I rischi della fama

Nei giorni scorsi, sul sito conversation.com, è apparso un articolo interessante che affronta un tema di delicata importanza. L’autrice, Camilla Nelson (insegnante di Comunicazione e Media all’Università australiana Notre Dame), che propone ai suoi studenti la trattazione di Jane Austen in tutte le sue forme – compresa quella fumettistica -, si domanda se non esista il pericolo che gli attuali fenomeni di sovraesposizione della scrittrice nella cultura “pop” svuotino il suo nome del suo alto valore letterario.

la-vita-secondo-jane-austen[1]Nelson cita un articolo di Ron Rosenbaum, pubblicato in occasione del bicentenario della pubblicazione di Orgoglio e pregiudizio, in cui l’autore, appassionato lettore di Jane Austen, dichiara apertamente, «a costo di apparire “snob”», di essere stanco di riduzioni cinematografiche e televisive di scarsa qualità, e di nuove pubblicazioni che trasformano i personaggi austeniani in zombie, profili Twitter e guru del self-help (il bersaglio principale delle taglienti critiche di Rosenbaum è La vita secondo Jane Austen di William Deresiewicz). L’autore aggiunge che è triste vedere come scrittrici di altissimo livello attraggano praticamente solo lettrici donne, e suppone che questo abbia a che vedere con il fatto che la letteratura austeniana è stata «interpretata nel modo sbagliato».

Anche Nelson si chiede se l’innegabile trasformazione delle storie austeniane in un “marchio” non dipenda dall’eccessiva insistenza dei riadattamenti contemporanei (a partire dalla scena famigerata della camicia bagnata) sull’aspetto di genere, fino a tramutare Austen in una “scrittrice per ragazze”. Il grande critico letterario americano Lionel Trilling si lamentava del fatto che Jane Austen tendeva ad attirare un’attenzione «di tipo sbagliato», perché troppo legata all’aspetto emozionale (anche in quei pochi studenti maschi che frequentavano i suoi seminari). E non dimentichiamo che già Henry James, che non amava particolarmente Jane Austen, osservava che il diffuso e smodato attaccamento emotivo alle sue opere fosse il facile risultato di accorte strategie editoriali: «gli editori [trovano] la loro cara, la nostra cara, la cara di tutti Jane infinitamente adatta ai loro scopi materiali».

locandinaIl rischio, come molti tra noi hanno già iniziato ad avvertire, è che tanta fama arrivi a oscurare il pregio degli scritti di Jane Austen, che sembrano quasi passare in secondo piano rispetto alle attrattive esercitate da festival, cuffiette e giochi di ogni sorta, e talvolta vengono addirittura letti come chick-lit o “manuali d’amore”.

Le vivaci espressioni “pop” sono dunque utili alla conoscenza della scrittrice e delle sue opere o è venuto il momento di metterle un po’ da parte e di recuperare l’aspetto più autentico del talento di Jane Austen (quello strettamente letterario)? A voi la parola!

 

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10 pensieri su “I rischi della fama

  1. Come non essere daccordo con queste critiche! l’industria letteraria/televisiva/cinematografica che ruota attorno alle opere di Jane Austen è una fonte, sembra inesauribile, di denaro! vedere strumentalizzate, sfruttate, manipolate, ridotte, stravolte, le suo opere non fa piacere!
    ciò non toglie che io stessa pur essendo rimasta “pura” per molti anni, alla fine ho ceduto a leggere e vedere ogni tipo di adattamento, sequel e prequel.
    Pochi mi hanno dato un barlume di emozione rispetto a quella che sempre provo di fronte agli originali, ma il desiderio di restare in quel mondo e in quell’atmosfera che amo, la sete che mi fa bramare: ancora Jane Austen!, mi ha portato a lasciarmi coinvolgere in tutto quello che la riguarda. Quindi alla base di tutto c’è l’amore per lei, e questo non può essere condannabile!

    • Grazie del tuo commento, Silvia. Sono d’accordo: “cedere” ai sequel, ai film, ai fumetti e a tutto l’indotto è necessario per comprendere il fenomeno (e anche, talvolta, a divertirsi un po’!) ma l’importante è sempre apprezzare e conoscere a fondo gli originali!

  2. Condivido pienamente e sono infastidita da tutte le forme di fanatismo. Le versioni americane poi sono le peggiori perché completamente prive di rispetto. E comunque così facendo, a parte il fatto che questa globalizzazione svuota e appiattisce un po’ tutto, si perde di vista l’originale, autentico talento letterario di una delle madri del romanzo inglese. La banalità, il prosaico, era ciò che zia Jane aborriva e non gradisco affatto che vi venga accostata. La purezza va difesa. by Jasit.

    • Romina, il tuo commento mi fa tornare in mente l’annoso (e dannoso) conflitto tra britannici e americani nella gestione del patrimonio letterario inglese… Ho l’impressione che un film come “Austenland – Alla ricerca di Jane” non sarebbe mai stato prodotto in UK! Del resto, negli Stati Uniti i fondi a disposizione degli enti che si occupano di cultura e letteratura sono estremamente più sostanziosi… e quando c’è abbondanza, a volte le risorse vanno persino sprecate. Grazie del tuo commento!

  3. Non credo che zombie o mostri marini siano utili a far conoscenere Jane Austen, anzi!
    Purtroppo l’industria cinematografica e scrittori con poche idee si servono di questa copertura per operare quella che a mio parere è uno scempio.
    Di Jane Austen restano solo i nomi e l’ambientazione zuccherosa, che come sappiamo non hanno nulla a che vedere con l’opera originale .
    Per non parlare del fatto che spesso gli stessi adattamenti danno più spazio a Darcy o al colonnello Brandon piuttosto che all’eroina della storia, contribuendo a formare l’immagine di Austen-autrice di romanzi rosa.

    • Hai ragione, Maria, l’attore principale (maschio) degli adattamenti è sempre destinato a essere ricordato con una certa insistenza. Peccato, perché certe interpretazioni femminili sono da manuale (mi viene in mente, per esempio, la Charlotte Collins di «Pride and Prejudice« 2005, che io ho reputato straordinaria!)

    • beh un limite bisogna pur metterlo! zombie e vampiri li lascio agli adolescenti! non riesco proprio a trovare un nesso, neanche lieve o intravisto, con il mondo di Jane Austen!

      • In realtà i mash-up con zombie e vampiri sono meno dissacranti e sgradevoli delle profanazioni che entrano in camera da letto, scaturite sicuramente dall’ormone impazzito di chi non riesce a vedere al di là di una camicia bagnata.

  4. Carissime, affrontate un argomento che mi sta molto a cuore. Per anni sono stata una “dura e pura”, ho pensato che non si potesse scendere a compromessi, che la letteratura non andasse “contaminata”. Da 20 anni lavoro in una delle poche librerie indipendenti rimaste e insegno a ragazzi che vivono in contesti molto disagiati: questo mi ha fatto un po’ rivedere le mie posizioni. Se non vogliamo essere una sorta di cenacolo lettarario riservato agli addetti ai lavori, ma é nostro intento far scoprire il piacere della lettura (impresa titanica per noi che viviamo in un Paese in cui la maggior parte dei cittadini non legge neppure un libro all’anno), allora occorre rivedere un po’ le posizioni. Vi garantisco che a volte, attraverso un film, un gadget e simili amenità, sono riuscita a trascinare nella meravigliosa avventura di leggere – e di crescere- ragazzi che tanti davano per “persi”. E’ stata una grande soddisfazione. E quindi sono diventata più morbida ed accondiscendente nei confronti di prequel, sequel, fumetti e pupazzini. Grazie per i vostri contributi, davvero stimolanti e interessantissimi

    • Cara Stefania, le opere di Jane Austen così come quelle di tanti autori classici si prestano benissimo a vari adattamenti. Proprio adesso sto leggendo una versione a fumetti dell’Isola del Tesoro di Stevenson, e ho visto con piacere le versioni a fumetti dei romanzi austeniani così come alcune parodie.
      Quando lo spirito del romanzo è rispettato, adattarlo per renderlo più accessibile è utilissimo!
      Finchè si fa una distinzione tra questi prodotti e quelli venduti solo per far soldi, si potrà sicuramente “presentare” un autore ai lettori che non hanno dimestichezza con la letteratura. Trovo che il tuo lavoro sia ammirevole: la letteratura può e deve essere alla portata di tutti.

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