Mary Musgrove: deus ex-machina in Persuasione

Nel corso del Jane Austen Book-Club del 14 febbraio 2015, durante la discussione di Persuasione, sono intervenuta a favore di quello che è per me un personaggio fondamentale del sesto romanzo di Jane Austen – tra parentesi, il mio preferito –, ovvero Mary Elliot Musgrove.
Basandomi sulle linee guida che avevo appuntato in quell’occasione, ho cercato di ricostruire il mio intervento per coloro che non erano presenti nell’Auditorium Enzo Biagi della Biblioteca Salaborsa a Bologna in quella data.

Mary Musgrove: deus ex-machina in Persuasione

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Sophie Thompson – Mary Musgrove in Persuasion 1995

Mary Musgrove, l’ipocondriaca ed egocentrica sorella di Anne Elliot è spesso sottovalutata, considerata sovente un personaggio fastidioso, una persona noiosa e irritante, da tollerare a stento nel corso della lettura.

In realtà, la grandezza di Jane Austen è in ogni dettaglio e, soprattutto, nei più insopportabili personaggi secondari, di cui si prende gioco con la sua sferzante ironia, e i cui difetti sono così simili a quelli delle persone che ci circondano, se non addirittura ai nostri stessi.
È curioso, se ci riflettiamo, ma Mary è un personaggio fondamentale più di altri nella risoluzione della trama di Persuasione. Sembra strano che Jane Austen abbia affidato a lei le scelte che porteranno alle svolte più importanti del romanzo, ma è così.

Quando Sir Walter ed Elizabeth vanno a Bath con Mrs. Clay, lasciando Anne in attesa di Lady Russell, Mary, dichiarando di non poter fare a meno di Anne, non solo non la fa sentire inutile e disprezzata, al contrario dell’altra sorella, ma la metterà in condizione di incontrare di nuovo, dopo otto anni, il Capitano Wentworth.

“Non posso fare a meno di Anne”, era il ragionamento di Mary, e la riposta di Elizabeth fu, “Allora sono certa che Anne faccia meglio a restare, perché nessuno avrà bisogno di lei a Bath.”
Essere richiesti come persone utili, anche se con uno stile inappropriato, è sempre meglio che essere rifiutati perché di nessuna utilità; e Anne, lieta di essere ritenuta in qualche modo necessaria, lieta di avere un dovere da adempiere, e sicuramente non dispiaciuta che il teatro di quel dovere fosse in campagna, e nella campagna a lei cara, accettò subito di restare. (Persuasione, Volume I, cap. 5, traduzione di Giuseppe Ierolli.)

Durante la passeggiata da Uppercross per Winthrop, mentre Charles e Henrietta sono dagli Heyter, Mary è irrequieta e Anne le cerca un posto adatto per sedere mentre Wentworth e Louisa vanno a cercare nocciole. È per questo motivo che Anne si trova dietro la siepe e ascolta, senza essere vista, quello che i due giovani si dicono, scoprendo che il capitano ammira Louisa per la sua forza d’animo.

Mary non rimase felice a lungo, si lamentava del suo sedile, era sicura che Louisa ne avesse trovato uno migliore da qualche parte, e nulla riuscì a dissuaderla dall’andare anche lei a cercarne uno migliore. Attraversò lo stesso cancello, ma non riuscì a vederli. Anne le trovò un bel sedile, in un posto secco e soleggiato, sotto la fila di siepi
in cui non aveva dubbi che si trovassero ancora gli altri, da una parte o dall’altra. Mary si sedette un momento, ma non andava bene; era sicura che Louisa avesse trovato un sedile migliore da qualche altra parte, e volle proseguire fino a quando non l’avesse trovata.
Anne, veramente stanca anche lei, fu lieta di sedersi, e molto presto sentì il capitano Wentworth e Louisa tra le siepi, dietro di lei, come se stessero tornando indietro lungo una sorta di galleria scabra e accidentata nella parte centrale. Mentre si avvicinavano stavano parlando. […] “Se Louisa Musgrove vuole essere bella e felice nel novembre della sua vita, deve prendersi cura della forza d’animo che ha attualmente.” (Persuasione, Volume I, cap. 10, traduzione di G. Ierolli)

Più avanti nel romanzo, dopo l’incidente di Louisa a Lyme Regis, in molti, e tra essi lo stesso capitano Wentworth, suggeriscono che sia Anne a restare e a occuparsi dell’inferma.

“Resterete, ne sono certo; resterete e l’assisterete”, esclamò il capitano Wentworth, girandosi verso di lei e parlando con un ardore, ma anche con una dolcezza, che sembrò quasi far rivivere il passato. Lei arrossì intensamente, e lui si ricompose e si allontanò. Anne si dichiarò dispostissima, pronta, felice di restare.
“Era quello a cui aveva pensato, e desiderato che le fosse concesso fare. Un giaciglio sul pavimento nella stanza di Louisa le sarebbe bastato, se Mrs. Harville era d’accordo.”

Ma Mary, da brava egocentrica, si sente trascurata e comincia a fare i soliti capricci:

Quando il piano fu reso noto a Mary, però, finì la pace. Si dimostrò così contrariata, e così veemente, si lamentò così tanto dell’ingiustizia di essere stata destinata ad andarsene, invece di Anne; Anne, che non era nulla per Louisa, mentre lei era la cognata, e aveva il diritto maggiore di restare al posto di Henrietta! Perché non era ritenuta utile quanto Anne? E poi, andare a casa senza Charles, senza il marito! No, era troppo crudele. E, in breve, disse più di quanto il marito potesse a lungo contrastare, e dato che nessuno degli altri poteva opporsi dopo che lui aveva ceduto, non ci fu nulla da fare: lo scambio tra Mary e Anne fu inevitabile. (Persuasione, Volume I, capitolo 12, traduzione di G. Ierolli)

Con questa sua mossa e la conseguente sostituzione, Mary ha modificato gli esiti del romanzo, perché se Anne fosse rimasta a Lyme Regis con Louisa, il capitano Benwick avrebbe proseguito la sua conoscenza, già molto promettente, e chissà come sarebbero stati diversi i suoi sentimenti verso le due giovani, Anne e Louisa, in quel caso, con le conseguenti ripercussioni sul capitano Wentworth.

Infine, quando a Bath Anne scopre la verità su Mr. Elliot e il romanzo sembra giunto a un punto di stallo, è l’arrivo di Mary a smuovere le acque, riportando Anne di nuovo vicino alle conoscenze che la mettono ancora una volta in contatto con Wentworth, che fino a quel momento era stato sì a Bath, ma i cui incontri con Anne erano stati del tutto casuali.

Il personaggio di Mary è così vero, così umano nella sua prerogativa di cambiare idea, e proprio nel romanzo in cui Jane Austen, più che in ogni altro suo scritto, mette in evidenza la contraddizione dell’essere umano, il cambiamento di opinione che varia con il variare delle circostanze.
Naturalmente al primo posto c’è proprio il mutamento d’idea di Anne, pentita di essersi lasciata persuadere da Lady Russell a lasciare Wentworth otto anni prima.
Pensiamo poi al cambio di opinione su Mr. Elliot da parte di Lady Russell e di Sir Walter ed Elizabeth, la prima motivata dal riguardo che il cugino sembra provare nei confronti di Anne, e i secondi dalle attenzioni adulatrici tributate verso di loro.
Mrs. Smith, che sembra una buona amica per Anne ma in realtà è quanto mai opportunista, fa un repentino voltafaccia quando scopre che Anne non ha alcuna intenzione di sposare Mr. Elliot, raccontandole tutte le cattive azioni di quello stesso uomo a cui poco prima avrebbe augurato ogni felicità con la sua amica, purché la aiutasse a mettere a posto gli affari del marito.
Anche Wentworth cambia idea ma, al contrario degli altri personaggi, il suo è un cambiamento ponderato e non è dovuto alle lusinghe, ma a un’osservazione oculata delle persone che lo circondano e alla constatazione dell’oggettivo valore di Anne rispetto agli altri.

In Mary Musgrove la contraddizione è tanto repentina da suscitare ilarità; e proprio grazie a lei, nel romanzo che vanta la lettera d’amore forse più bella della letteratura, ammiriamo l’abilità epistolare di Jane Austen con una lettera di tutt’altro tenore, che è il compendio dell’incoerenza a cui riesce ad arrivare un essere umano.

In particolare strappano un sorriso le sue considerazioni su Mrs. Harville, che lascia i figli per un mese e mezzo a Uppercross (Ieri la casa si è svuotata, salvo i piccoli Harville; ma sarai sorpresa nel sentire che non sono mai tornati a casa. Mrs. Harville dev’essere una strana madre per restare lontana da loro così a lungo. Non riesco a capirlo. Secondo me, non sono affatto bambini simpatici, ma a Mrs. Musgrove sembra che piacciano quanto i suoi nipoti, se non di più.), che si contrappongono al desiderio di lasciare i propri figli con la stessa suocera per un tempo altrettanto, se non addirittura più lungo. (Come sai, non mi aspetto che siano invitati i miei figli. Posso benissimo lasciarli nella casa grande per un mese o un mese e mezzo.)
E, ancor di più, i commenti sui Croft, che prima considera dei cattivi vicini, tanto da provare quasi una punta di compiacimento per la malattia dell’ammiraglio (In questo momento sono venuta a sapere che i Croft partiranno per Bath tra pochissimo; è per la gotta dell’ammiraglio. Charles l’ha saputo per caso; non hanno avuto nemmeno l’educazione di farmelo sapere, o di offrirsi di portare qualcosa. Non mi sembra proprio che migliorino come vicini. Non li vediamo mai, e questo è un segno lampante di grande mancanza di riguardo.), mentre nella pagina successiva della lettera, scritta il giorno seguente, quando i Croft si sono offerti di recapitare la lettera ad Anne, diventano i migliori vicini del mondo. (In primo luogo, ieri ho ricevuto un biglietto di Mrs. Croft, che si è offerta di portarti qualsiasi cosa; un biglietto davvero gentilissimo e amichevole, indirizzato a me, come dovuto; sarò quindi in grado di rendere la mia lettera lunga quanto mi pare. L’ammiraglio non sembra molto malato, e spero sinceramente che Bath gli faccia tutto il bene di cui ha bisogno. Sarò veramente contenta di vederli tornare. Il vicinato non può fare a meno di una famiglia così simpatica. Persuasione, Volume II, capitolo 6, traduzione di G. Ierolli).

Questo umanissimo deus ex-machina nato dalla penna di Jane Austen è davvero fondamentale nella trama di Persuasione; non c’è affatto da ridere, dunque, quando Mary dichiara di essere stata l’artefice dell’unione tra la sorella e Wentworth (Di tutta la famiglia, Mary fu probabilmente la più immediatamente gratificata da quella circostanza. Dava lustro avere una sorella sposata, e lei poteva lusingarsi di aver contribuito moltissimo a quell’unione, tenendo Anne con sé durante l’autunnoPersuasione, Volume II, capitolo 12, traduzione di G. Ierolli), perché nelle intenzioni di Jane Austen è proprio così!

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Un pensiero su “Mary Musgrove: deus ex-machina in Persuasione

  1. Questo post (ma avevo già letto i vostri commenti) mi ha fatto molto riflettere! non avrei mai pensato a Mary come al perno della storia che muove tutto! una intuizione e un’analisi del romazo, sicuramente al di sopra delle mie capacità, ma altrettanto certamente azzeccata in pieno!

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