti di una storia.» Le lettere di Jane Austen non sono “reali proprio come se”, sono reali, e mentre le leggiamo, anche noi possiamo osservare le faccende quotidiane di lei stessa, della sua famiglia e degli amici che ne incrociavano la vita, e, se vogliamo, tornare indietro di duecento anni per partecipare non visti alle loro gioie e ai loro dolori.

E allora non dobbiamo fare altro che leggere le sue lettere, per tornare indietro di duecento anni e spiare dal buco della serratura la vita quotidiana di Jane Austen, della sua larghissima famiglia e dei tanti amici e conoscenti che ha incontrato nel corso della sua vita, cercando, senza esagerare, di cogliere anche indizi che ci aiutino a leggere meglio le sue opere.

NOTE
(1) Dalle stime fatte sulla base della frequenza di quelle che ci rimangono e, per quanto riguarda quelle a Cassandra, dei periodi in cui le due sorelle furono separate nel corso dei numerosi viaggi dell’una o dell’altra in visita a parenti e amici, si può presumere che fossero circa tremila.
(2) Caroline Austen, Mia zia Jane Austen. Ricordi.
(3) Le lettere sono la L77, 29-30 novembre 1812, a Martha Lloyd, e la L159, 22 maggio i817, a Anne Sharp (ex istitutrice dei figli di Edward a Godmersham).
(4) “… i locandieri onesti e bene intenzionati hanno l’abitudine di provvedere una lista delle vivande, che tutti possono consultare appena entrati nell’albergo. E dopo essersi così informati del trattamento che possono aspettarsi, hanno la possibilità di rimanere a gustare ciò che viene fornito, oppure di andarsene in qualche altra locanda più adatta al loro gusto.” (Henry Fielding, Tom Jones, trad. di Laura Marchiori, Rizzoli, Milano, 1999, pag. 48).
(5) Anthony Trollope, Le ultime cronache del Barset, trad. di Rossella Cazzullo, Sellerio, Palermo, 2010, pag. 1131.

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1 pensiero su “Le lettere di Jane Austen

  1. Eh sì, le lettere sono un’altra fonte di divertimento…avrei qualche citazione da suggerire, ma non voglio togliere il piacere della scoperta per nessun motivo !

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