Due passi per Austenland: Sotherton o Stoneleigh?

L’immaginazione di Fanny si era preparata per qualcosa di più grandioso di una semplice sala ampia e oblunga, fornita del necessario per le devozioni, senza nulla di più eccitante o di più solenne della profusione di mogano, e di cuscini di velluto purpureo sui parapetti della galleria riservata alla famiglia nella parte alta.
(Mansfield Park, cap. 9)

La gita a Sotherton Court, la residenza di Mr. Rushworth in Mansfield Park, che occupa due interi capitoli del romanzo (9 e 10, oltre alla fine del capitolo 8), contiene uno dei passaggi più interessanti del romanzo, quello dove vengono descritte le schermaglie tra i vari gruppi in cui si divide la compagnia durante la passeggiata nel parco. All’inizio è esplicitamente messa in evidenza la suddivisione simmetrica dei nove personaggi in tre gruppi di tre (Fanny/Edmund/Mary Crawford – Maria/Henry Crawford/Mr. Rushworth – Julia/Mrs. Norris/Mrs. Rushworth), in ciascuno dei quali sono presenti amori e malumori, per poi mescolare le carte con separazioni e ricongiungimenti perfettamente calcolati per essere funzionali al gioco tra le parti. Uno schema molto settecentesco, in cui alla razionalità della suddivisione simmetrica si unisce l’intrecciarsi di sentimenti diversi, che di volta in volta uniscono e dividono i personaggi nei, e tra, i diversi gruppi.

Questo “gioco” si avvale di un’ambientazione adeguata: sullo sfondo la grande casa padronale, e in primo piano un parco molto vasto, pieno di sentieri, boschi e recessi che permettono di far interagire i personaggi, sia singolarmente che per gruppi, con movimenti continui e senza nessuna forzatura. L’importanza dell’ambientazione, e il fascino di questa scena, sono stati messi in luce con molta vivezza in un saggio di Vladimir Nabokov (“Jane Austen. Mansfield Park”, in Lectures on Literature, A Harvest Book, New York, 1982, pagg. 9-60), che comprende anche un disegno dello stesso autore, dove sono ricostruiti il luogo dell’azione e i movimenti dei personaggi (cliccare sull’immagine per vederla ingrandita).

disegno_nabokov

È evidente quindi che in questo caso, come, per esempio, per la visita a Pemberley di Elizabeth Bennet in Orgoglio e pregiudizio, l’ambientazione fisica, concreta, lo “scenario” dell’azione acquista un’importanza particolare.
Per queste ragioni, l’ipotesi che Sotherton Court possa aver avuto come modello un luogo reale e individuabile, come se l’autrice avesse voluto situare quei movimenti così elaborati in uno spazio concreto e conosciuto, assume un interesse che va al di là della semplice curiosità. Tanto più se questo luogo si chiama Stoneleigh Abbey, dove Jane Austen fu ospite per più di una settimana nel 1806, nel periodo in cui, dopo la morte del padre l’anno precedente, lei, la madre e la sorella, insieme all’amica Martha Lloyd rimasta sola dopo la morte della madre nell’aprile del 1805, avevano deciso di trasferirsi da Bath a Southampton, con l’intenzione di vivere insieme al fratello Frank e alla moglie Mary Gibson.

Il trasferimento a Southampton avvenne ai primi di ottobre del 1806, e nei mesi intercorsi dalla partenza definitiva da Bath ai primi di luglio, le Austen fecero numerose visite ad amici e parenti, tra le quali quella al reverendo Thomas Leigh, cugino di Mrs. Austen (era figlio di William Leigh, un fratello del padre) e rettore della parrocchia di Adlestrop, nel Glouchestershire, a circa cento chilometri da Bath. Non era la loro prima visita in quel luogo, ma stavolta ci fu un piacevole diversivo.

La canonica di Adlestrop

La canonica di Adlestrop

Le Austen arrivarono a Adlestrop negli ultimi giorni di luglio, e poco prima, il 2 luglio, era morta Mary Leigh, che fino ad allora era stata l’erede di Stoneleigh Abbey, nel Warwickshire, proprietà di un altro ramo della famiglia. Thomas Leigh era il parente più prossimo e più anziano, e quindi, consigliato dal suo avvocato, si affrettò a recarsi a Stoneleigh per prendere possesso della proprietà, anche perché si prevedevano contestazioni (che poi ci furono) dato che il testamento dell’ultimo Lord Leigh, redatto poco prima della sua morte nel 1786, non era molto chiaro nell’indicare l’effettivo erede da designare dopo la morte della sorella Mary. Visto che le Austen erano a Adlestrop, lo accompagnarono e si fermarono lì dal 5 a 14 agosto.

Stoneleigh Abbey, come l’immaginaria Northanger Abbey del romanzo omonimo, era una delle residenze costruite sui resti delle antiche abbazie andate in rovina dopo lo scisma anglicano e la soppressione degli ordini religiosi nella prima metà del Cinquecento, durante il regno di Enrico VIII. Del luogo, che è tuttora visitabile ed è rimasto praticamente intatto dai tempi della visita di Jane Austen, abbiamo una vivida descrizione di Mrs. Austen, in una lettera del 13 agosto 1806 alla nuora Mary Lloyd, moglie del figlio James. Vale la pena di riportarla quasi per intero, visto che dimostra come anche la madre di Jane Austen avesse doti non comuni nel descrivere ambienti e persone, oltre a qualcuno di quei guizzi parodici così frequenti nella figlia (“… dietro il salotto piccolo c’è la camera da letto di rappresentanza con un alto letto con velluti rosso scuro, una stanza che fa un po’ paura, adatta giusto a un’eroina…”):

stoneleigh_palazzoStoneleigh Abbey,
mercoledì 13 agosto 1806

Mia cara Mary,
proprio il giorno successivo alla mia ultima Lettera Mr. Hill aveva scritto della sua intenzione di venire a Adlestrop (con Mrs. Hill) lunedì 4 augurandosi che Mr. Leigh e la sua famiglia potessero andare con loro a Stoneleigh il giorno successivo dato che non c’era tempo da perdere e c’era molto da fare per l’esecutore testamentario che li aspettava all’abbazia. Tutto questo è avvenuto regolarmente e così ci siamo ritrovati qui martedì (ovvero una settimana da ieri) mangiando pesce, cervo e tutta una serie di cose buone a tarda ora, in un grande e nobile salotto con appesi alle pareti i ritratti di famiglia – tutto è maestoso, molto elegante e molto grande – La casa è più grande di quanto avevo immaginato – solo ora riusciamo a orizzontarci, almeno nella parte migliore, dato che in quella di servizio (che era la vecchia abbazia) Mr. Leigh quasi dispera di riuscire mai a orizzontarsi – Io gli ho proposto di tener conto per prima cosa degli angoli – Mi aspettavo di trovare il posto molto elegante e tutto il resto, ma non avevo idea di quanto fosse bello. Mi ero immaginata lunghi viali e lugubri alberi di tasso popolati da corvi, ma qui non c’è nulla di così malinconico; l’Avon scorre vicino alla casa fra prati verdi, circondati da grandi e bellissimi boschi, pieni di deliziose passeggiate. Alle nove del mattino ci incontriamo e diciamo le nostre preghiere in una bella cappella, con il pulpito ecc. coperti adesso con drappi neri. Poi segue la colazione, che consiste di cioccolato, caffè e tè, plumcake, torte, involtini caldi e freddi, pane e burro, e per me toast senza niente. Il maggiordomo (un uomo dall’aspetto elegante, massiccio e rispettabile) si occupa di tutto questo. Mr. Leigh e Mr. Hill sono indaffarati per gran parte delle mattinate. Noi camminiamo molto, dato che i boschi sono impenetrabili al sole persino nel mezzo di una giornata d’agosto. Io non manco di passare ogni giorno un po’ di tempo nell’orto, dove la quantità di piccoli frutti eccede qualsiasi idea che tu possa farti in proposito. Per quanto qui ci sia molta gente, assistita da moltissimi merli e tordi, non si riesce a impedire che molto marcisca sugli alberi. L’orto misura 5 acri e mezzo. Lo stagno fornisce pesce eccellente e il parco eccellenti cervi; c’è anche una gran quantità di piccioni, conigli e di tutte le specie di pollame, e una deliziosa latteria dove si fa burro, formaggio e panna del Warwickshire. Un domestico ha funzioni di fornaio, e non fa altro che birra e pane. La quantità di botti nella cantina della birra forte è oltre ogni immaginazione; quelle nella cantina della birra leggera sono al di là di ogni proporzione, anche se, per dire, la birra leggera può essere chiamate chiara senza dire nulla di sbagliato. È una strana lettera questa. Scrivo proprio così come mi vengono in mente le cose. Ora ti darò un’idea dell’interno di questa casa così ampia, premettendo per prima cosa che ci sono 45 finestre nella facciata (che è perfettamente allineata con il tetto piatto) 15 per ogni piano – si entra da una bella scalinata (alcuni ambienti di servizio sono sotto la casa) in un grande atrio, con sulla destra la sala da pranzo e quella della colazione, dove stiamo normalmente, e a ragione, poiché è la sola stanza (salvo la cappella) che guarda verso il fiume; a sinistra dell’atrio c’è il salotto migliore e uno più piccolo; queste stanze sono piuttosto buie. Rivestimenti di legno e mobili di un rosso scuro, così non le usiamo mai se non di passaggio verso la vecchia galleria dei ritratti; dietro il salotto piccolo c’è la camera da letto di rappresentanza con un alto letto con velluti rosso scuro, una stanza che fa un po’ paura, adatta giusto a un’eroina, dove si apre la vecchia galleria – dietro l’atrio e il salotto c’è un passaggio tutto intorno alla casa con 3 scalinate e due piccoli salotti sul retro – nella parte nuova della casa ci sono 26 camere da letto, e un gran numero (alcune molto belle) nella parte vecchia. C’è anche un’altra galleria piena di stampe moderne su una carta da parati color camoscio e una grande sala da biliardo; ogni parte della casa e degli ambienti di servizio è mantenuta così bene che se ti dovessi tagliare un dito non credo che troveresti una ragnatela per fasciartelo. Non avrei avuto bisogno di scrivere in modo così dettagliato, poiché ho il presentimento che se questa buona gente vivrà fino all’anno prossimo potrai vedere tutto con i tuoi occhi. La nostra visita è stata molto piacevole, siamo state tutte di ottimo umore, disposte a essere soddisfatte e ansiose di essere gradevoli, spero con successo – Certo, la povera Lady Saye and Sele [Elizabeth Turner Twisleton (1741-1816), vedova di Thomas Twisleton (1735-1788), 13° barone Saye and Sele, e figlia della sorella di Thomas Leigh] è piuttosto noiosa, anche se talvolta divertente, e ha fatto fare un sacco di risate a Jane – ma tutto sommato a me infastidisce non poco. Domani partiamo, Hamstall [Hamstall Ridware, dove viveva Edward Cooper, figlio della sorella di Mrs. Austen] è a 38 miglia da qui. […]

stoneleigh_abbazia

La vecchia abbazia, vista dalla scalone d’ingresso del palazzo

 

stoneleigh_esterno_dalla_scalinata

L’ampio spazio erboso davanti al palazzo, con i boschi sullo sfondo

Ma ora, dopo questo lungo preambolo, che ci ha però permesso di visitare Stoneleigh Abbey con l’autorevole guida di Mrs. Austen, vediamo perché questa tenuta storica è considerata, con ogni probabilità, il modello di Sotherton Court. Gli indizi sono nei capitoli 6 e 9 del romanzo.

Il primo è nel brano in cui Mr. Rushworth, durante un pranzo a Mansfield Park al quale partecipano anche Henry e Mary Crawford e i Grant (dei Bertram mancano Sir Thomas, già partito per Antigua, e il primogenito Tom, tornato da Antigua ma già ripartito per una corsa di cavalli), non fa che parlare con entusiasmo della necessità di lavori per migliorare la sua proprietà, un’insistenza che non è estranea al tentativo di fare colpo sulla fidanzata, Maria Bertram, che però non sembra molto interessata:

 “Devo cercare di fare qualcosa”, disse Mr. Rushworth, “ma non so che cosa. Spero che qualche buon amico mi aiuti.”
“Il vostro migliore amico, in questa occasione”, disse con calma Miss Bertram, “immagino che debba essere Mr. Repton.”
“È quello che pensavo anch’io. Dato che ha lavorato così bene da Smith, credo che sia meglio chiamare subito lui. Chiede cinque ghinee al giorno.”
[…]
Mr. Rushworth, tuttavia, sebbene non fosse in genere un gran parlatore, aveva ancora altro da dire sull’argomento che più gli stava a cuore. “Smith nel complesso non ha più di cento acri di terreni, il che è abbastanza poco, e questo rende più sorprendente che il posto posso essere così migliorato. A Sotherton, invece, abbiamo buoni settecento acri, senza contare i prati bagnati dal fiume; perciò credo che se si è potuto fare tanto a Compton, non dobbiamo disperare.

Qui i possibili riferimenti a Stoneleigh Abbey sono diversi. Il Mr. Repton citato da Maria Bertram è un personaggio reale, Humphrey Repton (1752-1818), un famoso architetto di giardini, del cui lavoro Jane Austen aveva potuto vedere un esempio concreto proprio durante la visita a Adlestrop, dato che Thomas Leigh, gli aveva fatto sistemare la sua proprietà, e che poi fu incaricato di sistemare il parco di Stoneleigh. Il successivo accenno di Mr. Rushworth al costo giornaliero dell’architetto è quanto realmente chiedeva Repton, visto che in un conto del 1792 per un suo intervento durato otto giorni nella Antony House di proprietà di un certo Pole Carew, la somma richiesta, a parte le spese vive, è di 42 ghinee.
Nella seconda parte c’è poi una stima precisa della proprietà dell’amico Smith e di quella di Sotherton (rispettivamente cento e settecento acri); la prima corrisponde alla grandezza della tenuta del reverendo Thomas Leigh a Adlestrop, mentre la seconda è di dimensioni uguali a quella di Stoneleigh, dove, come a Sotherton, ci sono i “prati bagnati dal fiume”, l’Avon ricordato nella lettera di Mrs. Austen.

Parte del parco, con la vista del fiume Avon

Parte del parco, con la vista del fiume Avon

Ma l’indizio più evidente è nel capitolo 9, nel brano citato all’inizio di questo articolo; una scena che si svolge nella cappella di famiglia del palazzo, che riportiamo in modo più esteso:

Dopo aver visitato molte più stanze di quante apparissero di qualche utilità oltre a quella di contribuire alla tassa sulle finestre, e a creare lavoro per le domestiche, Mrs. Rushworth disse, “Ora stiamo andando verso la cappella, nella quale dovremmo in effetti entrare dal piano superiore, per vederla dall’alto; ma dato che siamo tra amici, vi ci condurrò da qui, se mi vorrete scusare.”
Entrarono. L’immaginazione di Fanny si era preparata per qualcosa di più grandioso di una semplice sala ampia e oblunga, fornita del necessario per le devozioni, senza nulla di più eccitante o di più solenne della profusione di mogano e di cuscini di velluto purpureo sui parapetti della galleria riservata alla famiglia nella parte alta. “Sono rimasta delusa”, disse a bassa voce a Edmund. “Questa non è la mia idea di cappella. Non c’è nulla di solenne, nulla di malinconico, nulla di grandioso. Non ci sono navate, né archi, né iscrizioni, né stendardi. Nessuno stendardo, cugino, che sia «agitato dal vento notturno del cielo.» Nessun segno che “un monarca scozzese lì sotto riposa.»”

Insieme alla delusione di Fanny, che alla fine cita due versi da The Lay of the Last Minstrel (Il canto dell’ultimo menestrello) di Walter Scott, c’è un dettaglio preciso: i “cuscini di velluto purpureo sui parapetti della galleria riservata alla famiglia nella parte alta”, un dettaglio che corrisponde esattamente a quello che si può ancora vedere nella cappella di Stoneleigh Abbey.

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Sopra, la cappella; sotto, particolare dei "cuscini di velluto purpureo"

Sopra, la cappella; sotto, particolare dei “cuscini di velluto purpureo”

Nessuno può ovviamente affermare che questi indizi siano una prova certa, anche se l’ipotesi, già presente in diverse biografie austeniane, viene ripresa con forza in un recente libro di Victoria Huxley: Jane Austen and Adlestrop (Windrush Publishing, Adlestrop, 2013), dove l’autrice fa anche dei paralleli tra la canonica di Mansfield e quella di Adlestrop.

A parte le ipotesi sulle somiglianze con Sotherton, Stoneleigh Abbey è un luogo che nessun austeniano dovrebbe lasciarsi sfuggire. Chi scrive può testimoniare che si tratta di una visita estremamente piacevole, in un luogo molto suggestivo che, come dicevo in precedenza, è rimasto praticamente intatto e offre, tra le altre le cose, la possibilità, in giorni e orari determinati, di fare una visita agli interni accompagnati da una guida in costume d’epoca, un dettaglio apparentemente poco significativo, ma che rende ancora più piacevole aggirarsi in quelle stanze così ben descritte da Mrs. Austen.

stoneleigh_internoPiù di un secolo fa, a Stoneleigh andarono anche Constance ed Ellen Hill, due appassionate “Janeites” che avevano deciso di visitare i luoghi legati alla loro scrittrice preferita, e, nello stesso tempo, di ripercorrerne la vita. Anche loro, per Stoneleigh Abbey, scelsero come guida Mrs. Austen, e nel capitolo XV di Jane Austen: i luoghi e gli amici, scritto da Constance e illustrato da Ellen,  ci raccontano anche un po’ di storia del luogo e della famiglia Leigh, che vantava un antenato illustre: Sir Thomas Leigh (1504-1571), sindaco di Londra nell’epoca elisabettiana. Cassandra Leigh, ovvero Mrs. Austen, era molto fiera della sua famiglia di origine, e la visita a Stoneleigh, la magnificenza del palazzo e del parco nel quale soggiornò con le figlie, rinsaldò sicuramente l’orgoglio di appartenere a quel casato.

Ellen Hill: Stoneleigh Abbey dal fiume Avon

Ellen Hill: Stoneleigh Abbey dal fiume Avon

Se poi volete un consiglio, cercate di arrivare almeno un’ora prima dell’apertura. Così è capitato a me, che ho trovato la biglietteria già aperta e una gentilissima addetta che, dopo una breve chiacchierata austeniana, mi ha permesso di entrare prima dell’orario previsto e di passeggiare per un’ora da solo nel parco e sulla riva del fiume, insieme alla compagnia virtuale delle sorelle Austen, della madre e magari, perché no, della noiosa Lady Saye and Sale che faceva “fare un sacco di risate a Jane”. Quelle risate mi sono immaginato di sentirle risuonare nella calma solitaria e nel silenzio della campagna inglese.

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2 pensieri su “Due passi per Austenland: Sotherton o Stoneleigh?

  1. Anch’io ho avuto modo di fare la visita relativa a Jane Austen e, grazie a mia figlia, con una guida del tutto speciale che si è presa cura di Ilaria e che ci ha svelato tanti piccoli segreti della casa, divertendola e divertendo anche noi adulti tantissimo: l’unico peccato è il fatto di non poter fotografare gli interni, ma il luogo è veramente suggestivo, in modo particolare se si ha la fortuna di visitarlo durante una splendida giornata di sole.

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