Vestirsi per un ballo

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 6 (ottobre 2016), pp. 44-51. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.

Emma fu accompagnata in una stanza molto confortevole, e non appena le cortesie di Mrs. Edwards la lasciarono da sola, le gioiose incombenze, le gioie preliminari di un ballo, ebbero inizio. Le ragazze, vestendosi in qualche misura insieme, fecero inevitabilmente meglio conoscenza[1].

Dal momento che le feste da ballo erano per le signorine una delle rare occasioni in cui incontrare e scambiare un po’ di chiacchiere con persone dell’altro sesso, è evidente che i preparativi per andare a un ballo fossero importantissimi.

Quando una donna era di fronte a un uomo sulla pista da ballo, lui era abbastanza distante per vederla bene nel suo insieme, ma era anche abbastanza vicino da poterla toccare, da notare un’allettante apparizione fugace della sua caviglia mentre era impegnata in salti o saltelli, e da apprezzarne la figura mentre la faceva volteggiare attorno alla pista da ballo.[2]

L’osservazione delle dame nelle loro mise era ancora più agevole per gli uomini che non ballavano, e che invece fissavano i ballerini dal perimetro della sala da ballo, proprio come fa Mr. Darcy al ballo di Meryton o in altre circostanze. Le signore non erano inconsapevoli degli sguardi di chi era ai margini della pista, e facevano di tutto per apparire nel modo migliore.
Ecco perché si pensava con largo anticipo agli abiti da indossare e agli accessori che li avrebbero fatti notare. Per Emma Watson, abbiamo visto che costituiscono le gioie preliminari di un ballo.
Catherine Morland non riesce a pensare ad altro.

Catherine tornò a casa felicissima. La mattinata aveva corrisposto a tutte le sue speranze, e la serata del giorno successivo era ormai oggetto di aspettative, di gioie future. Che vestito e che cappellino mettersi erano diventati la sua principale preoccupazione. Cosa che non può certo essere giustificata. L’abbigliamento è sempre un modo frivolo per distinguersi, e l’eccessiva sollecitudine al riguardo ha spesso un effetto contrario a quello voluto. Catherine lo sapeva benissimo; la prozia le aveva letto un sermone sull’argomento proprio il Natale appena passato; eppure il mercoledì sera rimase sveglia per dieci minuti incerta tra il vestito di mussolina a pois e quello ricamato, e nulla se non la mancanza di tempo le impedì di comprarne uno nuovo per la serata[3].

Anche Elizabeth Bennet è piena di aspettative nell’indossare l’abito per il ballo di Netherfield, pensando che potrà presto essere ammirata da Wickham.

Si era abbigliata con più cura del solito, e si era preparata con l’umore alle stelle alla conquista di tutto ciò che ancora non era stato soggiogato nel cuore di lui, fiduciosa che non ce ne fosse più di quanto potesse essere vinto nel corso della serata[4]

Purtroppo, per Elizabeth, i preparativi devono essere stati ben più divertenti del ballo stesso, dal momento che Wickham non si presenta; Mr. Collins le inciampa ripetutamente tra i piedi nel corso del primo ballo; si trova suo malgrado a ballare con Darcy, che le fa la ramanzina; e tutta la sua famiglia – a parte Jane – la mette in imbarazzo.

I balli erano un’occasione per mettersi in evidenza, quindi era essenziale che mostrassero le giovani nubili nella loro luce migliore. Come ricorda il manuale di etichetta per le giovani signore dell’epoca, The Mirror of the Graces:

Poiché il ballo è il talento più studiato per mettere in luce a proprio vantaggio una figura fine, un gusto elegante e un portamento aggraziato, è necessario che la nostra considerazione sia rivolta in particolar modo verso di esso. E troveremo che quando la Bellezza dovrà essere espressa in tutto il suo vigore, non potrebbe scegliere un’esibizione più efficace.[5]

Gli abiti erano fatti di solito di stoffe leggere e delicate, come la mussolina, il crepe de Chine o altri tessuti lucidi e trasparenti su una base più morbida, come un satin scivolato. Le sottogonne ampie del Settecento avevano lasciato il posto a tessuti più leggeri e a modelli più aderenti e rivelatori, con il taglio della vita che era salito appena sotto il seno, mettendolo, così, bene in evidenza.
A Corte, però, si continuava a mantenere uno stile più antiquato ma più imponente.

Anche se le gonne ampie e i cerchi del XVIII secolo erano stati banditi dalla vita di ogni giorno dalla Rivoluzione Francese, la moda sontuosa dell’era precedente perdurava alla corte inglese. Cerchi, seta o satin, pizzo e piume di struzzo continuavano a essere d’obbligo nell’abbigliamento femminile alla Corte di St. James fino al 1820, quando il Principe Reggente ascese al trono e pose fine bruscamente alla tradizione del XVIII secolo. La grande toilette dell’abito da corte consisteva in un ampio cerchio sotto una sottogonna ricamata sulla quale si indossava una gonna che poteva essere di satin, di pizzo o di rete drappeggiata[6].

Se Anne de Bourgh fosse stata meno malaticcia e fosse stata presentata a Corte avrebbe dovuto indossare un abito così. Nell’ambiente frequentato da Jane Austen e dalle sue eroine, tuttavia, gli abiti erano molto più semplici e più pratici, e consentivano un movimento più agevole.
Il colore principe per le giovani nubili era il bianco, magari accompagnato da piccoli tocchi di colore degli accessori, come nastri, copricapi, piume e scarpette coordinati. In alcuni casi venivano accettati anche delicati colori pastello come il rosa, il giallino, il verdino o il celeste.
Fanny Price indossa sicuramente il bianco per il suo ballo di debutto in Mansfield Park; anche se non è espresso specificatamente. Pochi capitoli prima, però, Edmund dichiara:

«Una donna non può mai essere troppo elegante quando è tutta in bianco. No, non vedo nessun eccesso in te; nulla che non sia perfettamente appropriato. Il vestito sembra molto grazioso. Mi piacciono quei pois lucidi. Miss Crawford non ha un vestito simile?»[7]

Catherine Morland, invece, indossa un «vestito di mussolina fiorata con guarnizioni azzurre»[8] quando va a ballare alle Lower Rooms e incontra Mr. Tilney.

Gli abiti da ballo erano provvisti di strascico. Come diceva lo scrittore e drammaturgo inglese Oliver Goldsmith:

L’eleganza e la classe di una signora, che prima venivano determinate dall’ampiezza del suo cerchio, vengono oggi stabilite dalla lunghezza del suo strascico. Donne di ricchezza moderata si accontentano di strascichi moderatamente lunghi, ma le donne di buongusto e di classe non mettono limiti alla loro ambizione in questo particolare[9].

Per non essere impedite nei movimenti dagli strascichi, sia lunghi che corti, rischiando di inciampare – soprattutto se avevano dei cavalieri goffi come Mr. Collins – le signore solevano tirarli su. Catherine Morland e Isabelle Thorpe «si appuntavano a vicenda lo strascico per ballare»[10].

A ballo finito, poi, li lasciavano di nuovo giù, come Mrs. Edwards ne I Watson, il cui strascico di satin lambisce «il lucido pavimento della sala da ballo»[11].

Questi i consigli sull’abbigliamento forniti da A Lady of Distinction:

Gli strascichi lunghi sono, naturalmente, un’appendice troppo ingombrante per essere indossati di proposito quando si ha intenzione di ballare; ma va anche notato che le gonne troppo corte sono prive di eleganza così come le altre sono scomode. Un abbigliamento succinto e limitato impedisce il movimento degli arti, e oltre a questa sconvenienza, mostra le gambe nel modo meno aggraziato possibile. L’abbigliamento più elegante per un ballo prevede che gli indumenti che stanno di sotto debbano essere assolutamente corti, ma quelli che li ricoprono (che dovrebbero essere di stoffa leggera) debbano raggiungere almeno il collo del piede. L’abito dovrebbe essere anche sufficientemente ricco da ricadere facilmente in pieghe dalla vita in giù, fino al piede. Grazie a questo accorgimento, quando la ballerina comincerà i suoi movimenti aggraziati, il drappeggio si adatterà con eleganza alle movenze e alla linea delle sue gambe; e ricadrà a caso sui suoi piedi, oppure, sempre a caso, quando saltellerà, scoprirà le sue belle caviglie tornite sotto le pieghe svolazzanti. La simmetria e la grazia verranno esibite in modo quasi inconscio; e così la Modestia, colta alla sprovvista, adornerà, coi suoi rossori, i perfetti lineamenti della bellezza femminile[12].

Un accorgimento che veniva adottato per mettere in risalto le linee della figura femminile era quello di inumidire la mussolina degli abiti perché questa aderisse al corpo, lasciando ben poco all’immaginazione. I dottori spesso chiamavano la consunzione – che in questo periodo registrò un picco – la malattia della mussolina. Se non abbiamo dubbi che le eroine di Jane Austen non abbiano mai fatto ricorso a questi espedienti, non altrettanto si può dire di Lydia e Kitty Bennet, che potrebbero essere uscite di casa con gli abiti più umidi del dovuto, sicure che Mr. Bennet non avrebbe mai lasciato l’oasi di pace della sua biblioteca per controllare i loro abiti.

Jane Austen non era eccessivamente pudica, tuttavia non approvava le scollature troppo profonde che lasciavano le «brutte spalle nude»[13]. Per lei era una sofferenza non potersi permettere un nuovo abito a ogni stagione.

Molte delle informazioni che mi dai mi riempiono di Gioia […] che stai meditando di acquistare un Abito nuovo di mussolina […] Io sono determinata a comprarne uno molto bello non appena potrò, e sono così stanca e mi vergogno talmente di metà del mio guardaroba attuale che arrossisco al solo guardare l’armadio che lo contiene[14].

Per ovviare a questo inconveniente e cambiare il suo aspetto da un anno al successivo, Jane Austen modificava e riadattava i suoi abiti da ballo, in modo che si confacessero alla moda del periodo. «Ho abbassato la scollatura specialmente ai lati, e intrecciato un nastro di seta nera intorno alla parte alta»[15] scrive a Cassandra nel marzo 1814.

Per avere un’idea sulla moda e sulle tendenze del momento, le signorine più raffinate sfogliavano la famosissima rivista di moda La Belle Assemblée, che dal 1806 al 1837 fu un punto di riferimento per l’eleganza.

Gli accessori erano fondamentali per completare  con accuratezza l’abbigliamento.
I guanti lunghi erano d’obbligo e venivano indossati per tutto l’arco del ballo. Erano quasi sempre bianchi, ma avevano talvolta delle sfumature pastello che venivano abbinate agli abiti. In una lettera del 1796, Jane Austen si lamenta con la sorella Cassandra: «Ho speso tutto il mio denaro per comprare guanti bianchi e stoffa di seta»[16]. Di solito erano di capretto o di altre pelli morbide, ma ben presto vennero sostituiti da quelli di stoffa, che vestivano meglio ed erano più economici. Spesso erano dotati di laccetti o fibbie che li mantenevano sopra al gomito ed evitavano le grinze anche durante le danze.
Anche lo scialle era diventato pian piano un accessorio di gran moda, e veniva indossato in particolare nel corso dei balli che avevano luogo in autunno e inverno. Particolarmente apprezzati erano quelli provenienti dalle Indie orientali. Lady Bertram è ansiosa di riceverne uno dal nipote, William Price.

«Fanny, William non deve dimenticarsi del mio scialle, se va nelle Indie orientali, e gli chiederò di comprare qualsiasi altra cosa che valga la pena; mi auguro che possa andare nelle Indie orientali, così potrò avere il mio scialle. Credo che gliene chiederò due, Fanny»[17].

Le calze erano bianche e di seta, arrivavano sopra il ginocchio e venivano tenute su da un nastro o da una piccola fibbia, anche se, alla fine del XVIII secolo era stata inventata una giarrettiera a elastico. Chi non poteva permettersi le calze di seta, le indossava di fine cotone inglese.

Jane Austen era molto esigente riguardo alle calze. Preferiva «di gran lunga averne solo due paia di questa qualità, che tre di minor pregio»[18]. Nel 1811 acquistò a Grafton House «3 paia di Calze di seta per un po’ meno di 12 scellini a paio»[19].

Di solito le signorine non indossavano un copricapo, ma si facevano arricciare i capelli dalla cameriera e li decoravano con una fascia, dei nastri, dei fiori artificiali o dei gioielli. «“Guarda quella signorina con il filo di perle bianche tra i capelli”, sussurrò Catherine, allontanando la sua amica da James. “È la sorella di Mr. Tilney”»[20].

Un altro ornamento molto utilizzato per le acconciature erano le piume.

Una piuma di struzzo sistemata con raffinatezza faceva sembrare una donna più alta, attirava l’attenzione quando si muoveva su e giù coi movimenti della danza, e indicava anche ricchezza (le piume dovevano essere importate dal Sudafrica)[21].

Quando Catherine Morland e Mrs. Allen vanno per la prima volta nelle Upper Rooms a Bath, «delle coppie che ballavano non vedevano nulla, se non le piume più alte di qualcuna delle dame»[22].

Tuttavia, andando avanti con gli anni, le signore preferivano indossare dei copricapi piuttosto che perdere tempo con complicate acconciature. Il turbante era un accessorio di gran moda, e non solo tra coloro che avevano ormai superato l’età da marito. Jane Austen indossava spesso dei copricapi, alternandoli, scambiandoli con Cassandra e modificandoli per rinnovarli.

Qualche giorno fa mi sono presa la libertà di chiedere alla tua Cuffia di velluto Nero di prestarmi la sua calotta, cosa che ha fatto senza alcuna difficoltà, e che mi ha permesso di procurare un considerevole aumento di dignità al mio Cappellino, che prima era troppo frivolo per piacermi. – Lo metterò giovedì, ma spero che non ti offenderai con me per aver seguito solo in parte i tuoi consigli su come abbellirlo – mi azzarderò a lasciarci intorno il nastrino argentato, girato due volte senza nessun fiocco, e invece della piuma militare nera ce ne metterò una color Papavero, che trovo più elegante –; e inoltre il color Papavero sarà di gran moda questo inverno[23].

Un altro cappellino che Jane Austen indossò a un ricevimento era un copricapo molto in voga tra le signore dopo la battaglia del Nilo del 1798, per celebrare l’Ammiraglio Nelson.

Stasera tutto considerato non metterò il cappellino di raso bianco; metterò invece il cappellino Mammalucco, che Charles Fowle ha mandato a Mary, e che lei mi presta. – Di questi tempi è di gran moda, è portato all’Opera, e da Lady Mildmays ai Balli di Hackwood – odio descrivere queste cose, e credo che Tu sia in grado di immaginare com’è fatto[24].

Sicuramente Cassandra non avrà avuto problemi a immaginare come fosse fatto il cappello, ma per chi vive in un’altra epoca, Constance Hill spiega:

Le donne indossavano delle acconciature che somigliavano in qualche modo a un fez, che riconosciamo come “cappello mammalucco”. I loro cappelli sono adornati dalla “piuma rosa di Nelson”[25].

Un altro accessorio importante era il ventaglio. Le sale da ballo erano spesso calde e soffocanti. In Mansfield Park, William Price fa «lavorare il ventaglio della sua dama come se fosse una questione di vita o di morte»[26].

Ma il ventaglio era anche uno strumento di seduzione e di comunicazione. Poteva essere inoltre utilizzato per annotare i nomi dei cavalieri per la serata, o per ricordare dei passi di ballo particolarmente difficili, che venivano appuntati su ventagli economici e quindi sacrificabili o su quelli fatti di materiali da cui potevano essere cancellati in seguito.

Le signore indossavano alcuni gioielli sugli abiti da ballo. Nei primi dell’Ottocento le pietre considerate più adatte per le giovani donne erano l’ametista e il topazio. Nel 1801 Charles Austen regalò a ciascuna delle due sorelle una croce di topazi, spendendo quasi tutto il denaro guadagnato come ufficiale di Marina.

Anche Fanny Price riceve dal fratello William una croce – d’ambra, in questo caso – e la vuole indossare al suo primo ballo, ma non sa se appenderla a un nastro o se accettare il dono di Mary Crawford – in realtà di suo fratello Henry – di una collana d’oro. Il suo imbarazzo aumenta quando anche Edmund le dona una catenina più sottile, che lei preferirebbe indossare. Per fortuna, la collana di Mary è troppo spessa, e l’anello della croce d’ambra non entra, così Fanny indossa sia la catenina di Edmund con la croce, che la collana di Mary.

L’accessorio più importante da indossare a un ballo, tuttavia, erano le scarpe, che dovevano garantire un movimento agevole, e quindi dovevano essere comode ed eleganti, oltre a essere ben abbinate all’abito. Si trattava di semplici scarpette basse di seta, con la suola anch’essa di seta o di pelle morbida. Le signore si cucivano spesso da sole le scarpe da ballo; non era difficile trovare nei loro cestini da lavoro l’attrezzatura per realizzarle. Mrs. Austen cucì delle scarpette da ballo per le nipoti. Jane, al contrario, non amava questa attività, sebbene dalle sue lettere si sappia che possedesse scarpe da ballo verdi, nere, bianche, blu e perfino rosa.

Le scarpe venivano poi decorate, di solito con nastri che le facevano sembrare molto simili alle nostre scarpette da ballo, o con delle roselline sempre fatte di nastro, che venivano abbinate al colore dell’abito. Elizabeth e le sue sorelle ordinano i nastri per le shoe-roses da Meryton, ma poi, a causa del tempo uggioso di quei giorni «gli stessi nastri per le scarpe da mettere a Netherfield furono comprati per procura»[27].

Un esempio di scarpe da ballo del periodo della Reggenza (Fonte MFA Boston: http://www.mfa.org/collections/object/pair-of-womans-shoes-65967)

Poiché le suole erano molto sottili, alcune giovani le facevano a pezzi nel corso di una sola serata di ballo energico. Bisognava inoltre stare molto attente quando si usciva dalla carrozza prima di entrare nelle Assembly Rooms o nella casa in cui si teneva il ricevimento, poiché non era affatto difficile sporcarle con fango o sterco di cavallo.

L’abbigliamento maschile era rigoroso: pantaloni alle ginocchia, calze di seta, scarpe basse di pelle con fibbie decorative, una redingote su misura di tessuto scuro su un panciotto di colore più chiaro, possibilmente ricamato. La camicia, bianca e perfettamente stirata, era fermata al collo da un fazzoletto da collo (cravat), che veniva annodato in modi diversi, a seconda dei dettami della moda del momento. I guanti bianchi erano obbligatori.

I capelli erano naturali, anche se, fino a poco tempo prima, venivano utilizzate le parrucche. Gli uomini più anziani mantenevano ancora l’usanza di incipriarli. Mr. Bennet, che possedeva una vestaglia da cipria (powdering gown), sicuramente continuava a farlo prima di uscire.

Gli unici uomini a cui era consentito un diverso genere di abbigliamento erano gli ufficiali, che attiravano l’occhio di molte donzelle, grazie alle loro uniformi, in particolare le giubbe rosse. Ne I Watsons, Mrs. Edwards si lamenta perché la figlia ha trascurato i propri vicini per ballare con gli ufficiali.

«Mary è stata circondata da uniformi per tutta la serata. Mi sarebbe piaciuto di più se avesse ballato con qualcuno dei nostri vecchi vicini, lo confesso.»
«Sì, sì, non dobbiamo trascurare i nostri vecchi vicini. Ma se questi militari sono più svelti degli altri in una sala da ballo, che cosa devono fare le signorine?»[28]

Le regole erano molto severe per gli uomini che partecipavano ai balli.

«Agli uomini non è consentito di entrare in una sala da ballo con stivali, speroni, ghette, pantaloni lunghi, con bastone di alcun genere, e i pantaloni larghi non sono considerati adatti per un abbigliamento da sera formale»[29].

Persino al Duca di Wellington fu rifiutato l’ingresso ad Almack’s perché i suoi indumenti non erano conformi alle regole di abbigliamento di quel club così esclusivo.


NOTE

[1] Jane Austen, Altre opere, a cura di Giuseppe Ierolli, Il mio libro 2011, p. 82.

[2] Susannah Fullerton, A Dance With Jane Austen. How a Novelist and her Character went to the Ball, Frances Lincoln Limited 2012, Londra, p. 23.

[3] Jane Austen, L’Abbazia di Northanger, a cura di Giuseppe Ierolli, Il mio libro 2011, p. 63. Volume primo, capitolo 10

[4] Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, Edizione Speciale del Bicentenario a cura di JASIT, 2013, p. 88.

[5] A Lady of Distinction, The Mirror of The Graces: or, The English Lady’s Costume, a cura di I. Riley, C. Wiley 1813, New York, p. 164.

[6]Jennifer Kloester, Georgette Heyer’s Regency World, Sourcebooks Inc., Napeville, Illinois, 2010, pp. 201-202

[7] Jane Austen, Mansfield Park, Edizione Speciale del Bicentenario a cura di JASIT, 2014, p. 203. Volume secondo, capitolo 5 (23)

[8] Jane Austen, L’Abbazia di Northanger, a cura di Giuseppe Ierolli, Il mio libro 2011, p. 19. Volume primo, capitolo 3

[9] Oliver Goldsmith, Miscellaneous Works, William Smith, Londra, 1841, p. 87

[10] Jane Austen, L’Abbazia di Northanger, a cura di Giuseppe Ierolli, Il mio libro 2011, p. 28. Volume primo, capitolo 5

[11] Jane Austen, Altre opere, a cura di Giuseppe Ierolli, Il mio libro 2011, p. 86.

[12] A Lady of Distinction, The Mirror of The Graces: or, The English Lady’s Costume, a cura di I. Riley, C. Wiley 1813, New York, pp. 180-182

[13] Fonte: jausten.it. (Lettera 62)

[14] Fonte: jausten.it. (Lettera 15)

[15] Fonte: jausten.it. (Lettera 99)

[16] Fonte: jausten.it. (Lettera 1)

[17] Jane Austen, Mansfield Park, Edizione Speciale del Bicentenario a cura di JASIT, 2014, p. 275. Volume secondo, capitolo 13 (31)

[18] Fonte: jausten.it. (Lettera 23)

[19] Fonte: jausten.it. (Lettera 70)

[20] Jane Austen, L’Abbazia di Northanger, a cura di Giuseppe Ierolli, Il mio libro 2011, p. 49. Volume primo, capitolo 8

[21] Susannah Fullerton, A Dance With Jane Austen. How a Novelist and her Character went to the Ball, Frances Lincoln Limited 2012, Londra, p. 27.

[22] Jane Austen, L’Abbazia di Northanger, a cura di Giuseppe Ierolli, Il mio libro 2011, p. 15. Volume primo, capitolo 2

[23] Fonte: jausten.it. (Lettera 14)

[24] Fonte: jausten.it. (Lettera 17)

[25] Constance Hill, Jane Austen: i luoghi e gli amici, trad. it. a cura di JASIT, Città di Castello, Jo March 2013, p. 92.

[26] Jane Austen, Mansfield Park, Edizione Speciale del Bicentenario a cura di JASIT, 2014, p. 252. Volume secondo, capitolo 10 (28)

[27] Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, Edizione Speciale del Bicentenario a cura di JASIT, 2013, p. 87. Volume primo, capitolo 17

[28] Jane Austen, Altre opere, a cura di Giuseppe Ierolli, Il mio libro 2011, p. 95.

[29] Thomas Wilson, A Companion to the Ball Room, Londra, 1816, pag. 220

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