Tratteggiare un carattere

Traduciamo oggi un articolo di Kara Louise apparso il 18 aprile 2016 sul blog Austen Variations dal titolo Sketching One’s Character (Tratteggiare un carattere), che fa notare la relazione tra la scrittura di Jane Austen e le arti figurative, in particolare quando si tratta di “delineare” i personaggi.

Tratteggiare un carattere
di Kara Louise

Conosciamo tutti molto bene il seguente passaggio di Orgoglio e pregiudizio, verso la fine del ballo di Darcy ed Elizabeth al ballo di Netherfield.

“Posso chiedere a che cosa mirano queste domande?”
“Solo a tratteggiare il vostro carattere”, disse lei, con uno sforzo per liberarsi della sua aria grave. “Sto cercando di delinearlo.”
“E ci state riuscendo?”
Lei scosse la testa. “Non ho fatto nemmeno un passo avanti. Sento parlare di voi in modi così diversi da farmi sentire estremamente perplessa.”
“Sono pronto a credere”, rispose lui gravemente, “che si possano dire cose molte diverse su di me; e vorrei sperare, Miss Bennet, che non vi mettiate a fare uno schizzo del mio carattere in questo momento, perché ho ragione di credere che il risultato non farebbe onore né a voi né a me.”
“Ma se il vostro ritratto non lo faccio adesso, potrei non avere più un’altra opportunità.” [Orgoglio e pregiudizio, Volume I – capitolo 18]

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In questo passaggio ci sono diversi riferimenti al disegno. Elizabeth comincia a rispondere ai quesiti di Darcy circa le sue domande, e risponde che servono ad aiutarla nel tratteggiare il suo carattere.
Molti di noi, quando sentono la parola “tratteggiare“, pensano a un qualche disegno. Io ho in mente un semplice schizzo, fatto forse con matite o con acquerelli. Io lo considererei senza troppa profondità o molti dettagli, ma con la rappresentazione degli elementi di base dell’oggetto.
Ma Elizabeth sembra avere un problema. Ha sentito dire così tante cose su Mr. Darcy che non riesce neanche a mettere giù gli elementi di base; non sa da dove cominciare. Per cominciare un disegno, bisognerebbe sapere un po’ di cose, come il colore giusto, la dimensione e la forma; ma se si hanno messaggi contraddittori circa l’oggetto che si vuole rappresentare, è difficile farne un ritratto accurato.
La risposta di Darcy indica che lui sa bene che ci sono state diverse dicerie su di lui, e che in quel momento il suo ritratto non si trova nella luce più vantaggiosa. E dunque fa la richiesta che lei non faccia uno schizzo del suo carattere in quel momento, perché è probabile che non sia favorevole.
Mi piace molto questa breve conversazione tra i due e come Jane Austen utilizzi la forma artistica del disegno per alludere alla valutazione mentale che Elizabeth fa di Darcy. E ce lo illustra con le parole: qualcosa con cui è davvero esperta.

Ci sono alcuni altri esempi meno conosciuti negli altri romanzi in cui utilizza gli stessi termini.
In Ragione e sentimento Mrs. Jennings si lamenta col Colonnello Brandon dicendo quanto sarà noioso quando le signorine Dashwood prenderanno commiato subito dopo i Palmer. Dopo queste lamentazioni il testo continua così: “Forse Mrs. Jennings sperava, con questo vigoroso schizzo della loro noia futura, di provocare quella dichiarazione che gli avrebbe permesso di sfuggire a una prospettiva del genere” [Ragione e sentimento, Volume III – capitolo 3 (39)]
E verso la fine del romanzo sentiamo i pensieri di Elinor su Edward Ferrars, mentre riflette sul suo matrimonio con Miss Lucy Steele. “In Edward… non sapeva che cosa vedere, né che cosa desiderasse vedere; felice o infelice… nulla le procurava piacere; distolse la mente da ogni schizzo di lui.” [Ragione e sentimento, Vol. III – cap. 12 (48)]

In Emma, la protagonista aveva previsto le privazioni che l’inverno avrebbe portato, ma… “L’immagine che aveva allora tratteggiato delle privazioni dell’inverno in arrivo si erano rivelate sbagliate; nessun amico li aveva abbandonati, nessun piacere era andato perduto.” [Emma, Volume III – capitolo 12 (48)]

Ci sono altri due esempi in Mansfield Park. Edmund Bertram risponde a Miss Crawford in una discussione che riguarda la dedizione verso la famiglia. “La vostra mente vivace non riesce a essere seria nemmeno su argomenti seri. Ci avete fornito uno schizzo divertente, e conoscendo la natura umana non si può dire che non fosse così.” [Mansfield Park, Volume I – capitolo 9]
E infine, quando Sir Thomas Bertram ammonisce con vigore Fanny dopo aver rifiutato la proposta di Mr. Crawford, Fanny risponde così: “Sì”, disse Fanny, con voce incerta, e guardando in basso con rinnovata vergogna; e, dopo il quadro dipinto dallo zio, sentiva quasi di doversi vergognare di se stessa per non amare Mr. Crawford. [Mansfield Park, Volume III – capitolo 1 (32)]

Posso facilmente immaginare una conversazione tra Jane Austen e sua sorella Cassandra da giovani, dopo che avevano trascorso anni a essere istruite circa i talenti di una signora di qualità. Immaginate assieme a me.

«Jane, devi soltanto applicarti di più nel disegno. Mamma non ne sarà contenta.» Cassandra resse il proprio disegno a debita distanza per esaminarlo.
«Non serve a nulla, Cassandra. Non riesco a disegnare e non ho alcun desiderio di migliorare la mia abilità.» Jane si avvicinò e guardò il lavoro della sorella. «Tu hai un bel po’ di talento, ma lo sai che io preferirei tratteggiare qualcosa utilizzando le parole.»
Cassandra rise. «Non fare la stupida, Jane. Quella non è considerata una dote di una signora di qualità.»
Jane si puntellò le mani sui fianchi. «Sebbene apprezzi certamente un bel disegno, non posso fare a meno di chiedermi quante più informazioni potrei ottenere nel leggere ciò che lo riguarda.» Si allungò e afferrò il disegno di Cassandra dalle mani della sorella.
«Ridammelo!»
«Lo farò tra un attimo.» Jane studiò il ritratto di una giovane donna eseguito dalla sorella. «Ora, da questo disegno, possiamo vedere che questa giovane è graziosa, e ha i capelli chiari, gli occhi grandi e un sorriso nervoso.»
Cassandra sgranò gli occhi. «Un sorriso nervoso? Ma davvero?»
«Penso proprio di sì. Ma perché è nervosa?»
Un cipiglio oscurò il viso di Cassandra. «Non lo so.»
«Precisamente!» esclamò Jane. «Ora, se dovessi tratteggiare il suo carattere con le parole, ecco cosa potrei dire.» Jane fece una pausa per raccogliere dei fogli dalla sua scrivania e cominciò a leggere.
Elinor-and-Lucy-Steele«Lucy era per natura intelligente; le sue osservazioni erano spesso giuste e divertenti; e di solito, come compagna per una mezzora, Elinor la trovava gradevole; ma le sue qualità non erano state aiutate dall’educazione, era ignorante e illetterata, e le sue deficienze in tutto ciò che riguardava lo sviluppo dell’intelletto, la mancanza di nozioni nelle cose più comuni, non potevano essere ignorate da Miss Dashwood, nonostante i suoi continui sforzi di apparire migliore. Elinor vedeva, e per questo la compativa, lo spreco di qualità che l’istruzione avrebbe potuto rendere così rispettabili; ma vedeva anche, con sentimenti meno teneri, la totale mancanza di delicatezza, di rettitudine e di integrità morale, rivelate dalle attenzioni, dalle premure, dalle adulazioni costantemente profuse a Barton Park; e non poteva ricavare un piacere durevole dalla compagnia di una persona che univa l’ipocrisia all’ignoranza, la cui mancanza di istruzione impediva una conversazione in termini di parità, e la cui condotta verso gli altri toglieva qualsiasi valore all’interesse e al rispetto mostrati a lei.» [Ragione e sentimento, Volume I – capitolo 22]
Soddisfatta, Jane mise giù il foglio e guardò la sorella. «Saresti capace di tratteggiare tutti questi attributi nel tuo disegno?»
Cassandra scrollò le spalle. «No di certo.» Fece un cenno col capo diretto a Jane. «Ma chi è questa Lucy?»
Jane sorrise. «È un personaggio di un libro che sto scrivendo su due sorelle.»
«Ed Elinor è sua sorella?» chiese Cassandra.
«No, anche se Lucy ha una sorella, non si tratta dei personaggi principali. Il libro è essenzialmente su Elinor e sua sorella Marianne.»
«E Lucy ha un motivo per essere nervosa?»
Jane sollevò le sopracciglia. «Oh, questo è certo. Ha un segreto e questo sarà una parte fondamentale del libro!»
«Oh, devo sapere qual è il suo segreto!» disse Cassandra, spalancando gli occhi.
Jane scosse il capo. «Lo scoprirai quando avrò finito il libro e te lo leggerò. Per adesso, dovrai aspettare!»

*~*~*

Abbiamo tanto di cui essere grati per il dono della scrittura di Jane. Poteva tratteggiare un personaggio, una scena e un evento (pensate alla proposta sfortunata di Darcy) davvero affascinanti. Può non avere usato tantissime parole per descrivere il loro aspetto (di Darcy dice che è alto, ha bei lineamenti e un nobile portamento; di Jane che è cinque volte più graziosa delle altre giovani al ballo; di Elizabeth che ha dei begli occhi; di Lydia che è la più alta delle sorelle – stando a quanto dice lei, almeno, …“perché anche se sono la più giovane, sono la più alta.” [Orgoglio e pregiudizio, Volume I – capitolo 2]), ma ci ha fornito informazioni a sufficienza da farci sentire di conoscerli molto bene alla fine dei suoi libri.
Quindi, anche se Jane Austen può non essere stata esperta nel disegno o nel dipingere, possiamo davvero apprezzare le sue eccellenti doti nel tratteggiare qualcosa che voleva comunicare utilizzando le parole. Ai suoi tempi poteva non essere considerato un talento da signora di qualità, ma sono grata che la sua famiglia abbia permesso che i suoi libri venissero pubblicati per il nostro appagamento oltre duecento anni dopo!

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Kara-Louise-245x300-245x300Kara Louise è cresciuta nella San Fernando Valley, appena a nord di Los Angeles. Nel 1991 si è trasferita a Wichita, Kansas, dove ha vissuto per oltre vent’anni, fino a settembre 2013, quando si è trasferita col marito, un cane e cinque gatti nell’area di St. Louis per stare vicina al figlio, alla nuora e alla nipotina. Kara ha cominciato a scrivere variazioni di Orgoglio e pregiudizio nel 2001, e finora ha pubblicato otto romanzi basati su Orgoglio e pregiudizio.

Le traduzioni dei romanzi di Jane Austen sono di Giuseppe Ierolli e sono tratte da jausten.it, a eccezione di alcuni dei termini specifici che rimandavano al disegno (in corsivo), che talvolta sono stati alterati per far comprendere al meglio lo spirito dell’articolo.

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