Henry Crawford ovvero la massima espressione del villain austeniano

“Mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare”

Nel leggere i capitoli centrali di Mansfield Park, quando Mr. Crawford decide di corteggiare Fanny Price perché le sue cugine Maria e Julia Bertram sono partite per il viaggio di nozze della maggiore, non posso fare a meno di pensare alla canzone di Luigi Tenco. Fanny Price non diventa più interessante o più carina all’improvviso, ma agli occhi di Henry Crawford è così perché è l’unica alternativa che gli è rimasta. Inoltre il nostro cattivo approfitta dell’occasione per cercare di aggiungere un’altra conquista al suo elenco. Sa di essere affascinante, ha modi e ricchezze, e non riesce a concepire che una giovane possa rispondere con un rifiuto a una sua proposta di matrimonio. Non vi sembra di riconoscere in questo un altro ben più celebre personaggio austeniano? Mr Darcy, tuttavia, ha tutt’altro carattere e valori molto più solidi a raccomandarlo, per cui, mentre al rifiuto di Elizabeth può rispondere con una lettera che spiega e giustifica ampiamente le sue azioni, Crawford non può fare altrettanto, restando nondimeno intrappolato nella sua stessa rete e innamorandosi dell’irraggiungibile Fanny Price.

Ho sempre considerato Henry Crawford come il più negativo dei villain austeniani, il più subdolo per quanto riguarda la sfera dei sentimenti, forse proprio perché è il più immotivato nelle sue azioni, dunque il più crudele. Gli altri cattivi sono spinti da esigenze economiche, dall’avidità. È l’immotivata insensibilità, la sua incostanza, l’indifferenza per i sentimenti delle signorine verso le quali dirige le sue attenzioni a rendere Crawford peggiore degli altri.

Alessandro Nivola Henry CrawfordNaturalmente, ci tengo a precisare che si tratta solo di una mia opinione e di una serie di elucubrazioni nate dalla rilettura di Mansfield Park in occasione del Bicentenario. Nel rileggere il romanzo, inoltre, sono rimasta colpita nel constatare che Crawford e le situazioni a lui correlate racchiudono una sorta di summa dei personaggi maschili austeniani, in cui il nostro villain affronta le circostanze secondo i suoi principi. Principi talmente negativi da far desistere Jane Austen dal dargli la minima possibilità di riscatto o di espiazione, dato che Crawford è l’unico tra i cattivi che il lettore non incontra più – neanche per lettera – dopo l’esplosione della bomba, e quindi è il solo che non può giustificare le sue azioni (come fanno Willoughby o Churchill) e neanche avere la faccia tosta di mostrarsi come se niente fosse (come Wickham, che però paga per le sue malefatte ritrovandosi sposato con Lydia). Anche perché le azioni di Crawford non hanno giustificazioni.

In Persuasione vengono ripresi due temi collegati a Henry Crawford. Il primo è il corteggiamento di un giovane affascinante e in possesso di un’ampia fortuna rivolto a due sorelle, verso le quali non prova un effettivo interesse, ma tale da coinvolgere i famigliari delle signorine in supposizioni e scommesse, su chi sarà la prescelta, con conseguenti gelosie e turbamento della quiete familiare.

“Che favori gode da parte delle mie cugine!” “Sì, i suoi modi con le donne non possono non piacere. Mrs. Grant, credo, lo sospetta di preferire Julia; io non ne ho colto molti indizi, ma vorrei che fosse così. Non ha difetti tali da non poter essere eliminati da un affetto serio.” “Se Miss Bertram non fosse fidanzata”, disse Fanny con cautela, “talvolta potrei quasi pensare che l’ammiri più di Julia.” Mansfield Park, cap.12.

“Il capitano Wentworth non era stato più di quattro o cinque volte in compagnia delle signorine Musgrove, e Charles Hayter era appena riapparso, quando Anne dovette ascoltare le opinioni del cognato e della sorella su quale fosse la preferita. Charles propendeva per Louisa, Mary per Henrietta, ma erano comunque perfettamente d’accordo che vederlo sposato con una delle due sarebbe stato davvero delizioso.” Persuasione, cap. 9.

Sotherton

Eppure Wentworth, quando viene a sapere che Henrietta è impegnata con Charles Heyter, rivolge subito le sue attenzioni a Louisa, e sempre in maniera piuttosto blanda. Ciononostante, quando le persone che lo circondano danno per scontato il suo interesse e il suo impegno, è pronto a sacrificare la sua stessa felicità per fare ciò che ci si aspetta da lui e che è onorevole. Crawford, al contrario, sembra scegliere Maria su Julia proprio perché il fidanzamento della giovane con Mr. Rushworth la rende non più disponibile, dimostrando così di non essersi mai voluto impegnare seriamente.

“Sì, ed è per questo che mi piace di più lei. Una donna fidanzata è sempre più gradevole di una che non lo è. È soddisfatta di se stessa. Le sue preoccupazioni sono altrove, e sa di poter esercitare tutto il suo fascino senza sospetti. Con una signorina fidanzata si è al sicuro; non si può fare alcun danno.” Mansfield Park cap. 5.

Crawford si rivela essere una di quelle persone che hanno tutto e che, lungi dall’essere soddisfatte della propria fortuna, si ostinano a cercar di conquistare ciò che è loro precluso. Ecco, dunque, perché si ritrova intrappolato nella sua stessa rete, nel piano per far innamorare Fanny, piano che, se fosse riuscito, sarebbe stato presto soppiantato da una nuova sfida, dal conseguimento di una nuova conquista. Non è forse un segno lampante che, proprio quando Fanny sta cominciando a cedere in seguito alla visita a Portsmouth, lui intrecci nuovamente la relazione e fugga con Maria?

Portsmouth2

L’altro tema in comune con Persuasione è l’incostanza. Benwick non è certo un mascalzone, ma è deludente vedere come il suo grande amore per Fanny Harville venga soppiantato così rapidamente grazie a una fanciulla di minor valore com’è Louisa Musgrove.

“Un uomo come lui, e nella sua situazione! Con un cuore trafitto, ferito, quasi spezzato! Fanny Harville era una creatura superiore, e il suo amore per lei era vero amore. Un uomo non guarisce dopo aver donato tutto il suo cuore a una donna del genere! Non dovrebbe… non deve.” Mansfield Park, cap. 20.

Ma Fanny Harville è morta ed è giusto che un giovane sensibile come Benwick si rifaccia una vita. L’incostanza di Henry Crawford è invece un tratto predominante del suo carattere, il risultato della sua perpetua insoddisfazione. Lui stesso la tradisce quando dichiara che non avrebbe la costanza per fare il pastore.

“E non so se mi piacerebbe predicare spesso; ogni tanto, forse, una volta o due in primavera, dopo essermi fatto ansiosamente aspettare per una dozzina di domeniche di fila; ma non con costanza, non mi piacerebbe farlo con costanza.” A quel punto Fanny, che non poteva non ascoltare, scosse involontariamente la testa, e Crawford fu di nuovo immediatamente al suo fianco, supplicando di sapere che cosa intendesse.” Mansfield Park, cap. 34.

Giurando poi, subito dopo, di averla relativamente ad altri aspetti… salvo poi non avere la costanza di mantenere la sua parola! Costanza che certo non difetta a quello che considero il meno villain dei cattivi austeniani, Frank Churchill, per cui ogni azione, ogni gesto ha come fine ultimo il suo amore per Jane Fairfax. È solo per tenerlo celato che il giovane recita una parte, arrivando a giocare con i sentimenti di Emma.

La recitazione sembra essere una caratteristica fondamentale che accomuna i cattivi di Jane Austen. Del resto è logico che – per scopi narrativi – l’autrice debba far travestire il lupo da agnello, rivelandolo poi con un colpo di scena che spiazza l’eroina di turno. Due dei villain austeniani, però, sono degli attori dichiarati, declamatori di versi, lettori sopraffini che trascinano gli ascoltatori. È forse questa abilità nella lettura un sintomo nel grado di affidabilità – inversamente proporzionale – di una persona secondo il metro di Jane Austen? Stando a quanto appare in Ragione e sentimento, sembrerebbe di sì. Edward è un lettore piatto e noioso (come la maggior parte degli ecclesiastici, secondo quanto disquisiscono ancora Edmund e Henry in Mansfield Park: “Persino nella mia professione”, disse Edmund con un sorriso, “quanto poco studio è dedicato all’arte di leggere! quanta poca attenzione si presta a una dizione chiara e a una buona pronuncia!” Mansfield Park, cap. 34)

“Oh! mamma, com’è stata fiacca, com’è stata banale la maniera in cui Edward ha letto ieri sera! Ho patito molto per mia sorella. Eppure lei l’ha sopportata con molta compostezza, sembrava non accorgersene. Sono riuscita a stento a restare seduta. Sentire quei bellissimi versi che spesso mi hanno fatto quasi impazzire, pronunciati con una tale impenetrabile calma, con una così orribile indifferenza!” Ragione e sentimento, cap. 3.

Willoughby, al contrario, è un lettore eccellente.

Leggevano, chiacchieravano, cantavano insieme; le sue doti musicali erano considerevoli, e leggeva con tutta la sensibilità e lo spirito che sfortunatamente mancavano a Edward. Ragione e sentimento, cap. 10.

Ma è Mr. Crawford a essere di gran lunga il lettore migliore di Jane Austen.

Al saper leggere bene, tuttavia, era da tempo abituata; lo zio leggeva bene, così tutti i suoi cugini… Edmund benissimo; ma nella lettura di Mr. Crawford c’era un genere di eccellenza che andava oltre ciò che lei conosceva. Il re, la regina, Buckingham, Wolsey, Cromwell, emersero tutti di volta in volta, poiché con somma abilità, con somma capacità di saltare e indovinare, riusciva sempre a cadere, a suo piacimento, sulla scena migliore, o sulle frasi migliori di ciascuna; e sia che si trattasse di dignità od orgoglio, di tenerezza o rimorso, o qualunque altra cosa da esprimere, riusciva a farlo con pari bellezza. Era un attore nato. Il suo modo di recitare aveva fatto apprendere per la prima a Fanny il piacere che poteva dare il teatro, e quella lettura la metteva di nuovo di fronte al suo modo di recitare; anzi, forse con gioia ancora maggiore, poiché succedeva in modo inaspettato, e senza gli inconvenienti che lei aveva dovuto subire nel vederlo in scena con Miss Bertram. Mansfield Park, cap. 34.

Henry Crawford legge

Cosa ci vuole dire Jane Austen rivelandoci questa qualità di Henry Crawford? Che l’abilità nel recitare è un indizio di inaffidabilità in una persona? Forse nei suoi libri, ma dubito che lo considerasse tale nella sua stessa vita, dal momento che tutti nella sua famiglia erano ottimi lettori e, talvolta, anche attori. (1)

Di certo il capitolo 34 di Mansfield Park ci fornisce numerosissime chiavi per cercare di interpretare questo personaggio, il più insensibile e per questo più subdolo tra i villain, l’unico a cui Jane Austen non ha voluto fornire la più piccola ancora di salvataggio.

(1) In casa Austen era una pratica comune leggere ad alta voce per un uditorio domestico. Ne abbiamo testimonianza diretta nelle lettere della scrittrice stessa. Il 29 gennaio 1813, subito dopo l’arrivo a Chawton della copia appena pubblicata di Pride and Prejudice, Jane Austen descrive alla sorella la lettura fatta a beneficio di un’amica in visita: “Miss Benn era a pranzo da noi proprio il giorno dell’arrivo del Libro, e nel pomeriggio ci siamo completamente dedicate a esso e le abbiamo letto la metà del 1° volume.” (lettera 79). In una lettera successiva, del 4 febbraio, JA informa Cassandra del seguito della lettura e muove qualche critica al modo di leggere della madre: “la nostra 2ª serata di lettura a Miss Benn non mi è piaciuta così tanto, ma credo che un po’ sia da attribuire al modo troppo rapido di procedere della Mamma – e benché nel suo intimo comprenda perfettamente i Personaggi, non è capace di farli parlare come dovrebbero.” (lettera 80).

Tutte le traduzioni dai romanzi e dalle lettere sono di Giuseppe Ierolli

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9 pensieri su “Henry Crawford ovvero la massima espressione del villain austeniano

  1. solo una cosa vorrei dire: per wickham non è una punizione sufficiente l’aver sposato Lydia!!!!! 😉

    comunque concordo pienamente con voi nel riservare a Hanry Crowford il primo posto per il peggior malandrino uscito fuori dalla penna di Jane Austen e condivido in pieno il fatto che abbia scusante o giustificazione alcuna! lo fa solo per riempiere il tempo con nuove sfide e per affermare ulteriormente la sua leadership di seduttore!

    • Ma certo, Wickham resta sempre un delinquente, ma Jane Austen lo fa addirittura riappacificare con Lizzy. Avrà messo la testa a posto? Secondo molti autori di sequel no, infatti cercano di liberare Lydia della sua presenza. 😉

      • infatti una cosa che mi ha colpito molto è che in ogni sequel che ho letto (ne ho accumulati svariati in questo ultimo anno!), Wickham ne combinava sempre una più grande dell’altra! davvero certe volte mi è sembrato dipindo in maniera più ignobile di quanto J.A. avrebbe voluto. Come a dire che ogni scrittrice di sequel/prequel, abbia interpretato che il povero George non sia salvabile! non abbia possibilità di redenzione! si potrebbe scrivere un libro con tutte le malefatte, i crimini e le atrocità compiute da W.!
        e comunque scasatemi ma io credo che Lydia abbia avuto esattamente quello che si merita anzi, visto che non è cambiata affatto, non si è pentita, anzi piuttosto ha mantenuto un comportamente sull’orlo della maleducazione più totale, senza alcun riguardo per nessuno, direi che le è andata fin troppo bene!!!!!!

        • Io francamente non me la sento di colpevolizzare Lydia, che è solo una bambina di quindici anni che non ha avuto modo di crescere (intendo psicologicamente, perché fisicamente è ben sviluppata, purtroppo), vuoi perché figlia di Mrs. Bennet, vuoi perché quinta di 5 figlie tutte molto belle. Credo che non sia facile, certo, poi dipende dai genitori che si hanno e, nel caso di Lydia, non si tratta dei migliori genitori del mondo. Quindi concordo con gli autori di sequel che l’hanno riscattata (ma non mi è dispiaciuto neanche The Bad Miss Bennet, dove la nostra intraprende strade anche peggiori del matrimonio con Wickham!)

          • L’educazione ricevuta ha sicuramente molto peso soprattutto se carente completamente di qualsiasi correzione! (aiuto sto parlando come lady Chatrine!!)
            ma ciò che volevo dire è che nessuno ha mai pensato di far riscattare Wickham, un pentimento, una presa di coscenza, un riconoscimento del bene che Darcy gli ha fatto…

  2. Sono pienamente d’accordo con l’analisi di questi villain, a parziale giustificazione di Willoughby si può almeno pensare che sia stato sinceramente innamorato di Marianne, e che avendo scelto i soldi sia in seguito stato molto poco felice.
    Anche Churchill tutto sommato aveva un buon fine per quanto i mezzi non fossero proprio ortodossi.
    Wentworth invece l’ho sempre inteso come un disilluso, uno che è stato ferito dall’amore vero e che quindi si comporti in maniera più superficiale ripetendosi “tanto non essendo Anne una vale l’altra”, elucubrazioni mie intendiamoci!

    • No, no, sono perfettamente d’accordo su quel che dici di Wentworth. Ma, se ci fosse stato Crawford al suo posto non so se si sarebbe dedicato a Louisa e non a Henrietta. 🙂

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