Speakers’ Corner n° 4: chiusura lavori

Speakers-Corner-postCari lettori, la quarta edizione dello Speakers’ Corner, il nostro “convegno virtuale”, dedicato questa volta al tema “Jane Austen al cinema e in TV” è giunta ieri alla conclusione.

Potete trovare qui sotto i link a tutti gli articoli che hanno dato vita a questo evento. Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato, con i loro articoli o con i loro commenti e osservazioni.

13 luglio
Gabriella ParisiAustenland: alla ricerca di Jane
14 luglio
Angela CaputoLe ombre non sono meno importanti della luce
15 luglio
Romina Angelici, “C’è posta per te” e Orgoglio e pregiudizio
16 luglio
Mara BarbuniLa magia delle cose in Miss Austen Regrets
17 luglio
Silvia FrassinetiPride and Prejudice BBC 1980
18 luglio
Giuseppe IerolliGaleotto fu il tuffo

Buona (ri)lettura e… alla prossima!

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Galeotto fu il tuffo

L’ultimo contributo per lo Speakers’ Corner n° 4, dedicato alle opere cinematografiche e televisive ispirate a Jane Austen è firmato da Giuseppe Ierolli.

In Orgoglio e pregiudizio il cambiamento che avviene nel personaggio di Darcy, il passaggio da un giovanotto un po’ antipatico, sulle sue, pieno di orgoglio, all’innamorato ardente che ha ormai abbandonato quella pericolosa sincerità che ha provocato le pungenti risposte di Elizabeth Bennet, trova il suo definitivo compimento nel cap. 43 (Vol. III, cap. 1), quando Elizabeth e gli zii vanno a Pemberley, sicuri dell’assenza del padrone di casa, e l’autrice fa una cosa molto rara nei suoi romanzi, quasi privi di descrizioni paesaggistiche: ci accompagna nel parco della grande tenuta, ce la fa vedere con gli occhi di Elizabeth, che mettono in luce una sorta di simbiosi con quell’uomo che, già parzialmente rivalutato ai suoi occhi, si rivelerà ben presto completamente diverso da come lei lo aveva giudicato.
Il parco, con le sue bellezze del tutto prive di affettazione e di pittoresche banalità, diventa una sorta di specchio del suo proprietario, già abbondantemente elogiato dalla governante durante la visita al palazzo.

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Pride and Prejudice 1980

Questa quinta giornata dello Speaker’s Corner è dedicata a un contributo di Silvia Frassineti sulla versione per lo schermo forse meno nota di Pride and Prejudice.

Sei romanzi non sono abbastanza.
Lamento ricorrente per ogni Janeite che si rispetti. Ecco allora fioriture di libri, eventi e adattamenti per ogni espressione artistica conosciuta all’uomo e qualcuna in più per la donna. È però sullo schermo, grande e piccolo, che si scatenano le passioni austeniane, e le brave Janeites vanno a caccia di adattamenti come segugi pazienti.

253px-PrideAndPrejudiceBBCIn questa ricerca ho trovato una vecchia serie di Pride and Prejudice, firmata BBC e andata in onda solo in inglese nel 1980. Confesso che Orgoglio e pregiudizio è stato il primo romanzo di Jane Austen che ho letto e il mio preferito; forse il solo adattamento che ho ammirato è stato quello di Andrew Davis BBC 1995. La sceneggiatura di Fay Weldon nella versione del 1980 è notevole, come scrittrice ha dimostrato il suo amore per il linguaggio e ha inserito quanto più possibile della prosa di Jane Austen nella serie.
Ogni minuto una lettrice di Jane Austen può sorridere riconoscendo un’espressione speciale e godere così del piacere dell’iniziata ai misteri di un culto, non più segreto.
Peccato che nello zelo di non tralasciare nulla, le battute si susseguano talmente rapide da lasciare lo spettatore stordito, non più in grado di gustarle.
L’intento didattico è chiarissimo, non si prende nessuna libertà rimanendo aderente al testo, anche se alcune remore legate al momento in cui è stato prodotto inibiscono alquanto l’accuratezza storica.
I costumi, specialmente femminili, sono molto curati nei modelli, pieni di pizzi e di ruches, come dovevano essere allora, ma le stoffe sono visibilmente sintetiche e contraffatte.
Per mostrare la formalità di certi rapporti sociali, senza riprodurre i veri gesti, senza un inchino ed un riverenza che l’abitudine avrebbe reso naturale, è stato giocoforza irrigidire i gesti, o meglio la loro mancanza.

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La magia delle «cose» in Miss Austen Regrets

Per lo Speakers’ Corner dedicato al cinema e alla TV, un contributo di Mara Barbuni su un film dedicato a Jane Austen di tema biografico.

Miss Austen Regrets, il film per la televisione trasmesso da BBC One per la prima volta nel 2008, è un film, come si direbbe in inglese, «poignant». L’idea del rimpianto contenuta già nel titolo si presenta allo spettatore sin dai titoli di testa e rimane viva e presente, come un filo rosso, per tutto l’arco del racconto. È un film molto commovente, perché non solo dà corpo e voce ai rimpianti del personaggio principale, Jane Austen, ma riesce a catturare e a trasformare in immagini anche tutta la lunga e variegata storia dei rimpianti, vividi e riconosciuti oppure segreti, dimenticati e nascosti, di ognuno dei suoi spettatori – di ognuno di noi. L’impressione è che Gwyneth Hughes, la writer, abbia captato la sottile verità che sta dietro all’implacabile passione di moltissimi lettori per Jane Austen: una vena di rimpianto, appunto, per un mondo nel quale non si è potuto vivere ma che, per ragioni misteriose, si tende a giudicare migliore del nostro. Partendo da questa premessa, tutte le teste e le mani che hanno lavorato a questo film sembrano aver contribuito a rendere quel rimpianto concreto, visibile, quasi un «oggetto» percepibile con i sensi.

Il direttore della fotografia (David Katznelson) è il primo responsabile di questo risultato. Benché la prima e l’ultima scena siano notturne, sul cuore del film aleggia una luce dorata e piena, che rende i verdi dei prati ancora più verdi, i mattoni delle case ancora più rossi, i fiori ancora più accesi, e i profili dei visi, spessi colti controluce, quasi eterei, con le linee dei corpi che si mescolano ai contorni del paesaggio.
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“C’è posta per te” e Orgoglio e pregiudizio

Per lo Speakers’ Corner, Romina Angelici ci offre una interessante lettura in chiave austeniana del film di Nora Ephron, C’è posta per te, con protagonisti Meg Ryan e Tom Hanks.

Le versioni di Orgoglio e pregiudizio sono ormai diventate dei film-culto esse stesse. Di ciascun romanzo canonico di Jane Austen si può poi confrontare la versione sceneggiato targata BBC e quella cinematografica, e ognuno di noi ha le sue preferenze e le sue critiche da fare. Sarebbe infinito l’elenco dei film, dei telefilm o delle miniserie – tanto in voga ora -, in cui Jane Austen viene continuamente citata, confondendola con un’icona del romanzo rosa o metonimicamente attraverso il suo romanzo più famoso, che viene fatto leggere ad adolescenti o meno.
youve-got-mailC’è però un film che mi è rimasto nel cuore, in cui è innegabile l’ispirazione di matrice austeniana: è C’è posta per te, o You’ve got mail, uscito nel fortunatissimo Natale del 1998. Lo ritengo un omaggio, che risplende di luce propria e che mi è caro per quel senso di meraviglia che si rinnova ad ogni visione alla scoperta di felici assonanze e citazioni che rimandano a Jane Austen.
Penso possa essere interessante andare ad analizzare come è stata utilizzata dalla regista Nora Ephron, la trasposizione di Orgoglio e Pregiudizio, almeno per quanto riguarda la caratterizzazione dei due protagonisti: lui, Joe Fox, figlio di un magnate dell’editoria, e lei, Kathleen Kelly, figlia di una semplice libraia. Lui è così orgoglioso della sua catena di librerie da non vedere e cogliere al primo sguardo la bellezza e l’originalità del “negozio dietro l’angolo” e della sua proprietaria. Anzi, alla precisa domanda del dipendente, curioso su come sia lei fisicamente, il rampollo della casata Fox la definisce “sì, bella”, ma in un modo sdegnoso che assomiglia tanto al giudizio di “appena passabile” riservato da Mr Darcy a Lizzie al loro primo incontro. Lei, dal canto suo, è prevenuta e convinta che, poiché lui è ricco, non sia capace di apprezzare un bel libro e i buoni sentimenti.

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Le ombre non sono meno importanti della luce

Il secondo contributo per il nostro Speakers’ Corner a tema cinematografico è di Angela Caputo.

Becoming_jane_ver4Non nascondo che con Becoming Jane (Julian Jarrold, 2007) ho un rapporto decisamente ambiguo e un conflitto irrisolto.
Al film, dal punto di vista prettamente cinematografico, non si possono negare alcuni pregi oggettivi: costumi e ricostruzioni accurati, una fotografia senza eccellenze ma gradevole, una colonna sonora calzata a pennello, un cast tutto sommato azzeccato (anche se i due protagonisti sono entrambi un po’ troppo bellocci) e una sceneggiatura divertente, con picchi di contrappunto emotivo alternati a qualche scivolone nel banale.
Sulla regia c’è più da discutere: alla mancanza di ritmo e a un certo romanticismo deteriore, si affiancano scene che valgono la pena, di forte intensità sentimentale e sensuale e di autentica tensione emotiva.

Dunque no, non ho un problema con il film in sé, ma piuttosto con la storia che pretende di raccontare e con i personaggi che mette in scena.
Su questi punti mi sentirei di scagionare almeno in parte il regista e chiamerei in causa il signor Jon Spence, docente di letteratura inglese nonché autore nel 2003 della biografia Becoming Jane Austen da cui è tratto il film, per la realizzazione del quale è stato egli stesso consulente storico.
Se già è ambiziosa l’idea di aver compreso a fondo Jane Austen come scrittrice e come donna, è sfrontato pensare di poterne tratteggiare l’evoluzione psicologica ed emotiva, di riuscire a portare alla luce le causali delle sue scelte di vita e delle sue straordinarie ispirazioni letterarie. La sfrontatezza diventa pura irriverenza se questo tentativo forzato viene spacciato per ricostruzione storica e le presunzioni su cui si basa per verità biografiche.

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