Emma in italiano

L’articolo originale è apparso sulla rivista di Jane Austen Society of Italy “Due pollici d’avorio”, numero 4 (2016), pagg. 41-47. Per sapere come richiedere l’intero numero, scrivere a info@jasit.it.


(La prima edizione italiana, tradotta da Vittoria
Tedeschi, La Caravella, Roma 1945)

Il 1945 fu un anno particolare per la diffusione dei romanzi di Jane Austen in Italia, visto che proprio in quell’anno apparvero per la prima volta nel nostro paese tre dei sei romanzi canonici: Sense and Sensibility (con il titolo Sensibilità e buon senso, traduzione di Evelina Levi), Persuasion (Persuasione, traduzione di Mario Casalino) e due edizioni di Emma, una tradotta da Mario Casalino e l’altra da Vittoria Tedeschi.
Il primo romanzo di Jane Austen pubblicato in italiano era apparso tredici anni prima; si trattava di Pride and Prejudice, tradotto nel 1932 da Giulio Caprin con il titolo Orgoglio e prevenzione, mentre per Northanger Abbey e Mansfield Park, l’attesa del lettore italiano fu ancora più lunga, visto che le traduzioni comparvero rispettivamente nel 1959 (L’abbazia di Northanger, traduzione di Teresa Pintacuda) e nel 1961 (Mansfield Park, traduzione di Ester Bonacossa della Valle di Casanova e Diana Agujari Bonacossa).

Quello che segue è un breve excursus in otto traduzioni italiane di Emma nell’arco di oltre sessant’anni, da quella di Vittoria Tedeschi del 1945 a quella di Giorgio Borroni del 2009. Visto che giudicare il valore di una traduzione è sempre molto complicato, quasi quanto applicare nella pratica le molte teorie che la riguardano, credo che possa essere più interessante prendere in esame concretamente alcuni esempi di traduzioni relative a qualche brano del romanzo, più che argomentare teoricamente sul valore di ciascuna di esse. Le scelte che un traduttore ha di fronte a sé mentre sta lavorando a un testo sono moltissime, e ovviamente mi riferisco a scelte sostanzialmente corrette, per quanto variegate e talvolta anche contrastanti. Credo peraltro che sia comune a chiunque traduca rileggere le proprie versioni, magari a distanza di tempo, e chiedersi perché mai in quel punto ha usato quel termine anziché un altro, o perché ha modificato la sintassi dell’originale, quella stessa sintassi che nel momento della rilettura gli sembra così facilmente trasportabile nella propria lingua senza alcun cambiamento.

D’altronde, il processo della traduzione non è molto diverso da quello della lettura, durante la quale si «interpreta» quello che l’autore ha scritto, un’interpretazione che risulta quasi sempre cangiante a ogni rilettura, ovviamente con più forza tanto più è il valore, e la conseguente ricchezza, dell’opera.
C’è poi anche da considerare l’importanza del periodo in cui si traduce, poiché ci sono prassi e abitudini che cambiano nel tempo: per esempio, nelle prime traduzioni austeniane i nomi sono in genere italianizzati, cosa che ai giorni nostri suonerebbe anacronistica, tanto che man mano le ristampe delle stesse traduzioni sono state via via «modernizzate».

Dopo questa breve premessa di carattere generale, veniamo al punto, e vediamo alcuni esempi concreti di come i traduttori italiani hanno interpretato e riprodotto nella nostra lingua l’inglese austeniano.
Cominciamo ovviamente dall’incipit, con il quale entriamo subito in medias res, con una descrizione che tratteggia con concisa precisione il carattere di una protagonista della quale Jane Austen disse (almeno così viene tramandato dalla tradizione familiare): «Ho scelto un’eroina che non piacerà molto a nessuno tranne me.»[1]

Emma Woodhouse, handsome, clever, and rich, with a comfortable home and happy disposition, seemed to unite some of the best blessings of existence; and had lived nearly twenty-one years in the world with very little to distress or vex her.
She was the youngest of the two daughters of a most affectionate, indulgent father, and had, in consequence of her sister’s marriage, been mistress of his house from a very early period. Her mother had died too long ago for her to have more than an indistinct remembrance of her caresses, and her place had been supplied by an excellent woman as governess, who had fallen little short of a mother in affection.

Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa piena di agi ed un felice temperamento, poteva essere considerata in possesso di quanto può rendere felice l’esistenza; ed aveva trascorso i suoi primi ventun anni di vita senza cause serie di preoccupazioni o fastidi.
Era la minore delle due figlie di un padre indulgente ed amorosissimo e, dopo il matrimonio di sua sorella, era diventata in giovanissima età padrona nella casa paterna. Sua madre era morta quando Emma era troppo bambina per serbarne più che un indistinto ricordo, e le sue veci erano state tenute dalla sua istitutrice, la signorina Taylor, una donna eccellente, il cui affetto per lei era stato quasi pari a quello di una madre. (Tedeschi)

Emma Woodhouse, avvenente, intelligente e ricca, con una casa provvista di ogni agio e un’indole felice, pareva riunire in sé alcuni dei migliori vantaggi dell’esistenza; ed era vissuta circa ventun anni nel mondo senza quasi conoscere dispiaceri o contrarietà.
Era la minore delle due figlie d’un padre quanto mai affettuoso e indulgente, e, in seguito al matrimonio della sorella, era rimasta padrona di casa assai per tempo. Sua madre era morta da troppi anni perché ella serbasse più d’una vaga memoria delle sue carezze, e aveva fatto veci di madre un’eccellente donna in qualità di governante, che per affetto s’era dimostrata poco meno d’una madre. (Praz)

Bella, intelligente, ricca, con una casa fatta per viverci bene e un’indole felice, Emma Woodhouse sembrava riunire alcuni dei beni più preziosi della vita; e, in realtà, era vissuta quasi ventun anni nel mondo al riparo da grosse noie o fastidi.
Era la minore di due figlie d’un padre pieno d’affetto e d’indulgenza; e, in seguito al matrimonio della sorella, da molti anni ne reggeva la casa. Sua madre era morta da troppo tempo perché le restasse più che un ricordo confuso delle sue carezze; e ne aveva fatto le veci un’ottima donna assunta come governante ma che, in affetto, le era stata quasi madre. (Maffi)

Emma Woodhouse, attraente, intelligente e ricca, casa accogliente e buon carattere, sembrava riunire in sé alcune delle migliori benedizioni che la vita può offrire; era al mondo da quasi ventun anni e ben poco l’aveva ferita o turbata.
Era la minore delle due figlie di un padre affettuosissimo e indulgente e, grazie al matrimonio della sorella, si era ritrovata padrona di casa a un’età decisamente precoce. Sua madre era morta da molto tempo, sicché non ne serbava più che un confuso ricordo di carezze, e il suo posto era stato preso da una governante, donna eccellente, che si era dimostrata nell’affetto vicinissima a una vera mamma. (Petrignani)

Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un carattere allegro, sembrava riunire in sé il meglio che la vita può offrire, e aveva quasi raggiunto i ventun’anni senza subire alcun dolore o grave dispiacere.
Era la più giovane delle due figlie di un padre estremamente affettuoso e indulgente e, in seguito al matrimonio della sorella, aveva assunto molto presto il ruolo di padrona di casa. La madre era morta da troppi anni perché lei potesse conservare più che un confuso ricordo delle sue carezze, e il suo posto era stato preso da una governante, una bravissima donna, che quanto ad affetto non si era mostrata da meno di una vera madre. (Meneghelli)

Bella, intelligente e ricca, con una dimora confortevole e un carattere felice, Emma Woodhouse sembrava riunire in sé alcuni dei vantaggi migliori dell’esistenza; e aveva vissuto quasi ventun anni in questo mondo con scarsissime occasioni di dispiacere o dispetto.
Era la più giovane delle due figlie di un padre affettuoso e indulgente, e, in seguito al matrimonio della sorella, era stata padrona della casa paterna sin da un’età molto giovane. La madre era morta da troppo tempo perché lei avesse più che un vago ricordo delle sue carezze, e il suo posto era stato preso da una istitutrice, una donna eccellente il cui affetto era stato di poco inferiore a quello di una madre. (Zazo)

Emma Woodhouse, bella, brillante e ricca, con una casa accogliente e un buon carattere, sembrava unire alcune delle migliori benedizioni dell’esistenza; e aveva vissuto per quasi ventuno anni nel mondo con poco di cui angosciarsi o irritarsi.
Era la più giovane delle due figlie del padre più affettuoso e comprensivo; ed era diventata, con il matrimonio della sorella, padrona di casa in un’età molto acerba. Sua madre era morta da troppo tempo per avere più di un ricordo indefinito di carezze; e il suo posto era stato rimpiazzato da una donna eccellente come governante, che era poco meno di una madre nell’affetto. (Donegà)

Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, dotata di una casa accogliente ed un temperamento lieto, sembrava raccogliere in sé le migliori grazie dell’esistenza; ed era stata al mondo per quasi ventuno anni con davvero poche preoccupazioni che la turbassero.
Era la più giovane delle due figlie di un padre molto affettuoso e benevolo e, per via del matrimonio della propria sorella, era divenuta la padrona di casa molto precocemente. Sua madre era morta troppo tempo addietro perché conservasse di lei più che un ricordo indistinto delle sue carezze; il suo posto era stato occupato da una governante, una donna squisita, che aveva preso a volerle bene quasi come una madre. (Borroni)

Dei tre aggettivi che contraddistinguono Emma: «handsome, clever, and rich», gli ultimi due sono resi da tutti con «intelligente» e «ricca», salvo Donegà, che traduce «clever» con «brillante»; per il primo la situazione è sostanzialmente analoga: tutti traducono con «bella», stavolta però con due eccezioni: «avvenente» e «attraente».
Tutti salvo Zazo, si attengono, nel primo paragrafo, all’uso, molto frequente in inglese e in particolare in Austen e negli scrittori del suo tempo, del punto e virgola prima della congiunzione «and» (… blessings of existence; and had lived nearly twenty-one years…), un uso molto meno usuale in italiano; fanno eccezione Petrignani, che lascia il punto e virgola ma omette la congiunzione, e Meneghelli, che trasforma il punto e virgola in una virgola.

Nel secondo paragrafo, le traduzioni per i due aggettivi usati da Austen per Mr. Woodhouse (… of a most affectionate, indulgent father…) danno un’idea delle diverse sfumature possibili per il «most» dell’originale, che in un caso (Zazo) viene del tutto eliminato:

  • di un padre indulgente ed amorosissimo (Tedeschi)
  • d’un padre quanto mai affettuoso e indulgente (Praz)
  • d’un padre pieno d’affetto e d’indulgenza (Maffi)
  • di un padre affettuosissimo e indulgente (Petrignani)
  • di un padre estremamente affettuoso e indulgente (Meneghelli)
  • di un padre affettuoso e indulgente (Zazo)
  • del padre più affettuoso e comprensivo (Donegà)
  • di un padre molto affettuoso e benevolo (Borroni)

Nella parte finale, il termine «governess» viene reso sei volte con «governante» e due con «istitutrice»; l’inglese «governess» ha il significato di «female teacher», in particolare nel ruolo di insegnante privata. In italiano sembrerebbe quindi più corretta la traduzione con «istitutrice», ma c’è da considerare che nella nostra lingua «governante» è un termine il cui significato primario è quello che in inglese è reso da «housekeeper» (una donna che si occupa dell’andamento generale della casa), ma che spesso viene usato anche per indicare chi si occupa della sorveglianza e della cura dei bambini, anche dal punto di vista dell’istruzione, quindi entrambe le traduzioni possono considerarsi corrette, anche se «istitutrice» ha una connotazione più precisa.

Passiamo a un altro brano, e a un termine inglese: «diffident», che ha, e aveva al tempo di Austen, due significati piuttosto diversi (tra parentesi le definizioni dell’Oxford English Dictionary): «diffidente» (Wanting confidence or trust) oppure «timido, insicuro» (Wanting in self-confidence; timid, shy).
In Emma il termine è usato due volte, la prima nel cap. 5, quando Mr. Knightley sta parlando di Emma a Mrs. Weston: «She was always quick and assured: Isabella slow and diffident.» (Lei è stata sempre pronta e sicura di sé, Isabella lenta e insicura.), la seconda nel cap. 21, o terzo del secondo volume, in una frase pronunciata da Mr. Knightley, che sta parlando della riservatezza di Jane Fairfax messa in luce da Emma, e dice che quella parte di riservatezza che: «has its foundation in diffidence.» (ha alla base l’insicurezza) dovrà essere superata, mentre quella dovuta alla discrezione dev’essere rispettata. Emma ripete poi il termine nella sua risposta: «You think her diffident. I do not see it.» (Voi la ritenete insicura. A me non sembra.)

Nel cap. 5 il significato è evidente, visto che i due termini usati per Isabella sono con tutta evidenza opposti a quelli usati per Emma, e quindi «diffident», opposto a «assured» è senz’altro da leggere come «insicura»; nel cap. 21 invece l’individuazione del significato giusto è più sfumata, anche se a me sembra più plausibile interpretare la parola con lo stesso significato del capitolo precedente, tenendo anche conto che i giudizi di Mr. Knightley su Jane Fairfax sono sempre positivi, e «diffidente» avrebbe una connotazione sicuramente più negativa di «insicura».
Vediamo ora le varie traduzioni; nel cap 5:

  • Lei è stata sempre pronta e sicura di sé. Isabella sempre tarda e incerta. (Tedeschi)
  • Emma fu sempre pronta e sicura di sé; Isabella lenta e diffidente. (Praz)
  • È sempre stata pronta e sicura di sé quanto tarda e diffidente Isabella. (Maffi)
  • È stata sempre svelta e sicura di sé: Isabella lenta e incerta. (Petrignani)
  • Emma è sempre stata pronta e sicura di sé; Isabella lenta e diffidente. (Meneghelli)
  • Ha sempre avuto intuito e sicurezza: Isabella è sempre stata lenta e incerta. (Zazo)
  • È stata sempre pronta e acuta quanto Isabella è lenta e insicura. (Donegà)
  • Emma è stata sempre pronta e sicura, Isabella lenta ed esitante. (Borroni)

Nel cap 21:

  • ha origine dalla timidezza. […] Voi la credete timida e modesta. Io non mi accorgo che lo sia. (Tedeschi)
  • ha il suo fondamento nella diffidenza. […] Voi la credete diffidenza. Non vedo come. (Praz)
  • ha radice in diffidenza. […] La crede diffidente? Io, questo, non lo vedo proprio. (Maffi)
  • ha origine nella diffidenza. […] La considerate diffidente, non ne vedo la ragione. (Petrignani)
  • trova fondamento nella diffidenza. […] Voi la credete diffidente. Non mi sembra. (Meneghelli)
  • che nasce dalla timidezza. […] Voi la giudicate timida. Io non lo credo. (Zazo)
  • vincerete la sua diffidenza. […] Non capisco perché sia così diffidente. (Donegà)
  • trova il proprio fondamento nella diffidenza. […] Voi la credete diffidenza. Non vedo come. (Borroni)

Nella prima frase troviamo tre volte «diffidente» e cinque traduzioni che fanno riferimento all’altro significato (incerta, insicura, esitante). Nella seconda sembra come se la maggiore incertezza sul significato del termine avvantaggi la soluzione più simile dal punto di vista fonetico, visto che il primo significato prevale nettamente, con sei «diffidenza/diffidente» contro due «timidezza/timida».

Passiamo ora a un brano molto celebre, nel capitolo 9: la sciarada che Mr. Elton compone pensando a Emma, e che quest’ultima ritiene, con qualche dubbio in verità, sia dedicata a Harriet Smith. I giochi con le parole sono quasi sempre intraducibili, ed è pertanto interessante vedere come si sono comportati i vari traduttori in questo caso.

La sciarada originale, la cui soluzione è «court» (corte) e «ship» (nave), ovvero «courtship» (corteggiamento), è la seguente:

My first displays the wealth and pomp of kings,
Lords of the earth! their luxury and ease.
Another view of man, my second brings,
Behold him there, the monarch of the seas!

But ah! united, what reverse we have!
Man’s boasted power and freedom, all are flown;
Lord of the earth and sea, he bends a slave,
And woman, lovely woman, reigns alone.

Thy ready wit the word will soon supply,
May its approval beam in that soft eye!

Nelle otto traduzioni che ho preso in esame le varianti sono quattro:

1) Tedeschi sceglie di trasformare il testo, e compone una sciarada in italiano completamente diversa dall’originale, cosa che la costringe anche, ovviamente, a cambiare nel seguito i commenti di Emma e i tentativi di Harriet di interpretarla:

Rapporti fra parole assai sovente
Ad indicare serve il mio primiero;
Differire il secondo non consente,
Di fatti, non parole, il terzo è fiero;
L’intero nel cor sta, muto ed ardente,
Ma negli atti e negli occhi pur traspira;
Rivelartelo dee la pronta mente,
E l’occhio dolce su di me sorrida!

La soluzione è «ad», «or» e «azione», ovvero «adorazione».

2) Petrignani fa la stessa cosa, ma compone una sciarada in parte fedele all’originale:

È la prima amicizia di potenti,
fastoso séguito di re,
e la seconda accosta tutti i denti
per dire un sì fra sé.
E la terza fa rima con tormento
dove la mano s’appoggia in umiltà,
quando schiavo un uomo d’ardimento
si consegna a femminil beltà.
Se’l vostro genio lesto va al traguardo,
possa accettarmi con tenero sguardo!

con soluzione: «corte», «già» e «mento», ovvero, come nell’originale, «corteggiamento». Stranamente, però, vengono lasciate inalterate le frasi di Harriet in cui viene citato Nettuno e uno squalo, che erano giustificate dai richiami «acquatici» dell’originale, qui assenti. Donegà riporta esattamente la traduzione di Petrignani, ivi comprese le frasi che seguono di Harriet con i riferimenti impropri a Nettuno e a uno squalo.

3) Zazo sceglie di riportare nel testo la sciarada in lingua originale, e in una nota ne spiega la soluzione e inserisce una traduzione letterale:

Il mio primo esprime la ricchezza e la pompa dei re.
Signori della terra! Il loro lusso e gli agi.
Altra immagine d’uomo offre il mio secondo.
Guardatelo, il sovrano dei mari!

Ma, ahimè, se li uniamo, quanto grande è il mutamento!
Il potere e la libertà di cui l’uomo si vantava, tutto è perduto;
Padrone della terra e del mare, non è più che uno schiavo
E la donna, l’amabile donna, regna incontrastata.

La tua agile mente non tarderà a trovare la parola,
E possa risplendere nei tuoi occhi soavi una risposta favorevole.

4) Infine, quattro versioni riportano traduzioni, più o meno letterali, della sciarada con una nota che ne spiega la soluzione. Praz rispetta la scansione delle rime ABAB-CDCD-EE:

Pompa di re dispiega il mio primiero,
Il fasto dei signori della terra;
E il mio secondo mostra un altro impero,
Il monarca che doma i mari ov’erra.

Ma qual rovescio! chi li voglia unire
Dell’uomo libertà e poter debella:
Della terra e del mar si curva il sire,
E regna sol la donna, sol la bella.

Dal pronto ingegno tuo l’intiero scocchi,
Oh, possano approvarmi i teneri occhi!

La stessa cosa fa Maffi:

Illustra il primiero la pompa dei re,
i lussi splendenti dei grandi del mondo;
un quadro diverso dell’uomo – che è
sovrano dei mari! – presenta il secondo.

Ma uniteli insieme e… correte ai ripari:
svanisce ogni forza che “uomo” si chiama;
è in ceppi il signor della terra e dei mari,
e sola sovrana è la bella, la dama.

Sia sveglia la mente l’intero a scoprire:
raggiando, il tuo occhio vi voglia assentire.

Meneghelli ne dà invece una versione letterale, senza preoccuparsi di metro e rima:

Il mio primo mostra la ricchezza e la pompa dei re,
E il fasto e il lusso dei signori della terra!
Altra visione però mostra il mio secondo,
Eccolo arrivare, il dominatore dei mari!

Ma ah! Se li uniamo, qual rovescio abbiamo!
Ogni libertà e potere dell’uomo scompaiono di botto;
Il dominatore della terra e del mare si piega, schiavo,
E sol la dama, sol la sua bella dama regnerà.

Il pronto ingegno tuo l’intero presto troverà,
E che possano i dolci occhi tuoi mandarmi un segno!

Lo stesso fa Borroni:

Il mio primo mostra pompa e ricchezza dei re,
Signori del globo! Il lusso e lo splendore.
Un’altra visione è quanto porta il secondo,
là il monarca dei mari ecco sto mirando!

Ma ah! che rovescio abbiamo, una volta uniti!
Libertà e poteri umani se ne son tutti andati!
Si inginocchia da schiavo, il signore della terra e dei mari,
Una donna, un’amabile donna regna solitaria.

Al pronto ingegno l’ultima parola tocchi
Possa l’approvazione irradiare i suoi dolci occhi.

Gli esempi riportati sopra sono relativi a soli tre brani del romanzo, ma credo che possano dare un’idea di quante scelte, più o meno simili, più o meno diverse, possano esistere quando si è di fronte a un testo da rendere nella propria lingua. A parte alcuni casi di palese cattiva interpretazione, o di errori e refusi dovuti alla fretta o a una momentanea distrazione, le varianti nella traduzione di un testo sono una ricchezza che aiuta a leggerlo meglio anche se si conosce la lingua di origine, poiché è come se si mettessero a confronto le interpretazioni di diversi lettori, e di lettori che, come i traduttori, sono costretti a leggere con estrema attenzione, visto che non possono limitarsi a «capire» il testo, ma lo debbono riportare parola per parola, frase per frase, nella loro lingua, cercando, come recita il titolo di un libro di Umberto Eco sulla traduzione, di «dire quasi la stessa cosa»[2], dove quel «quasi» rappresenta allo stesso tempo la libertà e il limite non eliminabile di ogni traduzione.

Note

[1] Edizioni utilizzate:
Testo originale:
Emma, Edited by Richard Cronin and Dorothy McMillan, Cambridge University Press, 2005.
Traduzioni italiane:
⇒ Vittoria Tedeschi, La Caravella, Roma, 1945.
⇒ Mario Praz, Garzanti, Milano, 2007 [prima ediz.: 1951].
⇒ Bruno Maffi, Rizzoli, Milano, 1954.
⇒ Sandra Petrignani, Einaudi, Torino, 2012 [prima ediz.: Theoria, Roma-Napoli, 1996].
⇒ Pietro Meneghelli, Newton Compton, Roma, 1996.
⇒ Anna Luisa Zazo, Mondadori, Milano, 2002.
⇒ Sara Donegà, con il titolo La famiglia Woodhouse, Barbès, Firenze, 2009.
⇒ Giorgio Borroni, Barbera, Siena, 2009.
[2] Umberto Eco, Dire quasi la stessa cosa, Bompiani, Milano, 2003.

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2 pensieri su “Emma in italiano

  1. Un saluto a tutti! Articolo interessante; proprio riguardo Emma mi piacerebbe leggere una recensione sul nuovo film della regista Autumn de Wilde. Per ora io ho avuto modo di vedere solo alcune scene e di leggere pareri di persone magari esperte di cinema ma non di Jane Austen.
    Grazie

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