Dagherrotipo o ambrotipo?

no-martha-lloyd-smallIn una recente visita al Jane Austen’s House Museum di Chawton, nel famoso cottage da dove tutti i sei romanzi austeniani sono partiti per il loro viaggio nel mondo letterario e non, mi sono imbattuto in una piccola curiosità, che ha attratto la mia attenzione soprattutto perché la lettura del foglio esplicativo che ne parlava citava un anonimo visitatore, evidentemente esperto di procedimenti fotografici d’epoca, come colui che aveva sollevato la questione (uso il maschile, ma nel testo inglese si parla genericamente di “a visitor”, quindi potrebbe anche essere una visitatrice).
Si tratta di una foto che si è sempre pensato raffigurasse Martha Lloyd, amica di famiglia degli Austen, poi vissuta con Mrs. Austen e le figlie Cassandra e Jane dopo la morte della madre, e poi ancora seconda moglie di Frank Austen, uno dei due fratelli marinai della scrittrice.
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Orgoglio e pregiudizio: nuova edizione De Agostini

downloadIl 5 luglio 2016 è stata pubblicata da De Agostini una nuova edizione italiana di Orgoglio e pregiudizio, tradotta da Marina Migliavacca Marrazza.

Il testo è preceduto da una Prefazione di Paola Zannoner e fa parte della collana DeA Classici, pensata in particolare per i ragazzi.

Scheda del libro
Orgoglio e pregiudizio
di Jane Austen
Traduzione di Marina Migliavacca Marrazza
Prefazione di Paola Zannoner
Casa Editrice: De Agostini (DeA Classici)
Pagine: 442, brossura con alette
Prima edizione: giugno 2015
ISBN: 9788851138394

Nella pagina dedicata alle edizioni italiane del romanzo potete leggere due brani da questa edizione e da numerose altre.

Speakers’ Corner n° 4: chiusura lavori

Speakers-Corner-postCari lettori, la quarta edizione dello Speakers’ Corner, il nostro “convegno virtuale”, dedicato questa volta al tema “Jane Austen al cinema e in TV” è giunta ieri alla conclusione.

Potete trovare qui sotto i link a tutti gli articoli che hanno dato vita a questo evento. Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato, con i loro articoli o con i loro commenti e osservazioni.

13 luglio
Gabriella ParisiAustenland: alla ricerca di Jane
14 luglio
Angela CaputoLe ombre non sono meno importanti della luce
15 luglio
Romina Angelici, “C’è posta per te” e Orgoglio e pregiudizio
16 luglio
Mara BarbuniLa magia delle cose in Miss Austen Regrets
17 luglio
Silvia FrassinetiPride and Prejudice BBC 1980
18 luglio
Giuseppe IerolliGaleotto fu il tuffo

Buona (ri)lettura e… alla prossima!

Galeotto fu il tuffo

L’ultimo contributo per lo Speakers’ Corner n° 4, dedicato alle opere cinematografiche e televisive ispirate a Jane Austen è firmato da Giuseppe Ierolli.

In Orgoglio e pregiudizio il cambiamento che avviene nel personaggio di Darcy, il passaggio da un giovanotto un po’ antipatico, sulle sue, pieno di orgoglio, all’innamorato ardente che ha ormai abbandonato quella pericolosa sincerità che ha provocato le pungenti risposte di Elizabeth Bennet, trova il suo definitivo compimento nel cap. 43 (Vol. III, cap. 1), quando Elizabeth e gli zii vanno a Pemberley, sicuri dell’assenza del padrone di casa, e l’autrice fa una cosa molto rara nei suoi romanzi, quasi privi di descrizioni paesaggistiche: ci accompagna nel parco della grande tenuta, ce la fa vedere con gli occhi di Elizabeth, che mettono in luce una sorta di simbiosi con quell’uomo che, già parzialmente rivalutato ai suoi occhi, si rivelerà ben presto completamente diverso da come lei lo aveva giudicato.
Il parco, con le sue bellezze del tutto prive di affettazione e di pittoresche banalità, diventa una sorta di specchio del suo proprietario, già abbondantemente elogiato dalla governante durante la visita al palazzo.

Per dirci tutto questo Jane Austen aveva a disposizione la parola scritta, la possibilità di descrivere gli stati d’animo dei personaggi, e così fa in questo brano, parlandoci delle sensazioni di Elizabeth di fronte allo spettacolo del parco di Pemberley, e preparandoci all’incontro inaspettato con quel Darcy il cui cambiamento era già stato parzialmente anticipato al lettore nella lunga lettera a Elizabeth dopo la sfortunata proposta di matrimonio nella canonica di Hunsford.
Ma uno sceneggiatore e un regista come fanno a rendere quelle sensazioni senza ricorrere a una voce narrante che ci racconti quello che ha scritto l’autore?

PP1995-statuaOvviamente è la domanda principe alla quale deve rispondere chiunque si accinga a trarre un film da un romanzo, e la risposta non può certamente essere univoca. Le tecniche narrative cinematografiche sono molteplici, tutte potenzialmente valide, e tutte soggette poi al giudizio dello spettatore, giudizi che, altrettanto ovviamente, possono essere profondamente diversi e spessissimo divergenti.
Una scena che può essere considerata un classico esempio di queste tecniche è quella che precede l’inaspettato ritorno di Darcy a Permberley nella serie televisiva della BBC Orgoglio e pregiudizio del 1995. Parlo naturalmente del tuffo nel laghetto di Darcy prima dell’incontro con Elizabeth, una scena e una camicia bagnata diventate famosissime, tanto che non molto tempo fa è stata creata una (bruttissima) statua gigante con le fattezze del protagonista maschile (Colin Firth), che ha girato un po’ per alcuni laghetti inglesi (ora non so che fine abbia fatto).

Ho sempre considerato questa scena un colpo di genio di Andrew Davies, lo sceneggiatore della serie TV. Il Darcy che Elizabeth Bennet si troverà improvvisamente davanti nel parco di Pemberley si rivelerà man mano l’uomo nel quale è avvenuto quel profondo cambiamento che trasformerà un antipatico e borioso signorotto nell’uomo al quale concederà senza riserve la propria mano.
Come far “vedere” questo cambiamento allo spettatore?

Subito dopo l’incontro nel parco il meccanismo narrativo è sostanzialmente fedele al romanzo: l’atteggiamento di Darcy è profondamente diverso, chiederà l’onore di presentare a Elizabeth la sorella Georgiana, si mostrerà felicissimo di essere presentato agli zii, metterà insomma in atto tutti quei comportamenti che possano permettergli di conquistare quella donna che per lui è ormai diventata una sorta di ossessione, esplicitata dalla chiusura di una scena precedente, quella in cui si vede Darcy allenarsi in una sala di scherma. In questa breve scena Darcy incrocia la spada con il maestro d’armi, una sorta di battaglia esteriore che rappresenta simbolicamente quella dentro di lui e che termina con queste parole, pronunciate da Colin Firth con un’espressione fortemente determinata: “I shall conquer this. I shall.” che potremmo tradurre con “Quella la devo vincere, devo” dove “quella” è ovviamente la battaglia per la conquista di Elizabeth.

Questa sorta di prologo ci conduce direttamente alla scena del tuffo, nella quale Andrew Davies ci “racconta”, senza far pronunciare nemmeno una parola all’unico attore presente, in che modo Darcy intende vincere “quella” battaglia: con una sorta di lavacro, l’acqua che pulisce, purifica, lava via definitivamente le scorie passate e permette a Darcy di apparire all’amata nella sua veste nuova, senza più praticamente nulla di quello che era stato nella prima parte del libro. E non deve asciugarsi e rivestirsi prima dell’incontro, perché quella camicia bagnata diventa una sorta di simbolo visibile anche a Elizabeth, che, a differenza dello spettatore, non ha assistito al “lavacro” e deve essere colpita sia dallo spettacolo inatteso di un padrone di casa che credeva assente, sia dall’apparizione di una persona che conosce ma che le si presenta davanti vestita in modo completamente diverso da un’inappuntabile eleganza formale, una persona che non ha nulla, neanche esteriormente, del Darcy del passato.

PP1995-tuffo-camicia

Molto interessanti sono anche i continui cambi di inquadratura tra il laghetto con Darcy e l’interno di Pemberley con Elizabeth che ne osserva il ritratto:

– Darcy arriva al laghetto, scende da cavallo e comincia a spogliarsi;
– Mrs. Reynolds porta i Gardiner ed Elizabeth nella galleria e quest’ultima si ferma davanti al ritratto di Darcy;
– Darcy si siede sulle sponde del laghetto e continua a spogliarsi;
– Elizabeth sorride di fronte al ritratto di Darcy;
– Darcy si alza, ci pensa qualche istante, e poi si tuffa;
– Elizabeth e gli zii escono da soli nel parco;
– Darcy si avvia verso casa e lascia il cavallo a un domestico;
– Elizabeth si allontana dagli zii e vede arrivare Darcy con la camicia bagnata.

In questi numerosi cambi di scena c’è una sorta di colloquio a distanza tra una Elizabeth che via via ammorbidisce i propri pregiudizi, già molto attenuati dagli avvenimenti precedenti, e un Darcy che aveva bisogno di “lavare via” in qualche modo tutto ciò che lo aveva allontanata dall’amata, prima dell’imbarazzato e decisivo incontro che sarà determinante per il lieto fine della vicenda, non senza qualche altra sorpresa, visto che la seconda dichiarazione di Darcy – quella giusta stavolta – arriverà solo nel capitolo 58, quindici dopo quello della visita a Pemberley.

Pride and Prejudice 1980

Questa quinta giornata dello Speaker’s Corner è dedicata a un contributo di Silvia Frassineti sulla versione per lo schermo forse meno nota di Pride and Prejudice.

Sei romanzi non sono abbastanza.
Lamento ricorrente per ogni Janeite che si rispetti. Ecco allora fioriture di libri, eventi e adattamenti per ogni espressione artistica conosciuta all’uomo e qualcuna in più per la donna. È però sullo schermo, grande e piccolo, che si scatenano le passioni austeniane, e le brave Janeites vanno a caccia di adattamenti come segugi pazienti.

253px-PrideAndPrejudiceBBCIn questa ricerca ho trovato una vecchia serie di Pride and Prejudice, firmata BBC e andata in onda solo in inglese nel 1980. Confesso che Orgoglio e pregiudizio è stato il primo romanzo di Jane Austen che ho letto e il mio preferito; forse il solo adattamento che ho ammirato è stato quello di Andrew Davis BBC 1995. La sceneggiatura di Fay Weldon nella versione del 1980 è notevole, come scrittrice ha dimostrato il suo amore per il linguaggio e ha inserito quanto più possibile della prosa di Jane Austen nella serie.
Ogni minuto una lettrice di Jane Austen può sorridere riconoscendo un’espressione speciale e godere così del piacere dell’iniziata ai misteri di un culto, non più segreto.
Peccato che nello zelo di non tralasciare nulla, le battute si susseguano talmente rapide da lasciare lo spettatore stordito, non più in grado di gustarle.
L’intento didattico è chiarissimo, non si prende nessuna libertà rimanendo aderente al testo, anche se alcune remore legate al momento in cui è stato prodotto inibiscono alquanto l’accuratezza storica.
I costumi, specialmente femminili, sono molto curati nei modelli, pieni di pizzi e di ruches, come dovevano essere allora, ma le stoffe sono visibilmente sintetiche e contraffatte.
Per mostrare la formalità di certi rapporti sociali, senza riprodurre i veri gesti, senza un inchino ed un riverenza che l’abitudine avrebbe reso naturale, è stato giocoforza irrigidire i gesti, o meglio la loro mancanza. Continua a leggere

La magia delle «cose» in Miss Austen Regrets

Per lo Speakers’ Corner dedicato al cinema e alla TV, un contributo di Mara Barbuni su un film dedicato a Jane Austen di tema biografico.

Miss Austen Regrets, il film per la televisione trasmesso da BBC One per la prima volta nel 2008, è un film, come si direbbe in inglese, «poignant». L’idea del rimpianto contenuta già nel titolo si presenta allo spettatore sin dai titoli di testa e rimane viva e presente, come un filo rosso, per tutto l’arco del racconto. È un film molto commovente, perché non solo dà corpo e voce ai rimpianti del personaggio principale, Jane Austen, ma riesce a catturare e a trasformare in immagini anche tutta la lunga e variegata storia dei rimpianti, vividi e riconosciuti oppure segreti, dimenticati e nascosti, di ognuno dei suoi spettatori – di ognuno di noi. L’impressione è che Gwyneth Hughes, la writer, abbia captato la sottile verità che sta dietro all’implacabile passione di moltissimi lettori per Jane Austen: una vena di rimpianto, appunto, per un mondo nel quale non si è potuto vivere ma che, per ragioni misteriose, si tende a giudicare migliore del nostro. Partendo da questa premessa, tutte le teste e le mani che hanno lavorato a questo film sembrano aver contribuito a rendere quel rimpianto concreto, visibile, quasi un «oggetto» percepibile con i sensi.

Il direttore della fotografia (David Katznelson) è il primo responsabile di questo risultato. Benché la prima e l’ultima scena siano notturne, sul cuore del film aleggia una luce dorata e piena, che rende i verdi dei prati ancora più verdi, i mattoni delle case ancora più rossi, i fiori ancora più accesi, e i profili dei visi, spessi colti controluce, quasi eterei, con le linee dei corpi che si mescolano ai contorni del paesaggio.
Schermata 2016-07-04 alle 16_Fotor Continua a leggere

“C’è posta per te” e Orgoglio e pregiudizio

Per lo Speakers’ Corner, Romina Angelici ci offre una interessante lettura in chiave austeniana del film di Nora Ephron, C’è posta per te, con protagonisti Meg Ryan e Tom Hanks.

Le versioni di Orgoglio e pregiudizio sono ormai diventate dei film-culto esse stesse. Di ciascun romanzo canonico di Jane Austen si può poi confrontare la versione sceneggiato targata BBC e quella cinematografica, e ognuno di noi ha le sue preferenze e le sue critiche da fare. Sarebbe infinito l’elenco dei film, dei telefilm o delle miniserie – tanto in voga ora -, in cui Jane Austen viene continuamente citata, confondendola con un’icona del romanzo rosa o metonimicamente attraverso il suo romanzo più famoso, che viene fatto leggere ad adolescenti o meno.
youve-got-mailC’è però un film che mi è rimasto nel cuore, in cui è innegabile l’ispirazione di matrice austeniana: è C’è posta per te, o You’ve got mail, uscito nel fortunatissimo Natale del 1998. Lo ritengo un omaggio, che risplende di luce propria e che mi è caro per quel senso di meraviglia che si rinnova ad ogni visione alla scoperta di felici assonanze e citazioni che rimandano a Jane Austen.
Penso possa essere interessante andare ad analizzare come è stata utilizzata dalla regista Nora Ephron, la trasposizione di Orgoglio e Pregiudizio, almeno per quanto riguarda la caratterizzazione dei due protagonisti: lui, Joe Fox, figlio di un magnate dell’editoria, e lei, Kathleen Kelly, figlia di una semplice libraia. Lui è così orgoglioso della sua catena di librerie da non vedere e cogliere al primo sguardo la bellezza e l’originalità del “negozio dietro l’angolo” e della sua proprietaria. Anzi, alla precisa domanda del dipendente, curioso su come sia lei fisicamente, il rampollo della casata Fox la definisce “sì, bella”, ma in un modo sdegnoso che assomiglia tanto al giudizio di “appena passabile” riservato da Mr Darcy a Lizzie al loro primo incontro. Lei, dal canto suo, è prevenuta e convinta che, poiché lui è ricco, non sia capace di apprezzare un bel libro e i buoni sentimenti. Continua a leggere

Le ombre non sono meno importanti della luce

Il secondo contributo per il nostro Speakers’ Corner a tema cinematografico è di Angela Caputo.

Becoming_jane_ver4Non nascondo che con Becoming Jane (Julian Jarrold, 2007) ho un rapporto decisamente ambiguo e un conflitto irrisolto.
Al film, dal punto di vista prettamente cinematografico, non si possono negare alcuni pregi oggettivi: costumi e ricostruzioni accurati, una fotografia senza eccellenze ma gradevole, una colonna sonora calzata a pennello, un cast tutto sommato azzeccato (anche se i due protagonisti sono entrambi un po’ troppo bellocci) e una sceneggiatura divertente, con picchi di contrappunto emotivo alternati a qualche scivolone nel banale.
Sulla regia c’è più da discutere: alla mancanza di ritmo e a un certo romanticismo deteriore, si affiancano scene che valgono la pena, di forte intensità sentimentale e sensuale e di autentica tensione emotiva.

Dunque no, non ho un problema con il film in sé, ma piuttosto con la storia che pretende di raccontare e con i personaggi che mette in scena.
Su questi punti mi sentirei di scagionare almeno in parte il regista e chiamerei in causa il signor Jon Spence, docente di letteratura inglese nonché autore nel 2003 della biografia Becoming Jane Austen da cui è tratto il film, per la realizzazione del quale è stato egli stesso consulente storico.
Se già è ambiziosa l’idea di aver compreso a fondo Jane Austen come scrittrice e come donna, è sfrontato pensare di poterne tratteggiare l’evoluzione psicologica ed emotiva, di riuscire a portare alla luce le causali delle sue scelte di vita e delle sue straordinarie ispirazioni letterarie. La sfrontatezza diventa pura irriverenza se questo tentativo forzato viene spacciato per ricostruzione storica e le presunzioni su cui si basa per verità biografiche. Continua a leggere

Austenland: alla ricerca di Jane

Cari lettori, apriamo il nostro quarto Speakers’ Corner con una riflessione della nostra Gabriella Parisi sul film Austenland.

locandinaNel 2013 il panorama mondiale dei lungometraggi che possono essere definiti “austeniani” è stato rinfoltito (perché in nessun senso si può parlare di “arricchimento”) da Austenland di Jerusha Hess, un film il cui soggetto è tratto dal romanzo di Shannon Hale del 2007.
La domanda che nasce spontanea è come mai, con tantissimi Austen Inspired Novels più interessanti, sia stato scelto questo testo così insipido. Una possibile risposta è che la casa produttrice di questo film è la Fickle Fish Films di Stephenie Meyers (l’autrice di Twilight), che è ottima amica proprio di Shannon Hale.

Per carità, la Hale è un’autrice di tutto rispetto nel suo, essendo una pluripremiata autrice di romanzi per ragazzi (tanto per fare un esempio, nel 2006 ha vinto il Newbery Honor – uno dei premi più prestigiosi della narrativa per ragazzi – con L’Accademia delle principesse).
Tuttavia, i presupposti da cui partiva Austenland erano quanto mai dubbi. L’autrice, infatti, nel libro in questione si rivela ossessionata da Colin Firth e dalla trasposizione di Pride and Prejudice del 1995, arrivando persino a dedicare il libro all’attore (e a mandargliene una copia assieme a una lettera spiritosa che si può leggere sul suo sito, e che è stata tradotta sul blog Old Friends & New Fancies). Continua a leggere

Speakers’ Corner n° 4: apertura lavori

Speakers-Corner-postCari appassionati di Jane Austen, buongiorno e bentornati nel nostro Speakers’ Corner, arrivato alla sua quarta edizione. Lo Speakers’ Corner nasce come una sorta di “convegno virtuale” durante il quale potremo leggere le riflessioni dei lettori di JASIT sul tema, “Jane Austen al cinema e in TV”.

A partire da questo pomeriggio e fino al 18 luglio potrete trovare pubblicati in questo sito i contributi che abbiamo ricevuto. Ne leggerete uno ogni giorno, in quest’ordine:

13 luglio
Gabriella ParisiAustenland: alla ricerca di Jane

14 luglio
Angela CaputoLe ombre non sono meno importanti della luce

15 luglio
Romina Angelici, “C’è posta per te” e Orgoglio e pregiudizio

16 luglio
Mara BarbuniLa magia delle “cose” in Miss Austen Regrets

17 luglio
Silvia FrassinetiPride and Prejudice BBC 1980 

18 luglio
Giuseppe IerolliGaleotto fu il tuffo

Un ringraziamento sincero a tutti coloro che hanno partecipato. Vi auguriamo una buona lettura e aspettiamo i vostri commenti e le vostre osservazioni!