Che donne! Brevi considerazioni sulle protagoniste di Jane Austen

Dallo Speakers’ Corner ecco l’intervento di Benedetta Lorenzoni.

Che belle le figure femminili di Jane Austen!
La mia preferita è Elizabeth: vivace, indipendente, intelligente, ironica, è una donna fresca e che, se fosse reale, rimarrebbe giovane anche da anziana. Una degna compagna per un uomo come Mr. Darcy, che desidera una donna stimolante, che lo aiuti a crescere. Non è troppo bella, non corrisponde a stereotipi, di allora e di oggi. Una donna alternativa, singolare, con una personalità. La troviamo nel romanzo giovanile di JA non a caso, a mio parere: delineata da una ventunenne (esattamente l’età di Lizzie) che io immagino acuta ed entusiasta come il suo personaggio. Eppure Lizzie non è poco realistica, vede il mondo e i suoi difetti con lucidità, senza illusioni ma senza cinismo: e io immagino la sua creatrice come il suo personaggio. Chissà se era veramente così.

Le donne di JA sono, secondo me, parte di lei, eppure i suoi romanzi non sono autobiografici, lei esce da se stessa creando personaggi realistici che ci incantano ancora oggi.
Elizabeth è l’opposto di sua sorella Jane, molto più accomodante e idealista, ma i suoi contrari sono le sue sorelle più giovani e la protagonista di un altro romanzo: Emma. Non amo Emma: giovane, bella, ricca, intelligente e viziata, la trovo molto egocentrica. Emma è tutta concentrata su di sé, e, non a caso, sposerà un uomo molto più grande, senza lasciare la sicurezza che le dà la sua casa (dove il marito si trasferisce) né l’amore acritico di suo padre. È vero che Mr. Knightley è l’unico che è capace di rimproverarla, però, a mio parere, Emma cresce solo in parte: si accorge di aver fatto degli errori di valutazione, ma è mia convinzione che non smetterà di provare a combinare matrimoni…. Emma somiglia a Mary Crawford, antagonista di Fanny in Mansfield Park. Ambedue sono simpatiche, intelligenti, ma fondamentalmente convinte di essere sempre nel giusto. Sanno vivere in società, accattivarsi le simpatie, ma cercano di affermarsi attraverso tecniche “seduttive”, senza davvero mettersi in gioco, senza evolvere sul serio.

MP FairviewA proposito di Mansfield Park, Fanny è una protagonista “strana”. Fanny, che è insicura, accomodante, rinunciataria… rinunciataria? Fino a un certo punto. Fanny decide di rinunciare a un matrimonio che per lei appare vantaggioso, nonostante le pressioni che le vengono fatte da tutti, anche da Edmund, del quale è innamorata. Fanny forse non è accattivante, eppure bisogna riconoscerle una grande tenacia nel non lasciarsi persuadere ad andare contro se stessa e i propri sentimenti. Fanny è timida, manca di quella che oggi chiameremmo autostima, si sente in dovere di occuparsi degli altri, eppure si rifiuta categoricamente di fare l’unica cosa che altre donne nella sua situazione, o in situazioni molto più facili, avrebbero fatto: un matrimonio di interesse. Lei rimane fedele a se stessa, e per questo rischia di rimanere una zitella senza libertà, se non quella di aver seguito il suo cuore.

Fanny somiglia ad Anne, la protagonista di Persuasione. Ambedue sono il perno della propria famiglia, anche se apparentemente non è così.
Anne ha circa dieci anni più di Fanny, e alla sua età, a differenza di quest’ultima, si è lasciata convincere e ha rotto il fidanzamento con il capitano Wentworth, il suo grande amore. Queste due donne riassumono, secondo me, la condizione femminile dell’epoca, rappresentano la difficoltà di prendere decisioni contro il sentire comune, in un mondo che ritiene la docilità la migliore dote di una donna, specie in una moglie. E l‘unica decisione che riescono a prendere è quella sulla propria vita privata, non rinunciando ai propri sentimenti dopo aver rinunciato a tutto il resto: nessuno infatti, riconosce loro dei diritti, tutti (tranne i loro futuri mariti) ritengono che il loro compito sia prendersi cura del resto della famiglia. L’antitesi a Fanny e Anne è Emma, o, come detto prima, Mary Crawford. L’antitesi a queste quattro è la mia amata Lizzie, con la sua allegra profondità e indipendenza.

Le sorelle Dashwood nella versione di Ragione e Sentimento di Ang Lee (1995)

Le sorelle Dashwood nella versione di Ragione e Sentimento di Ang Lee (1995)

Ora qualcosa su Elinor, Marianne e Catherine. Di quest’ultima non dirò niente: sto leggendo ora L’Abbazia di Northanger. Con Elinor e Marianne ci troviamo di nuovo di fronte a due persone solo apparentemente opposte. Marianne la conosciamo come una giovane donna romantica, a volte superficiale, ma mai falsa. Elinor, che, ricordiamolo, ha solo due anni più di Marianne, è la “pecora bianca” della famiglia: quella che si rende conto della realtà che nemmeno la madre riesce a vedere. È lei che ha il ruolo di prendersi cura della famiglia, visto che il fratellastro non lo fa. Questo però non la rende arida affettivamente, anzi: i suoi sentimenti sono profondi, e penso che la ragione e il sentimento del titolo appartengano a lei già dalle prime righe, più che a Marianne che raggiunge il senno verso la fine del libro.

Una caratteristica che accomuna le protagoniste dei romanzi di JA è il compito che viene affidato loro di far cambiare, in meglio, i loro compagni. Un esempio è quello di Fanny, alla quale viene detto che Henry Crawford con il suo amore si sarebbe messo sulla retta via. Mi sono chiesta se fosse un pensiero del tempo, o se lo pensava JA. In ogni caso è una responsabilità che nei romanzi viene data alle donne, una responsabilità che nessuno si può assumere per qualcun altro!

Penso che JA abbia tratteggiato delle figure femminili molto realistiche e attuali anche oggi. Quante donne ci sono oggigiorno che vogliono pensare con la loro testa, come Elizabeth, che rinunciano ad avere degli obbiettivi per scarsa autostima, come Fanny e Anne, che sono egocentriche anche se non lo sembrano, come Emma, che si prendono cura dei loro familiari lasciandosi per ultime come Elinor, che idealizzano l’amore come Marianne!
Non siamo cambiate, non credo che cambieremo tanto presto. Penso che JA abbia saputo ben fotografare caratteristiche femminili peculiari, pregi e difetti e quella specie di contorsionismo mentale per cui le donne si capiscono tra loro ma sono spesso un mistero per i loro compagni, e a volte anche per loro stesse.

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