Le ombre non sono meno importanti della luce

Il secondo contributo per il nostro Speakers’ Corner a tema cinematografico è di Angela Caputo.

Becoming_jane_ver4Non nascondo che con Becoming Jane (Julian Jarrold, 2007) ho un rapporto decisamente ambiguo e un conflitto irrisolto.
Al film, dal punto di vista prettamente cinematografico, non si possono negare alcuni pregi oggettivi: costumi e ricostruzioni accurati, una fotografia senza eccellenze ma gradevole, una colonna sonora calzata a pennello, un cast tutto sommato azzeccato (anche se i due protagonisti sono entrambi un po’ troppo bellocci) e una sceneggiatura divertente, con picchi di contrappunto emotivo alternati a qualche scivolone nel banale.
Sulla regia c’è più da discutere: alla mancanza di ritmo e a un certo romanticismo deteriore, si affiancano scene che valgono la pena, di forte intensità sentimentale e sensuale e di autentica tensione emotiva.

Dunque no, non ho un problema con il film in sé, ma piuttosto con la storia che pretende di raccontare e con i personaggi che mette in scena.
Su questi punti mi sentirei di scagionare almeno in parte il regista e chiamerei in causa il signor Jon Spence, docente di letteratura inglese nonché autore nel 2003 della biografia Becoming Jane Austen da cui è tratto il film, per la realizzazione del quale è stato egli stesso consulente storico.
Se già è ambiziosa l’idea di aver compreso a fondo Jane Austen come scrittrice e come donna, è sfrontato pensare di poterne tratteggiare l’evoluzione psicologica ed emotiva, di riuscire a portare alla luce le causali delle sue scelte di vita e delle sue straordinarie ispirazioni letterarie. La sfrontatezza diventa pura irriverenza se questo tentativo forzato viene spacciato per ricostruzione storica e le presunzioni su cui si basa per verità biografiche.

Al centro della trama e come suo unico focus è la storia d’amore, che il film dipinge travolgente e tormentata, fra Jane Austen e Tom Lefroy, entrambi ventenni di belle speranze e scarsa fortuna, costretti dal giogo sociale (e da una non scarsa dose di sfiga) a rinunciare l’uno all’altra.
E fin qui, non avrei troppo da ridire, perché questi due eccellenti personaggi – una ragazza con la passione della scrittura, dalla cui penna geniale sarebbero nati sei romanzi perfetti e uno studente di legge destinato a diventare giudice e poi Capo della corte suprema d’Irlanda – davvero si conobbero nel dicembre del 1795: si piacquero, conversarono, passeggiarono, fecero musica insieme e fecero coppia nella danza fino a scandalizzare le vecchie comari dello Hampshire.

Davvero in quell’occasione nacque un grande amore?
Non lo sappiamo.
Sappiamo che Tom ripartì dopo Natale. Che sposò un’ereditiera qualche anno dopo. Che Jane scelse il nubilato e la letteratura e che il suo epistolario fu in gran parte dato alle fiamme dalla sorella. Che cinquant’anni dopo, l’anziano giudice Lefroy ancora ripensava a quei giorni e ne parlò al suo nipote favorito (il quale, ironia della sorte, aveva sposato la figlia di una nipote di Jane) come di un “amore giovanile”.
Sappiamo poco o nulla. E a questo poco e a questo nulla, proprio per il fatto che lasciano aperto qualche spazio all’interpretazione di altre più ambigue, sottili e interessanti informazioni biografiche, si dovrebbe portare rispetto.

In Becoming Jane quel poco o nulla scompare soffocato dalla finzione, falsato, contraffatto e violentato da una precisa volontà di forzatura. A partire dai caratteri dei personaggi, costretti in un romanticismo incerto fra il melenso e l’appassionato, che è fuori luogo nel contesto storico e che non apparteneva al temperamento di nessuno dei due: Jane era lucida, ironica fino al cinismo, pragmatica e intelligente. Tom era altrettanto acuto, con qualche punta di idealismo, una vasta cultura, una natura giudiziosa, sobria e riflessiva.
Niente festini con le prostitute, niente pugilato da cortile, niente nudità balneari, niente allusioni sessuali fra i volumi di ornitologia, niente facili entusiasmi, baci furtivi, lettere mendaci, fughe all’alba nei boschi, ripensamenti tardivi.
Nel deformare impietosamente i protagonisti e le vicende, la lettura di Spence fa perdere credibilità alla figure storiche ed elimina quel poco di ombre (create da quel poco di luce storiografica) che legittimerebbero altre letture e altre ipotesi, riducendo il tutto a una favola sentimentale priva di fondamento, che alimenta la confusione degli spettatori poco informati – per altro contribuendo al travisamento della figura letteraria di Jane Austen – e il disinteresse (o il disprezzo) di quelli esperti.

Una scena, però, vorrei salvarla, quella del ballo.
È venerdì 15 gennaio 1796, Ashe scintilla di candele, Jane è giovane, graziosa, con un abito leggermente fuori moda, esattamente come ci si aspetta dalla figlia di un pastore di campagna con mezzi limitati. Certamente aveva pregustato di danzare a lungo e di flirtare col suo amico irlandese, come aveva anche scritto a Cassandra, ma questi non si fa vivo perciò la serata si prospetta deludente e magari un po’ noiosa.
Ecco che Tom le compare di fronte all’improvviso fra una giravolta e l’altra, come certamente poteva accadere nelle contraddanze di quei tempi – concepite come esibizioni sociali più che artistiche – in cui ogni coppia di ballerini avanzava nella sala scambiandosi continuamente di posto con le altre.
Fra i due nulla più che qualche volteggio e uno scambio di sguardi e di sorrisi, ma a celare una tensione palpabile, un’attenzione esclusiva, un silenzio colmo di significato e di intenzioni, carico di potenzialità.
Quel ballo sappiamo che ebbe luogo davvero, ed è esattamente così che voglio immaginarmelo.

Dopo il ballo Tom Lefroy partì.
E seppure ci piace supporre (a me piace, in effetti) che vi sia stato dell’altro, dobbiamo pensarlo, per quanto improbabile, per lo meno plausibile e coerente con le notizie certe.
Molto diverso da Becoming Jane.

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3 pensieri su “Le ombre non sono meno importanti della luce

  1. Complimenti Angela!
    Disamina precisa e circostanziata. Non posso negare che spesso, nel rivedere il film, provo la stessa sensazione di incongruenza, in linea generale. La protagonista ha l’aria di essere stata prelevata da un qualsiasi romanzo rosa…

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