Giovani studiosi dialogano con JASIT: intervista ad Alice Zardo

jane okUna delle tante missioni di JASIT è quella di dare il giusto valore al lavoro dei giovani studiosi italiani. Numerosi diplomandi, laureandi o laureati in letteratura o traduzione dedicano le loro fatiche alla scrittura di Jane Austen, però, come spesso accade, le loro tesi o i loro contributi finiscono in polverosi archivi inaccessibili al pubblico e rischiano immeritatamente di cadere nell’oblio. JASIT vuole tentare di ovviare a questa realtà offrendo il suo spazio alle idee di giovani pensatori italiani che hanno trovato in Austen un importante spunto di riflessione letteraria. Se siete studiosi interessati a dialogare con noi, contattateci all’indirizzo email: info@jasit.it.

La nostra prima ospite è la dott.ssa Alice Zardo, che si è di recente laureata in Traduzione e Mediazione Culturale all’Università di Udine con una tesi dal titolo “Emma”. Analisi storico-linguistica di quattro ritraduzioni italiane del romanzo austeniano. Ecco le sue risposte, interessanti, accurate, precise e competenti, alla nostra intervista a proposito del suo lavoro.

Giovani-JASIT-large

1) Alice, qual è la tua personale valutazione della ricezione di Jane Austen in Italia, sia tra i lettori comuni che all’università?
Quello che posso affermare alla conclusione della mia tesi è che la percezione di Jane Austen in Italia dipende molto dal ritardo con cui i testi sono stati pubblicati e tradotti nel nostro paese: ciò ha determinato un diverso approccio nei confronti dei suoi romanzi, dovuto al diverso contesto storico in cui i questi sono stati presentati al pubblico italiano. A questo si aggiunge la differenza del tipo di pubblico che si interessa ai suoi romanzi: da un lato ci sono i lettori comuni, soprattutto di sesso femminile, dall’altro ci sono gli studiosi di letteratura e gli studenti che si pongono di fronte a questi romanzi utilizzando chiavi di lettura diverse. All’interno del mio elaborato ho voluto sottolineare proprio questa differenza di approcci al testo poiché ritengo che la presenza di due tipi di pubblico generi due modalità di lettura molto distanti: quella finalizzata alla pura lettura e quella finalizzata alla ricerca e allo studio dei materiali e all’approfondimento della figura dell’autrice stessa. L’importanza degli studiosi sta quindi, almeno così credo, nel reindirizzare il lettore comune verso la giusta lettura dei testi così da evitare che la loro fruizione rimanga legata solo al piacere della lettura personale. In questo potrà forse aiutare un’impostazione diversa dello studio di questi romanzi all’interno delle università italiane: la conoscenza e lo studio della letteratura inglese infatti si limita agli scrittori classici e lascia poco spazio a percorsi diversi, soprattutto se dedicati a scrittrici di sesso femminile. Nel caso in questione, la complessità dello stile austeniano e la ricchezza dei contenuti dei romanzi potrebbero da soli diventare il centro di un corso di laurea in traduzione presso un’università italiana di lingue straniere.

2) Come mai hai deciso di dedicare la tua tesi a questa autrice?
Proprio in relazione a quanto detto precedentemente, il motivo che mi ha spinto a dedicare la mia tesi a Jane Austen è stato di dare spazio a una scrittrice di fondamentale importanza ai fini della memoria storico-linguistica e letteraria inglese. A questa volontà si univa l’interesse per i romanzi nei quali, oltre alla piacevolezza dei contenuti, trovavo una ricchezza linguistica che mi incuriosiva e mi affascinava e che mi faceva capire quanto dovesse risultare difficile proporne una traduzione. Ho deciso così di dedicare la mia tesi al confronto linguistico e traduttivo di uno dei suoi testi con lo scopo di rivalorizzare lo stile di Jane Austen e di proporre alcuni spunti per un futuro approfondimento delle sue traduzioni.

3) Cosemma praza ti ha indotta a scegliere proprio Emma?
L’idea di dedicare la mia tesi a Emma è dipesa da diversi fattori: innanzitutto la possibilità di concentrarmi su uno dei romanzi più maturi e meno commercializzati di Jane Austen mi è sembrata molto stimolante e, in secondo luogo, ho scelto sulla base dell’affetto che nutro per i protagonisti del romanzo e per altri personaggi come Mr Woodhouse, Mrs  Bates e Frank Churchill, che offrivano ottimi spunti di analisi, visti i ruoli che avevano nella trama e per gli stereotipi che incarnavano.

4) Come hai organizzato le tue ricerche? Ci sono state difficoltà nel reperire il materiale?
Ho suddiviso le ricerche del materiale in diverse fasi, partendo innanzitutto dalla ricerca della prima traduzione del romanzo, passando quindi alla consultazione di traduzioni successive e condotte da autori diversi. Nel fare questo mi sono rivolta sia a chi si occupa dello studio dell’autrice, sia a chi si occupa esclusivamente della traduzione, in modo da avere punti di vista diversi che mi potessero indirizzare verso la migliore analisi del testo. La seconda fase, legata alla scrematura delle traduzioni su cui basare il confronto, mi ha permesso di individuare gli elementi linguistici che mi avrebbero consentito di sviluppare un buon commento e una buona analisi del testo. Ho cercato di individuare le differenze più consistenti, organizzando le informazioni per ambito traduttivo partendo dal lessico, passando alla morfologia e infine alla sintassi. Questa parte del lavoro ha visto la collaborazione della professoressa Beatrice Battaglia e del professor Massimiliano Morini, che hanno condiviso con me le loro ricerche e le riflessioni legate allo stile austeniano consentendomi in questo modo di  formulare un quadro di analisi più completo. Le ricerche che ho svolto nelle biblioteche e sul web erano rivolte soprattutto alla ricerca di informazioni legate ai periodi storici in cui le diverse traduzioni si collocano: ho dovuto considerare fattori come il tipo di pubblico, le caratteristiche linguistiche del periodo storico, il peso della critica letteraria sulla distribuzione dei romanzi e l’evoluzione delle tecniche traduttive nei vari momenti storici. Ogni fase di sviluppo ha presentato diverse e specifiche difficoltà, ma ho sempre riscontrato una grande disponibilità a collaborare da parte degli studiosi con cui mi sono messa in contatto, perché riconoscevano nel mio lavoro un intento positivo e volto alla ricerca e ad un futuro approfondimento.

emma zazo5) Quale traduzione italiana di questo romanzo consiglieresti? Perché?
A fronte del tipo di lavoro svolto non posso dire quale traduzione sia la migliore, ma dovendo fare una riflessione di questo tipo mi sentirei di indirizzare il lettore sulla traduzione più moderna, ossia quella di Anna Luisa Zazo. Il motivo della scelta dipende dal fatto che durante il confronto ho notato quanto la conoscenza dell’inglese e delle tecniche traduttive moderne abbiano aiutato la traduttrice nella resa dei contenuti del romanzo, soprattutto nel caso dei dialoghi e della caratterizzazione dei personaggi. Durante lo svolgimento della tesi mi sono trovata di fronte a questa differenza: le prime traduzioni riflettevano in modo marcato le caratteristiche culturali e linguistiche dell’Italia Novecentesca comportando una perdita di elementi specifici del testo inglese maggiore; dall’altro lato, le traduzioni moderne presentavano una maggiore attenzione alle caratteristiche del testo e mostravano una maggiore fedeltà stilistica e contenutistica rispetto alle precedenti.

6) A tuo parere, quali sono gli aspetti che rendono buona una traduzione? E quali i principali errori di traduzione che rischiano di “danneggiare” l’opera originale?
Tra gli errori che possono comportare un effetto negativo sul testo sicuramente si deve considerare la tendenza a semplificare lo stile del testo di partenza che caratterizza le prime traduzioni di Emma. In entrambi i casi infatti si assiste ad un cambiamento di registro e ad un adattamento del lessico e della sintassi a quella italiana del periodo storico in cui si collocano le traduzioni, con conseguente perdita delle peculiarità stilistiche specifiche del testo inglese e della narrativa austeniana. Per quanto riguarda la traduzione più moderna ho riscontrato invece la tendenza a riprodurre le strutture morfosintattiche originali con una struttura italiana che ne ricreasse il più possibile l’effetto. Questa impostazione si riscontra anche nelle scelte lessicali che denotano una ricerca più attenta del termine italiano. Nel caso di un testo letterario come questo credo quindi che sia apprezzabile una maggiore attenzione nei confronti delle scelte morfosintattiche e lessicali volte a mantenere la stessa ricchezza stilistica del testo originale.

7) Puoi riassumerci i punti salienti del tuo lavoro?
I punti principali attorno ai quali è stato sviluppato l’elaborato sono stati innanzitutto l’analisi del testo inglese sulla base di criteri linguistici diversi che mi aiutassero a creare una base di informazioni utili per il confronto traduttivo e, in secondo luogo, l’analisi dei testi italiani, partendo ovviamente dal confronto con il testo inglese e dallo studio delle caratteristiche specifiche derivate sia dal contesto storico di appartenenza, sia dalla soggettività del traduttore. In seconda analisi ho approfondito il tema della critica letteraria italiana riferita al testo: ho così voluto sottolineare il peso del ritardo nella ricezione rispetto ad altri paesi europei che emerge nelle scelte traduttive adottate dai primi traduttori del romanzo. Anche in questo caso ho voluto proporre un confronto tra la critica letteraria inglese e quella italiana per mettere in luce eventuali differenze nella modalità con cui l’opera è stata studiata e accolta e per sottolineare quanto la chiave di lettura proposta dai critici italiani a partire dal Novecento abbia inciso sul pensiero del pubblico italiano e sull’atteggiamento dei traduttori. Infine, ho consultato e confrontato nel corso dell’elaborato tutto il materiale raccolto con l’obiettivo di proporre un quadro di analisi quanto più completo possibile e soprattutto con l’intenzione di proporre una sorta di scala temporale delle traduzioni che  mostrasse non solo l’evolversi della visione delle opere austeniane negli anni, ma anche l’evoluzione delle strategie traduttive adottate e dei risultati che ognuna di queste ha avuto.

8) JASIT ti è stata utile in qualche modo nella redazione della tua tesi?
JASIT mi è sicuramente stata di grande aiuto nelle fasi di ricerca dei materiali e ha rappresentato un punto di riferimento serio e affidabile per la consultazione delle fonti. La possibilità di consultare un certo tipo di materiale che sarebbe altrimenti difficilmente reperibile mi ha permesso di arricchire i contenuti dell’elaborato e di trovare dove possibile la conferma o la smentita delle teorie che andavo ad esporre. Consultando le fonti che JASIT pubblica sul web ho potuto apprezzare il materiale originale prodotto dall’autrice e ho trovato spunti per nuove riflessioni che altrimenti sarebbero rimaste senza voce.

Ringraziamo ancora una volta Alice per il suo lavoro e la sua disponibilità e invitiamo altri giovani studiosi a contattarci all’indirizzo info@jasit.it per condividere con noi i loro contributi.

 

Commenta con Facebook

Print Friendly, PDF & Email

1 pensiero su “Giovani studiosi dialogano con JASIT: intervista ad Alice Zardo

  1. Pingback: I consigli del venerdì – 1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*