Trattative, tirature, vendite: Jane Austen e gli editori

Dalla lettera del 1797 del reverendo George Austen a un editore di Londra per proporre un manoscritto della figlia Jane, fino alla pubblicazione alla fine del 1817 dei due romanzi postumi, i rapporti di Jane Austen con la parte “pratica” della letteratura coprono un periodo di vent’anni, un periodo in cui la scrittrice divenne man mano più consapevole delle proprie capacità, trasformando i divertissement degli anni giovanili, e le prime prove di scrittura più strutturate, nei sei romanzi che, nel corso dei due secoli trascorsi da allora, sono diventati uno dei fenomeni editoriali più importanti della storia letteraria. In questo articolo viene ricostruito il percorso che portò alle prime edizioni di quei romanzi, con le trattative, le delusioni, i dubbi, i guadagni e le perdite che furono parte integrante della vita dell’autrice.

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 2 (2015), pagg. 12-20. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.


Il rapporto di Jane Austen con il mondo editoriale cominciò in modo piuttosto bizzarro. Era il 1797, l’aspirante scrittrice stava per compiere ventidue anni, e già da tempo si dilettava a scrivere, visto che i suoi primi lavori pervenutici risalgono a quando era una bambina di appena dodici anni.
Il padre, il reverendo George Austen, evidentemente apprezzava gli scritti della figlia, tanto che decise di scrivere a un editore di Londra, Thomas Cadell, per proporre la pubblicazione del lavoro che probabilmente prometteva di più: si trattava di First Impressions, il romanzo che sedici anni dopo verrà pubblicato con il titolo Pride and Prejudice:

Steventon, presso Overton, Hants, 1° nov. 1797
Signore, sono in possesso di un Romanzo Manoscritto, composto di tre Voll. all’incirca della lunghezza di Evelina di Miss Burney. Dato che sono ben consapevole di quanto sia importante che un’opera del genere faccia la sua prima Comparsa sotto l’egida di un nome rispettabile mi rivolgo a voi. Vi sarò molto obbligato quindi se vorrete cortesemente farmi sapere se siete interessati a essere coinvolti in essa; A quanto ammonteranno le spese di pubblicazione a rischio dell’Autore; e quanto sareste disposti ad anticipare per l’acquisto dei Diritti, se a seguito di un’attenta lettura, fosse da voi approvata. Se la vostra risposta sarà incoraggiante vi spedirò l’opera.
Sono, Signore, il vostro umile Servo,
George Austen [1]

Il tentativo, che sembra alquanto maldestro anche tenendo conto dell’inesperienza del reverendo Austen in campo editoriale, si concluse naturalmente con un nulla di fatto. Cadell, o chi per lui, si limitò a scrivere nella parte superiore del foglio «declined by Return of Post», ovvero «rifiutato a giro di posta».
L’anno successivo a questa lettera, Jane Austen cominciò a scrivere un altro romanzo (prima di First Impressions aveva già scritto Elinor and Marianne, che diventerà Sense and Sensibility): Susan, che, come i due precedenti, verrà poi pubblicato con un altro titolo: Northanger Abbey.
La stesura del romanzo si concluse nel 1799, e il manoscritto, probabilmente oggetto di letture in famiglia come le opere precedenti, rimase nel cassetto dell’autrice per quattro anni, fino alla primavera del 1803, quando abbiamo notizia della vendita dei diritti alla casa editrice Benjamin Crosby & Co. di Londra per la somma di dieci sterline. La trattativa fu condotta da William Seymour, avvocato di Henry Austen, il fratello banchiere della scrittrice che si occuperà poi dei rapporti con gli editori per tutte le opere pubblicate della sorella.

Nel contratto per la cessione dei diritti non era prevista una data di pubblicazione, ma Crosby aveva evidentemente intenzione di far uscire al più presto il romanzo, visto che nel suo Flowers of Literature for 1801 & 1802 (1803) lo inserì, come numero 15 della lista delle nuove pubblicazioni («New Publications by Crosby and Co.») e primo in stampa («In the Press»): «SUSAN; a Novel in 2 vols.».
L’annuncio, però, non ebbe seguito, per ragioni che non conosciamo, e nel 1809, l’anno in cui le Austen, stabilitesi dal 1806 a Southampton dopo la morte a Bath nel gennaio del 1805 del reverendo Austen, si trasferirono a Chawton, l’autrice decise di scrivere per chiedere notizie dell’opera, che giaceva da ormai tre anni nei cassetti dell’editore:

Signori
Nella primavera dell’anno 1803 un Romanzo manoscritto in 2 voll. intitolato Susan vi è stato ceduto da un Signore di nome Seymour, e il prezzo d’acquisto di 10 sterline è stato ricevuto in pari data. Da allora sono passati sei anni, e quest’opera della quale dichiaro di essere l’Autrice, non è mai per quanto sia a mia conoscenza, apparsa a stampa, sebbene una pronta pubblicazione fosse stata pattuita al tempo della Vendita. Posso giustificare una tale straordinaria circostanza solo ipotizzando che il MS per qualche negligenza sia andato perduto, e se questo è il caso, sono pronta a fornirvene un’altra Copia se siete disposti a servirvene, e vi impegnerete affinché non vi siano ulteriori ritardi una volta giunta nelle vostre mani. – Non sarò in grado a causa di particolari circostanze di disporre di questa Copia prima del Mese di agosto, ma in tale data, se accettate la mia proposta, potete contare di riceverla. Siate così gentili da mandarmi un cenno di risposta, il prima possibile, dato che la mia permanenza qui non supererà alcuni giorni. Se non dovessi ricevere nessuna notizia a questo Indirizzo, mi sentirò libera di assicurarmi la pubblicazione dell’opera, rivolgendomi altrove.
Sono Signori ecc. ecc.
MAD. –

Indirizzare a Mrs Ashton Dennis
Post office, Southampton [2]

La data di questa lettera, 5 aprile 1809, è particolarmente significativa. Edward Austen, dopo la morte della moglie nell’ottobre del 1808, aveva offerto alla madre e alle sorelle un alloggio in una delle sue proprietà, nel Kent o nello Hampshire, e le Austen avevano scelto il cottage di Chawton, dove si stabilirono dopo poco più di tre mesi, il 7 luglio di quell’anno. La decisione di scrivere a Crosby proprio in quel periodo sembra un chiaro segno della volontà di Jane Austen di riprendere a scrivere e a occuparsi concretamente della pubblicazione dei propri lavori, dopo il silenzio creativo degli anni di Bath e di Southampton, durante i quali non aveva praticamente scritto nulla, a parte l’inizio di un romanzo poi lasciato incompiuto: The Watsons.

Anche la firma ha un suo interesse; il nome scelto per celare la vera identità dell’autrice è curiosamente declinato in un acronimo: «MAD», che in inglese significa «pazza».
Il tentativo di Mrs. Ashton Dennis non portò però a nessun risultano. Richard Crosby rispose a stretto giro di posta, rivendicando i propri diritti e senza spiegare i motivi della mancata pubblicazione:

Signora
Accusiamo ricevuta della vostra lettera del 5 c.m. È vero che nel periodo menzionato abbiamo acquistato da Mr Seymour un romanzo manoscritto intitolato Susan e pagato per esso la somma di 10 sterline per la quale siamo in possesso di regolare ricevuta bollata a titolo di saldo, ma non fu pattuito nessun periodo per la pubblicazione, né siamo tenuti a pubblicarlo, Doveste voi o chiunque altro prenderemo provvedimenti per impedirne la vendita. Il MS. sarà vostro per la stessa somma che abbiamo pagato per esso.

Per R. Crosby & Co.
Sono il vostro ecc.
Richard Crosby

La vicenda riguardante Susan ebbe un seguito solo sette anni dopo, quando, all’inizio del 1816, Henry Austen ricomprò il manoscritto da Crosby, ovviamente senza fare cenno al fatto che l’opera era di un’autrice che aveva già raggiunto una notevole notorietà, in particolare dopo la pubblicazione di Pride and Prejudice nel 1813. Nel 1816 Jane Austen aveva già guadagnato diverse centinaia di sterline dalla vendita delle sue opere, e le dieci pagate da Henry per rientrare in possesso del manoscritto non furono certo un affare per Crosby.

Come abbiamo visto, il trasferimento nel cottage di Chawton coincise con la ripresa del lavoro di scrittura di Jane Austen, che culminò nella pubblicazione di quelli che oggi sono conosciuti come i sei «romanzi canonici», apparsi a stampa dal 1811 al 1817.
Nel 1809 quindi JA riprese un manoscritto del 1795: Elinor and Marianne (probabilmente scritto in forma epistolare), rivisto poi nel 1797 con il titolo con il quale sarà pubblicato: Sense and Sensibility.

Una volta terminata la seconda revisione, della quale non sappiamo nulla, visto che dei romanzi canonici, comprese le prime stesure, non ci è pervenuto alcun manoscritto, salvo quello dei due capitoli finali di Persuasion poi riscritti, il fratello Henry si occupò della ricerca di un editore, e, probabilmente tra la fine del 1810 e l’inizio del 1811, trovò un accordo con Thomas Egerton.
Nell’epistolario austeniano troviamo diversi accenni al romanzo, ma solo in un caso si tratta di una lettera scritta prima della pubblicazione: è del 25 aprile 1811, scritta da Londra, dove la scrittrice era ospite del fratello Henry e dalla cugina-cognata Eliza, e dove si stava evidentemente occupando della correzione delle bozze:

No davvero, non sono mai troppo occupata da non pensare a S&S. Non posso scordarmelo, più di quanto una madre possa scordarsi di allattare un figlio; e ti sono molto grata per il tuo interessamento. Ho ricevuto due fogli da correggere, ma l’ultimo ci conduce solo alla prima apparizione di W[illoughby]. Mrs K[night]. si rammarica in maniera molto lusinghiera di dover aspettare fino a maggio, ma io a malapena spero che esca a giugno. – Henry non lo trascura; ha sollecitato il Tipografo, e dice che lo vedrà di nuovo domani. – Il lavoro non si fermerà durante la sua assenza, sarà mandato a Eliza. Le Rendite restano quelle che erano, ma se posso cercherò di modificarle. – Sono molto compiaciuta dell’interesse di Mrs K. per il libro; e qualunque possa esserne l’esito per la stima che ha di me, vorrei sinceramente che la sua curiosità potesse essere soddisfatta prima di quanto sia probabile al momento. Credo che le piacerà la mia Elinor, ma non posso basami su null’altro.

Gli accordi con l’editore prevedevano la pubblicazione con il metodo “su commissione” ovvero a spese dell’autore, che avrebbe riscosso i proventi delle vendite, detratte le spese tipografiche e la percentuale di spettanza dell’editore, che in genere era del 10%.
Il pessimismo di JA circa la data di uscita era giustificato, visto che il libro fu poi pubblicato il 30 ottobre 1811, con la dicitura «By a Lady», in tre volumi per complessive 896 pagine (317+278+301), al prezzo di 15 scellini. Non si conosce la tiratura, ma si presume che possa essere stata intorno alle 750/1000 copie.
Le copie si esaurirono in circa un anno e mezzo, visto che in una lettera del 3/6 luglio 1813 al fratello Frank JA scrive: «Sarai lieto di sapere che sono state vendute tutte le Copie di S.&.S. e che ne ho ricavato 140 sterline – al di là dei diritti d’autore, se mai varranno qualcosa.»

Subito dopo l’esaurimento delle copie della prima edizione ne fu approntata una seconda, con alcune correzioni, pubblicata il 29 ottobre 1813 al prezzo di 18 scellini. A gennaio di quell’anno era uscita la prima edizioni di Pride and Prejudice, che evidentemente aveva avuto un certo successo, visto che Egerton sostituì «By a Lady» con «By the Author of “Pride and Prejudice”». Il numero di pagine era leggermente inferiore: 878 (306+278+294). La tiratura è sconosciuta, ma conosciamo i profitti per JA, per un totale di circa 62 sterline, pagati in tre rate annuali: circa 30 sterline nel marzo 1815, 12 sterline e 15 scellini a marzo 1816 e 19 sterline e 13 scellini a marzo 1817.

Egerton rimase evidentemente soddisfatto di quell’autrice esordiente, o meglio del discreto successo commerciale di quel primo lavoro, tanto che per il romanzo successivo, Pride and Prejudice, accettò di acquistare i diritti dell’opera, una modalità che in genere veniva usata quando l’editore aveva la quasi certezza di vendite consistenti.
Della conclusione delle trattative con Egerton ne parla la stessa JA in una lettera del 29/30 novembre 1812 all’amica Martha Lloyd:

P & P. è venduto. – Egerton lo paga 110 sterline. – Avrei voluto averne 150, ma non potevamo essere entrambi soddisfatti, e non sono affatto sorpresa che abbia preferito non rischiare troppo. – Spero che la vendita risparmi un bel po’ di Fastidi a Henry, e quindi per me è la benvenuta. – La Somma sarà pagata a distanza di un anno.

Questa scelta, apparentemente gratificante per l’autrice, si rivelò in realtà poco conveniente. Le 110 sterline pagate da Egerton furono infatti sicuramente al di sotto di quanto sarebbe stato il guadagno per JA con il sistema usato per il romanzo precedente, ed è curioso che l’unico caso di contratto editoriale austeniano con cessione dei diritti sia proprio relativo al romanzo che fu, ed è ancora, l’opera più famosa e popolare dell’autrice, quella che le avrebbe sicuramente procurato guadagni superiori rispetto agli altri.
Pride and Prejudice fu pubblicato il 28 gennaio 1813, in tre volumi di complessive 869 pagine (307+239+323) al prezzo di 18 scellini, con l’indicazione: «By the Author of “Sense and Sensibility.”». La tiratura fu di 1500 copie.

Non conosciamo l’andamento esatto delle vendite, ma sappiamo che la prima tiratura si esaurì piuttosto rapidamente, visto che il 29 ottobre 1813 Egerton pubblicò una seconda edizione (identica alla prima sia nella forma che nel prezzo) per la quale non risultano interventi dell’autrice ma che presenta numerose differenze per la correzione di refusi e modifiche di poco conto. La tiratura di questa seconda edizione è sconosciuta, così come quella della terza, pubblicata nel settembre del 1817, stavolta in due volumi per 600 pagine (289+311) al prezzo di 12 scellini.
In una lettera del 29 gennaio 1813 alla sorella Cassandra, nella quale c’è l’annuncio dell’arrivo del libro a Chawton con le famose parole: «I want to tell you that I have got my own darling Child from London» [3], JA scrive:

Il 2° volume è più corto di quanto avrei voluto – ma la differenza non è in realtà così grande come sembra, visto che in questa parte c’è una maggiore percentuale di Narrazione. Tuttavia ho sfrondato e tagliato così bene che nel complesso immagino sia alquanto più corto di S. & S.

In effetti i tre volumi avevano un numero complessivo di pagine inferiore a quelle del romanzo precedente (869 contro 896), ma evidentemente ciò era dovuto a una stampa più compatta, visto che in realtà Pride and Prejudice è leggermente più lungo di Sense and Sensibility.

Sempre Egerton fu l’editore del terzo romanzo, Mansfield Park. Non abbiamo informazioni dirette circa gli accordi intercorsi, ma ci sono accenni al romanzo in alcune lettere di JA del periodo precedente alla pubblicazione. Probabile che i contatti con Egerton siano iniziati nella prima metà del 1813, visto che in una lettera del 3-6 luglio 1813, JA scrisse al fratello Frank, in qual periodo imbarcato nel Mar Baltico: «Ho qualcosa tra le mani – che spero venderà bene grazie alla fama di P. & P., anche se non è divertente nemmeno la metà.»

Dopo circa otto mesi ritroviamo Mansfield Park in una lettera alla sorella Cassandra del 2-3 marzo 1814, scritta da Londra, nella casa di Henrietta Street dove Henry era andato ad abitare dopo la morte della moglie Eliza il 25 aprile 1813. Henry era passato a Chawton e aveva portato la sorella con sé a Londra, insieme al manoscritto, o alle bozze di stampa, del romanzo:

Non abbiamo iniziato a leggere fino a Bentley Green. Finora l’approvazione di Henry è esattamente pari ai miei desideri; dice che è molto diverso dagli altri due, ma non sembra considerarlo affatto inferiore. È arrivato solo al matrimonio di Mrs R. Temo che abbia oltrepassato la parte più interessante. – Ha preso in simpatia Lady B. e Mrs N., e fa grandi elogi sulla descrizione dei Personaggi. Ha capito il carattere di tutti, gli piace Fanny e credo preveda che fine faranno tutti.

Qualche settimana dopo, in una lettera del 21 marzo senza destinatario, ma probabilmente indirizzata al fratello Frank, troviamo l’annuncio dell’uscita: «Forse prima della fine di aprile, Mansfield Park dell’autore di S & S. – P. & P. potrebbe venire al Mondo. – Tieni per te il titolo. Non vorrei che si sapesse in anticipo.»

La pubblicazione avvenne col sistema “su commissione”, come per Sense and Sensibility, probabilmente su richiesta di JA e del fratello Henry, visti i buoni risultati di vendita di Pride and Prejudice.
Il libro uscì il 9 maggio 1814, in tre volumi per un totale di 1008 pagine (360+294+354), al prezzo di 18 scellini, con l’indicazione: «By the Author of “Pride and Prejudice.”»
Non conosciamo la tiratura esatta, che però si può ragionevolmente presumere ammontasse a 1250 copie, che andarono esaurite entro novembre 1814, notizia fornitaci dalla stessa JA in una lettera del 18-20 novembre 1814 alla nipote Fanny:

Sarai lieta di sapere che la prima edizione di M. P. è esaurita. – Tuo Zio Henry vorrebbe che andassi a Londra, per mettere a punto una 2ª edizione – ma dato che questo non è un momento adatto per andarmene da casa, gli ho fatto sapere ciò che vorrei fosse fatto, e a meno che non insista ancora, non andrò. – Sono molto avida e voglio ricavarci il più possibile; – ma dato che tu sei così al di sopra dei problemi di soldi, non ti annoierò con i particolari. – Per te è più facile capire i piaceri della vanità, e ti immedesimerai nella mia, quando ricevo le lodi che ogni tanto mi giungono, da una fonte o dall’altra.

Qualche giorno dopo, il 30 novembre, JA scrive nuovamente alla nipote, alludendo di nuovo alla possibilità di una seconda edizione:

Grazie – ma non è ancora stabilito se rischierò una 2ª edizione. Oggi vedremo Egerton, e probabilmente sarà presa una decisione. – La gente è più propensa a prendere in prestito ed elogiare, che a comprare – cosa che non mi meraviglia; – ma anche se mi piacciono gli elogi come a tutti, mi piace anche quello che Edward chiama la Grana.

Evidentemente nell’incontro con Egerton non si giunse a un accordo, tanto che la seconda edizione del romanzo ci sarà solo due anni dopo, pubblicata dall’editore che sostituirà Egerton per Emma e per i due romanzi postumi: John Murray.
La scelta del metodo “su commissione” si rivelò valida, visto che l’importo pagato a JA per le vendite del libro ammontò a circa 320 sterline, praticamente il triplo dell’importo ottenuto con la vendita dei diritti di Pride and Prejudice.

John Murray, 1778-1843

Per il romanzo successivo, Emma, Jane e Henry Austen decisero di cambiare editore. Non ne conosciamo i motivi, ma si può ipotizzare che il buon esito dei tre libri precedenti abbia fatto nascere la volontà di pubblicare con un nome più prestigioso di Egerton. In effetti, la Casa editrice Murray, fondata nel 1768 da John Murray e all’epoca di JA diretta dal figlio, sempre John, era probabilmente quella più affermata e prestigiosa di Londra, e quindi dell’Inghilterra, visto che pubblicava autori come Lord Byron e Walter Scott, oltre a uno dei poeti preferiti da JA: Gerge Crabbe. C’è anche da considerare che JA non era sicuramente rimasta molto contenta della completa assenza di recensioni riguardanti Mansfield Park, che probabilmente aveva attribuito a una scarsa capacità di influire sulla stampa da parte di Egerton; da questo punto di vista, Murray aveva molte frecce al proprio arco, visto che era anche l’editore di una prestigiosa rivista letteraria, la Quarterly Review, che infatti ospiterà la prima importante recensione di un’opera di JA, pubblicata anonima ma scritta da Walter Scott, che era stato sollecitato dallo stesso Murray e leggere il libro e a recensirlo. D’altronde, ormai JA, o meglio la “Lady” autrice dei tre romanzi precedenti, aveva ormai una discreta fama letteraria, accompagnata da un buon successo di vendite, in particolare per Pride and Prejudice, e quindi era probabilmente il momento adatto per una sorta di salto di qualità editoriale.

Le trattative con Murray per Emma sono quelle più documentate nell’epistolario austeniano, al quale sono da aggiungere i documenti conservati nell’archivio dell’editore. Il primo accenno  lo troviamo nell’ottobre del 1815, ovvero due mesi prima della pubblicazione di Emma:

È arrivata la Lettera di Mr Murray; è una Canaglia ovviamente, ma una canaglia cortese. Offre 450 sterline ma vuole che vi siano inclusi i diritti di MP e S&S. Magari andrà a finire che pubblicherò per conto mio. – Comunque ci sono molti più elogi di quanti me ne aspettassi. È una Lettera divertente. La vedrai. [4]

Murray aveva evidentemente proposto di comprare i diritti del romanzo, insieme ai due precedenti ancora nella disponibilità dell’autrice (Pride and Prejudice, come abbiamo visto, era ormai di proprietà di Egerton).
Non sappiamo quando iniziarono i contatti con Murray, ma sappiamo che a fine settembre di quell’anno la questione era molto avanzata, visto che abbiamo a disposizione una lettera del 29 settembre 1815 di William Gifford, editor di Murray, al quale era stato inviato il romanzo per una valutazione:

Ho letto di nuovo «Orgoglio e pregiudizio» – è molto buono – stampato malissimo, e con una punteggiatura che lo rende quasi inintelligibile. Non abbiate timore a mandarmi qualsiasi cosa da leggere o rivedere. Sono sempre felice di fare entrambe le cose, pensando che possano esservi utili. […] Su «Emma» non ho nulla da dire se non cose buone. Ero certo di chi fosse l’autrice prima che me lo diceste. Il manoscritto, anche se molto chiaro, ha diverse piccole omissioni, e qualche frase qua e là può essere corretta durante la stampa. Mi assumerò volentieri l’incarico di rivederlo. [5]

In questa lettera di Gifford viene anche citata la poca cura nell’edizione di Pride and Prejudice da parte di Egerton, e anche questo potrebbe aver pesato nella scelta di cambiare editore.
Le trattative andarono avanti per un po’, e ne abbiamo notizia da diverse lettere nel periodo in cui JA era ospite del fratello a Londra, nella casa di Hans Place. Henry si era ammalato, e il 20 o 21 ottobre scrisse all’editore:

Una grave Malattia mi ha confinato a Letto fin da quando ho ricevuto la Vostra del 15 – non posso ancora tenere la penna in mano, e mi servo di un Amanuense. – La Cortesia e la Chiarezza della vostra Lettera richiedono entrambe in egual misura questo mio Sforzo prematuro. – La vostra opinione ufficiale circa i Meriti di Emma, è molto apprezzabile e altrettanto soddisfacente. Anche se mi permetto di dissentire su qualche punto della vostra Critica, vi assicuro però che la Quantità dei vostri elogi eccede più che restare al di sotto delle aspettative mie e dell’Autrice. – Le Condizioni che offrite sono molto inferiori a quelle che ci eravamo aspettati, tanto che ho il timore di aver fatto qualche grave Errore nei miei Calcoli Aritmetici. – Sulla questione dei profitti e perdite dell’editoria, siete senz’altro meglio informato di me; – ma alcuni Documenti in mio possesso sembrano dimostrare che la Somma offerta da voi per i Diritti di Sense & Sensibility, Mansfield Park e Emma, non è pari all’Ammontare che mia Sorella ha concretamente realizzato da una molto modesta Edizione di Mansfield Park – (Voi stesso siete rimasto stupito di una Edizione così ridotta per un’opera che avrebbe meritato di girare il Mondo) e ancora di meno rispetto a quello di Sense & Sensibility.

L’ipotesi dell’acquisto dei diritti da parte di Murray venne poi evidentemente abbandonata, visto che la pubblicazione avvenne poi con il metodo preannunciato da JA nella lettera di ottobre, ovvero a spese dell’autrice, che avrebbe ricevuto l’intero profitto delle vendite detratto il 10% spettante all’editore.
Subito dopo aver scritto la lettera le condizioni di Henry si aggravarono, e la sorella mandò un espresso a Cassandra a  Chawton e a Edward a Godmersham per avvertire della situazione critica. Tutto poi si risolse in alcuni giorni, e James, Edward e Cassandra, accorsi a Londra, tornarono a casa.

All’inizio di novembre ci fu una sorpresa: il Principe Reggente, il futuro Giorgio IV, era un ammiratore di JA e incaricò il suo bibliotecario, il rev. James Stainer Clarke, di invitarla nella sua residenza londinese, Carlton House, e di comunicarle che le era concesso di dedicargli il romanzo in uscita. L’autrice non fu certamente entusiasta di questa proposta, vista l’antipatia che provava per il reggente, ma una «concessione» da una fonte così illustre non poteva non essere considerata un ordine.
Alla fine di novembre è la stessa JA a scrivere a Murray:

Il biglietto di mio Fratello di lunedì scorso è rimasto così privo di risultati, che temo non ci possano essere che poche possibilità di qualche effetto positivo scrivendovi io; ma ciononostante sono così tanto delusa e contrariata dai ritardi dei Tipografi che non posso fare a meno di pregarvi di farmi sapere se non vi sia speranza di farli affrettare. – Invece di approntare il Lavoro per la fine di questo mese, sarà a malapena finito, al ritmo con cui si procede ora, per la fine del prossimo, e dato che prevedo di lasciare Londra ai primi di dic., è importante che non venga più perso tempo. – È probabile che i Tipografi possano essere indotti a una maggiore Celerità e Puntualità sapendo che l’Opera sarà dedicata, col suo Permesso, al Principe Reggente? – Se poteste sfruttare questa circostanza, ne sarei molto lieta. [6]

Le preoccupazioni per i tempi di pubblicazione furono subito superate, probabilmente proprio per quella dedica, che evidentemente rendeva l’editore particolarmente attento, visto che poteva senz’altro influire sulle vendite. Lo sappiamo da una lettera a Cassandra del giorno successivo:

Ho il piacere di mandarti un resoconto molto migliore dei miei affari, che so ti farà molto piacere. Ieri ho scritto io stessa a Mr. Murray, e Henry ha scritto nello stesso tempo a Roworth. Prima che spedissimo i biglietti ho ricevuto tre fogli di bozze, e delle scuse da parte di R. Abbiamo inviato comunque i biglietti, e ho avuto una risposta molto civile da parte di Mr M. Anzi era talmente cortese da mettermi in imbarazzo. – I Tipografi avevano dovuto aspettare la carta – la colpa ricade sul Fornitore – ma ha dato la sua parola che non avrò ulteriori motivi di insoddisfazione. [7]

Due giorni dopo JA informa la sorella di essere all’opera per la correzione delle bozze:

Ho menzionato il P.R- nel mio biglietto e Mr Murray, e mi ha procurato in cambio un bel complimento; se abbia fatto qualcos’altro di buono non lo so, ma Henry pensa che sia valsa la pena provarci. – I Tipografi continuano a rifornirmi molto bene, [8]

Il lavoro editoriale proseguì abbastanza celermente, e l’11 dicembre il libro era ormai praticamente pronto:

Dato che ho visto che la pubblicazione di Emma è annunciata per sabato prossimo, credo sia meglio non perdere tempo affinché sia definito tutto quello che resta da definire sull’argomento, e per farlo adotto questo metodo, poiché implica il minore dispendio del vostro tempo.
In primo luogo, vi prego di intendere che lascio interamente al vostro Giudizio i termini con i quali organizzare la Distribuzione dell’opera, e vi prego di lasciarvi guidare in tale organizzazione dalla vostra esperienza di ciò che è preferibile per licenziare rapidamente l’Edizione. Mi considererò soddisfatta di qualunque cosa riteniate essere la migliore.
Il Frontespizio dev’essere così, Emma, Dedicato col Suo Permesso a S. A. R. Il Principe Reggente. [9] -È mio desiderio particolare che una Copia sia completata e spedita a S. A. R. due o tre giorni prima che l’Opera sia di pubblico dominio – Dovrà essere spedita in un Plico al Rev. J. S. Clarke, Bibliotecario, Carlton House. – Aggiungo anche una lista di quelle persone, alle quali vi chiedo il disturbo di inoltrarne una Copia ciascuno, quando l’Opera sarà pubblicata; – tutte non rilegate, con Dall’Autrice, nella prima pagina. [10]

Lo stesso giorno (a Londra la corrispondenza veniva consegnata sei volte al giorno) JA accetta, con il consueto tono un po’ ironico, le idee di Murray sulla dedica, molto più elaborate rispetto a quelle dell’autrice:

Vi sono molto obbligata per la vostra, e felicissima di vedere che tutto è stato sistemato con reciproca soddisfazione. Per quanto riguarda le mie direttive circa il frontespizio, sono scaturite solo dalla mia ignoranza, e dal fatto di non aver mai notato la giusta posizione per una dedica. Vi ringrazio per avermi indicato la giusta via. Qualsiasi deviazione da ciò che si fa di solito in questi casi è l’ultima cosa che desidero. Sono felice di avere un amico che mi risparmi le conseguenze negative del mio grossolano errore. [11]

Nella prima lettera dell’11 dicembre JA aveva scritto: «Dato che ho visto che la pubblicazione di Emma è annunciata per sabato prossimo», ovvero il 16 dicembre, ma in realtà il romanzo uscì il sabato successivo, 23 dicembre 1815, con la data editoriale del 1816. L’edizione era nei consueti tre volumi, di complessive 1036 pagine (322+351+363), al prezzo di una ghinea e con l’indicazione «By the Author of “Pride and Prejudice,” &c. &c.».

Le vendite andarono piuttosto bene: delle 2000 copie stampate ne furono vendute 1248 entro ottobre 1816, con un guadagno netto per JA di 221 sterline; in realtà, però, l’autrice ricevette soltanto 38 sterline, poiché nel febbraio 1816 Murray aveva pubblicato la seconda edizione di Mansfield Park (come abbiamo visto l’editore della prima edizione, Egerton, aveva rinunciato a ristampare il libro), che aveva venduto pochissimo, con una conseguente perdita di 183 sterline. Nei quattro anni successivi le vendite furono piuttosto scarse, e alla fine del 1820 le 539 copie rimaste furono svendute a 2 scellini. Il profitto complessivo del romanzo fu quindi di poco più di 372 sterline, parte delle quali furono pagate all’erede di JA, la sorella Cassandra.

Emma fu l’ultimo romanzo che JA vide pubblicato, anche se prima di morire fece in tempo a vedere la già ricordata pubblicazione della seconda edizione di Mansfield Park da parte di Murray, messa in vendita il 19 febbraio 1816, in tre volumi al prezzo di 18 scellini, con una paginazione identica alla prima edizione di Egerton e una tiratura di 750 copie. Le vendite andarono male, visto che quasi due anni dopo, a dicembre del 1817 c’erano ancora 588 copie invendute, ridotte di pochissimo a gennaio 1819 (541 copie); quelle rimaste a gennaio 1820 (498 copie) furono svendute e 2 scellini e 6 pence. Alla fine, comunque, l’operazione andò in attivo di quasi 119 sterline, anche se l’autrice, ormai morta da tre anni poté vedere solo le perdite iniziali, che andarono a intaccare i profitti di Emma.
Di questa seconda edizione abbiamo un accenno in una della due lettere dell’11 dicembre a Murray (n. 130):

Vi restituisco, con moltissimi Ringraziamenti, i Libri che mi avete così gentilmente fornito. – Vi assicuro di aver gradito molto la premura che avete dimostrato per la mia Comodità e il mio svago. – Restituisco anche, Mansfield Park, che credo sia pronto per la 2ª Ediz., per quanto mi sia stato possibile fare.

Le modifiche tra la prima e la seconda edizione sono numerosissime (quasi 1200), anche se in gran parte limitate a piccoli interventi sulla punteggiatura e sulla grafia di alcune parole; ce ne sono però anche di più consistenti, e si presume che queste siano di mano di JA, mentre le altre sono più probabilmente opera degli stampatori. In ogni caso, questa seconda edizione si può considerare quella definitiva e approvata dall’autrice, tanto che nell’ultima edizione dell’intero corpus austeniano (The Cambridge Edition of the Works of Jane Austen, General Editor Janet Todd, CUP, 2005-2008) è stata scelta come testo di riferimento (Mansfield Park, edited by John Wiltshire, 2005).

Dopo la seconda edizione di Mansfield Park, Jane Austen compilò un elenco dei guadagni ottenuti con la pubblicazione dei suoi romanzi, con un totale complessivo riferito agli anni fino al 1815 e alcune somme analitiche a partire dal marzo 1816. Quando scrisse questo elenco, ovvero dopo l’ultima data presente: 7 marzo 1817, Jane Austen era ormai malata da tempo e consapevole di non avere molto da vivere; morirà infatti dopo poco più di quattro mesi, e si può presumere che abbia voluto lasciare alla sorella un riepilogo chiaro della sua situazione economica. Il manoscritto è ora conservato nella Morgan Library and Museum di New York, ed è un documento prezioso, in quanto ha permesso di verificare informazioni simili provenienti da altre fonti:

Profits of my Novels, over & above the £600 in
the Navy Fives.

Residue from the 1st. Edit: of Mansfield Park,       £
remaining in Henrietta St – March, 1816              13,,7 ––
Recd. from Egerton, on 2d. Edit: of Sense & S
March 1816 —                                                      12,,15 ––
Feb: 21. 1817 First Profits of Emma                     38,,18 ––
March 7. 1817 From Egerton – 2d. Edit: S & S.    19,,13 ––

I “Primi Profitti di Emma” del 21 febbraio 1817 sono in realtà, come abbiamo già ricordato, la somma algebrica pagata da Murray per i ricavi della prima edizione di Emma e le perdite per la seconda edizione di Mansfield Park. Il totale dei guadagni letterari di JA nel corso della sua vita fu quindi pari a circa 685 sterline.

I due romanzi postumi furono pubblicati il 20 dicembre 1817 (anche in questo caso, come in Emma, la data editoriale era l’anno successivo, 1818), sempre da Murray, in un’unica edizione, in quattro volumi, al prezzo di 24 scellini, così suddivisi:

Northanger Abbey, 2 voll. pagg. 631 (300+331), oltre a 23 pagine occupate dalla «Biographical Notice of the Author», scritta da Henry Austen e nella quale si svelava per la prima volta il nome dell’autrice, pur se l’edizione riportava la dicitura usata nei romanzi precedenti: «By the Author of “Pride and Prejudice,” “Mansfield Park,” &c.»;

Persuasion, 2 voll. pagg. 588 (280+308).

La tiratura fu di 1750 copie, che risultarono esaurite nel 1821. Cassandra Austen, erede dei diritti letterari della sorella, ricevette per questa edizione un totale di 515 sterline, 17 scellini  e 7 pence.

Per ultimo, bisogna ricordare che fino al 1817 furono pubblicate anche le traduzioni francesi di quattro romanzi, oltre all’edizione americana di Emma:

  • Orgueil et Préjugé (Pride and Prejudice), traduzione in francese di Charles Pictet(?), Impr. de la Bibliothèque britannique, Genève, 1813.
    Si tratta della traduzione di estratti dal romanzo, pubblicata in quattro fascicoli della “Bibliothèque britannique; ou recueil extrait des ouvrages anglais périodique at autres: Littérature” nei mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre 1813.
  • Raison et Sensibilité, ou Les Deux Manières d’Aimer (Sense and Sensibility), traduzione in francese di Isabelle de Montolieu, Arthus-Bertrand, Paris, 1815, in quattro volumi.
    È la prima traduzione integrale in francese, anche se la parola “integrale” non va presa alla lettera, viste le libertà che si concedevano i traduttori dell’epoca (in questa, per esempio, Marianne diventa Maria e Margaret diventa Emma)
  • Mansfield Park, traduzione in francese di Marc-Auguste Pictet(?), Impr. de la Bibliothèque britannique, Genève, 1815.
    Si tratta della traduzione di estratti dal romanzo, pubblicata in quattro fascicoli della «Bibliothèque britannique; ou recueil extrait des ouvrages anglais périodique at autres: Littérature» nei mesi di aprile, maggio, giugno e luglio 1815.
  • Le Parc de Mansfield, ou Les Trois Cousines (Mansfield Park), traduzione in francese di Henri Vilmain, J. G. Dentu, Paris, 1816, in quattro volumi.
  • Emma, M. Carey, Philadelphia, 1816, in due volumi.
    Si tratta della prima edizione austeniana negli Stati Uniti.
  • La Nouvelle Emma, ou Les Caractères Anglais du Siècle (Emma), traduzione in francese anonima, Arthus Bertrand, Paris, 1816, in quattro volumi.
  • La Nouvelle Emma, ou Les Caractères Anglais du Siècle (Emma), traduzione in francese anonima, De l’Imprimerie de Schrämbl, Vienne, 1817, in due volumi.
    Si tratta di una ristampa austriaca fortemente ridotta dell’edizione precedente.

Naturalmente, vista la legislazione dell’epoca riguardante i diritti d’autore, le traduzioni furono pubblicate senza nessuna autorizzazione da parte di JA e non comportarono nessun introito da parte sua.

Dopo la pubblicazione dei due romanzi postumi, bisognerà attendere il 1833 per una nuova edizione dei sei romanzi austeniani, pubblicata da Bentley in cinque volumi. Poi le edizioni, sia in lingua originale che in traduzione, ebbero una crescita esponenziale, specialmente dopo l’uscita della biografia di JA scritta dal nipote James Edward Austen-Leigh nel 1869 (Memoir of Jane Austen).

In Italia i romanzi arrivarono molto tardi, il primo ad apparire fu Pride and Prejudice, con il titolo Orgoglio e prevenzione, tradotto da Giulio Caprin e pubblicato da Mondadori nel 1932. Seguirono poi:

  • Sensibilità e buon senso, traduzione di Evelina Levi, Astrea, Roma, 1945;
  • due edizioni di Emma dello stesso anno: traduzione Mario Casalino, Ediz. Ultra, Milano, 1945; traduzione di Vittoria Tedeschi, La Caravella, Roma, 1945;
  • Persuasione, Mario Casalino, Denti, Milano, 1945;
  • L’abbazia di Northanger, traduzione di Teresa Pintacuda, Garzanti, Milano 1959;
  • Mansfield Park, traduzione di Ester Bonacossa della Valle di Casanova e Diana Agujari Bonacossa, Edizioni per il Club del libro, Novara, 1961.

Note
[1] Lettera del 1° novembre 1797 dal reverendo George Austen a Thomas Cadell, Londra. Traduzione dello scrivente, nel sito jausten.it.

[2] Lettera a Crosby & Co., Londra, del 5 aprile 1809.
[3] «Voglio dirti che ho avuto il mio adorato Bambino da Londra».
[4] Lettera a Cassandra Austen del 17/18 ottobre 1815, da Londra a Chawton.
[5] In: Samuel Smiles, A Publisher and his Friends. Memoir and Correspondence of John Murray, John Murray, London, 1911, pag. 112.
[6] Lettera del 23 novembre 1815 a John Murray.
[7] Lettera del 24 novembre 1815 a Cassandra Austen.
[8] Lettera del 26 novembre 1815 a Cassandra Austen.
[9] In realtà Murray inserì, nella pagina che segue il frontespizio (vedi l’immagine più sotto e la lettera successiva), una dedica molto più elaborata.
[10] Lettera dell’11 dicembre 1815 (n. 130) a John Murray.
[11] Lettera dell’11 dicembre 1815 (n. 131C) a John Murray.

 

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