Orgoglio e pregiudizio cinquant’anni dopo

Le analogie fra Nord e Sud di Elizabeth Gaskell e il romanzo di Jane Austen

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Non sappiamo se Elizabeth Cleghorn Gaskell conoscesse Jane Austen e avesse letto i suoi romanzi. Sappiamo invece che la sua contemporanea, nonché amica Charlotte Brontë, non la teneva in grande considerazione, anzi esprimeva con grande fervore le differenze fra il suo modo di scrivere e quello della Austen in una lettera a George Henry Lewes. In realtà la lettera era una risposta molto piccata al critico letterario, che aveva giudicato Jane Eyre troppo ‘melodrammatico’ e le aveva suggerito di trarre ispirazione dalla prosa della Austen, dicendo che “Fielding e la signorina Austen sono i più grandi romanzieri in lingua inglese”. Ma questo è un altro discorso, che toccheremo, forse, in altra sede.

Elizabeth Gaskell, tuttavia, pur non esprimendo apertamente alcuna opinione, sembra aver fatto omaggio alla scrittrice dello Hampshire con il suo capolavoro Nord e Sud. Moltissimi sono infatti i punti di contatto fra il romanzo e Orgoglio e pregiudizio, connessioni che spingono a domandarsi quanto la Gaskell abbia tratto ispirazione, consapevolmente o inconsapevolmente, dalla trama di Jane Austen, se non dalla sua prosa.

La prima edizione di "North and South"

La prima edizione di “North and South”

Pubblicato per la prima volta su Household Words (1) nel 1854 e 1855, North and South non poté originariamente svilupparsi come la Gaskell aveva progettato: la pubblicazione settimanale e le sollecitazioni a giungere verso una conclusione prima del previsto, alterarono l’idea originale dell’autrice.
In seguito la Gaskell, però, aggiunse brevi passaggi e numerosi capitoli per rimediare in qualche modo ai difetti, pubblicando nel 1855 il romanzo in due volumi.

Nord e Sud è un romanzo complesso, che tratta numerosissimi temi, molti dei quali di grande attualità per i suoi tempi. In poco più di quarant’anni – quelli trascorsi tra la pubblicazione di Orgoglio e pregiudizio e la stesura di Nord e Sud – la società aveva subito profondi cambiamenti, grazie allo sviluppo delle industrie nel nord del Paese. Si era venuta a creare così una nuova aristocrazia: quella degli industriali, che seppur molto ricchi, venivano considerati comunque commercianti e guardati dall’alto in basso.
La parola Commercio era infatti pronunciata nell’Ottocento sempre con una punta di disprezzo: pensiamo a Edward Gardiner, lo zio di Elizabeth Bennet, che viene considerato una relazione inferiore solo perché commerciante, ma poi rivalutato da Darcy quando fa la sua conoscenza:

La presentazione, comunque, fu fatta immediatamente, e quando rivelò la parentela che c’era con lei, gli lanciò un’occhiata maliziosa, per vedere come l’avrebbe presa, non senza aspettarsi di vederlo scappare a gambe levate per sottrarsi a una compagnia così sconveniente. Che fosse sorpreso da quella parentela era evidente; comunque, sopportò la cosa con fermezza, e ben lungi dall’andarsene, tornò indietro con loro, e si mise a chiacchierare con Mr. Gardiner. Elizabeth non poteva non essere compiaciuta, non poteva non sentirsi trionfante. Era consolante fargli sapere di avere parenti per i quali non c’era nessun bisogno di arrossire. Ascoltò con molta attenzione tutto ciò che si dicevano, e si sentì fiera di ogni espressione, di ogni frase dello zio, che rivelavano la sua intelligenza, il suo buongusto e le sue buone maniere. (2)

Margaret Hale accomuna con disdegno qualsiasi attività sotto questo nome, mettendo Mr. Thornton, un ricco industriale, alla stessa stregua di un negoziante qualsiasi. La nuova aristocrazia industriale, invece, pretendeva che si valutasse l’uomo in quanto se stesso, il suo valore in base alle sue capacità e non in base ai privilegi della sua nascita.

«Dal mio punto di vista ‘gentiluomo’ è un termine che descrive una persona solo nel suo modo di relazionarsi agli altri; ma quando parliamo di questa persona come ‘uomo’, non lo consideriamo solamente in relazione ai suoi simili, ma in relazione a se stessa, alla vita, al tempo, all’eternità. Un naufrago solitario come Robinson Crusoe, un prigioniero rinchiuso per sempre nella sua cella, o meglio, un santo a Patmos, ha la propria resistenza, la propria forza, la propria fede, e per meglio descriverlo sarebbe meglio usare la parola ‘uomo’. Sono piuttosto stanco di questa espressione ‘da gentiluomo’, che a me sembra venga spesso utilizzata a sproposito, e spesso, inoltre, con una tale esagerata distorsione del significato… mentre la piena semplicità del nome ‘uomo’ e dell’aggettivo ‘umano’ viene ignorata, il che mi induce a classificarli come termini del gergo quotidiano.» (3)

Margaret Hale considera dunque John Thornton poco ‘gentiluomo’, perché non lo è di nascita; Elizabeth Bennet, d’altro canto, ferisce Mr. Darcy dicendogli:

“Vi state sbagliando, Mr. Darcy, se immaginate che il modo in cui vi siete dichiarato mi abbia colpito in altro modo, oltre a quello di risparmiarmi il dispiacere che avrei provato nel rifiutarvi, se vi foste comportato più da gentiluomo.” […] “Fin dall’inizio, potrei quasi dire dal primo istante in cui vi ho conosciuto, il vostro comportamento, dandomi la completa certezza della vostra arroganza, della vostra presunzione e del vostro egoistico disprezzo per i sentimenti degli altri, era tale da costituire il fondamento di una disapprovazione che, per gli eventi successivi, si è consolidata in una inalterabile avversione…” (4)

Neanche Elizabeth considera dunque il comportamento di Darcy ‘da gentiluomo’. In questo caso il motivo è praticamente opposto a quello di Margaret: Darcy sa di esserlo per diritto di nascita ed è convinto di comportarsi sempre in maniera impeccabile, ma Elizabeth gli fa comprendere che la sua arroganza lo porta spesso e volentieri a offendere gli altri con modi non degni di un vero gentiluomo.

In Orgoglio e pregiudizio la classe dei ‘gentiluomini’, gli uomini superiori per intelletto i cui modi dovrebbero essere impeccabili, viene quindi messa in discussione quasi cinquant’anni prima che Elizabeth Gaskell affrontasse l’argomento attraverso le parole di John Thornton.

Daniela Denby-Ashe, Richard Armitage, Matthew Macfadyen e Keira Knightley

Daniela Denby-Ashe, Richard Armitage, Matthew Macfadyen e Keira Knightley

Abbiamo due ricchi uomini del Nord – che li consideriamo gentiluomini o meno – e due giovani donzelle del Sud, dunque. Entrambe le fanciulle avevano già rifiutato quello che avrebbe potuto essere un matrimonio vantaggioso – soprattutto agli occhi delle rispettive madri –, che avrebbe garantito loro di mantenere uno stile di vita più o meno agiato, restando in un luogo vicino al loro cuore, Londra e il sud per Margaret, Longbourn addirittura per Elizabeth (non dimentichiamo che Mr. Collins era l’erede di Mr. Bennet). Naturalmente non facciamo qui un confronto fra i due pretendenti, Henry Lennox e William Collins.

Mr. Darcy e Mr. Thornton si sentiranno spinti dalle circostanze a proporre la loro mano alla donna che sono arrivati ad amare, malgrado le innumerevoli riserve da parte di entrambi. Ambedue verranno respinti perché non considerati sufficientemente ‘gentiluomini’, come abbiamo appena detto. E sia Margaret che Elizabeth sono accecate dal pregiudizio; la prima a causa del comportamento duro di Thornton verso i suoi operai (per lo meno, lo è ai suoi occhi di caritatevole ragazza del sud rurale, nonché figlia di un reverendo), la seconda per via delle menzogne che le sono state riferite da Wickham.

Daniela Denby-Ashe e Colin Firth

Daniela Denby-Ashe e Colin Firth

In realtà ho sempre pensato che in Nord e Sud i ruoli fossero capovolti rispetto a Orgoglio e pregiudizio, che l’orgogliosa, la ‘Darcy’ della situazione fosse Margaret Hale. È Margaret a essere ermetica, quella di cui facciamo fatica a interpretare pensieri ed emozioni. È Margaret colei che subirà il cambiamento, il percorso di crescita più evidente, venendo a contatto con la realtà diversa che è Milton. È ancora lei, infine, a porre rimedio ai problemi di John Thornton, come Mr. Darcy si impegna a fare dopo la fuga di Lydia per amore di Elizabeth. È pur vero che Mr. Thornton salva Margaret dalle accuse che rischiano di caderle addosso dopo l’episodio alla stazione col fratello.
Margaret, però, diventa Elizabeth nel momento in cui si rende conto che Thornton pensa ogni male di lei, dopo che l’ha vista in atteggiamenti intimi con un uomo di notte alla stazione (uomo che, in realtà, è suo fratello Frederick) e sa, dunque, che lei ha mentito all’ispettore di polizia; in quel momento Margaret capisce di tenere a quell’uomo e di non volere che lui, dovunque sia, debba pensare male di lei. Un continuo ribaltamento di ruoli, dunque, in cui i protagonisti si salvano a vicenda, facendoci assistere, in entrambe le coppie, a un percorso di maturazione.

Judy Dench e Sinéad Cusack

Judy Dench e Sinéad Cusack

Tra i personaggi secondari spicca la somiglianza fra Lady Catherine de Bourgh e Mrs. Thornton, entrambe protettive nei confronti del nipote/figlio, se pur per motivi diversi. Entrambe ritengono che l’eroina sia inferiore al loro familiare; nel caso di Lady Catherine per posizione sociale, in quello di Mrs. Thornton per posizione economica. C’è anche da dire che, mentre Lady Catherine disapprova Elizabeth perché è convinta che sia un’arrampicatrice sociale, senza considerare i sentimenti della fanciulla (all’epoca non era su di essi che si basava un matrimonio), Mrs. Thornton è consapevole dell’iniziale antipatia di Margaret per il suo John, e non accetta che il figlio si abbassi a sposare una donna riluttante.
In entrambi i casi le matriarche sono spinte da una forma di gelosia, nel voler mantenere un ruolo principale nella vita dell’eroe (non dimentichiamo che Lady Catherine domina la figlia Anne e, se questa avesse sposato Darcy, avrebbe influenzato considerevolmente anche il suo rapporto con il marito).

E ancora in comune fra i due romanzi c’è una figura paterna debole e, in un certo qual modo, egoista. Mr. Bennet è sempre rinchiuso nel suo studio a lavarsene le mani di quel che accade in casa sua, lasciando carta bianca a una moglie che non è in grado di gestire cinque ragazze da marito, anzi, quasi le istiga a comportarsi in maniera sfrontata. Quando Lydia scappa e Mr. Bennet va a cercarla a Londra, rinuncia all’impresa non appena il cognato ritorna in città. Tutto, pur di poter ritornare alla tranquillità della sua biblioteca.
Mr. Hale vive una crisi spirituale: attanagliato da molti dubbi riguardo alla sua fede, ha un dissidio con il suo vescovo ed è costretto ad abbandonare la Chiesa d’Inghilterra e la sua parrocchia per recarsi nel Nord, nella cittadina industriale di Milton-Northern dove eserciterà la professione di insegnante privato. La sua rinuncia alla prebenda comporterà sacrifici non soltanto da parte sua, ma anche da parte della moglie e della figlia. Quando prende la decisione, però, Mr. Hale si consulta solo con la sua coscienza, senza calcolare i disagi in cui incorrerà il resto della famiglia, che dovrà scendere di un gradino nella scala sociale e dovrà vivere seguendo un tenore di vita nettamente inferiore.
In questo episodio, vedo anche una piccola somiglianza con la vita di Jane Austen medesima, allorquando il reverendo Austen prese la decisione di lasciare la canonica di Steventon al primogenito James e di ritirarsi con la moglie e le due figlie a Bath. Jane Austen, in un primo momento, sviluppò una sorta di antipatia per la città in cui veniva costretta a trasferirsi, proprio come Margaret Hale per Milton-Northern. E sarà una coincidenza che Helston, il paesino in cui Mr. Hale aveva la sua parrocchia, si trovasse proprio nello Hampshire?

In definitiva si potrebbe trattare di una semplice casualità, del nostro continuo desiderio di raffrontare la scrittrice che amiamo con gli altri capolavori della letteratura, o dell’ulteriore dimostrazione che le tipologie umane raccontate da Jane Austen sono universali. Di concreto c’è una storia bellissima, che sembra ripercorrere la strada di Orgoglio e pregiudizio cinquant’anni dopo, in un’Inghilterra che ha subito cambiamenti radicali (rivoluzione industriale, ferrovia, crisi della Chiesa d’Inghilterra), con due protagonisti che, proprio come Elizabeth Bennet e Fitzwilliam Darcy, compiono un percorso di crescita grazie al loro amore.

(1) periodico settimanale inglese pubblicato tra il 1850 e il 1859 da Charles Dickens.
(2) Orgoglio e pregiudizio, cap. 43, traduzione di Giuseppe Ierolli
(3) Nord e Sud, cap. XX, traduzione di Laura Pecoraro, edizioni Jo March
(4) Orgoglio e pregiudizio, cap. 34, traduzione di Giuseppe Ierolli

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8 pensieri su “Orgoglio e pregiudizio cinquant’anni dopo

  1. Ho iniziato a leggere Nord e Sud inevitabilmente cercando qualcosa che riportasse a Jane e a O&P..immagino sia perché si tratta di due scrittrici dell’Inghilterra ottocentesca, che raccontano di donne e della società in cui vivono.
    Lo stile è diverso, si nota subito. La Gaskell poi inserisce tanti riferimenti storici. Ma si vede subito che sono presenti pregiudizi nella figura di Margaret, ed è divertente leggere dei suoi scontri verbali con Thornton 🙂 si pensa subito al ballo di Netherfield.
    Quello che però mi ha provocato un tuffo al cuore è stato vedere il capitolo intitolato Prime Impressioni. Magari all’epoca era un’espressione molto utilizzata, ma è inevitabile pensare al primo titolo di O&P 🙂 A quel punto ho iniziato a cercare online articoli che parlassero proprio di questo, se la Gaskell sia o no stata influenzata da Jane.

    • Grazie per avermi ricordato del titolo del capitolo che coincide con il il primo titolo di P&P, Eleonora.
      Beh, Jane Austen lo cambiò perché un’altra autrice, Mrs Margaret Holford, aveva intitolato così il suo libro all’inizio dell’Ottocento. Però non penso che fosse un’espressione utilizzata di frequente, ma, piuttosto, un omaggio (o un’altra coincidenza?)

  2. In entrambi la vera protagonista è una ragazza (tant’è che la Gaskell avrebbe voluto intitolarlo Margaret Hale), con una buona dose di pregiudizi (Lizzie sulla boria di Mr Darcy, Margaret sull’industriale Mr Thornton), entrambe risultano antipatiche inizialmente ma poi conquistano senza volerlo e ricevono una proposta di matrimonio che rifiutano sdegnosamente. La parabola narrativa vede il ravvedimento da parte delle ragazze sulla risposta troppo precipitosa e il miglioramento del personaggio maschile che vuole essere degno di essere ricambiato. Analoghe anche le fortunate circostanze che favoriscono il ricongiungimento finale dei due personaggi come l’incontro a Pemberley di Lizzie e Darcy e il ritorno a MIlton di Margaret dove rivede Mr. Thornton.

  3. A me è piaciuto molto Nord e Sud anche se non ho compreso come mai la Gaskell non abbia fatto morire anche Dixon già che c’era…
    No no…nessuna analogia con P&P…..

  4. Basandomi sulla miniserie in un primo momento anche io avevo visto molte più analogie tra Nord e Sud e Orgoglio e Pregiudizio. Forse perchè la serie, per quanto ben fatta, ha delle lacune rispetto a libro (che sto leggendo finalmente) , o forse vuole furbescamente strizzare molto più l’occhio a Jane Austen di quanto faccia il romanzo. Più vado avanti con la lettura e sempre meno colgo il collegamento tra le due grandi opere. E’ interessante leggere l’introduzione all’edizione italiana, in cui si mette in evidenza invece lo stretto collegamento e la vera fonte di ispirazione della Gaskell, ovvero “Agnes Grey”, di Anne Bronte (la Gaskell era grande amica di tutte e tre le sorelle Bronte), nonchè conta molto l’influenza di Dickens nei libri della scrittrice. Se vogliamo l’orgoglio e il pregiudizio mi sembrano tutti dalla parte di Margaret! Thornton è un personaggio che non ha nulla da invidiare come carisma e romanticisimo a Mr Darcy, mi piacciono entrambi, ma man mano che leggo trovo che pur avendo lo stesso spessore morale, siano anche profodamente diversi. Altro punto di questo post su cui mi trovo a non concordare è l’accostamento di Hanna Thornton con Lady Catherine de Bourgh: hanno due ruoli, sono due personaggi che definirei antitetici! Lady Catherine è totalmente negativa, se vogliamo addirittura macchiettistica, è una figura patetica! ed inoltre non mostra un attaccamento affettivo per nessuno, neppure per la figlia (del nipote poi interessa solo che mantenga il prestigio del casato, e con lui non interagisce quasi per nulla nel libro). Hannah Thornton è tutta un’altra cosa: purtroppo, per quanto sia brava attrice Sinead Cusack, i tempi della fiction non le permettono di rendere appieno la profondità di animo di questa donna, che cela dietro una granitica severità e un apparente attaccamento al denaro che mostra inizialmente. Hannah è una donna coraggiosa che ha sofferto anche la fame, ma che ha reagito con coraggio. Il suo amore per il figlio John è forse troppo esclusivo, ma è anche vero che quale figlio che si è fatto da solo con molti sacrifici, è il suo orgoglio. E’ gelosa è vero, è la tipica suocera se vogliamo, ma non disprezza Margaret per il suo denaro, ma inizialmenteperchè pensa miri solo al denaro di John, e poi perchè vede che fa soffrire (ed effettivamente è così) suo figlio, che osa disprezzare! Però tra il momento in cui il figlio esce di casa per andare a fare la proposta fino a quando apprende del rifiuto, c’è tutta quella bellissima parte in cui Hannah, pur triste, ammette con se stessa il valore di una ragazza come Margaret (e fa un impietoso confronto con la figlia Fanny), e il suo amore di madre si esprime nel gesto di cominciare a scucire le iniziali sue e del defunto marito dalle lenzuola, per cucirvi quelle dei presunti futuri sposi! Insomma si è capito che a me Mrs Thornton piace molto e trovo impietoso accostarla ad una Catherine de Bourgh.

    • Cara Merisana, il confronto non l’ho fatto con la serie televisiva (nonostante mi sia avvalsa delle immagini), ma con il libro. Ho letto Agnes Grey di Anne Bronte e, francamente, trovo ben poco in comune con Nord e Sud, a parte, come è scritto nell’introduzione italiana di Marisa Sestito, il prendersi carico – da parte delle figlie Agnes e Margaret – della situazione, allorquando un padre incapace di proteggere la famiglia, la porta quasi sull’orlo del baratro, andando a incrinare il caposaldo della cultura patriarcale, di cui si nutre il vittorianesimo. Ma Mr. Bennet in Orgoglio e pregiudizio non aveva forse già dimostrato ripetutamente che la sua non era una famiglia patriarcale? Che non era in grado di prendersene carico?
      La Gaskell era amica delle altre due sorelle Bronte solo di riflesso; era Charlotte la sua amica, e spesso questa amicizia era osteggiata, perché la Gaskell era moglie (e figlia) di un pastore dissidente, al contrario degli anglicani ortodossi Bronte e Nicholls. Di certo la Gaskell aveva letto i romanzi di Anne Bronte, ma non riesco a vedere Nord e Sud come un hommage à Anne, come afferma la professoressa Sestito.
      Per quanto riguarda Mrs. Thornton hai sicuramente ragione, il parallelo è un po’ forzato, ma io non volevo confrontare i personaggi, bensì le situazioni. Del resto, se la Gaskell avesse preso personaggi e le situazioni pari pari da altri romanzi, difficilmente Nord e Sud potrebbe essere il capolavoro che invece è.

  5. Grazie per avermi risposto e dato queste informazioni su Agnes Grey. io non ho letto il romanzo (Anne è l’unica Bronte che mi manca!) e mi sono basata sulla spiegazione data dalla Sestito (che parla di similitudini anche di nomi di personaggi). Riguardo lo sceneggiato, non era riferito al tuo articolo, ma parlavo per me: infatti la mia iniziale maggior convinzione che ci fosse più di un analogia tra Orgoglio e Pregiudizio e Nord e Sud, si basava esclusivamente sulla visione della fiction. Ho anche scritto un commento sul mio canale Google plus in cui analizzavo queste similitudini, ma non avevo ancora letto il libro. Ora che lo sto leggendo , personalmente queste similitudini le vedo sempre meno e mi trovo un po’ meno concorde su una possibile ispirazione austeniana della Gaskell. Mi sono un po’ impuntata su Mrs Thorton, perchè come detto mi sta piacendo davvero molto il suo personaggio come descritto nel libro (assai più centrale che quello tutto sommato di una Catherine de Bourgh, al di là delle differenze tra i due personaggi): unica situazione un po’ analoga è forse quella in cui Margaret, come Lizzy, si sente offesa dalle parole di Hannah quando va a casa sua a rimproverarla, ma Hannah non lo fa con lo scopo di allontanare Margaret da John , come invece era intenzione di Lady Catherine tenere Lizzy lontana dal nipote, semplicemente Hannah cerca di mantenere, a suo modo e assai goffamente, la promessa fatta a Mrs Hale. Al contrario di Lady Catherine, Mrs Thornton non perdona a Margaret di aver disprezzato suo figlio e di avergli spezzato il cuore. E detto fra noi, sarà che non capisco la mentalità dell’epoca, però in Orgoglio e Pregiudizio si capisce benissimo perchè Lizzy rifiuti sdegnosamente la proposta di Darcy, e ne ha tutte le ragioni per la maniera in cui lui gliel’ha fatta. Mentre non mi capacito veramente del modo in cui Margaret rifiuta l’appassionata proposta di John! Ho letto e riletto e , a parte l’aver equivocato il suo comportamento quando lo ha salvato dalla folla, non vedo perchè Margaret si sia così indignata e abbia trattato in quel modo il poveretto! (e infatti nello sceneggiato il tutto è più “austenizzato”, addolcendo parecchio il rifiuto di Margaret e rendendo la dichiarazione di John molto più equivocabile, suonando molto di più come una sorta di obbligo morale che non un impulso spontaneo). Comunque, il fatto di non concordare più moltissimo, finora (ma mi riservo di finire tutto il libro) su questi punti di incontro tra la Austen e la Gaskell, non toglie che mi piaccia molto il tuo articolo. Ed è una buona occasione per discutere e parlare di due opere veramente molto belle. La Austen la conosco e apprezzo da sempre, la Gaskell è una meravigliosa sorpresa!

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