La moda secondo Jane Austen

Quando circa un anno fa mi imbattei in un articolo su Repubblica.it sulle nuove creazioni in fatto di gioielli di Miuccia Prada, fui incuriosita dal rimando non del tutto scontato a Jane Austen, e con lei a un’epoca in cui il cammeo era compagno di un certo modo di vestire fatto di drappeggi, scialli, strascichi, scollature entro cui essere sfoggiato.
I materiali e le finiture del cammeo moderno (in plexigass) sono espressione di lavorazioni all’avanguardia mentre l’immagine e la funzione di tale gioiello rievocano utilizzi meno voluttuari e leziosi rispetto a quelli che potrebbe incarnare oggi:

Come vedi è andato tutto bene, specialmente dopo esserci messe sulle spalle il foulard di Mrs Lance, fissato con una spilla.
(Lettera 66, 24 gennaio 1809)

Accessorio indispensabile per fermare la mantella se incastonato come spilla, usato come pendente per impreziosire una mise da sera, se eri nubile dovevi procurartelo da sola come fece Cassandra, chiedendo alla sorella Jane di acquistarlo a Londra:

Ho comprato il tuo Medaglione, ma sono stata costretta a pagarlo 18 scellini – che dev’essere un po’ più di quanto intendevi spendere; è semplice e elegante, montato in oro.
(L85, 24 maggio 1813)

In realtà all’epoca lo shopping riguardava per la maggior parte gli accessori, dovendo per gli abiti acquistare “solo” la stoffa: popeline, raso, ermisino, mussolina, lino, broccato, crespo cinese. Le scorribande all’emporio riguardavano l’occorrente per partecipare a un ballo: calze di seta (poi da cifrare) e guanti bianchi:

Non dici nulla delle calze di seta; spero perciò che Charles non le abbia comprate, visto che non sono davvero in grado di pagarle, perché ho speso tutto il mio denaro per comprare guanti bianchi e stoffa di seta.
(L1, 9-10 gennaio 1796)

Abito Regency

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I menu di Jane Austen

Un contributo di Romina Angelici sulla cucina austeniana.

Impazzano sulla televisione digitale, fino a occupare interi canali tematici su quella satellitare, le trasmissioni dedicate all’arte culinaria – più o meno elaborata – e le beniamine del pubblico sono diventate – più di certe showgirl – le conduttrici di tali programmi: La prova del cuoco, I menù di Benedetta etc.
Prendendo a prestito sia il tema sia i titoli di queste trasmissioni, e richiamando l’attualità del fenomeno “Jane Austen”, che a duecento anni dall’uscita del suo romanzo più famoso rimane saldamente ancorata all’attenzione del grande pubblico, nonché a quella degli addetti ai lavori, vorremmo qui presentarla in un’ottica che ce la rende ancora più vicina (e cara): “prendendola per la gola”.
Non si pretende certo di approfondire le tematiche e la poetica di una scrittrice la cui consacrazione tra i classici della Letteratura è da considerarsi per chi scrive indiscussa, se non ovvia, ma si vuole dimostrare, allora come oggi, l’impellente attrattiva esercitata dal cibo.

Chawton Cottage: la stanza con il forno
Chawton Cottage: la stanza con il forno

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Una nuova pagina: Bibliografia Italiana

Jasit LogoContinuiamo la pubblicazione di pagine di consultazione dedicate a chiunque desideri approfondire la materia austeniana.

Dopo Conoscere Jane Austen, che presenta la “donna” Jane Austen e la sua opera a chi ancora non la conosce o la conosce poco, oggi pubblichiamo Bibliografia Italiana.

La pagina elenca i testi (biografie, saggi e articoli) in italiano disponibili in formato cartaceo o online, ordinate per autore in ordine alfabetico, dalla prima biografia di Jane Austen mai pubblicata, il famoso Memoir of Jane Austen scritto nel 1869 dal nipote James Edward Austen-Leigh, ai saggi di Virginia Woolf nel Lettore Comune scritti nel 1923, fino alle recensioni anonime dal 1812 al 1818.
In fondo al materiale di questo genere, è disponibile anche  l’elenco completo delle edizioni di opere di Jane Austen tradotte in italiano, limitatamente ai romanzi cosiddetti canonici (Ragione e Sentimento, Orgoglio e Pregiudizio, Mansfield Park, Emma, L’Abbazia di Northanger e Persuasione) e alle prime edizioni delle traduzioni.

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Una nuova pagina: Conoscere Jane Austen

Jasit LogoAnche se il nostro sito è dedicato a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno già incontrato Jane Austen sulla strada dei loro interessi, dei loro studi o delle loro letture, il nostro progetto di divulgazione dell’opera e della biografia della scrittrice inglese non sarebbe completo se non tenesse conto di chi, per età o per mancanza di occasioni, non ha mai letto Orgoglio e pregiudizio o Persuasione.

Abbiamo dunque aperto una pagina tutta per loro, per voi: Conoscere Jane Austen è una piccola chiave d’accesso alla straordinaria dimensione del ritratto sociale e alla perfezione stilistica di un’autrice che senza ombra di dubbio si colloca nell’empireo della cultura occidentale. Speriamo che possa servire da invito alla lettura, perché ogni volta che un classico viene sfogliato da qualcuno, guadagna un ulteriore passo verso l’immortalità.

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Un cappellino di velluto nero

Nel lontano 1992, uno fra i maggiori critici letterari italiani, Pietro Citati, così scriveva di Jane Austen su Repubblica:

“Appena sfogliamo le lettere di Jane Austen ci sembra di ascoltare una conversazione: avvenuta quasi due secoli fa, in piccoli paesi dell’ Inghilterra del Sud, ma così chiara e nitida e luminosa, come se avvenisse in questo momento, nella stanza accanto alla nostra, tra due ragazze che si sono appena lasciate. Non c’è mai quell’impercettibile vetro, con cui la carta allontana e raffredda il corso delle parole. Per tutta la vita, Jane Austen e la sorella Cassandra (alla quale scrisse la maggior parte delle sue lettere) divisero la stessa stanza da letto; e passarono le giornate nella stessa sala da soggiorno. Secondo i famigliari erano molto diverse: “Cassandra aveva il merito di tenere il proprio comportamento sotto controllo, mentre Jane aveva la felicità di un temperamento che non chiedeva mai di essere comandato”. Si confidarono quasi tutto: si dissero ogni pensiero via via che nasceva; commentando tra loro ogni avvenimento del paese e della campagna. Appena la carrozza portava Cassandra a Kintbury o a Godmershan o a Manydown, Jane si metteva al tavolino, con la sua penna cedevole, e la calligrafia chiara come la mente bene ordinata. Scriveva come parlava: con la stessa velocità, la stessa intonazione, piccole risate e piccoli capricci e piccole fantasie e accenni di assennatezza precoce. Jane Austen non descriveva alla sorella i suoi pensieri e sentimenti, né parlava dei libri che aveva preso in prestito alla biblioteca circolante, trasformando le lettere in una specie di interminabile diario, come molte ragazze di quel periodo cominciavano a fare. Quando scriveva, Jane Austen non era mai sola (Lettere, introd. e commento di Malcolm Skey, trad. di Linda Gaia, Theoria, pagg. XL-294, lire 42.000). Qui parla un mondo compatto, foltissimo, solidale, come ormai non ne conosciamo più.

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