L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 6 (ottobre 2016), pp. 44-51. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.
Emma fu accompagnata in una stanza molto confortevole, e non appena le cortesie di Mrs. Edwards la lasciarono da sola, le gioiose incombenze, le gioie preliminari di un ballo, ebbero inizio. Le ragazze, vestendosi in qualche misura insieme, fecero inevitabilmente meglio conoscenza[1].
L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 3 (ottobre 2015), pp. 25-30. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.
«Benissimo. Questa risposta può andare, per il momento. Forse tra un po’ io potrei osservare che i balli privati sono molto più piacevoli di quelli pubblici. Ma ora possiamo restare in silenzio»[1].
siamo lieti di annunciarvi un evento d’eccezione, organizzato grazie alla preziosa collaborazione con le Società di Danza di Lucca e di Pisa, per celebrare i 250 anni dalla nascita di Jane Austen in una suggestiva evocazione delle atmosfere dai suoi romanzi e omaggiare insieme il suo Genio eterno.
Vi invitiamo a partecipare al “Gran Ballo per Jane Austen” che avrà luogo Sabato 21 Giugno, dalle 15.30 alle 18.00, nella splendida cornice della Sala delle Guardie (o Ademollo) di Palazzo Ducale a Lucca.
La Jane Austen Society of Italy (JASIT) è un’Associazione Culturale Italiana, attiva su tutto il territorio nazionale; in quanto società letteraria, promuove in Italia la conoscenza e lo studio di Jane Austen, la sua vita, la sua opera e tutto ciò che è legato ad essa, attraverso qualunque attività utile a realizzare tale scopo, nel nome dell’arricchimento culturale personale e condiviso.
L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 9 (ottobre 2017), pagg. 17-25. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.
«Un ballo in una città di provincia; alcune coppie che si incontrano e si tengono per mano in una sala dove si mangia e si beve un po’; e, come ‘catastrofe’, un ragazzo che viene umiliato da una signorina e trattato con bontà da un’altra. Nessuna tragedia, nessun eroismo. Eppure, per qualche motivo, la scenetta ci commuove in modo del tutto sproporzionato all’apparente banalità. Il comportamento di Emma nella sala da ballo ci ha permesso di capire quanto riguardosa, tenera e spinta da sentimenti sinceri si sarebbe rivelata nelle crisi più gravi della vita che inevitabilmente, mentre la seguiamo, si dispiegano ai nostri occhi. Jane Austen padroneggia un’emozione molto più profonda di quanto non emerga in superficie. Ci stimola a fornire quel che manca. Lei pare offrire solo un’inezia che però si espande nella mente del lettore arricchendo certe scene a prima vista insignificanti di una vitalità quanto mai duratura»[1].
Il frammento di circa 17.500 parole che Jane Austen cominciò a scrivere nel 1803, forse incoraggiata dall’accettazione per la pubblicazione di Susan (che poi invece sarebbe stato pubblicato solo postumo col titolo di Northanger Abbey) contiene proprio all’inizio una scena perfetta di un ballo pubblico, un ballo che serve a presentare l’eroina – Emma Watson, appena ritornata in casa del padre in Surrey dopo aver vissuto piuttosto agiatamente nello Shropshire, quasi adottata da una zia – alla comunità da cui è mancata per buona parte della sua vita, dal momento che ha vissuto nello Shropshire per ben quattordici anni. Diventata vedova, la zia ha pensato bene di risposarsi e il nuovo marito, forse preoccupato che la moglie volesse destinare una parte delle sue ricchezze a Emma, ha preferito rimandarla dal padre.