Due pollici d’avorio, numero 5, giugno 2016

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Rivista quadrimestrale della Jane Austen Society of Italy (JASIT) riservata ai Soci
Direttore: Mara Barbuni
Ideazione grafica e impaginazione di Petra Zari
ISSN 2420-9929
Numero 5, giugno 2016, pagg. 56

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Dalla paleontologia a Chawton:
confessioni di una Janeite

FEMKE HOLWERDA
(a cura di Mara Barbuni)

L’articolo di Femke Holwerda, paleontologa dei vertebrati olandese, è la testimonianza di una Janeite che ci racconta le sue affinità personali con la scrittrice di Chawton, perché anche lei, per via del suo lavoro, è entrata in un mondo in larga parte dominato dagli uomini. Si tratta di un forte messaggio di amore per la lettura che si fonde con la coraggiosa affermazione dell’identità personale.

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Si chiamerà Jenny…
GIUSEPPE IEROLLI

La biografia di Jane Austen è ormai ampiamente documentata, anche se esistono ancora numerosi vuoti, in particolare nelle lettere, non tutti eliminati dalla documentazione via via emersa nel corso degli anni. Uno degli strumenti utilizzati dai biografi per colmare molti di quei vuoti è stato un libro pubblicato privatamente nel 1942 da Richard Arthur Austen-Leigh (pronipote della scrittrice): Austen Papers 1704-1856, che contiene una ricca documentazione, in gran parte lettere, riguardante la storia famigliare degli Austen e dei Leigh (la famiglia di Mrs. Austen). In queste articolo c’è una scelta di brani tratti dal libro, limitata agli anni 1773-1797, che riguardano direttamente Jane Austen, dalla nascita alla prima giovinezza, ma anche con alcuni squarci sulla vita di quel tempo. La loro veste di testimonianze dirette provenienti dalla sua cerchia familiare ci permette di gettare uno sguardo concreto, per quanto parziale e non certo esaustivo, sia sulla sua persona negli anni di formazione, sia su quel mondo ritratto in maniera così magistrale nei suoi romanzi.

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Lezioni di Ballo
GABRIELLA PARISI

Per la rubrica Lezioni di ballo con Jane Austen ci occupiamo in questo numero proprio delle lezioni di ballo. Chi vi partecipava e quando? Dove si tenevano e quale era il loro scopo? Quanto tempo veniva loro dedicato e quale spesa comportavano? Parliamo inoltre di alcuni dei più importanti maestri di ballo dell’epoca e delle loro pubblicazioni, ritenute fondamentali per chi voleva imparare le danze più popolari del periodo.

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Un senso di appartenenza:
classe sociale e discriminazione
negli adattamenti filmici di
Pride and Prejudice di Jane Austen

RITA CAPELLANI, GIOVANNA FRANZAN, SILVIA PERIN,
MARTA PIAZZA, SAVINA STEVANATO

L’articolo propone un percorso didattico articolato da effettuarsi come modulo o UDA multidisciplinare inserita in un discorso più ampio di discriminazione etnico-razziale, differenze culturali e inclusione. Le lezioni relative sono mirate a suscitare l’interesse per la letteratura come mezzo di rappresentazione e conoscenza del mondo: la riflessione specifica riguarda l’aspetto sociale e mostra la relazione fra senso di appartenenza sociale e meccanismi di discriminazione, avvalendosi di alcuni adattamenti filmici di Pride and Prejudice di Jane Austen. Negli adattamenti, l’apparente diminuzione delle dinamiche discriminatorie e della relativa funzione dell’universo femminile, si pone in un’ottica di livellamento delle diversità ai fini di un controllo maggiore delle masse, piuttosto che in una prospettiva di autentica coesistenza delle differenze e di mutua accettazione.

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Sophy, la «nuova» Emma
ROMINA ANGELICI

Questo articolo vuole approfondire i tanti punti di contatto tra Jane Austen e Georgette Heyer, cercando di liberare entrambe dalla banalizzante etichetta di romanziere rosa. Da molti indicata come colei che ha raccolto l’eredità della scrittrice di Chawton, la più mondana Heyer ha trovato il modo di rendere omaggio alla maestra e al tempo stesso di rielaborare un proprio genere narrativo. Esempio di questa operazione, che non è mai meramente imitativa, è il personaggio di Sophy, protagonista del romanzo Sophy la grande, la quale, dopo aver ereditato alcune tra le caratteristiche principali di Emma di Jane Austen, ne costituisce la sua versione emancipata, una «nuova Emma».

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«The Scottish Jane Austen»:
Susan Edmonstone Ferrier
e la costruzione di un mito
ANGELA SILEO

Il mito austeniano è stato creato a partire dall’età Vittoriana e a partire dagli Austen stessi, che si sono alternati in tentativi di divulgazione e, al contrario, di segretazione di eventi, particolari e dati riguardanti la vita privata e letteraria di Jane Austen. Si tratta di un mito ancora oggi avvolto da un’aura di mistero, anche a causa di quello strato di edulcorante con cui amici e parenti si sono premurati di rivestire la figura dell’autrice. Un’operazione di marketing ante litteram che produce ancora oggi molti frutti, ma che non ha funzionato per tutti quelli che hanno, più o meno scopertamente, tentato lo stesso percorso. È il caso di Susan EdmonstoneFerrier, la «Austen scozzese», come famigliari e conoscenti hanno tentato di presentarla al mondo letterario, pur senza ottenere gli stessi risultati.

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Libri nei libri: Jane Austen e la lettura
MARA BARBUNI

Questo articolo percorre la scrittura austeniana alla ricerca dei tanti e diversi riferimenti al mondo della lettura. Nella narrativa di Jane Austen l’attività del reading è rappresentata in forma di passatempo, di passione irrazionale, di obbligo sociale, di strumento di formazione e di affermazione personale, nonché sotto l’aspetto puramente visuale dell’«oggetto-libro» e della presenza delle biblioteche nelle grande dimore della gentry. Anche da questo punto di vista, dunque, la scrittura austeniana esercita la funzione di specchio del proprio tempo.

 

 

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