Giovani studiosi dialogano con JASIT: intervista ad Alice Zardo

jane okUna delle tante missioni di JASIT è quella di dare il giusto valore al lavoro dei giovani studiosi italiani. Numerosi diplomandi, laureandi o laureati in letteratura o traduzione dedicano le loro fatiche alla scrittura di Jane Austen, però, come spesso accade, le loro tesi o i loro contributi finiscono in polverosi archivi inaccessibili al pubblico e rischiano immeritatamente di cadere nell’oblio. JASIT vuole tentare di ovviare a questa realtà offrendo il suo spazio alle idee di giovani pensatori italiani che hanno trovato in Austen un importante spunto di riflessione letteraria. Se siete studiosi interessati a dialogare con noi, contattateci all’indirizzo email: info@jasit.it.

La nostra prima ospite è la dott.ssa Alice Zardo, che si è di recente laureata in Traduzione e Mediazione Culturale all’Università di Udine con una tesi dal titolo “Emma”. Analisi storico-linguistica di quattro ritraduzioni italiane del romanzo austeniano. Ecco le sue risposte, interessanti, accurate, precise e competenti, alla nostra intervista a proposito del suo lavoro.

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Novità: Sei romanzi perfetti. Su Jane Austen di Liliana Rampello, ed. Il Saggiatore

Sei romanzi perfetti. Su Jane Austen, di Liliana Rampello, ed. Il Saggiatore

I romanzi perfetti di cui parla questo titolo accattivante sono, com’è facile intuire, i sei romanzi canonici di Jane Austen. Ad essi e alla loro geniale autrice, Liliana Rampello dedica questa appassionata analisi, partendo dalla domanda cruciale che tutti, prima o poi, si pongono una volta conquistati dalla malia di questi gioielli letterari: perché, dopo più di due secoli, sono ancora (e sempre più) amati da schiere di lettrici e lettori in tutto il mondo?

Come ben raccontano le note della casa editrice, “seguendo questo filo, l’autrice sottolinea come, nel secolo in cui Goethe inventa il romanzo di formazione maschile, Jane Austen compia una mossa inedita, abbandonando la figura dell’eroina tradizionale, che ha per lo più una funzione passiva, e proponendo quella di una giovane donna che, grazie a relazioni significative, è sempre più consapevole della sua condizione e riesce a essere padrona del proprio destino.” Ed è per questo che si può affermare come “la più originale invenzione di Jane Austen” sia proprio “il romanzo di formazione femminile“.

Il libro esce oggi, 28 agosto, edito da Il Saggiatore. Di seguito, tutti i dettagli.

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Il Jane Austen Book Club di Biblioteca Salaborsa e JASIT, a Bologna

For my own part, if a book is well written, I always find it too short
(Per quel che mi riguarda, se un libro è ben scritto, lo trovo sempre troppo corto)
Jane Austen

Biblioteca Salaborsa di Bologna e JASIT  rendono omaggio a Jane Austen con un  gruppo di lettura interamente dedicato alle sue opere e al suo mondo.
Poiché viviamo in anni scanditi da importanti Bicentenari austeniani (che si susseguono a ritmo sostenuto dallo scorso 2011, con la prima pubblicazione di Sense and Sensibilty, ovvero Ragione e Sentimento, e proseguiranno fino a tutto il 2017), abbiamo pensato che non ci fosse occasione migliore per scoprire la “vera” Jane Austen, così come emerge dalle sue stesse parole, cioè moderna e più viva che mai, assai diversa dall’immagine stereotipata, noiosa e stucchevole, che ancora oggi sembra prevalere.

Da Ottobre 2014 a Giugno 2015, leggeremo un libro al mese e condivideremo dal vivo le nostre impressioni di lettura un sabato al mese, alle ore 17, presso la Biblioteca Salaborsa di Bologna, in Piazza del Nettuno 3, nel cuore del capoluogo emiliano.
I testi in programma vanno dai Romanzi Canonici alle Opere Incompiute e non mancheremo di leggere anche le Lettere e una Biografia…

Di seguito, tutti i dettagli per partecipare, il calendario completo e i segnalibri esclusivi JASIT.

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Soldi, soldi, soldi… 2

La gente è più propensa a prendere in prestito ed elogiare, che a comprare – cosa che non mi meraviglia; – ma anche se mi piacciono gli elogi come a tutti, mi piace anche quello che Edward chiama la Grana.
(Lettera del 30 novembre 1814 alla nipote Fanny Knight)

Nella prima parte di questo articolo abbiamo curiosato nelle rendite dei personaggi austeniani, e abbiamo scoperto che la forbice tra i più ricchi e i più (relativamente) poveri era molto ampia: dalle 12.000 sterline l’anno di Mr. Rushworth alle 40 delle sorelle Bennet. Ma Jane Austen di che rendita disponeva? Quanto ha guadagnato con le sue opere? Come spendeva i suoi soldi?

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Soldi, soldi, soldi…

Uno scapolo con un’ampia fortuna; quattro o cinquemila l’anno.
(Orgoglio e pregiudizio, cap. 1)

Nei romanzi di Jane Austen ci sono moltissime informazioni sulla situazione finanziaria dei personaggi, talvolta precise, altre volte più vaghe. È innegabile come l’abbondanza di questi riferimenti dimostri l’importanza del fattore economico nei rapporti, matrimoniali e non, tra i personaggi, e anche se forse tendiamo a considerarla una peculiarità della società e dell’epoca descritte da JA è altrettanto innegabile che i soldi siano importanti anche adesso, con comportamenti forse un po’ diversi, meno diretti, ma con un’importanza che non è certo minore.

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La banconota da dieci sterline con l’effige di Jane Austen che sarà distribuita dal 2017

C’è però una difficoltà: quella di leggere le cifre riportate da JA con occhi odierni, ovvero di sapere che rendita annua dovremmo avere oggi per eguagliare quelle, per esempio, dei due personaggi austeniani più ricchi: di Mr. Rushworth (12.000 sterline) e Mr. Darcy (10.000), La cosa è molto complicata, dato che i parametri dell’epoca erano molto diversi dagli attuali.

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Jane Austen… in un tweet!

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Carissimi lettori di JASIT, speriamo vi stiate godendo un po’ di sano riposo! Che siate stesi sotto l’ombrellone o ancora chiusi in ufficio, o a casa, in attesa che smetta di piovere, stuzzicate la vostra ironia “austeniana” partecipando al nostro gioco su Twitter:

JANE AUSTEN… IN UN TWEET!

In un tweet, scrivete un vostro pensiero brillante su Jane Austen, le sue opere o i suoi personaggi – di settimana in settimana vi suggeriremo un tema!

Taggateci usando @janeaustenitaly e unite l’hashtag #JASITg, e vi rimarranno 115 caratteri per esprimere la vostra idea!

(Ad esempio: @janeaustenitaly #JASITg Quando le chiesero cosa volesse fare da grande, la futura Mrs. Bennet rispose: “la suocera”)

Aspettiamo una viva partecipazione e a alla fine dell’estate pubblicheremo i tweet più interessanti! Buone vacanze a tutti!

La signora dell’anello

_72967609_janeausten'sringetc22Guardate questo delicato anellino d’oro con turchese. Difficile credere che possa suscitare clamore, polemiche, discussioni, e persino risvegliare un rigurgito di quella mai del tutto celata rivalità esistente tra statunitensi e “madrepatria”. Ma questo è proprio quanto è accaduto.

Questo anello è appartenuto a Jane Austen, e oggi, dopo molti mesi di vivaci dibattiti, ha finalmente trovato la pace e la sua collocazione naturale, accanto a una collana con croce di topazio e a un bracciale di turchesi, nel cottage di Chawton, dove ha sede il Jane Austen’s House Museum.

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Due passi per Austenland: Ieri e oggi

Dopo aver seguito le orme delle sorelle Hill, concludiamo i nostri Due passi per Austenland con un omaggio a Ellen, l’autrice dei disegni di Jane Austen: i luoghi e gli amici, che accompagnò la sorella Constance nel viaggio fatto anche da noi, più di un secolo dopo, traducendo e annotando un libro che racchiude in sé molte cose: una biografia, un racconto di viaggio e un omaggio a una scrittrice amata, accompagnato da una documentazione visiva che in molti casi ha colto, a beneficio dei lettori futuri, immagini ormai sparite e non più documentabili.
Qui però vogliamo evidenziare visivamente, come abbiamo già fatto con le parole scrivendo gli articoli su questo viaggio austeniano, alcuni dei luoghi che sono tuttora visibili e che sono ancora com’erano quando li ritrasse Ellen Hill un secolo fa.

Nei due secoli che ci separano dalla morte di Jane Austen (il bicentenario verrà celebrato nel 2017) il mondo è molto cambiato, in tutti i sensi, ma il lettore curioso di scoprire quanto è rimasto dei luoghi in cui trascorse la sua vita, e che immortalò in modo più o meno diretto nelle sue opere, non resterà deluso: c’è ancora molto di quel mondo, se solo si riesce a far viaggiare la fantasia e a far scomparire gli inevitabili segni del tempo.
E ricordiamoci che, come dice Emily Dickinson nell’epigrafe che abbiamo inserito nel libro:

Non c’è vascello che eguagli un libro
Per portarci in terre lontane

nel tempo e nello spazio.

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Mansfield Park: determinare le intenzioni autorali

Nell’articolo che segue, tradotto dall’originale apparso nel 2005 nella rivista “Persuasions on-line”, l’autrice affronta diverse questioni, sia riguardanti in generale l’interpretazione delle opere letterarie, sia legate in modo specifico a Mansfield Park, mettendo particolarmente in luce quelli che definisce “azzardati fraintendimenti”, derivanti da letture che tendono a cercare nel testo non quello che effettivamente c’è, ma ciò che si desidera trovare in esso.

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Mansfield Park: determinare le intenzioni autorali
di Melissa Burns
V.26, NO.1 (Winter 2005)

Se già non lo è, dovrebbe essere una verità universalmente riconosciuta che l’interpretazione letteraria richieda da parte del critico un alto grado di diffidenza. Il problema di determinare le intenzioni autorali è quasi insolubile in assenza dell’autore, eppure resta lo scopo ultimo dell’analisi letteraria. Il campo degli studi letterari ha avuto negli anni ’60 una svolta radicale nel riflettere e analizzare la letteratura, con l’emergere di nuove scuole storiografiche dell’analisi letteraria (post-strutturalismo, post-colonialismo e femminismo inclusi), che sono diventate dominanti in questo campo per studiosi e studenti universitari. Queste scuole di pensiero si sono talmente avvicinate a uno degli estremi dello spettro interpretativo, che non solo hanno oscurato l’autore rispetto al testo, ma lo hanno del tutto eliminato. Mentre consentono ai lettori di determinare l’applicabilità a un testo dato, si tengono lontane dal tentativo di scoprire qualsiasi intento autorale originale. È difficile credere che uno scrittore, specialmente uno scrittore del diciannovesimo secolo, si sedesse a scrivere un romanzo di quattrocento pagine senza avere delle specifiche intenzioni, e che non sia uno degli scopi del lettore cercare di scoprire quali possano essere state le probabili intenzioni dell’autore.

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Due passi per Austenland: la Londra di Jane Austen

Mappa di Londra, 1814

La città di Londra in una mappa del 1814 (fonte: mapco.net)

Leggendo le lettere e le biografie familiari, siamo consapevoli che Jane Austen non condusse affatto quella vita ritirata che ancora oggi troppo spesso viene evocata quando si parla di lei, bensì viaggiò molto, anche se non nel senso moderno del termine.
Se è vero, infatti, che non uscì mai dai confini della sua patria, è altrettanto vero che, in un’epoca in cui gli spostamenti erano più lenti e faticosi (un viaggio in carrozza metteva alla prova anche il fisico più robusto), Jane Austen non perdeva occasione per andare a trovare amici e parenti anche al di fuori della contea in cui dimorava: moltissimi sono i luoghi dell’Inghilterra in cui mise piede anche solo per pochi giorni o settimane, e che in molti casi sono diventati scenari ideali per le vicende dei suoi personaggi romanzeschi – come ricorda la biografia in forma di diario di viaggio Jane Austen. I luoghi e gli amici di Consance Hill, edita da Jo March Agenzia Letteraria, a cura di JASIT, alla quale ci ispiriamo per la nostra serie di articoli dedicati ai luoghi austeniani.
Oggi, concludiamo questa serie di articoli sulle strade di Austenland approdando alla capitale del Regno Unito, Londra.

Miss Austen cominciò presto a frequentare Londra, dato che di frequente trascorreva là alcuni giorni durante i viaggi tra lo Hampshire e il Kent.
(Constance Hill, “Jane Austen. I luoghi e gli amici”, incipit cap. XIX)

La presenza di Jane Austen a Londra è una costante della sua vita poiché ebbe molte e svariate occasioni di recarvisi e soggiornarvi nel corso degli anni, e ancora oggi i luoghi in cui andare a cercarne le tracce sono più numerosi di quanto si possa credere.

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