La nostra casa di Chawton

La nostra casa di Chawton, copertinaPrima di diventare la casa-museo di Jane Austen, il Chawton Cottage ha vissuto un progressivo abbandono iniziato dopo la morte di Cassandra Austen, nel 1845. Dopo un secolo, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, solo la determinazione di un gruppo di appassionati ammiratori della grande scrittrice lo ha recuperato trasformandolo nel Jane Austen’s House Museum, da decenni il polo di attrazione di tutti coloro che desiderano conoscere «dal vivo» il contesto reale in cui è germogliato e cresciuto il genio di Jane Austen, e che ha ispirato il quadro sociale e geografico delle sue opere.
In questo articolo, la storia del recupero e della rinascita del centro di gravità di Austenland, che si intreccia con la nascita della prima Jane Austen Society.

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 1 (2015), pagg. 8-15. Per richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.


Quanto a noi stiamo molto bene;
una spontanea prosa ti dirà. –
La penna di Cassandra dipingerà il nostro stato,
Le molte comodità che ci attendono
Nella casa di Chawton, quante ne troviamo
Già in essa, per il nostro animo;
E come siamo convinte, che una volta finita
Sarà migliore di qualsiasi altra Casa
Che sia mai stata costruita o restaurata,
Con stanze compatte, o stanze dilatate.
Il prossimo anno ci troverai ben sistemate […].[1]

È il 26 luglio 1809 quando Jane Austen compone questi versi destinati a raggiungere l’amato fratello Frank, imbarcato in Estremo Oriente e da pochi giorni padre del primo figlio maschio. In queste parole, l’autrice esprime la serenità che si è fatta strada nel suo animo da poche settimane, più precisamente dal 7 luglio, giorno del definitivo trasloco nel cottage di Chawton, nella natia contea dello Hampshire. Qui Jane prende stabilmente dimora insieme alla madre, alla sorella Cassandra e alla “sorella acquisita”, l’amica di famiglia Martha Lloyd unitasi saldamente al terzetto femminile fin dall’aprile del 1805, dopo la morte della propria madre.
La nuova dimora, insieme alla vicina casa padronale, Chawton House, è di proprietà del fratello Edward, e fa parte del vasto patrimonio dei coniugi Thomas e Catherine Knight, i lontani parenti del padre, ricchi ma privi di figli, che lo avevano adottato quand’era appena un bambino di dodici anni in modo da garantirsi un erede e conservare i loro beni all’interno della cerchia familiare. Nel 1812, alla morte di Thomas Knight, Edward prenderà definitivamente il cognome Knight.
I versi composti da Jane ricordano come il fratello abbia provveduto, in quel primo periodo, ad eseguire alcuni lavori di ristrutturazione per alloggiare al meglio le nuove inquiline.

Chawton Cottage, ill. Ellen Hill

Chawton Cottage, disegno di Ellen Hill, 1902, da “Jane Austen. I luoghi e gli amici”, Jo March, 2013

Dopo i cinque aridi e caotici anni di Bath e Southampton, in cui l’instabilità economica e logistica hanno soffocato nell’insicurezza lo slancio creativo di Jane Austen (rivede Susan, prima stesura di L’Abbazia di Northanger, e riesce a venderlo all’editore Crosby, che però non lo pubblicherà mai; poi inizia ma interrompe per sempre I Watson e non produce altro), Chawton non è soltanto il ritorno alle origini ma anche alla stabilità proficua.
Il miracolo operato su Jane da questa dimora ed il legame profondo che si instaura con questo luogo viene descritto nella prima vera e propria biografia dell’autrice, il Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen), del dicembre 1869, scritta dal nipote James Edward (figlio di James, il maggiore dei fratelli Austen):

«Chawton può essere chiamata la seconda, e anche l’ultima casa di Jane Austen, poiché durante la residenza temporanea della famiglia a Bath e a Southampton lei era solo ospite di un luogo estraneo; ma qui trovò una vera casa tra la sua gente. Accadde così che durante la sua residenza a Chawton le circostanze portarono diversi dei suoi fratelli, con le loro famiglie, a poca distanza dalla casa. Chawton deve anche essere considerato il luogo più strettamente connesso con la sua carriera di scrittrice, poiché fu lì che, nella maturità della sua mente, scrisse, o rivide e preparò per la pubblicazione i libri attraverso i quali è diventata famosa nel mondo.»[2]

Il cottage si trova immerso nella campagna che l’autrice ben conosce, a poca distanza da Steventon, dove è nata, ma, lungi dall’essere isolato, è su un incrocio stradale di grande importanza per la mobilità di quell’area a quei tempi, lungo Winchester Road, laddove la strada, venendo da Londra, si dirama verso Winchester e Southampton, a destra, e verso Chawton House, Fareham e Gosport, a sinistra.

«La casa stava nel villaggio di Chawton, a circa un miglio da Alton, sul lato destro proprio dove la strada per Winchester si dirama da quella per Gosport. Era così vicina alla strada che la porta di ingresso si apriva su di essa, mentre uno spazio molto stretto, recintato da entrambi i lati, proteggeva l’edificio dal rischio di essere colpito da qualche veicolo che andasse fuori strada. Credo che fosse stato originariamente costruito come locanda, scopo per il quale era sicuramente ben posizionato. Successivamente era stato occupato dall’amministratore di Mr. Knight, ma con qualche aggiunta alla casa, e piantando con accortezza alberi e siepi, fu resa una dimora piacevole e spaziosa.»[3]

Il continuo via vai delle persone e delle cose all’esterno è una costante fonte di interesse per l’acuta osservatrice Jane:

«Ieri mattina abbiamo visto passare un numero infinito di diligenze piene di ragazzi – piene di futuri eroi, legislatori, sciocchi e farabutti»[4]

ed accompagna bene la vivace vita privata condotta dalle quattro donne all’interno del cottage, tra visite di parenti e amici, e attività domestiche.
Grazie al Memoir di James Edward, sappiamo quale fosse l’aspetto del cottage a quel tempo e possiamo figurarci le sue occupanti all’interno.

«Un ingresso molto ampio e due salotti si sviluppavano per tutta la lunghezza della casa, tutti originariamente pensati per affacciarsi sulla strada, ma la grande finestra del soggiorno fu chiusa e trasformata in libreria, e un’altra fu aperta nel lato che permetteva di vedere solo prato e alberi, dato che un’alta palizzata di legno e delle siepi di carpino impedivano la vista della strada per Winchester, che circondava per l’intera lunghezza la piccola proprietà. Da ogni lato erano stati piantati degli alberi per creare un sentiero ombroso, tutto intorno al recinto, che forniva spazio sufficiente per l’esercizio fisico delle signore. C’era un piacevole e irregolare miscuglio di siepi, sentiero ghiaioso, frutteto ed erba alta da fieno, che cresceva su due o tre piccoli recinti che erano stati riuniti. La casa in sé era allo stesso livello della maggior parte delle canoniche di allora, quasi interamente nello stesso stile, ed era in grado di accogliere le frequenti visite degli altri membri della famiglia. Era sufficientemente ben arredata; tutto, dentro e fuori, era tenuto in buone condizioni, e tutto sommato era una costruzione confortevole e signorile, anche se non c’erano grandi mezzi per mantenerla.»[5]

Grazie ai ricordi di un’altra nipote, Caroline Austen, sorella di James Edward, raccolti in My Aunt Jane Austen. A Memoir (Mia Zia Jane Austen. Ricordi) del 1867 (un testo al quale lo stesso James Edward deve molte delle informazioni inserite nella propria biografia), sappiamo anche quale routine quotidiana vi si svolgesse.

«Zia Jane cominciava la giornata con la musica […]. Si esercitava regolarmente ogni mattina. […] Molto di quello che suonava era da manoscritti, copiati da lei stessa, e così puliti e corretti che si leggevano bene come se fossero stampati.»[6]

Questo pianoforte doveva essere del tutto simile a quello presente oggi nel museo, un Clementi del 1810.

Chawton Cottage, il pianoforte Clementi

Il pianoforte Clementi del 1810 che oggi si può ammirare, e suonare, nella drawing room del Chawton Cottage. (fonte: Petra Zari)

«Alle nove preparava la colazione, era quella la sua parte di faccende domestiche. La provvista di tè e zucchero, era compito suo, oltre al vino. Tutto il resto lo faceva zia Cassandra, poiché mia nonna aveva accettato di essere rimpiazzata dalle figlie prima di quanto io possa ricordare; e subito dopo, smise persino di sedersi a capotavola.»[7]

Mrs Austen si dedicò ben volentieri alla cura del giardino e dell’orto, un’attività che pregustava fin dai mesi della preparazione del trasloco, come testimonia una lettera del 30 gennaio 1809 che Jane scrive da Southampton alla sorella Cassandra, ospite a casa del fratello Edward:

«La Mamma sta bene, e quando può esce con lo stesso piacere, e apparentemente lo stesso vigore di sempre. – Spera che non tralascerai di pregare Mrs Seward di tenere il Giardino coltivato per noi – immaginando che lasci la Casa troppo presto, per poterne ricavare qualcosa per lei stessa.»[8]

Aggiunge ancora Caroline nel suo Memoir a proposito della vita quotidiana al cottage:

«Non credo che zia Jane usasse un metodo particolare per dividere la sua giornata, ma penso che in genere rimanesse in soggiorno fino al pranzo; e quando c’erano ospiti rimaneva lì, dedicandosi principalmente ai lavori di cucito. Amava cucire, ed era una grande esperta di ricamo e punto a croce, le cose preferite a quel tempo. La destrezza e l’ordine erano tra le sue caratteristiche. Sapeva lanciare i bastoncini di sciangai per noi meglio di chiunque altro, ed era straordinariamente brava a volano. Talvolta cercava sollievo in questo semplice gioco, quando soffriva di debolezza agli occhi e non poteva né cucire né leggere a lungo. […]
Dopo il pranzo, generalmente le mie zie uscivano; talvolta andavano ad Alton a fare spese, spesso una o l’altra a far visita alla Great House, com’era chiamata allora, quando c’era uno dei fratelli, oppure, se la casa era vuota, amavano gironzolare nei paraggi, qualche volta a Chawton Park, un bellissimo bosco di faggi raggiungibile con una passeggiata; ma talvolta, anche se succedeva raramente, a far visita a un vicino. Non avevano una carrozza, e nelle loro visite non si spingevano lontano […].
Mia zia passava sicuramente molto tempo a scrivere; la sua scrivania era in soggiorno. Spesso la vedevo lì a scrivere lettere, e sono convinta che abbia scritto nello stesso modo molti dei suoi romanzi, seduta insieme alla famiglia, quando erano da sole […].»[9]

La scrivania di cui parla Caroline è il minuscolo tavolino di mogano in posizione strategica davanti alla finestra della dining room (sala da pranzo) al piano terra, esattamente all’angolo opposto della porta.
Seduta a questo tavolino, Jane Austen tiene d’occhio la vita quotidiana che scorre dentro e fuori la casa e, intanto, rivede e prepara per la pubblicazione i romanzi già scritti in passato, Ragione e Sentimento e Orgoglio e Pregiudizio, trova ispirazione per tre nuovi romanzi, Mansfield Park, Emma e Persuasione, riscatta da Crosby Susan (L’Abbazia di Northanger), e all’inizio del 1817 comincia a comporre Sanditon. La ritrovata serenità di Chawton, dunque, riaccende il sacro fuoco della scrittura e fa di Jane Austen un’autrice pubblicata (con la complicità dell’amato fratello Henry, suo mentore e fido aiutante in campo nei rapporti con gli editori).

Una sola ombra funesta la fervida solidità del cottage: nell’ottobre del 1814, una famiglia di Chawton, gli Hinton Baverstock, rivendica dei diritti sulle proprietà dei Knight nello Hampshire ed intenta una causa contro Edward. Il rischio è che il cottage debba essere lasciato, e Jane, la madre, la sorella e Martha si ritroverebbero di nuovo senza fissa dimora. Poiché la causa dura alcuni anni e si conclude nel 1818, con un accordo che lascia a Edward tutte le proprietà a fronte di un risarcimento alla controparte di ben quindicimila sterline, Jane vive gli ultimi tre anni con il timore di perdere la propria casa, il porto sicuro in cui è finalmente approdata.
Resterà comunque a Chawton per il resto dei suoi giorni, per un totale di otto anni, e solo la malattia la obbligherà ad allontanarsene nel 1817, durante le ultime settimane di vita, per cercare nella vicina città di Winchester le cure adatte.

Oggi, la provvidenziale ultima dimora di Jane Austen, da dove «tutte le sue opere furono affidate al mondo»[10], è l’unica delle tante case abitate dall’autrice ad essere visitabile ed aperta al pubblico, ed è diventata un vero polo di attrazione di tutti coloro che desiderano conoscere “dal vivo” il contesto reale in cui è germogliato e cresciuto il suo genio e che ha ispirato il quadro sociale e geografico delle sue opere.
La manutenzione della casa e del giardino, l’accurata ricostruzione degli ambienti (con pezzi originali del tempo, come il già citato pianoforte Clementi del 1810 nel soggiorno), la presenza di alcuni oggetti in qualche modo legati alla sua illustre inquilina o realmente appartenuti ad essa (oltre al leggendario tavolino di mogano già citato, vi si trovano ad esempio alcune lettere, il medaglione contenente una sua ciocca di capelli, la coperta patchwork realizzata insieme a Cassandra e alla madre, l’anello d’oro con turchese recentemente acquisito, le croci di topazio regalate dal fratello Frank nel 1801 alle due sorelle), fanno della visita al Chawton Cottage un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio direttamente nel cuore di quel luogo fisico e metafisico che è il mondo di Jane Austen e che oggi chiamiamo, opportunamente, Austenland[11].

Ma come il Chawton Cottage, amatissima abitazione, è diventato l’altrettanto amato Jane Austen’s House Museum di oggi? Che ne è stato dopo la morte della sua gloriosa abitante?
Osservando la quieta e perfetta casa-museo attuale, è difficile credere che quelle solide pietre e quel tranquillo giardino possano raccontare una storia travagliata e ricca di colpi di scena.

Dopo Jane Austen

Dopo il 18 luglio 1817, la madre e la sorella Cassandra continuarono ad abitare nel cottage per il resto della loro vita. Secondo Caroline Austen, l’atmosfera subì un notevole cambiamento:

«Uno dei miei cugini, ora morto da tempo, era solito, da grande, andarci di tanto in tanto a far visita a zia Cass., all’epoca l’unica rimasta nella vecchia casa, e una volta mi disse che per lui quelle visite erano sempre una delusione, poiché non poteva fare a meno di aspettarsi di sentirsi particolarmente felice a Chawton, e mai come quando ci arrivava era in grado di rendersi conto pienamente di come tutti i suoi peculiari piaceri fossero spariti.»[12]

Mrs Austen sopravvisse altri dieci anni a Jane e morì nel 1827, mentre l’anno seguente Martha Lloyd si sposò con Frank Austen, uno dei fratelli rimasto vedovo pochi anni prima. Cassandra fu dunque l’ultima solitaria abitante della casa per altri lunghi anni, fino alla propria morte, nel 1845.
Il cottage – che era ancora di proprietà del fratello, Edward, e sarebbe rimasto nella disponibilità dei suoi discendenti per oltre un secolo – smise così di essere abitato da membri della famiglia e fu trasformato in abitazioni destinate ai braccianti del posto, subendo radicali trasformazioni che cancellarono per molto tempo ogni traccia della vita di Jane Austen. Il suo contenuto probabilmente seguì la sorte delle lettere: in parte distribuito ai familiari, in parte semplicemente disperso nel corso del tempo.[13]
Eloquenti sono le parole di James Edward nel Memoir a proposito del cottage nel 1869:

«[…] generalmente si è interessati alla residenza di uno scrittore popolare […] ma non posso raccomandare a un ammiratore di Jane Austen di intraprendere un pellegrinaggio in questo luogo. L’edificio in effetti è ancora esistente, ma ha perso tutto ciò che lo caratterizzava. Dopo la morte di Mrs. Cassandra Austen, nel 1845, fu suddiviso in alloggi per braccianti, e il terreno riportato agli usi ordinari.»[14]

Tale restò la sorte del cottage per quasi un secolo dalla morte di Cassandra. Eppure, in quel lungo periodo, gli appassionati ammiratori del genio di Jane Austen, per quanto impotenti, non restarono a guardare senza intervenire.

Il primo passo: una targa a futura memoria

In occasione del centenario della morte dell’autrice, il 18 luglio 1917, mentre la Grande Guerra stava ancora scuotendo l’Europa, un piccolo ma determinato gruppo di Janeite si radunò davanti al cottage per commemorare il genio letterario di Jane Austen con una cerimonia particolare: la posa di una targa sul muro dell’edificio per ricordare che quello che all’epoca era ancora un insieme di abitazioni per braccianti era stato, un secolo prima, la dimora della scrittrice.

Chawton Cottage, 1920

Chawton Cottage in una foto del 1920 (fonte: Jane Austen’s Regency World, 2003)

Un breve resoconto di prima mano di questo evento, che segna il primo passo verso il recupero della memoria storica del cottage, ci è offerto da una delle persone presenti, Constance Hill, autrice della biografia in forma di diario di viaggio Jane Austen. I luoghi e gli amici, nella prefazione alla terza edizione, del 1923. La targa, realizzata grazie ad una sottoscrizione pubblica (a riprova del rinnovato e crescente interesse per Jane Austen), fu disegnata da Ellen Hill, sorella di Constance e illustratrice, che si ispirò per la cornice ad una finestra dell’abitazione degli Austen a Bath, al numero 4 di Sidney Place, per il motivo ornamentale al ricamo di una sciarpa creata da Jane stessa (oggi, tra gli oggetti presenti nel museo). La targa di bronzo, ancora visibile sulla facciata del cottage, riporta questa iscrizione:

«JANE AUSTEN
visse qui dal 1809 al 1817
e da qui tutte le sue opere
furono affidate al mondo.
I suoi ammiratori in questo paese
e in America si sono uniti
per erigere questa targa.
“Un’arte come la sua non potrà mai invecchiare.”»[15]

Chawton Cottage, plate 1917

La targa di bronzo del 1917, sulla parete del cottage di Chawton (fonte: Petra Zari)

La cerimonia aveva riunito, oltre alle sorelle Hill, anche molti membri della famiglia Austen, incluso il proprietario del cottage, un discendente di Edward Kinght, fratello di Jane.
Il cottage continuò ad essere ciò che era. «Nessuno ha preso nota di ciò che gli affittuari pensavano della targa di Ellen Hill sulla loro parete esterna, o di come tenessero quella che fu residenza dell’autrice, se fossero coscienti del suo significato letterario prima dell’arrivo delle Hill» commenta Claire Harman in Jane’s Fame[16] sottolineando che, nel 1917, «la scrittrice era poco identificata con una parte specifica dell’Inghilterra […]» e, se anche lo fosse stata, sarebbe stato «nel passato piuttosto che a qualunque coordinata su una mappa»[17].
Dunque, i tempi non erano maturi ed il cottage trascorse ancora molti anni nell’oblio.

Chawton Cottage, bedroom, 1920

La camera da letto di Jane Austen intorno al 1920, quando il cottage era affittato a famiglie braccianti. (fonte: Jane Austen’s Regency World, 2003)

Due artefici per una svolta: Dorothy Darnell e T. E. Carpenter

Fu qualche decennio più tardi, e nel periodo di un’altra guerra, la Seconda Guerra Mondiale, che il destino del cottage cominciò a cambiare.
A suscitare la nascita della Jane Austen Society nel 1940, ancora prima dello studio di Jane Austen fu proprio l’intento della sua fondatrice, Dorothy Darnell, di recuperare l’importante e amata dimora dell’autrice, come ricorda l’incipit della storia della Society sul proprio sito internet:

«La Società fu fondata nel 1940 da Dorothy Darnell con lo scopo di raccogliere fondi per salvaguardare il Cottage nel villaggio di Chawton, Hampshire […]»[18]

La scoperta del fatidico edificio era avvenuta per caso: negli anni ’30, Dorothy Darnell, di Alton, era passata da Chawton ed aveva notato il cottage – che continuava ad essere un insieme di abitazioni per braccianti ma con una novità che non sarebbe dispiaciuta a Jane: alcune stanze ospitavano la biblioteca locale, la Chawton Village Library. Era evidente che, dai tempi della sua illustre inquilina, l’edificio aveva subìto diverse e radicali trasformazioni e non c’era più nessuno nel villaggio che potesse dare indicazioni sul suo reale precedente aspetto.
L’obiettivo della neonata Society, dunque, non fu soltanto acquistare e restaurare l’edificio ma anche ricrearne la struttura e gli interni riportandoli il più possibile all’assetto degli anni in cui era abitato dalla famiglia Austen. Questo significava anche recuperare pezzi originali – come accadde poco tempo dopo alla stessa Dorothy Darnell, quando incappò nel suo primo ritrovamento austeniano riuscendo a recuperare la vecchia griglia del caminetto del cottage, finita tra le ortiche nel mucchio dei rifiuti del fabbro locale.[19]

Chawton Cottage e Dorothy Darnell

Dorothy Darnell (seconda da destra, con il cappellino), fondatrice della Jane Austen Society, ritratta negli anni ’40, davanti al cottage di Chawton. (fonte: twitter.com/janeaustenhouse)

Il primo passo consisteva nel convincere l’attuale proprietario, il Maggiore Edward Knight III, discendente dell’omonimo fratello di Jane Austen, a vendere la proprietà. Nel 1947, il cottage fu messo in vendita. Considerando lo stato di abbandono dell’edificio ma anche della casa padronale, Chawton House, e l’onere delle tasse e della manutenzione di un tale patrimonio immobiliare[20], l’opera di convincimento non deve essere stata particolarmente difficile. Ma il prezzo fissato, 3.000 sterline, era oltre la disponibilità della ancora piccola Society e fu deciso di lanciare una sottoscrizione pubblica sul Times.
La depressione economica dell’immediato dopoguerra dovette far sembrare questa impresa davvero titanica anche agli occhi dei suoi più convinti sostenitori. Eppure, la risposta non si fece attendere e, quando arrivò, superò ogni più rosea aspettativa: un facoltoso gentiluomo del posto, Thomas Edward Carpenter, la cui moglie era una devota Janeite[21], fece fronte all’intera somma ed acquistò il cottage, intestandolo al Jane Austen Memorial Trust, un’organizzazione benefica creata appositamente dallo stesso Carpenter per la gestione del museo.
Lo scopo statutario di tale fondazione si può leggere ancora oggi nel registro pubblicato sul sito della Charity Commission del governo britannico: «Promuovere l’educazione e lo studio della letteratura inglese attraverso informazioni sulla vita e le opere dell’autrice Jane Austen, ed in particolare raggiungere tale scopo tramite la gestione ed il mantenimento della casa di Jane Austen a Chawton come museo aperto al pubblico.»[22]

La generosità di Carpenter, già encomiabile, superò qualunque immaginazione poiché provvide anche ad assicurare una nuova sistemazione ai braccianti che abitavano la casa[23].
Lo scopo della fondazione prese forma fin da subito. Con la collaborazione fattiva della Jane Austen Society, fu avviato il restauro del cottage e dell’intera proprietà afferente ad esso (comprese le tombe di Mrs. Austen e di Cassandra nel vicino cimitero della chiesa di San Nicola, accanto alla casa padronale, Chawton House); parallelamente, prese il via anche la ricerca e la raccolta di cimeli di Jane Austen e/o della sua famiglia da conservare nel cottage.

Il ritorno alle origini e un nuovo inizio

Finiti i lavori, la casa, opportunamente ribattezzata Jane Austen’s House Museum, fu aperta al pubblico nel luglio del 1949 con un’inaugurazione presieduta dal primo presidente della Jane Austen Society, Gerald Wellesley, VII° Duca di Wellington. Sulla parete esterna del cottage che si affaccia sulla Winchester Road, si legge la targa che venne apposta quel giorno, di cui si riporta di seguito il testo tradotto in italiano[24].

La casa di Jane Austen
donata da
Thomas Edward Carpenter, Giudice di Pace di Mill Hill
in memoria del proprio figlio
Ten. Philip John Carpenter
Reggimento dell’East Surrey
Caduto in battaglia, Lago Trasimeno, 1944
Inaugurata nel 1949 dal Duca di Wellington, Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera
Presidente della Jane Austen Society,
fondata nel 1940 da Dorothy Darnell di Alton

Chawton Cottage, plate, 1949

La targa esposta nel 1949 in occasione dell’apertura del cottage di Chawton come Jane Austen’s House Museum (fonte: Petra Zari)

L’iscrizione rivela un retroscena affettivo dietro l’intenso coinvolgimento di Carpenter e della sua famiglia – i quali, nel far rivivere la memoria di Jane Austen in queste pietre e in questo giardino che un tempo le appartenevano, colsero l’occasione di far rivivere anche la memoria del loro figlio perduto nonché di incanalare in questa impresa l’elaborazione del grave lutto che li aveva colpiti.
Non possiamo non cogliere qui un’eco di un evento sorprendentemente simile: lo scrittore Rudyard Kipling e la sua famiglia trovarono analogo conforto nella “vicinanza” a Jane Austen quando il figlio Jack morì nella Grande Guerra. Oltre a leggere le opere di Jane Austen ogni sera alla moglie e alla figlia – «to our great delight», con nostro grande piacere, come scrive la moglie stessa sul proprio diario[25] – Kipling esorcizzò questo stillicidio emotivo componendo un racconto, The Janeites (I Janeite), pubblicato nel 1924, in cui alcuni ufficiali inglesi formano una società segreta ispirata a Jane Austen, i Janeite, appunto, ed un soldato ferito trova la salvezza grazie ad una parola d’ordine legata a un’opera austeniana[26].

Da quel fatidico 1949, l’alacre lavoro di altri volontari e curatori che hanno seguito le orme di Dorothy Darnell e Thomas Carpenter nel corso dei decenni ha reso onore agli sforzi di questi pionieri per strappare all’oblio e alla dispersione le tracce della vita reale e creativa di Jane Austen presenti nel Chawton Cottage in alte concentrazioni, e riportarle alla luce.
Grazie a loro, oggi il Jane Austen’s House Museum è un imprescindibile punto focale della conoscenza di questa autrice e visitarlo è parte integrante dell’esperienza di chiunque legga e apprezzi le sue pagine.


Note:

[1] Mio carissimo Frank, 26 luglio 1809, trad. it. di G. Ierolli
[2] James Edward Austen-Leigh, Ricordo di Jane Austen, cap. IV, trad. it. di G. Ierolli. La prima edizione del Memoir fu pubblicata da Richard Bentley and Son nel dicembre 1869 (frontespizio datato 1870).
[3] ibidem
[4] Lettera a James Edward Austen-Leigh del 9 luglio 1816.
[5] James Edward Austen-Leigh, Ricordo di Jane Austen, cit. cap. IV.
[6] Caroline Austen, Mia Zia Jane Austen. Ricordi, 1867, trad. it. di G. Ierolli.
[7] ibidem
[8] Lettera a Cassandra del 30 gennaio 1809.
[9] Caroline Austen, Mia Zia Jane Austen. Ricordi, cit.
[10] Dall’iscrizione sulla targa di bronzo presente sulla facciata del cottage, posta il 18 luglio 1917, e citata da Constance Hill in Prefazione alla terza edizione, in Jane Austen. I luoghi e gli amici, Città di Castello (Perugia), Jo March 2013.
[11] Il termine è stato coniato nel 1902 da Constance Hill in Jane Austen. I luoghi e gli amici, cit., cap. I («Arrivo in Austenland»), per indicare il mondo di Jane Austen nel senso più ampio e variegato del termine.
[12] Caroline Austen, Mia Zia Jane Austen. Ricordi, cit. Il nipote è stato identificato da Deirdre Le Faye in Henry Edgar, figlio di Frank Austen.
[13] Claire Harman, Jane’s Fame, Canongate Book, 2009, p. 220. Tutte le citazioni da questa opera sono a cura dell’autrice dell’articolo, Silvia Ogier.
[14] James Edward Austen-Leigh, Ricordo di Jane Austen, cit. cap. IV.
[15] in «Prefazione alla terza edizione», in Constance Hill, Jane Austen. I luoghi e gli amici, cit.
[16] Claire Harman, Jane’s Fame, cit., p. 188.
[17] Ibidem.
[18] In originale: «The Society was founded in 1940 by Dorothy Darnell with the purpose of raising funds to preserve the Cottage in the village of Chawton, Hampshire […].», in History of the Society, sito internet della Jane Austen Society of the United Kingdom. Traduzione a cura dell’autrice dell’articolo, Silvia Ogier.
[19] Claire Harman, Jane’s Fame, cit., pagg. 220-221.
[20] Sul sito di Chawton House Library, alla pagina House and History, si fa riferimento alle crescenti difficoltà finanziarie della famiglia Knight nel mantenere la proprietà a causa di «inheritance taxes and increased running costs following the war» (tasse di successione e alti costi di gestione dopo la guerra) che portarono a un lungo periodo di declino e alla vendita di buona parte della «outlying manor» (la parte più periferica della proprietà), di cui il cottage faceva parte. [Nota Bene: al momento dell pubblicazione di questo articolo sul sito jasit.it, la pagina qui citata non è più disponibile online.]
[21] Claire Harman, Jane’s Fame, cit., p. 222.
[22] In originale: «To advance education and the study of english literature through informing about the life and work of the author Jane Austen, and in particular achieve that by the upkeep and maintenance of Jane Austen’s house at chawton as a museum open to the public», da 307252 – Jane Austen Memorial Trust, pagina della fondazione sul sto internet della Charity Commission del governo britannico. Traduzione a cura dell’autrice.
[23] Claire Harman, Jane’s Fame, cit., p. 221.
[24] Traduzione a cura dell’autrice dell’articolo, Silvia Ogier.
[25] «Carrington’s notes from Mrs Kipling’s diaries», in The Janeites, The Kipling Society (sito internet).
[26] Rudyard Kipling in questo racconto consacra definitivamente la parola Janeite coniata nel 1894 da George Saintsbury nella Prefazione a Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio) che l’editore Thomas Allen pubblicò quell’anno. Entrambi i testi sono disponibili in italiano in un ebook gratuito, Janeites, sul sito della Jane Austen Society of Italy, alla pagina Pubblicazioni.


L’articolo originale è apparso sulla rivista “Due pollici d’avorio”, numero 1 (2015), pagg. 8-15

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3 pensieri su “La nostra casa di Chawton

  1. Non conoscevo la storia del cottage che ho visitato con grande emozione e devozione nel 2014, per cui un grazie di cuore a tutte le persone che con la loro passione ne hanno reso possibile il restauro! Forza janeites!
    Anna

  2. È una storia davvero avvincente questa del cottage di Chawton e delle sue vicende nel corso del tempo. La conoscevo già a grandi linee, ma l’articolo di Silvia, molto esauriente, ha aggiunto dettagli nuovi e significativi.
    Mi ha colpito in particolare il “retroscena affettivo” della partecipazione fondamentale di Thomas Carpenter all’impresa di far rivivere la memoria della scrittrice in quella che era stata la sua amata dimora.
    Ottimo tè delle cinque, a casa di Jane Austen.

  3. Non conoscevo le vicissitudini che il cottage di Chawton ha affrontato nel corso del tempo e ne ho letto la storia con vivo interesse!
    Grazie!

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