Galeotto fu il tuffo

L’ultimo contributo per lo Speakers’ Corner n° 4, dedicato alle opere cinematografiche e televisive ispirate a Jane Austen è firmato da Giuseppe Ierolli.

In Orgoglio e pregiudizio il cambiamento che avviene nel personaggio di Darcy, il passaggio da un giovanotto un po’ antipatico, sulle sue, pieno di orgoglio, all’innamorato ardente che ha ormai abbandonato quella pericolosa sincerità che ha provocato le pungenti risposte di Elizabeth Bennet, trova il suo definitivo compimento nel cap. 43 (Vol. III, cap. 1), quando Elizabeth e gli zii vanno a Pemberley, sicuri dell’assenza del padrone di casa, e l’autrice fa una cosa molto rara nei suoi romanzi, quasi privi di descrizioni paesaggistiche: ci accompagna nel parco della grande tenuta, ce la fa vedere con gli occhi di Elizabeth, che mettono in luce una sorta di simbiosi con quell’uomo che, già parzialmente rivalutato ai suoi occhi, si rivelerà ben presto completamente diverso da come lei lo aveva giudicato.
Il parco, con le sue bellezze del tutto prive di affettazione e di pittoresche banalità, diventa una sorta di specchio del suo proprietario, già abbondantemente elogiato dalla governante durante la visita al palazzo.

Per dirci tutto questo Jane Austen aveva a disposizione la parola scritta, la possibilità di descrivere gli stati d’animo dei personaggi, e così fa in questo brano, parlandoci delle sensazioni di Elizabeth di fronte allo spettacolo del parco di Pemberley, e preparandoci all’incontro inaspettato con quel Darcy il cui cambiamento era già stato parzialmente anticipato al lettore nella lunga lettera a Elizabeth dopo la sfortunata proposta di matrimonio nella canonica di Hunsford.
Ma uno sceneggiatore e un regista come fanno a rendere quelle sensazioni senza ricorrere a una voce narrante che ci racconti quello che ha scritto l’autore?

PP1995-statuaOvviamente è la domanda principe alla quale deve rispondere chiunque si accinga a trarre un film da un romanzo, e la risposta non può certamente essere univoca. Le tecniche narrative cinematografiche sono molteplici, tutte potenzialmente valide, e tutte soggette poi al giudizio dello spettatore, giudizi che, altrettanto ovviamente, possono essere profondamente diversi e spessissimo divergenti.
Una scena che può essere considerata un classico esempio di queste tecniche è quella che precede l’inaspettato ritorno di Darcy a Permberley nella serie televisiva della BBC Orgoglio e pregiudizio del 1995. Parlo naturalmente del tuffo nel laghetto di Darcy prima dell’incontro con Elizabeth, una scena e una camicia bagnata diventate famosissime, tanto che non molto tempo fa è stata creata una (bruttissima) statua gigante con le fattezze del protagonista maschile (Colin Firth), che ha girato un po’ per alcuni laghetti inglesi (ora non so che fine abbia fatto).

Ho sempre considerato questa scena un colpo di genio di Andrew Davies, lo sceneggiatore della serie TV. Il Darcy che Elizabeth Bennet si troverà improvvisamente davanti nel parco di Pemberley si rivelerà man mano l’uomo nel quale è avvenuto quel profondo cambiamento che trasformerà un antipatico e borioso signorotto nell’uomo al quale concederà senza riserve la propria mano.
Come far “vedere” questo cambiamento allo spettatore?

Subito dopo l’incontro nel parco il meccanismo narrativo è sostanzialmente fedele al romanzo: l’atteggiamento di Darcy è profondamente diverso, chiederà l’onore di presentare a Elizabeth la sorella Georgiana, si mostrerà felicissimo di essere presentato agli zii, metterà insomma in atto tutti quei comportamenti che possano permettergli di conquistare quella donna che per lui è ormai diventata una sorta di ossessione, esplicitata dalla chiusura di una scena precedente, quella in cui si vede Darcy allenarsi in una sala di scherma. In questa breve scena Darcy incrocia la spada con il maestro d’armi, una sorta di battaglia esteriore che rappresenta simbolicamente quella dentro di lui e che termina con queste parole, pronunciate da Colin Firth con un’espressione fortemente determinata: “I shall conquer this. I shall.” che potremmo tradurre con “Quella la devo vincere, devo” dove “quella” è ovviamente la battaglia per la conquista di Elizabeth.

Questa sorta di prologo ci conduce direttamente alla scena del tuffo, nella quale Andrew Davies ci “racconta”, senza far pronunciare nemmeno una parola all’unico attore presente, in che modo Darcy intende vincere “quella” battaglia: con una sorta di lavacro, l’acqua che pulisce, purifica, lava via definitivamente le scorie passate e permette a Darcy di apparire all’amata nella sua veste nuova, senza più praticamente nulla di quello che era stato nella prima parte del libro. E non deve asciugarsi e rivestirsi prima dell’incontro, perché quella camicia bagnata diventa una sorta di simbolo visibile anche a Elizabeth, che, a differenza dello spettatore, non ha assistito al “lavacro” e deve essere colpita sia dallo spettacolo inatteso di un padrone di casa che credeva assente, sia dall’apparizione di una persona che conosce ma che le si presenta davanti vestita in modo completamente diverso da un’inappuntabile eleganza formale, una persona che non ha nulla, neanche esteriormente, del Darcy del passato.

PP1995-tuffo-camicia

Molto interessanti sono anche i continui cambi di inquadratura tra il laghetto con Darcy e l’interno di Pemberley con Elizabeth che ne osserva il ritratto:

– Darcy arriva al laghetto, scende da cavallo e comincia a spogliarsi;
– Mrs. Reynolds porta i Gardiner ed Elizabeth nella galleria e quest’ultima si ferma davanti al ritratto di Darcy;
– Darcy si siede sulle sponde del laghetto e continua a spogliarsi;
– Elizabeth sorride di fronte al ritratto di Darcy;
– Darcy si alza, ci pensa qualche istante, e poi si tuffa;
– Elizabeth e gli zii escono da soli nel parco;
– Darcy si avvia verso casa e lascia il cavallo a un domestico;
– Elizabeth si allontana dagli zii e vede arrivare Darcy con la camicia bagnata.

In questi numerosi cambi di scena c’è una sorta di colloquio a distanza tra una Elizabeth che via via ammorbidisce i propri pregiudizi, già molto attenuati dagli avvenimenti precedenti, e un Darcy che aveva bisogno di “lavare via” in qualche modo tutto ciò che lo aveva allontanata dall’amata, prima dell’imbarazzato e decisivo incontro che sarà determinante per il lieto fine della vicenda, non senza qualche altra sorpresa, visto che la seconda dichiarazione di Darcy – quella giusta stavolta – arriverà solo nel capitolo 58, quindici dopo quello della visita a Pemberley.

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6 pensieri su “Galeotto fu il tuffo

  1. Giuseppe, bellissimo anche il tuo intervento sulla “camicia bagnata”!
    io avevo interpretato il famosissimo tuffo in una maniera un pò differente, più come la necessità di lasciarsi andare, di abbandonare ogni tanto il controllo di se a dispetto di convenzionie e facciate.
    comunque è una scena memorabile e non per il fisico di Colin F. quasi a nudo, ma pe la sua espressione di libertà nel momento del tutto, e poi di totale imbarazzo e tentato contegno nel momento dell’improvviso incontro con Elizabeth!
    Penso sempre all’effetto che può aver provocato in Darcy, trovare improvvisamente Elizabeth a casa sua, senza preavviso di sorta! la persona che tanto ama e per la quale sta facendo ogni tipo di sforzo per migliorarsi… deve aver pensato che fosse un miraggio, una visione, uno scherzo del destino! ogni volta che leggo il libro o vedo una trasposizione cine/tv mi metto nei panni di Darcy e sento la sua sorpresa, la sua incredulità, l’urgenza di reagire…

  2. a me non è mai piaciuta quella scena, ma da questa nuova prospettiva potrei anche riconsiderarla.
    p.s. forse il busto è andato a fare compagni alla statua di Manuela Arcuri?!ce li vedo insieme…

  3. Detesto quella scena perché non mi piacciono alterazioni così arbitrarie della trama di un libro. Il cambiamento di Darcy poteva essere reso anche senza inserire quella scena, a mio avviso. Però, tant’è .

  4. Affascinante analisi della scena del tuffo… Adoro la trasposizione di Davies perchè è molto fedele all’originale austeniano, Ma, anche se non è presente nel romanzo, mi piace molto questa scena, perchè ci fa vedere un Mr Darcy insolito. E come se il regista fosse andato a curiosare lì dove non era arrivata Jane Austen, facendoci vedere il protagonista da una prospettiva diversa, nel suo intimo, nella sua quotidianità lontana dalle apparenze. Un Mr Darcy lontano e libero dalle ferree regole dell’etichetta, da cui ogni tanto ha bisogno di evadere…

    • In effetti, in una trasposizione cinematografica io tendo a privilegiare l’invenzione intelligente, quella che usa un linguaggio diverso per dire le stesse cose del romanzo in un altro modo, visto che la tecnica cinematografica è ovviamente molto diversa da quella letteraria. In questi casi ci può essere uno scostamento dall’originale, che però è solo apparente, e c’è anche da dire che quando un romanzo diventa un film l’assoluta fedeltà non è di per sé un valore.

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