Vecchi amici e nuovi amori di Sybil G. Brinton

Copertina OFANF-VAENA -JoMarchI cosiddetti “derivati” austeniani sono ormai innumerevoli. Per tutti e sei i romanzi
canonici (in particolare, ovviamente, Orgoglio e pregiudizio) si possono scegliere sequel, prequel, spin-off, mash-up di varia natura, e non mancano quelli che si rifanno non ai romanzi ma alla vita dell’autrice, o magari a entrambe le cose.
Ma tutto ha un inizio. E l’inizio di questo profluvio di volumi è datato giusto un secolo fa, esattamente a metà dei quel bicentenario di Orgoglio e pregiudizio che quest’anno ha occupato i janeites di tutto il mondo: si tratta di Old Friends and New Fancies, di Sybil Grace Brinton, pubblicato, appunto, nel 1913.
In Italia, però, il primo dei derivati austeniani era conosciuto solo da chi era in grado di leggere l’originale, e, peraltro, anche l’edizione inglese era introvabile fino a una ristampa di qualche anno fa.
Due anni fa, però, i lettori italiani sono stati in grado di saperne qualcosa, perché sul blog dedicato ai derivati austeniani, un blog che ha lo stesso nome del titolo inglese del libro, è stata pubblicata un’ampia recensione, naturalmente basata sull’edizione originale: “Old Friends and New Fancies, il primo sequel austeniano della storia“. Sullo stesso blog, nella pagina “Glossario”, troverete le definizioni dei quattro tipi di derivati citati sopra.
Il libro è ora finalmente in arrivo nelle librerie italiane (la data di lancio è il 26 settembre), pubblicato dalla Jo March con il titolo Vecchi amici e nuovi amori, a cura di Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci, con traduzione di Camilla Caporicci e prefazione di Giuseppe Ierolli.
La recensione citata fornisce ampie informazioni, qui basti dire che Sybil Brinton, un’autrice praticamente sconosciuta che ha scritto solo questo libro, doveva essere un’appassionata lettrice di Jane Austen, tanto da ideare una trama dove praticamente troviamo tutti i principali protagonisti dei sei romanzi austeniani, impegnati in nuovi amori e in nuove conoscenze, mentre l’autrice coinvolge i suoi personaggi prediletti nei “voli di fantasia” implicitamente richiamati nell’ultima parola del titolo originale (che in inglese ha un ampio spettro di significati), molto simili a quelli che ogni austeniano si concede quando conclude per l’ennesima volta la lettura di uno dei sei volumi che hanno un posto speciale nella sua biblioteca.

Scheda del libro
Vecchi amici e nuovi amori, di Sybil. G. Brinton
Editore: Jo March
A cura di Valeria Mastroianni e Lorenza Ricci
Traduzione di Camilla Caporicci
Prefazione di Giuseppe Ierolli
Pubblicazione: 26 settembre 2013
Titolo originale: Old Friends and New Fancies, 1913
Pagine: 352, brossura
Codice isbn: 978-88-906076-3-9
Prezzo: € 14

La quarta
I libri che amiamo finiscono sempre troppo presto. Girata anche l’ultima pagina, siamo invasi da una pungente malinconia per quel racconto che ha toccato la nostra vita e poi si è chiuso per sempre. Questo è ciò che prova un devoto Janeite alla fine di ogni storia nata dalla penna di Jane Austen.
Esattamente un secolo fa, lo stesso sentimento deve aver tormentato Sybil Grace Brinton, spingendola, inconsapevole di dare inizio a un genere letterario fortunatissimo, a scrivere Vecchi amici e nuovi amori, il primo sequel austeniano di cui si abbia notizia, pubblicato proprio nel 1913 dall’editore londinese Holden & Hardingham.
Un gioco letterario che tenta di portare tutti in una volta sulla scena i personaggi principali dei romanzi canonici della “cara zia Jane” e «di tenere le fila della vicenda, mettendoli in relazione tra loro con un andamento narrativo che non fa mai pensare a forzature, ma conduce con naturalezza a far diventare James Morland (L’abbazia di Northanger) rettore della parrocchia dove abitano i Bingley (Orgoglio e pregiudizio) e a far apparire Edward Ferrars e la moglie Elinor (Ragione e sentimento) nella vicina Pemberley con lo stesso incarico, o a far incontrare William Price (Mansfield Park) con i Knightley (Emma) a Londra, per poi passare dai suoi amici Wentworth (Persuasione) a Winchester.
Ci ritroviamo così in una sorta di famiglia allargata, molto simile, per inciso, a quella reale di Jane Austen, dove i rapporti di parentela si uniscono a quelli riguardanti amici e conoscenti, in una ragnatela di relazioni che porta a compimento molti dei destini, in particolare matrimoniali, lasciati in sospeso nei romanzi austeniani» [dall’Introduzione].

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