G.K. Chesterton su Jane Austen

La nostra lettrice Umberta Mesina, che fa parte della Società Chestertoniana italiana, ha offerto a JASIT la sua traduzione di un articolo dello scrittore e critico letterario inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). Il testo è tratto da una raccolta delle opere giovanili austeniane pubblicata nel 1922 a New York.

Gilbert K. Chesterton

G.K. Chesterton
Introduzione a Love and Freindship di Jane Austen [1]

In un recente dibattito, su un quotidiano, riguardo alla convenzionale insulsaggine e monotonia di tutte le generazioni che hanno preceduto la nostra, qualcuno ha detto che nel mondo di Jane Austen ci si aspettava che una signora svenisse quando riceveva una proposta di matrimonio. A coloro che abbiano letto anche solo una delle opere di Jane Austen, questa associazione di idee apparirà lievemente comica. Elizabeth Bennett [sic], per esempio, ricevette due proposte di matrimonio da due ammiratori molto sicuri di sé e perfino autorevoli; e davvero non svenne. Sarebbe più vicino alla verità dire che svennero loro.

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Emilia Bassi: “La vita e le opere di Jane Austen”

Jane Austen è arrivata piuttosto tardi in Italia: la prima traduzione è del 1932 (Pride and Prejudice col titolo Orgoglio e prevenzione, tradotto da Giulio Caprin per Mondadori) e il percorso della critica è stato altrettanto lento. Il primo contributo che si conosce è quello di Emilia Bassi, che, nel 1914, scrisse un saggio pubblicato dalla Libreria Editrice E. Mantegazza di Roma: La vita e le opere di Jane Austen e George Eliot. Poi, l’anno successivo, Emilio Cecchi, nel primo volume della sua Storia della letteratura inglese nel secolo XIX, pubblicata dai Fratelli Treves, dedicò alcune pagine all’autrice inglese.

Il frontespizio dell'originale e la copertina dell'edizione JASIT

Il frontespizio dell’originale e la copertina dell’edizione JASIT

Il libro di Emilia Bassi è rimasto praticamente ignorato, tanto che attualmente ne esistono solo tre copie nelle biblioteche italiane, in Emilia, a San Giovanni in Persiceto, a Firenze e a Roma. Nella bibliografia austeniana curata da David Gilson (A Bibliography of Jane Austen, Clarendon Press, Oxford, 1982) il volume è descritto a pag. 524, con il numero “M326” ed è segnalata anche una recensione sul Times Literary Supplement del 19 luglio 1917.

Con la collaborazione della biblioteca emiliana e di Biblioteca Salaborsa di Bologna, abbiamo reperito il testo del saggio, che, limitatamente alla parte riguardante Jane Austen, abbiamo trascritto, annotato e reso disponibile in un file PDF che potete scaricare nella pagina delle “Pubblicazioni JASIT“.
La trascrizione e le note sono di Giuseppe Ierolli, mentre per alcune considerazioni sul testo di Emilia Bassi vi rimandiamo all’Introduzione di Mara Barbuni.

Buona lettura.