Il Jane Austen Book Club di Biblioteca Salaborsa e JASIT, a Bologna

For my own part, if a book is well written, I always find it too short
(Per quel che mi riguarda, se un libro è ben scritto, lo trovo sempre troppo corto)
Jane Austen

Biblioteca Salaborsa di Bologna e JASIT  rendono omaggio a Jane Austen con un  gruppo di lettura interamente dedicato alle sue opere e al suo mondo, il Jane Austen Book Club (JABC).
Poiché viviamo in anni scanditi da importanti Bicentenari austeniani (che si susseguono a ritmo sostenuto dallo scorso 2011, con la prima pubblicazione di Sense and Sensibilty, ovvero Ragione e Sentimento, e proseguiranno fino a tutto il 2017), abbiamo pensato che non ci fosse occasione migliore per scoprire la “vera” Jane Austen, così come emerge dalle sue stesse parole, cioè moderna e più viva che mai, assai diversa dall’immagine stereotipata, noiosa e stucchevole, che ancora oggi sembra prevalere.

Da Ottobre 2014 a Giugno 2015, leggeremo un libro al mese e condivideremo dal vivo le nostre impressioni di lettura un sabato al mese, alle ore 17, presso la Biblioteca Salaborsa di Bologna, in Piazza del Nettuno 3, nel cuore del capoluogo emiliano.
I testi in programma vanno dai Romanzi Canonici alle Opere Incompiute e non mancheremo di leggere anche le Lettere e una Biografia…

Di seguito, tutti i dettagli per partecipare, il calendario completo e i segnalibri esclusivi JASIT.

Leggi con noi! In fondo al post, i link ai post dedicati ai singoli incontri.

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Introduzione a Mansfield Park

Quest’anno cade il bicentenario della prima edizione di Mansfield Park (9 maggio 1814), e naturalmente cercheremo di celebrarlo dedicandogli molto spazio, sia con contributi originali che con traduzioni di articoli apparsi in inglese.
Per cominciare (o meglio continuare, visto che già ci sono due articoli dedicati espressamente al romanzo) vi proponiamo l’Introduzione di Giuseppe Ierolli alla sua traduzione nel sito jausten.it, dove è ricostruita la storia editoriale del romanzo e sono riportate le numerose citazioni che Jane Austen gli ha dedicato nelle sue lettere.

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Mansfield Park è il primo romanzo di JA scritto interamente a Chawton, dopo il trasferimento, nel 1809, nel cottage di proprietà del fratello Edward. I due romanzi pubblicati in precedenza, Ragione e sentimento e Orgoglio e pregiudizio, erano infatti rifacimenti di stesure precedenti, mentre L’abbazia di Northanger era ancora di proprietà dell’editore Crosby di Londra, che l’aveva acquistato nel 1803 e mai pubblicato. Le date di composizione le conosciamo da un appunto manoscritto della sorella Cassandra, dove si legge che fu “iniziato più o meno intorno al febbraio 1811 e finito poco dopo il giugno 1813.”, anche se la data iniziale potrebbe riferirsi all’ideazione del romanzo più che all’inizio della scrittura vera e propria, che forse risale a dopo la conclusione di Orgoglio e Pregiudizio, “probabilmente nella primavera del 1812”, come ipotizza Deirdre Le Faye nella sua biografia austeniana. (1)

Mansfield Park. Prima edizione (Egerton, 1814)

Mansfield Park. Prima edizione (Egerton, 1814)

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Jane Austen e la contessa Morley

Traduciamo oggi un articolo apparso su Austen Authors l’11 novembre 2013 e firmato da Diana Birchall. Il pezzo riguarda un famoso personaggio della società inglese dei primi dell’ottocento, la contessa Frances Morley, e i rapporti che ebbe con Jane Austen.

Jane Austen e la contessa Morley
di Diana Birchall
La contessa Frances Morley, dipinta nel 1830 da Frederick Richard Say

La contessa Frances Morley, dipinta nel 1830 da Frederick Richard Say

Sono due anni ormai che con i gruppi di discussione letteraria online leggiamo le Lettere di Jane Austen, con cadenza di una lettera a settimana. Questo si è dimostrato un ottimo metodo per conoscerle in modo completo. Come quasi tutti coloro che hanno tentato di leggere l’intero corpus delle lettere sanno (e può essere in un certo senso imbarazzante confessarlo), non sono una lettura così facile!

Jane Austen non le scriveva pensando alla pubblicazione, e così non sono affatto di facile comprensione come quelle di alcuni famosi autori come Lord Byron o Virginia Woolf. Inoltre sono state tagliate e censurate, cosicché ci sono enormi buchi e vuoti a scapito della continuità.

Ciò nonostante, le lettere sono una delle poche possibilità che abbiamo di dare uno sguardo alla vita di Jane Austen e di immaginarla al di fuori dei suoi romanzi, e perciò sono preziose e fondamentali per chiunque voglia conoscerla in modo approfondito. Esse ci offrono molte perle di inestimabile spirito e perspicacia nel corso della lettura, oltre a  spunti di ricerca. Al momento siamo arrivati al 1815, quasi alla fine delle lettere, ma non sarei sorpresa se ricominciassimo daccapo una volta che saranno terminate! Continua a leggere

Le lettere di Jane Austen

Le lettere di Jane Austen sono talvolta considerate una sorta di “parenti povere” delle sue opere, in particolare dei sei romanzi cosiddetti “canonici”. In realtà, anche se quello che resta è una porzione minima del suo vasto epistolario, le lettere sono dei documenti molto preziosi per addentrarci nelle vicende della sua vita, nonché per approfondire quel rapporto biografia/opere che, senza voler a ogni costo fare dei riferimenti diretti tra le vicende e i personaggi delle sue opere e la vita reale della scrittrice, ha nel suo caso un’importanza particolare, visto che lei stessa ha sempre scritto di aver raccontato solo ciò che conosceva direttamente, limitando il campo d’azione dei suoi romanzi agli strati sociali che appartenevano al mondo che ruotava intorno a lei e alla sua famiglia.
Pubblichiamo quindi l’Introduzione di Giuseppe Ierolli alla raccolta completa delle lettere di Jane Austen (in traduzione italiana con testo a fronte nel sito da lui curato), ricca di spunti e di citazioni che mostrano la ricchezza e l’importanza dell’epistolario austeniano.

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Delle tantissime lettere scritte da Jane Austen (1) ci restano solo le 161 trascritte nell’edizione curata da Deirdre Le Faye nel 1995, nominalmente la terza edizione di quella curata da Chapman (la prima è del 1932, la seconda del 1952) ma in realtà del tutto rinnovata, con l’aggiunta di diverse lettere e con una numerazione in gran parte rivista (nel 2011 è stata pubblicata la quarta edizione, sempre a cura di Le Faye, con un apparato accresciuto ma senza modifiche nel testo e nel numero delle lettere).
Sull’interesse che queste lettere rivestono per lo studioso e per il lettore delle opere di JA, le parole più convincenti sono quelle dell’Introduzione di Chapman alla sua prima edizione:

Le edizioni Chapman (II-1952) e Le Faye (IV-2011)

Le edizioni Chapman (II-1952) e Le Faye (IV-2011)

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Jane Austen lettrice

Nei romanzi e nelle lettere di Jane Austen ci sono numerosi accenni ai suoi autori e opere preferite, o comunque a quelle circolanti in casa e lette la sera a voce alta dal Rev. Austen. Innanzitutto, nessuno in famiglia si vergognava di apprezzare quel genere letterario relativamente nuovo che era il romanzo e si iscrivevano alle biblioteche circolanti proprio per poter essere aggiornati sulle nuove uscite, gustarle e commentarle insieme:

Io ho ricevuto una nota molto cortese da Mrs Martin con la richiesta di Abbonarmi alla sua Biblioteca che apre il 14 gennaio, e di conseguenza le ho dato il mio nome, o meglio il Tuo. I Soldi li mette la Mamma. – Anche Mary si abbona, il che mi fa piacere, ma non me l’aspettavo. – Come incentivo all’abbonamento Mrs Martin ci dice che la sua Collezione non consiste solo di Romanzi, ma di ogni genere di Letteratura, ecc. ecc. – Avrebbe potuto risparmiarsi questa ostentazione con la nostra famiglia, dove ci sono grandi lettori di Romanzi che non si vergognano di esserlo; – ma suppongo che fosse necessaria per l’auto-compiacimento di metà dei suoi Abbonati.
(Lettera 14, 18-19 dicembre 1798)

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Impressioni meteorologiche negli scritti di Jane Austen

Introduzione. La prima volta che ho visto Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright (2005), la mia attenzione è stata immediatamente attirata dall’importanza data dal regista alle condizioni atmosferiche che facevano da cornice agli eventi raccontati. Il film è, a mio parere, influenzato da una prospettiva critica piuttosto recente, volta a riscontrare nell’opera di Austen accenni di quel movimento romantico che stava iniziando a travolgere la cultura inglese ed europea.

Se si osserva l’abbigliamento dei personaggi si notano, specie in alcuni episodi, un certo disordine, una sorta di negligenza e incuria che sono tipiche della temperie romantica, così concentrata sull’individualità, sull’analisi interiore e sul rigetto delle convenzioni sociali: quando ad esempio si vede Matthew McFayden entrare nello studio del padre di Elizabeth per chiedere la sua mano, la sciatteria dei suoi abiti non è certo adeguata all’occasione. Anche l’attenzione per l’ambiente naturale, palesata nel film sin dalle sue primissime scene (il sorgere del sole, il pigolare degli uccelli, e in seguito, ancora più concretamente, la passeggiata del maiale sotto gli occhi di Mrs. Bennet), ricorda la filosofia romantica, e raggiunge il culmine della sua rappresentazione nelle scene in cui il tempo atmosferico diventa uno dei protagonisti della vicenda narrata. La prima dichiarazione d’amore di Darcy a Lizzy, che nel romanzo si svolge tra le mura di Hunsford, viene invece immaginata da Joe Wright all’aperto, e nel corso di un tremendo temporale: il tempo atmosferico era interpretato dai romantici come uno specchio delle emozioni umane, e non c’è dubbio che questo incontro tra i due protagonisti possa essere definito tempestoso.

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Jane Austen e il matrimonio

Romina Angelici continua i suoi viaggi tematici nelle lettere e nelle opere di Jane Austen.

Il matrimonio: un lieto fine da romanzo ma non uno scopo di vita a tutti i costi. È a questo riguardo che si intuisce lo spirito più femminista e moderno della scrittrice.
A detta della nipote Caroline (nel suo Memoir), raramente la zia esprimeva un’opinione, ma in una delle rare eccezioni in cui evidentemente si lascia andare per amore della nipote Fanny, Jane non esita a sostenere un’opinione precisa:

ti supplico di non impegnarti oltre, e di non pensare di accettarlo a meno che non ti piaccia davvero. Qualsiasi cosa è preferibile o più tollerabile dello sposarsi senza Affetto;
(Lettera 109, 18-20 novembre1814, a Fanny Knight)

Un’opinione già espressa sei anni prima, con parole molto simili:

Il matrimonio di Lady Sondes mi sorprende, ma non mi offende; – se il suo primo matrimonio fosse stato per affetto, o ci fosse una Figlia da crescere, non l’avrei perdonata – ma ritengo che chiunque abbia diritto almeno una volta nella vita a sposarsi per Amore, se può
(L63, 27-28 dicembre 1808)

Del resto aveva abbastanza esperienza dei legami matrimoniali più o meno riusciti e soprattutto considerava disincantata che un affetto poco convinto avrebbe resistito poco alla prova del tempo e delle difficoltà. Sapeva bene che, nella vita reale, dopo le nozze non esisteva il finale delle favole “e vissero tutti felici e contenti” e la convivenza coniugale poteva non essere affatto tutta rose e fiori. Forse pensava proprio a questo, quando scrisse l’inizio dell’ultimo capitolo di Mansfield Park: Continua a leggere

Jane e l’arte epistolare

Sebbene Jane se ne sia discostata per precisa scelta stilistica nei suoi romanzi maggiori, la forma epistolare informava di sé sia i costumi e i modi dell’epoca, sia la vita stessa della famiglia Austen dato che era l’unico mezzo per dare notizie di sé e riceverne, prendere accordi, fare progetti. Si trattava di una vera e propria arte in cui Jane Austen può essere considerata, ancora una volta, eccellente:

Ormai ho acquisito la vera arte epistolare, che come ci hanno sempre detto, consiste nell’esprimere su carta esattamente ciò che si direbbe alla stessa persona a voce; ho chiacchierato con te quasi alla mia velocità abituale per tutta questa lettera.
(Lettera 29, 3 gennaio1801)

I have now attained the true art of letter-writing... (Ormai ho acquisito la vera arte epistolare...)

I have now attained the true art of letter-writing…
(Ormai ho acquisito la vera arte epistolare…)

Questa attività comportava il suo bel daffare perché oltre a essere un impegno quotidiano rappresentava anche un dovere da cui non ci si poteva esimere e a essa ci si dedicava quando, appena dopo colazione, si aspettava l’ora delle visite, o si approfittava di qualche momento di solitudine. Dato che vigeva un fiscalissimo regime di affrancatura, e il costo della lettera non era propriamente economico, non si sprecava nessuno spazio del foglio e, quando si poteva, si approfittava della franchigia spettante a qualche deputato locale: “Mary aveva tutta l’intenzione di scriverti con la franchigia di Mr Chute” (L25, 8-9 novembre 1800) o più frequentemente ancora si affidava a qualche visitatore di passaggio, o meglio a qualche familiare che se ne facesse latore, sebbene questo non fosse il mezzo di consegna che Jane prediligeva: Continua a leggere

La moda secondo Jane Austen

Quando circa un anno fa mi imbattei in un articolo su Repubblica.it sulle nuove creazioni in fatto di gioielli di Miuccia Prada, fui incuriosita dal rimando non del tutto scontato a Jane Austen, e con lei a un’epoca in cui il cammeo era compagno di un certo modo di vestire fatto di drappeggi, scialli, strascichi, scollature entro cui essere sfoggiato.
I materiali e le finiture del cammeo moderno (in plexigass) sono espressione di lavorazioni all’avanguardia mentre l’immagine e la funzione di tale gioiello rievocano utilizzi meno voluttuari e leziosi rispetto a quelli che potrebbe incarnare oggi:

Come vedi è andato tutto bene, specialmente dopo esserci messe sulle spalle il foulard di Mrs Lance, fissato con una spilla.
(Lettera 66, 24 gennaio 1809)

Accessorio indispensabile per fermare la mantella se incastonato come spilla, usato come pendente per impreziosire una mise da sera, se eri nubile dovevi procurartelo da sola come fece Cassandra, chiedendo alla sorella Jane di acquistarlo a Londra:

Ho comprato il tuo Medaglione, ma sono stata costretta a pagarlo 18 scellini – che dev’essere un po’ più di quanto intendevi spendere; è semplice e elegante, montato in oro.
(L85, 24 maggio 1813)

In realtà all’epoca lo shopping riguardava per la maggior parte gli accessori, dovendo per gli abiti acquistare “solo” la stoffa: popeline, raso, ermisino, mussolina, lino, broccato, crespo cinese. Le scorribande all’emporio riguardavano l’occorrente per partecipare a un ballo: calze di seta (poi da cifrare) e guanti bianchi:

Non dici nulla delle calze di seta; spero perciò che Charles non le abbia comprate, visto che non sono davvero in grado di pagarle, perché ho speso tutto il mio denaro per comprare guanti bianchi e stoffa di seta.
(L1, 9-10 gennaio 1796)

Abito Regency

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I menu di Jane Austen

Un contributo di Romina Angelici sulla cucina austeniana.

Impazzano sulla televisione digitale, fino a occupare interi canali tematici su quella satellitare, le trasmissioni dedicate all’arte culinaria – più o meno elaborata – e le beniamine del pubblico sono diventate – più di certe showgirl – le conduttrici di tali programmi: La prova del cuoco, I menù di Benedetta etc.
Prendendo a prestito sia il tema sia i titoli di queste trasmissioni, e richiamando l’attualità del fenomeno “Jane Austen”, che a duecento anni dall’uscita del suo romanzo più famoso rimane saldamente ancorata all’attenzione del grande pubblico, nonché a quella degli addetti ai lavori, vorremmo qui presentarla in un’ottica che ce la rende ancora più vicina (e cara): “prendendola per la gola”.
Non si pretende certo di approfondire le tematiche e la poetica di una scrittrice la cui consacrazione tra i classici della Letteratura è da considerarsi per chi scrive indiscussa, se non ovvia, ma si vuole dimostrare, allora come oggi, l’impellente attrattiva esercitata dal cibo.

Chawton Cottage: la stanza con il forno

Chawton Cottage: la stanza con il forno

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