E Jane Austen restituì la scrittura alle donne

Pietro Citati ha regalato ai lettori italiani delle prospettive sulla scrittura di Jane Austen che sono intrise di poesia e di puro amore per la letteratura.
Vi proponiamo un ulteriore articolo di questo critico, uscito sul Corriere della Sera il 4 settembre del 2011.

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L’autrice possedeva un fortissimo senso della società: non meno robusto, vasto e incisivo di quello di Balzac

Le prime pagine di Persuasione […] sono, probabilmente, l’inizio più bello, frivolo e perfido, che Jane Austen abbia mai scritto. Sir Walter Elliott di Kellynch Hall, nel Somersetshire, «era un uomo che non prendeva mai in mano altro libro che il Baronetage»: noi diremmo il Libro oppure l’Annuario della nobiltà. Vi trovava scritto il suo nome, la sua data di nascita, la data del suo matrimonio, il nome della moglie, quello del padre della moglie, l’anno della morte della moglie; e infine la data di nascita delle tre figlie e del figlio nato morto.

Non gli bastava: sir Elliott aveva aggiunto con la massima precisione il giorno e il mese in cui aveva perduto la moglie (data che, purtroppo, noi ignoriamo); il giorno, il mese, l’anno in cui la sua ultima figlia, Mary, si era sposata, e quale era il nome del genero, e quale il nome del padre del genero e il paese e la contea in cui abitava. Non crediamo che il Baronetage fosse un semplice libro, come quelli dei romanzieri, che si leggono velocemente dal principio alla fine, e talvolta si dimenticano. Il Baronetage era indimenticabile come l’Iliade. Sir Walter Elliott lo apriva e lo chiudeva, lo leggeva e lo rileggeva: ritornava sempre di nuovo su quelle semplici sillabe, che riempivano la sua vita; il libro occupava le sue ore d’ozio, lo consolava di quelle di malinconia, e aboliva ogni sensazione sgradevole della sua esistenza.

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Mansfield Park: nuova edizione Einaudi, dal 9 aprile

mansfield_park_einaudiEinaudi pubblica domani 9 aprile una nuova edizione di Mansfield Park, iniziando con largo anticipo (esattamente un anno e un mese) le danze editoriali  per il bicentenario del 9 maggio 2014.

Analogamente all’edizione di Persuasione del 2011, anche in questa nuova uscita troviamo un’introduzione di Roberto Bertinetti. La traduzione è di Luca Lamberti.

Scheda del libro
Mansfield Park
di Jane Austen
Traduzione di Luca Lamberti
Introduzione di Roberto Bertinetti
Casa Editrice: Einaudi (Einaudi Tascabili, Classici)
Pagine: 503, brossura
Prima edizione: 9 aprile 2013
ISBN: 9788806215620

Sinossi
Fanny Price non ha niente delle protagoniste dei romanzi di Jane Austen: non ha il senso dell’umorismo di Elizabeth Bennet né la frivolezza di Emma, non possiede la consapevolezza e l’intelligenza di Elinor Dashwood o l’irruenza e l’intraprendenza di sua sorella Marianne. Perciò, sin da quando viene accolta ancora bambina in casa degli zii Bertram, Fanny capisce che l’unica cosa che può fare è ricevere l’educazione che, rispettando i dettami e i canoni dell’epoca, farà di lei una donna dolce e remissiva, “un’amica e una compagna ideale”. Tuttavia, quando da Londra arrivano a Mansfield Park i fratelli Crawford, due giovani più indipendenti dei compassati Bertram, nascerà una girandola di simpatie, passioni e illusioni i cui effetti toccheranno anche la timida Fanny, scuotendone le certezze e portandola a capire – grazie a una prosa deliziosamente ironica con cui l’autrice non manca di criticare l’educazione che la società inglese di inizio Ottocento riservava alle donne di essere qualcosa di più di una semplice e brava dama di casa.

Link utili
Mansfield Park sul sito della casa editrice Einaudi

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The Lizzie Bennet Diaries – Guida per i Janeites italiani

The Lizzie Bennet Diaries è un adattamento moderno di Orgoglio e Pregiudizio trasmesso online, quindi si tratta proprio di una web series (cioè una serie che va in onda su internet e non in tv).

Come dice il titolo, la protagonista Lizzie Bennet, qui ventiquattrenne studentessa universitaria californiana, racconta la propria vita attraverso un video diario, o vlog (contrazione di video-blog), su YouTube, come progetto per la sua tesi di laurea.
Ecco come si presenta nel proprio canale:
«La mia amica Charlotte ed io ci imbarchiamo in una spedizione epica per documentare la follia della mia famiglia per qualche settimana. Charlotte frequenta una scuola per la produzione televisiva e cinematografica mentre io studio Scienze della Comunicazione [N.d.T.: nell’originale Mass Communications]. Qui affiniamo le nostre capacità.»

La serie è stata creata da due esperti della comunicazione attraverso i nuovi mezzi online, Hank Green e Bernie Su. In un video (Introducing Lizzie Bennet, link in fondo a post) del 12 aprile 2012, a serie appena iniziata, Hank Green ha spiegato che il capolavoro di Jane Austen è diventato il suo libro preferito grazie a sua moglie Katherine, che lo ama da sempre: ri-raccontare questa storia all’epoca di internet e delle reti sociali, che sono il suo pane quotidiano, è sembrato naturale – anche se azzardato perché è un modo del tutto nuovo di adattare un romanzo, per di più così famoso e amato. Egli stesso ha dichiarato nel video su citato che lo considera “un esperimento estremamente entusiasmante”.

Ora che la serie si è conclusa, si può dire che l’esperimento sia perfettamente riuscito, avendo riscosso grande successo in tutto il mondo, con oltre 26 milioni di visualizzazioni e un vastissimo pubblico di fervidi appassionati, ed essendosi guadagnata l’attenzione di riviste prestigiose, come Wired.

La serie è andata in onda per quasi un anno, dal 9 aprile 2012 al 28 marzo 2013, su YouTube.
Gli episodi, 100 in tutto, della durata di meno di dieci minuti (in media da 4 a 7 min.) sono stati trasmessi ogni settimana, con una sola breve pausa natalizia, al lunedì e al giovedì alle 9 del mattino (ora di Los Angeles). Ora che si è conclusa, è sempre disponibile alla libera visione su YouTube.

Di seguito, una breve guida per guardare questa serie senza perdere un solo colpo di scena o una sola battuta fulminante – e scoprire come il gruppo di LBD sia riuscito a dimostrare con genialità moderna come la forza della storia creata da Jane Austen 200 anni fa resti intatta e appassionante anche immersa nella nostra società ipertecnologica…

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Matita blu per Jane Austen?

jarcpultimocapitolo1Un paio di anni fa sono usciti alcuni articoli che, citando degli studi sui manoscritti austeniani di Kathryn Sutherland (autrice fra l’altro di Jane Austen’s Textual Lives: From Aeschylus to Bollywood, un saggio molto interessante su questo argomento), asserivano, con titoli che sicuramente colpivano il lettore, una presunta trascuratezza nella scrittura di Jane Austen, affermando, più o meno esplicitamente, che molto dello stile di scrittura dei suoi romanzi fosse in realtà dovuto a William Gifford, l’editor di John Murray, il proprietario della casa editrice che si occupò della pubblicazione di Emma, dei due romanzi postumi: Northanger Abbey e Persuasion, nonché della seconda edizione di Mansfield Park, pubblicato in precedenza da Egerton, lo stesso editore di Sense and Sensibility e Pride and Prejudice. Ma è vero che Jane Austen ha avuto bisogno di un maestro con la matita blu? Per saperlo, o meglio, per saperne di più, continua a leggere su jausten.it

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Pride & Prejudice, di Megan Mulder della Z. Smith Reynolds Library

Sempre in tema di festeggiamenti per il Bicentenario di Pride and Prejudice, abbiamo tradotto questo articolo di Megan Mulder del 23 gennaio 2013 per la Z. Smith Reynolds Library della Wake Forest University di Winston-Salem, NC 27106.

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Pride and Prejudice, by Jane Austen (1813)

di Megan Mulder

Il 29 gennaio 1813 Jane Austen (1775-1817) scrisse alla sorella Cassandra con entusiasmanti notizie: “Voglio dirti che ho ricevuto il mio caro bambino da Londra.” Il “caro bambino” era una copia dell’appena pubblicato Pride and Prejudice.

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Nel 200esimo anniversario dalla sua pubblicazione Pride and Prejudice è un classico indiscusso, apprezzato dai lettori di oggi così come lo era da quelli del 1813. Ma il percorso della pubblicazione del romanzo fu lungo.

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L’occhio di Jane sulla tazza di tè

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Un particolare dell’articolo di Pietro Citati, dalla pagina del 28 agosto 1983

Grazie ad una paziente ed efficace ricerca condotta da Romina Angelici, grazie alla disponibilità della redazione del Corriere della Sera, e grazie alla puntuale trascrizione di Giuseppe Ierolli, abbiamo recuperato un prezioso articolo del 23 agosto 1983 di Pietro Citati, L’occhio di Jane sulla tazza di tè. Buona lettura.

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Rileggendo due famosi romanzi della Austen

L’occhio di Jane sulla tazza di tè

Quando uno è in convalescenza, come mi è capitato negli ultimi tempi, quando il corpo è languido, inerte, incerto, incapace di tensioni e di sforzo, i libri vanno scelti con cura. Shakespeare turba, con la sua massa roteante di immagini. Tolstoj stanca, col suo passo troppo veloce. Balzac nausea, con la sua fisicità soffocante. Dostoevskij sconvolge, col suo urgere irrisolto di problemi. Nulla meglio di un romanzo di Jane Austen: un villaggio o una proprietà di campagna, poche figure e pochi avvenimenti, un’esile quantità di tempo, un’implacabile precisione di tocco e di linee. Ricordavo il famoso giudizio di Charlotte Brontë, che i lettori hanno sempre condiviso. «Non si occupa tanto del cuore umano, quanto degli occhi, delle bocche, delle mani, dei piedi. Ciò che vede acutamente, che parla acconciamente, che si muove flessibilmente, conviene al suo studio, ma ciò che palpita con intensità e pienezza, sebbene nascosto, ciò che è l’invisibile sede della vita e il senziente bersaglio della morte – questo Miss Austen lo ignora… Essa non agita il lettore con alcunché di veemente, non lo turba con alcunché di profondo. Anche ai sentimenti non fa che un raro saluto grazioso ma distante». Il mio corpo, che non voleva inquietudini e turbamenti, ne era rassicurato.

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