Fratelli e sorelle

Il nostro recente post “Sorelle nel romanzo e nella realtà” ci ha fatto ripensare a quale importanza rivestano, nella biografia e nelle storie di Jane Austen, i rapporti tra fratelli e sorelle.

Le lettere di Austen che sono giunte fino a noi sono la principale testimonianza della forza del legame esistente tra l’autrice e la sorella maggiore Cassandra (uniche due femmine nella numerosa prole di Mr e Mrs Austen); il ruolo di Cassandra è quasi quello di uno specchio sul quale si riflettono i pensieri di Jane, ovvero quelle sue immediate “prime impressioni” del tutto libere dai normali ripensamenti generati dalla necessità della scrittura narrativa. Grazie alle lettere possiamo percepire la straordinaria portata dell’ironia di Jane, ma possiamo anche indulgere nella tenerezza di certe sue manifestazioni di rimpianto, o ci viene data la possibilità di interpretare talune ambiguità delle sue opinioni e dei suoi ricordi.

Jane e Cassandra Austen nel film Becoming Jane

Non sorprende, di conseguenza, che i protagonisti dei sei romanzi canonici siano sempre rappresentati, nel bene e nel male, in affinità, in paragone o in conflitto con i loro fratelli o le loro sorelle. Se i più celebri esempi di tale raffigurazione sono senz’altro Jane e Elizabeth Bennet (Orgoglio e pregiudizio) e Elinor e Marianne Dashwood (Ragione e sentimento), sulle quali si sono espressi, come visto anche nel post citato in precedenza, commenti e elucubrazioni relativi ad una possibile immedesimazione dell’autrice con le sue creature, molto interessanti sono, a nostro avviso, anche altri rapporti di fraternità e sorellanza, forse considerati con minore frequenza.

Prendiamo ad esempio la relazione che intercorre tra Anne Elliot (Persuasione) e le sue sorelle. In questo caso il legame naturale si scontra, anche duramente, con la realtà dei caratteri delle tre donne, che sono decisamente diverse l’una dall’altra. Anne è riflessiva, propensa a vivere la propria identità in uno spazio esclusivamente interiore, poiché il mondo esterno le ha assegnato un ruolo di “supporto”, di silenziosa osservatrice, come se ella fosse una maschera di “aiutante” pronta a sostenere le emergenze senza subirne le ripercussioni emotive.

2Mary è il complemento speculare di Anne, perché appare caratterizzata da una scarsa interiorità che la spinge a riversare sull’esterno – e in particolare sulla sorella – tutta se stessa (le ansie, le frustrazioni, le gioie compulsive che forse nascondono un accenno di depressione). Elizabeth è invece un personaggio apparentemente intriso di una tristezza latente e forse inconsapevole, che tenta di essere superata attraverso l’ostentazione della ricchezza e l’ossessiva cura della bellezza esteriore (in questo senso ella è una donna straordinariamente “moderna”). L’assenza della figura materna – solo debolmente sostituita dalla figura di Lady Russell, che infatti è il primo motore dell’infelicità di Anne – contribuisce ad allentare il legame fra le sorelle, che nella storia appaiono quasi estranee. Molto più spontaneo sembra infatti il rapporto di Anne con Louisa e Henrietta Musgrove, sempre pronte a riferirsi a lei con considerazione e affetto, mentre il trattamento che ella riceve da Elizabeth e Mary è di freddezza e disprezzo da parte della prima e di sfruttamento emotivo da parte della seconda.

In Emma è interessante l’incrocio sentimentale che alla fine si instaura tra una coppia di fratelli, i Knightley, con una coppia di sorelle, le Woodhouse: ma prima che questo legame doppio raggiunga compimento, i riferimenti ai loro rapporti non sono particolarmente insistiti. Emma e Isabella non sono mai ritratte in episodi di grande confidenza: e la lontananza fisica, ma forse anche anagrafica e caratteriale, porta Emma (anche lei orfana della madre) a cercare una sorella “surrogata” prima in Miss Taylor (difficilmente reputabile una figura davvero materna nei confronti della sua protetta, anche in virtù della sua età e della sua inesperienza) e poi, dopo le nozze di quest’ultima con Mr Weston, in Harriet Smith.Diversamente dai quattro romanzi appena menzionati, tutti concentrati sulla femminilità del legame di sangue, Northanger Abbey e Mansfield Park propongono bellissimi ritratti di rapporti fra fratello e sorella.

Nel primo libro la protagonista, Catherine Morland, e suo fratello James non sembrano nutrire un profondo affetto reciproco; Henry e Eleanor Tilney, invece, sono una tenera coppia di fratello e sorella, reciprocamente molto solleciti e soprattutto legati dall’assenza della madre (di nuovo) e dal disagio provato nei confronti dei comportamenti del padre e dell’altro fratello, il Capitano Tilney. Isabella e John Thorpe, al contrario, sono due tipi poco raccomandabili e soprattutto interessati alla prospettiva di stringere un matrimonio economicamente vantaggioso.

Simile a loro, ma più ambigua e narrativamente più avvincente, è la coppia di fratello e sorella che costituisce il cuore della potenza psicologica di Mansfield Park. Anche Mary e Henry Crawford sembrano attratti dalla rilevanza finanziaria della famiglia Bertram, ma questa loro ambizione è investita di impulsi e desideri indelebilmente connessi con la loro sfera passionale e sensuale. In Mansfield Park i rapporti di fratellanza e sorellanza sono numerosi e preponderanti: il romanzo si apre proprio con la descrizione dei tre differenti destini riservati alle tre sorelle Norris, e procede con la narrazione delle vite di Tom, Edmund, Maria e Julia Bertram, e di Fanny, che da bambina si è dovuta unire a loro lasciando i suoi tanti fratelli naturali (tra i quali la prediletta Susan e l’amatissimo William, nel quale possiamo ravvedere una somiglianza con Charles Austen, espressa simbolicamente nel dono del gioiello a forma di croce che sia il marinaio reale che quello della finzione regalarono alle sorelle). In questo caleidoscopio di fratellanze il legame tra Henry e Mary è il più memorabile, poiché è straordinario il reciproco sostegno che i due mostrano nel perseguimento del loro obiettivo condiviso: entrare nella famiglia di Sir Thomas Bertram. E quando alla conclusione della storia essi vengono allontanati da Mansfield, lo status di partenza dei rapporti fraterni si trasforma: l’adultera Maria deve lasciare a sua volta la dimora del padre, Susan, la sorella di Fanny, vi si trasferisce, e Fanny stessa trova il proprio posto nel mondo come moglie di Edmund, al quale, nell’infanzia, la legava un affetto sororale.

Un’ultima notazione che riteniamo significativa per chiudere ciclicamente questo post e ritornare alla biografia di Jane Austen è la raffigurazione dei rapporti fraterni nel film Miss Austen Regrets, diretto per la BBC da Jeremy Lovering, con una stupenda Olivia Williams nei panni della scrittrice. Il film, che racconta gli anni di Chawton, propone immagini struggenti della relazione tra Cassandra (Greta Scacchi) e Jane, vissuta in nome di una dedizione totale da parte della prima e della condivisione della stesura di Persuasione ad opera della seconda. Cassandra viene rappresentata anche dopo la morte dell’autrice, come erede dei suoi segreti, dei suoi rimpianti, della grandezza delle sue ultime parole.

Greta Scacchi nel ruolo di Cassandra in Miss Austen Regrets

 

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