I balli pubblici e le regole delle Assembly Rooms

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 3 (ottobre 2015), pp. 25-30. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.

«Benissimo. Questa risposta può andare, per il momento. Forse tra un po’ io potrei osservare che i balli privati sono molto più piacevoli di quelli pubblici. Ma ora possiamo restare in silenzio» [1].

Come abbiamo avuto modo di dire, la nostra rubrica si propone di studiare diversi aspetti del ballo ai tempi di Jane Austen. Ma, innanzi tutto, per poter comprendere come essi si svolgevano e cosa una giovane donna o un gentiluomo dovessero aspettarsi da essi, dobbiamo prima analizzare i diversi aspetti del «ballo».
Sappiamo che Jane Austen poteva scegliere di prendere parte sia a balli pubblici che a balli privati – ovviamente se invitata. In questo articolo ci proponiamo di analizzare i vari aspetti di quelli che erano i balli pubblici, quelli che si svolgevano nelle Assembly Rooms, e quali erano le regole che li governavano.
Più di una volta nei suoi romanzi Jane Austen fa notare che i balli privati sono di gran lunga preferibili a quelli pubblici. Elizabeth Bennet lo afferma mentre balla a Netherfield proprio con Mr. Darcy.
Come mai Mr. Darcy è così schizzinoso verso i balli pubblici, come è chiaramente intuibile dalla sua risposta a Mr. Bingley nel corso del ballo alle Assembly Rooms di Meryton?

«Andiamo, Darcy», disse, «devo farti ballare. Detesto vederti star lì da solo in modo così stupido. Faresti molto meglio a ballare.»
«Non lo farò di sicuro. Sai quanto lo detesto, a meno che non conosca bene la mia dama. In un posto (in originale, «assembly») come questo sarebbe insopportabile. Le tue sorelle sono impegnate, e nella sala non c’è nessun’altra donna con la quale per me ballare non sarebbe una punizione» [2].

Eppure le Assembly Rooms erano il terreno più propizio per il corteggiamento tra giovani, tanto che Catherine Morland incontra il suo Mr. Tilney proprio alle Low Rooms di Bath, ed è probabile che il primo incontro tra Anne Elliot e il capitano Wentworth sia avvenuto in qualche sala pubblica del Somerset. Inoltre, tecnicamente, anche il primo incontro tra Elizabeth Bennet e Mr. Darcy è avvenuto proprio nelle Assembly Rooms di Meryton, malgrado non sia stato così felice.
In effetti, le signorine e i giovanotti frequentavano le sale di ritrovo pubbliche nel periodo Regency proprio per incontrare il compagno della propria vita. Quei balli, infatti, non davano soltanto l’opportunità di conoscere persone nuove, ma anche di avere contatti, chiacchierare, flirtare e adocchiare giovani dell’altro sesso. Insomma, erano molto di più che semplici luoghi per ballare.

La sala ottagonale delle Assembly Rooms di Bath (foto di Glitzy queen00 in English Wikipedia)

Le prime Assembly Rooms furono create all’inizio del XVIII secolo. Nel 1704, quando la regina Anna andò a curarsi con le acque termali, Bath era solo un villaggio di fango con poche vestigia romane. Ma grazie alla presenza della regina e all’intervento di Richard «Beau» Nash (che fu Maestro di Cerimonie nella cittadina dal 1704 al 1762, anno della sua morte), Bath divenne un luogo alla moda e le sue Assembly Rooms furono il modello a cui si ispirarono tutti i luoghi che avessero ambizioni turistiche. Nel 1770 almeno sessanta cittadine e località turistiche inglesi avevano una sala di ritrovo pubblica atta a ospitare balli, e nel 1801 Bath era l’ottava città più grande d’Inghilterra, con una popolazione di 30.000 abitanti, grazie anche ai possibili svaghi offerti dalle sue due imponenti e competitive serie di sale [3] (le Lower Rooms furono costruite nel 1708 su progetto di Thomas Harrison, e le Upper Rooms, o New Assembly Rooms, nel 1769 su progetto di John Wood il Giovane).
Le sale pubbliche erano progettate con l’intento di impressionare i visitatori con la loro grandiosità ed eleganza e con la raffinatezza degli eventi che venivano ospitati. Questo, soprattutto nelle località termali e di villeggiatura, era un evidente segno di prestigio e un mezzo per attrarre turisti – argomento che Jane Austen aveva cominciato ad affrontare nel suo ultimo romanzo, purtroppo incompiuto, Sanditon.
Gli edifici progettati con lo scopo precipuo di ospitare delle Assembly Rooms dovevano avere tre sale principali: una grande sala da ballo, la sala per giocare a carte e una sala da tè; degli spazi separati ma comunicanti, in cui circolare liberamente.
In assenza di sale costruite all’uopo, in alcune cittadine ci si premurava di ospitare i balli in taverne, edifici pubblici o nella sede del municipio.
In Emma Frank Churchill è entusiasta della Crown Inn:

Una locanda modesta, anche se la principale, dove erano tenuti un paio di cavalli di posta, più per le esigenze del vicinato che per quelle dei viaggiatori di passaggio; le sue compagne non si erano aspettate di trovare lì motivi di interesse, ma, passandogli davanti, gli raccontarono la storia della grande sala visibilmente aggiunta; era stata costruita molti anni prima come sala da ballo, e fino a quando il vicinato era stato particolarmente numeroso, tanto da permettere feste da ballo, era stata occasionalmente usata come tale; ma quei giorni felici erano da tempo passati, e ormai lo scopo più elevato per il quale la si chiedesse era di ospitare un circolo di whist fondato da gentiluomini e quasi gentiluomini del posto. Lui si mostrò immediatamente interessato. L’uso come sala da ballo lo attraeva, e invece di passare oltre, si fermò per diversi minuti davanti alle due grandi finestre scorrevoli, che erano aperte, per guardare dentro, riflettere sulla capacità della sala e lamentare il fatto che lo scopo originario fosse stato abbandonato. Non vedeva nessun difetto nella sala, né volle ammetterne nessuno di quelli suggeriti dalle altre. No, era lunga a sufficienza, larga a sufficienza, bella a sufficienza. Poteva contenere proprio il numero giusto per starci comodi. Avrebbero dovuto organizzare balli almeno ogni quindici giorni, durante l’inverno [4].

Prima di trasferirsi a Bath, nel 1801, Jane Austen, Cassandra e i fratelli frequentarono i balli pubblici di Basingstoke, a otto miglia da Steventon, che si tenevano nelle sale del municipio.
Gli Austen pagavano un abbonamento annuale per tutta la famiglia, e tutti i membri amavano prendere parte ai balli. Mr. Austen poteva giocare a carte nella sala adiacente alla sala da ballo e parlare del prezzo del raccolto con i possidenti locali, mentre Mrs. Austen poteva chiacchierare con le sue conoscenti proprio come avrebbe fatto Mrs. Bennet.
Basingstoke offriva diversi balli all’anno, e anche ricevimenti di altro genere.
Nella lettera a Cassandra dell’8-9 gennaio 1799 Jane scrive:

C’erano più Ballerini di quanti ne potesse comodamente contenere la sala, il che è abbastanza per costituire sempre un buon Ballo. Non penso di essere stata molto richiesta. Non erano molto propensi a rivolgersi a me fin quando non ne potevano fare a meno; l’importanza di qualcuno lo sai, varia di volta in volta senza nessun motivo particolare. C’era un Signore, un ufficiale del Cheshire, un Giovanotto molto attraente, che mi avevano detto avrebbe voluto tanto conoscermi; ma dato che non lo voleva abbastanza da prendersi il disturbo di farlo, non se n’è fatto nulla [5].

Jane Austen amava quei balli e detestava doverne perdere qualcuno, così, quando non poteva partecipare, si faceva tenere informata dalle sue «spie». Una di queste era Catherine Bigg, che dopo il ballo le faceva sapere ogni cosa: chi aveva danzato con chi, chi aveva bevuto troppo, quale signora aveva aperto le danze e ogni particolare succulento della serata. Tuttavia Jane Austen cercava di non far coincidere le sue assenze da Steventon con gli appuntamenti dei balli a Basingstoke. «Non farei mai una cosa tanto sgarbata per il Vicinato come andarmene da un’altra parte lo stesso giorno [di un ballo]» disse nella lettera a Cassandra del 20-21 novembre 1800 [6].
Mrs. Mitford, la madre della romanziera Mary Russell Mitford, ricorda di aver visto Jane Austen pronta a danzare con chiunque gliel’avesse chiesto, descrivendola come una «farfallina a caccia di marito» [7]. Ma, del resto, se la giovane Jane Austen avesse respinto l’invito di un cavaliere, sarebbe stata costretta a farlo anche con tutti i successivi, e a sedere a un lato della sala con coloro che non danzavano. E per una ragazza che amava ballare come lei, era difficile doversi fare da parte.
Cento anni dopo, quando Constance ed Ellen Hill si recarono a visitare i luoghi austeniani, come testimoniato nel diario di viaggio/biografia Jane Austen: i luoghi e gli amici, trovarono quelle sale da ballo solo dopo lunghe ricerche, trasformate ormai in un fienile.

Abbiamo salito una scala di legno che portava nel cosiddetto fienile e, subito dopo, ci siamo ritrovati nella vecchia Assembly Room! Mucchi di fieno coprivano il pavimento, ma non potevamo confondere il posto. Ecco le belle mensole del camino, le intelaiature invetriate delle finestre e le porte a doppio battente che indicavano una sala di ricevimento di una certa rilevanza; e quando abbiamo scansato lo strame dai nostri piedi, è apparso l’elegante pavimento di legno levigato di una pista da ballo [8].

Oggi quell’edificio è stato occupato da una banca, sulla cui facciata, però, spicca una piccola targa che ricorda Jane Austen**

I balli pubblici furono molto importanti per Jane Austen e, anche se forse non vi trovò l’uomo della sua vita, le fornirono un vasto materiale per i suoi romanzi.
Jane Austen partecipò anche ad altri balli pubblici quando si trovò lontano da Steventon: a Deal, a Lyme, a Bath, a Canterbury, ad Ashford, a Favesham e a Southampton. Qui la scrittrice, che aveva ormai superato la soglia dei trent’anni, venne invitata a ballare, come dice a Cassandra nella lettera del 9 dicembre 1808: «Non ti aspetterai di sentire che io sono stata invitata a ballare – ma lo sono stata – dal Gentiluomo che incontrammo quella domenica con il Cap. D’Auvergne» [9].
Nel 1813, tuttavia, ormai trentottenne, in occasione di un ballo ad Ashford scrive: «Non andremo al Ballo […] Io sono stata molto contenta di essermi risparmiata il fastidio di vestirmi, andare e sentirmi stanca prima della metà della serata» [10].

***

Nel diciottesimo secolo per partecipare a un ballo pubblico bisognava attenersi alle regole dettate dal Maestro di Cerimonie, che variavano da luogo a luogo, ma si basavano per lo più sulle regole stabilite da Beau Nash nel 1730. Le Regole venivano affisse davanti all’ingresso delle Assembly Rooms. Infatti, senza un padrone di casa a supervisionare gli ospiti, i balli pubblici necessitavano di norme che regolamentassero l’abbigliamento, il diritto di precedenza e il comportamento da seguire in sala. Con queste regole i sottoscrittori conferivano al Maestro di Cerimonie l’autorità di condurre la serata e dirimere le controversie.
Una delle principali funzioni di queste regole era controllare gli ingressi. Sebbene questi balli venissero definiti «pubblici», infatti, il protocollo per l’acquisto dei biglietti serviva a tenere lontani i «commercianti». E così, in alcuni casi i gentiluomini abbonati ricevevano il proprio biglietto più uno o due per le signore; altre volte le signore acquistavano indipendentemente i propri biglietti. Gli abbonati potevano a volte cedere i biglietti a persone esterne, ma dovevano scrivervi sopra i propri nomi, in modo da fornire una sorta di presentazione, e limitare così la presenza di estranei.
Le norme servivano a regolamentare l’abbigliamento. Alcuni capi erano espressamente vietati, come per esempio stivali e stivaletti.

Si dice che quando un signorotto di campagna cercò una volta di sottrarsi a questa norma, nei giorni del Re di Bath, Beau Nash gli chiese come mai non avesse portato anche il suo cavallo nella sala da ballo, «dal momento che la bestia a quattro zampe aveva le stesse calzature del suo padrone» [11].

Le regole servivano a stabilire anche l’ordine di precedenza dei partecipanti. Per esempio, i posti migliori della sala, chiamati «The Presence», erano riservati alle signore di rilevanza; le spose novelle e le ospiti straniere potevano mettersi al primo posto della fila dei ballerini e scegliere la prima contraddanza della serata (come fa Mrs. Elton, con grande disappunto di Emma); e coloro che avevano danzato al primo posto della fila dovevano mettersi in coda, e così via. A volte le regole stabilivano che le signore dovessero tirare a sorte il posto sulla pista da ballo; o che dovessero estrarre da un cappello il nome dei cavalieri per le varie danze. In questo modo si evitava che i gentiluomini scegliessero solo le donne più graziose, lasciando sempre le stesse a fare da tappezzeria, e si preveniva anche la corsa affannosa delle signore verso il primo posto nella fila, dove si aveva diritto di scelta sulla danza da eseguire.
Il Maestro di Cerimonie veniva investito dai sottoscrittori dell’autorità all’interno delle sale di ritrovo e aveva l’onere di far mescolare i visitatori in maniera amichevole, in modo che non vi fossero attriti.
Quando qualcuno arrivava a Bath, gli veniva richiesto di presentarsi alla Pump Room per firmare il registro delle presenze, dopodiché il Maestro di Cerimonie gli faceva visita per accertarsi soprattutto del livello sociale del nuovo arrivato, in modo da comprendere se fosse adatto a essere introdotto nella cerchia sotto il suo controllo.
Così, quando Mr. James King – persona reale, nonché il Maestro di Cerimonie che presenta Henry Tilney a Catherine Morland ne L’Abbazia di Northanger – assunse l’incarico nel 1803 scrisse nelle regole:

«Poiché è assolutamente necessario che le sale di ritrovo non siano frequentate da alcuna compagnia inadatta, il Maestro di Cerimonie richiede in modo particolare che tutti gli sconosciuti, (che siano essi signore o gentiluomini), gli diano l’opportunità di essergli presentati prima di considerarsi autorizzati a ricevere rispetto e attenzione, che egli ottempera più per naturale inclinazione che per dovere»[12].

Ecco le regole che James King scrisse per le Lower Rooms nel 1797:

Lower Assembly Rooms, 1° ottobre 1787

Il Maestro di Cerimonie rispettosamente sottomette il seguente regolamento alla Compagnia per l’approvazione:

  1. Che i posti all’estremità più elevata della sala siano riservati alle Dame nobili e alle Signore Straniere di distinzione.
  2. Che le Signore che danzano il minuetto possano sedere sul davanti delle file laterali, per evitare di disturbare senza necessità coloro che non danzano.
  3. Che le Signore che danzano i minuetti siano abbigliate di tutto punto, con i lappet (nastri di pizzo nell’acconciatura).

    Un esempio di lappet

Anche i Gentiluomini devono avere un abbigliamento completo; i membri dell’esercito o della marina sono considerati ben vestiti se in uniforme, con i capelli legati a coda.

  1. Che dopo che una Signora ha chiamato una danza, quando questa finisce, si posizioni in fondo alla fila.

N.B. È considerata buona norma che le Signore che hanno percorso tutta la fila continuino a danzare, finché anche le altre non abbiano fatto lo stesso.

  1. Che coloro che si inseriscono nel ballo dopo che la contraddanza è stata chiamata prendano posto in fondo alla fila, a meno che non abbiano la precedenza del rango. E si richiede alle signore di non permettere l’intrusione di alcuna coppia prima della loro; con questa osservanza si conferisce loro un parziale obbligo, onde evitare disturbo concreto a coloro che si trovano dopo di loro.
  2. Che poiché i Balli in Abbonamento terminano precisamente alle ventitré, la compagnia si riunisca subito dopo le diciotto in punto.
  3. Che ogni Signora o Gentiluomo durante le serate pubbliche paghi sei pence per entrare nelle sale; questo darà loro diritto al tè.
  4. Che le signore possono, se gradiscono, indossare cappelli nelle sale pubbliche di sera, tranne che nelle serate dedicate ai Balli o ai Concerti. I gentiluomini non possono indossare stivali nelle sale pubbliche di sera, né speroni alla Pump Room di mattina.
  5. Che nessun gioco d’azzardo o illegale sia consentito per alcun motivo in queste sale; né si possa giocare a carte la domenica.

Infine. Le Signore e i Gentiluomini che arrivino in città, diano disposizione che i loro nomi e indirizzi vengano inseriti nei registri della Pump Room; e il Maestro di Cerimonie richiede così pubblicamente la cortesia di quei Signori che non ha l’onore di conoscere personalmente, in modo che gli diano l’opportunità di essergli presentati prima di considerarsi autorizzati a ricevere rispetto e attenzione, che egli ottempera più per naturale inclinazione che per dovere.

James King, M.C. [13]

Ai tempi di Beau Nash bastava vestirsi con eleganza e comportarsi adeguatamente per essere definiti gentiluomini ed essere ammessi nelle Assembly Rooms. Questo era un metro di valutazione piuttosto attendibile negli anni in cui solo i ricchi signori potevano permettersi un abbigliamento consono. Ma alla fine del XVIII secolo anche i nuovi ricchi potevano abbigliarsi elegantemente, così era più facile trovare una società più eterogenea. Lady Rodolpho Lumberco, nella commedia del 1792 L’uomo del mondo (The Man of The World) di Charles Macklin, descrive la società di Bath come «un’enorme massa di gente, ma, in effetti, ben poca compagnia», dicendo che ci si poteva trovare davanti a «un pari del Regno e un arrotino, una duchessa e la moglie di un fabbricante di spilli, una signorina che usciva da un collegio e sua nonna, un grasso parroco, un generale smilzo e un ammiraglio giallo» [14].
In pratica, le uniche persone a cui era negato l’accesso alle Assembly Rooms erano i commercianti di Bath, perché loro erano gli unici di cui si conosceva la vera estrazione sociale.
All’inizio del XIX secolo la mescolanza della società era diventata eccessiva, e le classi più elevate non tolleravano più le crescenti incursioni della classe media negli svaghi pubblici, cosicché cominciarono a declinare i balli pubblici a favore di quelli privati.
Jane Austen ci mostra questi cambiamenti quando Sir Walter Elliot e Miss Elliot preferiscono limitarsi «all’elegante stupidità di ricevimenti privati»[15], piuttosto che frequentare il teatro o le sale pubbliche.
Poiché le Assembly Rooms avevano fatto scoprire alle classi sociali più elevate il piacere di stare in compagnia, i nobili cominciarono a far costruire sale da ballo nelle loro residenze, in modo da dare balli privati ed evitare così gli intrusi. Anche il genere di danze risentì di questo cambiamento e, dopo il Congresso di Vienna, le «democratiche» contraddanze, in cui ogni coppia ballava con tutte le altre coppie in pista, vennero sostituite dalla quadriglia, che si danzava in gruppi di otto intimes e dal valzer, che si danzava in coppia.

***

Dunque è per evitare di trovarsi a ballare con persone di scarsa importanza sulla scala sociale – magari dei commercianti – delle cui parentele non era sicuro, che Mr. Darcy preferisce rinunciare quasi del tutto alle danze alle Assembly Rooms di Meryton, come abbiamo detto all’inizio.
Eppure in occasione di queste riunioni mondane ci si aspettava che i personaggi più importanti del vicinato patrocinassero le serate onorandole con la loro presenza quanto più spesso potevano. Lo stesso Mr. Bingley, in qualità di affittuario di una delle case più importanti della zona, partecipa al ballo a Meryton non solo per piacere personale, ma anche perché lo sente come un impegno verso i nuovi vicini.
Ne I Watson, gli Osborne di Osborne Castle sanno che è un loro dovere presenziare al ballo alla White Hart Inn di D––. Lord Osborne «era venuto solo perché gli era sembrato opportuno compiacere i suoi concittadini», ma poi, in realtà, non amava mischiarsi con loro: «Non amava la compagnia delle signore, e non ballava mai» [16].
Anche le Assembly Rooms di Basingstoke, dove la giovane Jane Austen amava danzare, venivano spesso onorate dalla presenza dei nobili dello Hampshire. Gli Austen incontrarono in quelle sale i Dorchester, i Bolton, il Conte e la Contessa di Portsmouth. Non era un obbligo, ma una cortesia verso i vicini, cosicché, quando un giorno del 1794 Lord e Lady Dorchester non si presentarono a un ballo a cui erano attesi, Mrs. Austen scrisse dei versi pungenti:

Sarebbe certo stata una miglior danza
Se si eccettua la seguente circostanza
I Dorchester, così importanti, quella sera
Cenarono fuori, su gentile preghiera [17].


NOTE

[1] Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, Edizione Speciale del Bicentenario a cura di JASIT, 2013, trad. it. di Giuseppe Ierolli, pp. 89-90.

[2]Ivi, p. 17.

[3]Allison Thompson, «The Rules of the Assembly: Dancing at Bath and Other Spas in the Eighteenth Century», in Persuasions online 31.1 (Winter 2010):

http://www.jasna.org/persuasions/on-line/vol31no1/ thompson.html.

[4]Jane Austen, Emma, Edizione Speciale del Bicentenario a cura di JASIT, 2015, trad. it. di Giuseppe Ierolli, p. 186.

[5]Fonte: jausten.it.

[6]Fonte: jausten.it.

[7]Susannah Fullerton, A Dance With Jane Austen. How a Novelist and her Characters went to the Ball, Londra, Frances Lincoln 2012, p. 52.

[8]Constance Hill, Jane Austen: i luoghi e gli amici, trad. it. a cura di JASIT, Città di Castello, Jo March 2013, p. 74.

** Aggiunta del 24 – 11 – 2005

[9]Fonte: jausten.it.

[10]Lettera a Cassandra del 14-15 ottobre 1813 (fonte: jausten.it).

[11]Constance Hill, Jane Austen: i luoghi e gli amici, cit., p. 120.

[12]John Feltham, A Guide to all the Watering and Sea-Bathing Places, Londra, Longman 1815, p. 42.

[13]The New Bath Guide; Or, Useful Pocket Companion, Bath, Cruttwell 1789, pp. 24-25. La traduzione è di scrive.

[14]Charles Macklin, The Man of the World. The British Theatre; or, a Collection of Plays, a cura di Elizabeth Inchbald, Londra, Longman 1808, p. 32.

[15]Jane Austen, Persuasione, cap. 19, trad. it. di Giuseppe Ierolli (fonte: jausten.it).

[16]Jane Austen, I Watson, trad. it. di Giuseppe Ierolli (fonte: jausten.it).

[17]«It would have been a better dance / But for the following circumstance / The Dorchesters, so high in station, / Dined out that day, by invitation» (Brano tratto dalla poesia «I Send You Here» di Cassandra Leigh in Austen, Steventon 1794, tratta da David Selwyn, The Poetry of Jane Austen and the Austen Family, Iowa City, University of Iowa Press 1997, pp. 29-30). La traduzione è di chi scrive.

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