Il silenzio e la parola in Ragione e Sentimento

Vi proponiamo oggi la traduzione in italiano di un lungo e interessantissimo articolo dedicato all’uso del linguaggio in Ragione e sentimento. L’articolo, di Michal Beth Dinkler, è apparso sul numero invernale del 2004 di Persuasions On-line, la rivista ufficiale della Jane Austen Society of North America.

Parlare del silenzio: il silenzio e la parola come strumenti sovversivi del potere in Ragione e sentimento di Jane Austen
di Michal Beth Dinkler
V.25, NO.1 (Winter 2004)

In Una stanza tutta per sé Virginia Woolf afferma che la società ottocentesca respinse la scrittura femminile a causa della paura, manifestatasi in un conflitto di valori: “Questo è un libro importante, sostiene il critico, perché tratta della guerra. Questo è un libro insignificante perché si occupa dei sentimenti di una donna in salotto.” Laddove Woolf traccia una netta dicotomia tra la guerra “maschile” e il salotto “femminile”, i romanzi di Jane Austen fondono, a dire il vero, tali stereotipi di genere, rappresentando l’apparentemente innocuo salotto come un vero, e pericoloso, campo di battaglia domestico. In mancanza di potere sociale o politico, la sola arma di Austen nella lotta per l’influenza era la sua lingua, profondamente persuasiva. Perciò i suoi romanzi si concentrano su un gioco strategico tra il linguaggio espresso e il silenzio, strumenti sovversivi del potere per la donna del diciottesimo secolo.

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L’inconsapevole autoinganno di Fanny Price

Un nuovo articolo tradotto dalla rivista “Persuasions On-Line” della “Jane Austen Society of America” (JASNA). Stavolta l’argomento è la protagonista di Mansfield Park (del quale ricordiamo che l’anno prossimo cadrà il bicentenario della prima edizione) e in particolare quello che l’autore chiama il suo “inconsapevole autoinganno” (“The Unconscious Self-Deception”), del quale vengono messe in luce le motivazioni e le conseguenze, in un’analisi che, sia pure limitata a uno degli aspetti dell’eroina del romanzo, propone delle tesi interpretative sicuramente interessanti.

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“L’immaginazione completò quello che lo sguardo non riusciva a distinguere”: l’inconsapevole autoinganno di Fanny Price in Mansfield Park
di Kelly Hagen
Persuasions On-Line, V.32, NO.1 (Winter 2011)

Sigmund Freud
Sigmund Freud

Sigmund Freud, che si rivolse alla letteratura per sviluppare molti punti della sua teoria psicologica, scrisse una volta: “Le illusioni presentano il vantaggio di risparmiarci sentimenti dolorosi e di permetterci di provare invece sentimenti di soddisfazione. Perciò dobbiamo badare che esse non vengano, un giorno, a cozzare con la realtà, e la cosa migliore che possiamo fare è di accettare la loro distruzione senza lamenti né recriminazioni.” [Freud, ebook]. Mansfield Park di Jane Austen contiene un’incarnazione della prima metà di questa riflessione, visto che l’esame dei pensieri e delle azioni di Fanny Price rivela una ragazza che rimodella continuamente il mondo che la circonda allo scopo di immaginare per se stessa un ambiente sociale più accettabile e più tenero nei suoi confronti. Mentre lei non riesce a riconoscere i propri errori di percezione della realtà, le sottili rivelazione di Austen sui conflitti tra la percezione dell’eroina e il mondo oggettivo che la circonda incoraggiano il lettore a esplorare le possibili motivazioni di questo suo inconsapevole autoinganno. Facendo queste riflessioni, il lettore deve anche considerare quali conseguenze ci sarebbero se la realtà percepita da Fanny fosse davvero “ridotta in pezzi” dall’assenza dell’autoinganno. Un tale esame rivela la natura tragica della vita di Fanny Price, un vita talmente dominata dal disprezzo e dalla noncuranza nei suoi confronti, che l’autoinganno inconsapevole diventa l’unico mezzo attraverso il quale lei riesce a resistere alla disperazione e a sentirsi, in qualche modo, felice.

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Connessioni femministe: Jane Austen e Mary Wollstonecraft

Cari lettori, per tentare di aggiornarvi con quanta più attenzione possibile in merito ai contributi, alle notizie e ai dibattiti sulle opere di Jane Austen, abbiamo chiesto alla redazione di “Persuasions“, la rivista ufficiale della JASNA (Jane Austen Society of North America) di poter tradurre per voi in italiano alcuni degli articoli pubblicati sul loro sito web. Abbiamo ricevuto una risposta positiva, e siamo quindi lieti di inaugurare questo percorso con la traduzione di un pezzo che ci è sembrato particolarmente importante, perché prende in considerazione uno degli aspetti più discussi e delicati dell’ambito di studio austeniano. L’articolo di Miriam Ascarelli, di cui potete leggere la traduzione in questo post, esamina infatti il punto di vista “protofemminista” della scrittura di Austen, confrontandolo con il pensiero di colei che fu la prima teorica del femminismo europeo: Mary Wollstonecraft. Siamo certi che questo ottimo studio susciterà il vostro interesse, stuzzicherà le  vostre riflessioni e, perché no, accenderà una discussione molto istruttiva. Buona lettura.

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Connessioni femministe: Jane Austen e Mary Wollstonecraft
di Miriam Ascarelli
Persuasions On-Line
, V.25, NO.1 (Winter 2004)

Cosa hanno in comune Jane Austen, figlia nubile di un ecclesiastico, che scrisse sei romanzi a proposito di giovani donne sulla strada del matrimonio, e Mary Wollstonecraft, la progenitrice del femminismo moderno?

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